“Elisabetta, regina delle circostanze” di Belloc e la profezia sul ritorno della tortura

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La censura intellettuale del “politicamente corretto” ha rimosso dall’orizzonte letterario e artistico figure di notevole importanza che, ancora fino a tempi recenti, godevano di visibilità di pubblico e apprezzamenti della critica. Se uno scrittore cattolico come Chesterton tutto sommato è riuscito a scamparla, probabilmente grazie alla popolarità di Padre Brown, al suo sodale Hilaire Belloc (1870-1953) non è andata altrettanto bene; amico di Chesterton al punto di essere considerati indivisibili e quindi soprannominati “Chesterbelloc” da G.B.Shaw, di Belloc oggi, soprattutto in Italia, si sono perse le tracce. 

A parte uno spericolato tentativo di annoverare il suo trattato politico sullo Stato servile tra i pensatori libertari dell’editore liberilibri, le sue opere sono quasi scomparse dai cataloghi librari. Fa eccezione, e lodevole, Fede & Cultura, che propone, tra le novità, il saggio storico dedicato a Elisabetta, regina delle circostanze (pagg.190 €16,50). Contrariamente a quanto il titolo farebbe immaginare, non è una biografia della cosiddetta “Regina vergine”, ma un’approfondita analisi del periodo storico che prese il nome, appunto dalla figlia malata di Enrico VIII. Belloc non ha paura di infrangere i molti, consolidati luoghi comuni sulla dinastia dei Tudor, ribaditi purtroppo anche nella recente mostra parigina dedicata appunto a Les Tudors, che non furono, come vuole l’agiografia protestante, sovrani amati e rispettati, ma temuti e odiati; l’ordine cristiano che aveva arricchito il popolo e fecondato la terra inglese viene brutalizzato dalla confisca dei beni della Chiesa da parte della Corona, dopo lo strappo con la Cristianità consumato dal Re poligamo. Il paragone offerto da Belloc è calzante: “immaginate cosa potrebbe significare, nella moderna Inghilterra, se in seguito a una rivoluzione, un terzo dei beni e delle azioni, dei depositi bancari e delle pensioni cambiasse di colpo proprietario, e questi ricevesse una promessa di ulteriori guadagni…”. E’ l’inizio dell’avvento della plutocrazia, e il definitivo tramonto di una società interessata, comunque e con tutti i limiti e difetti immaginabili, a consolidare il bene comune contro gli interessi privati.

Poi, certo, ci sono i fatti relativi alla Regina Elisabetta raccontati dalla penna scorrevole del polemista cattolico, che li inquadra nel contesto storico e religioso, aggiungendo considerazioni anticonformiste, come la spiegazione della illibatezza regale, dovuta a una grave malformazione, o la presunta fioritura letteraria, che più che elisabettiana dovrebbe dirsi giacobita, o anche alla immaginaria tolleranza, che tale fu solo delle opinioni giudicate lecite.

Tra le osservazioni profetiche di Belloc, infine, ce n’è una agghiacciante, soprattutto se consideriamo la data di pubblicazione originale del libro (1942): Belloc preconizza il ritorno alla tortura come strumento di governo, qualora si ritenesse di nuovo –come accadde appunto nel Seicento- che “le cospirazioni potessero danneggiare gli interessi della classe dirigente”. Pericolo che i fatti reali di Guantanamo e gli orrori dell’IS, uniti alle fiction televisive di 24 o di Homeland purtroppo, non fanno che confermare.

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