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Maria Santissima, Madre di Dio

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Quando la Vergine disse il suo "sì" all'annuncio dell'angelo, la Persona divina del Figlio del Padre nello Spirito Santo fu verginalmente concepito e quindi partorito nella e dalla Madre di Dio  e con Lui incominciò la nuova era della storia, che sarebbe stata poi sancita nella Pasqua come "nuova ed eterna alleanza, nuova ed eterna storia di amore di Dio con l'uomo che Dio ama"

Nel momento dell'Annunciazione, narrata all'inizio del vangelo di san Luca, è accaduto l'avvenimento della Persona del Verbo che si fa carne, un avvenimento umile, nascosto – nessuno lo vide, nessuno lo conobbe, se non Maria Madre della persona divina che si incarna in una natura umana – ma al tempo stesso decisivo per la storia dell'umanità. Quando la Vergine disse il suo "sì" all'annuncio dell'angelo, Gesù fu verginalmente concepito e quindi partorito e con Lui incominciò la nuova era della storia, che sarebbe poi sancita come "nuova ed eterna alleanza cioè nuova ed eterna storia di amore con l'uomo che  Dio ama fino al perdono". In realtà, il "sì" di Maria con cui divenne Madre di Dio è il riflesso perfetto di quello di Cristo stesso quando Persona divina entrò nel mondo assumendo anche una vera natura umana, come scrive la Lettera agli Ebrei interpretando il salmo 39:"Ecco, io vengo, poiché di me è scritto nel rotolo del libro – per compiere, o Dio, la tua volontà" (Eb 10,7). L'obbedienza del Figlio del Padre si rispecchia nell'obbedienza della Madre del Figlio di Dio e così, per l'incontro di questi due "sì", Dio ha potuto assumere un volto di uomo: è l'Incarnazione.

Oggi, 1° gennaio, la liturgia della Chiesa ci invita a celebrare Maria Madre di Dio, ci rivolge anche gli auguri per il nuovo anno e ci propone la giornata della pace. Tutti questi motivi vanno bene insieme: Maria, madre di Dio, è la regina della pace; Maria, Madre di Dio, ci porta gli auguri del Signore e infonde nella nostra vita serenità in tutte le tribolazioni, pace, gioia e, soprattutto amore.

Nella prima lettura, tratta dal libro dei Numeri, risentiamo da Dio la benedizione sacerdotale: "Il Signore ti benedica e ti protegga; Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio; il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda la pace". Questo ci fa capire l'importanza della relazione con Dio. Noi forse, in questo clima culturale di secolarismo, non ne siamo abbastanza avvertiti, ma, se vogliamo che il nuovo anno sia veramente felice, positivo con i doni di Dio dobbiamo consentirgli di intervenire per il nostro libero arbitrio. Maria ci ottiene la benedizione del Signore dicendoci come ai servi nelle nozze di Cana: "Qualunque cosa Gesù vi dica, fatela" (Gv 2,5). C'insegna la docilità nella preghiera al Signore. In questo senso è anche nostra madre, madre della nostra vita spirituale.

La seconda lettura è l'unico testo in cui Paolo parla di Maria, che ha dato alla luce il Figlio di Dio. L'Apostolo usa una formula solenne: "Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, [...] perché ricevessimo l'adozione a figli" nel Figlio. Qui viene espresso il mistero dell'Incarnazione, attraverso la funzione essenziale di una donna, Maria. Perché potessimo ricevere l'adozione a figli di Dio, era necessario che egli mandasse suo Figlio nel mondo, facendolo nascere anche da una donna.

Questa relazione filiale con Dio si manifesta con la presenza in noi dello Spirito del Figlio, che grida: "Abbà, Padre!". Maria è Madre di Dio, perché ha concepito e partorito per opera dello Spirito santo; con la sua maternità ci ottiene il dono dello Spirito santo, perché noi possiamo entrare, come figli nel Figlio, in una relazione filiale con il Padre. Paolo ne trae una conclusione: "Non sei più schiavo (di tutti i limiti), ma figlio (libero, quindi capace di amare, di essere felice); se poi figlio, sei anche erede (della vita veramente vita di amore) per volontà di Dio". Per noi questa è una prospettiva molto positiva per questo nuovo anno.

Il Vangelo di oggi è – eccettuato l'ultimo versetto – lo stesso della seconda Messa di Natale (Messa dell'aurora): ci riferisce che i pastori vanno senza indugio verso la stalla, in cui trovano Maria, Giuseppe (che era stato in un'altra grotta durante il parto verginale) e il bambino, che giace nella mangiatoia cioè nel presepe. Questo incontro dei pastori con Maria e con il bambino ci fa capire il senso profondo della maternità di Maria. Ella ha dato alla luce, alla natura umana suo figlio, che è nello stesso tempo la Persona del Figlio del Padre nello Spirito Santo, il quale si mette in una situazione di totale vicinanza e povertà: giace in una mangiatoia con Giuseppe che gli fa da Padre. I pastori sono entusiasti: riconoscono ciò che del bambino è stato detto loro, cioè che è il Salvatore, il Cristo Signore. Questo è un motivo di grande gioia per loro e per tutto il popolo.

La gente si stupisce delle cose dette dai pastori; Maria invece serba tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Maria non è una persona superficiale, ma profonda, che accoglie tutto ciò che viene da Dio. Non soltanto le parole di Dio, ma anche gli eventi soprannaturali vengono accolti da lei con docilità filiale e con amore generoso.

Maria è la madre di Gesù, cioè la madre del Salvatore, la madre di Cristo, la madre del Signore. Quanta fiducia dobbiamo avere in lei, che è la madre di Gesù, Madre di Dio, Corredentrice, Mediatrice, Avvocata. Gesù non è un uomo come qualunque altro, ma è il Verbo di Dio, una persona divina con anche una natura umana, il Figlio di Dio; perciò la Chiesa ha dato a Maria il titolo di Theotokos, cioè "Madre di Dio".

Natale 2019

di Mons. Gino Oliosi (esorcista)
La memoria del bimbo nel presepe è all’origine della sua presenza sacramentale da risorto oggi nella Confessione, Comunione, Carità natalizie e dell’attesa del suo ritorno glorioso alla fine dei tempi

La memoria richiamata nel bimbo del presepe è all’origine della sua presenza sacramentale di crocefisso risorto nella Confessione,  Comunione e Carità natalizia, nell’attesa del suo ritorno glorioso alla fine di questo mondo e della storia umana con il solo futuro di chi ha posto fiducia nella verità e nell’amore con la sola forza della verità e dell’amore. Il Bimbo nel presepe è davvero il Figlio di Dio, il Figlio del Padre nello Spirito Santo in un volto umano verginalmente concepito e partorito in Maria. Dio, unico nel suo essere, non è una solitudine perenne, ma, un circolo d’amore nel reciproco darsi e ridonarsi, Egli è il Padre, Figlio e Spirito Santo. E immagine di Lui è ad iniziare l’uomo e la donna nella loro reciprocità di amore.
Ancora di più: in Gesù Cristo, il Figlio di Dio, Dio stesso, Dio da Dio come Verbo del Padre nello Spirito santo, si è fatto uomo, ha assunto come Persona  e natura divina anche un volto umano. A Lui il Padre dice: “Tu sei mio figlio”. L’eterno oggi di Dio è disceso nell’oggi effimero del mondo e trascina il nostro oggi temporale, passeggero nell’oggi perenne di Dio. Dio è così grande che può farsi piccolo. Dio è così potente che può farsi inerme e venirci incontro come bimbo indifeso, affinché noi possiamo amarlo. Dio è così buono da rinunciare al suo splendore divino e discendere nella stalla, affinché noi possiamo trovarlo e perché la sua bontà tocchi anche noi, si comunichi oggi eucaristicamente a noi e continui ad operare nell’amore per nostro tramite. Questo nella Confessione, nella Comunione, in gesti di Carità è Natale: “Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato”. Dio è diventato uno di noi, affinché noi potessimo essere perdonati con Lui, diventare simili a lui nell’amore. Ha scelto all’origine dell’incarnazione come suo segno sacramentale il Bimbo nel presepe e oggi la particola: Egli è oggi sacramentalmente così ma verrà glorioso. In questo modo impariamo a conoscerlo, ad amarlo a servirlo. E su ogni bambino con cui Lui si è unito rifulge qualcosa del raggio di quell’oggi, della vicinanza di Dio che dobbiamo amare e alla quale dobbiamo sottometterci nel suo essere dono unico e irripetibile – su ogni bambino, anche su quello non ancora nato per cui la castità ci impedisce di profanare la sessualità fuori del matrimonio e disgiungerla dall’apertura alla fecondità.
Ascoltiamo una seconda parola della liturgia di questa Notte santa, questa volta presa dal libro del profeta Isaia: “Su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse” (9,1). La parola “luce” pervade tutta la liturgia di questa Santa Messa. È accennata nuovamente nel brano tratto dalla lettera di san Paolo a Tito: “È apparsa la grazia” (2,11). L’espressione “è apparsa”  appartiene al linguaggio greco e, in questo contesto, dice la stessa cosa che l’ebraico esprime con le parole “una luce rifulse”: l’”apparizione” – l’”epifania” – è l’irruzione della luce divina nel mondo pieno di buio e pieno di problemi irrisolti. Infine, il Vangelo ci racconta che ai pastori apparve la gloria di Dio e “li avvolse di luce” sui loro problemi (Lc 2,9). Dove compare la gloria cioè la verità e l’amore di Dio, là si diffonde nel mondo la luce. “Dio è luce e in Lui non ci sono tenebre”, ci dice san Giovanni (1 Gv 1,5). La luce è fonte della vita.
Ma luce significa soprattutto conoscenza, significa verità col buio della menzogna e dell’ignoranza: Così la luce ci fa vivere, significa anche amore. Dove c’è amore, emerge una luce nel mondo; dove c’è odio, il mondo è nel buio. Sì’, nella stalla di Betlemme è appara la grande luce che il mondo attende. In quel Bimbo giacente nella stalla, Dio mostra la sua gloria – la gloria della verità e dell’amore, che dà in dono sé stesso e che si priva di ogni grandezza per condurci sulla via dell’amore. La luce di Betlemme non si è mai più spenta. Lungo tutti i secoli ha toccato e tocca uomini e donne, “li ha avvolti di luce”. Dove è spuntata la fede in quel Bambino, lì è sbocciata anche la carità – la bontà verso gli altri, l’attenzione premurosa per i deboli ed i sofferenti, soprattutto la grazia del perdono. A partire da Betlemme una sola luce, di amore, di verità pervade i secoli. Se guardiamo ai santi- da Paolo ad Agostino fino a san Francesco e a Santa Teresa di Calcutta – vediamo questa corrente di bontà, questa via di luce che, sempre di nuovo, si infiamma al mistero di Betlemme, a quel Dio che si è fatto Bambino. Contro la violenza di questo mondo Dio oppone, in quel Bambino, la sua bontà e ci chiama a seguire il Bambino.
Il vero mistero del Natale è lo splendore interiore che viene a questo Bambino nei segni dell’Albero e del Presepe. Lasciamo che tale splendore interiore si comunichi a noi, che accenda nel nostro cuore la fiammella della bontà di Dio in noi; portiamo tutti, col nostro amore, la luce nel mondo! Non permettiamo che questa fiamma luminosa accesa nella fede si spenga per le correnti fredde del nostro tempo nonostante tante luminosità esterne! Custodiamola fedelmente nella Confessione e nella Comunione facciamone dono agli altri! In questa notte, nella quale guardiamo verso Betlemme, vogliamo anche pregare in modo speciale per il luogo della nascita del nastro Redentore e per gli uomini che là vivono e soffrono. Vogliamo pregare per la pace in terra Santa e nel Mondo. Guarda Signore, quest’angolo della terra che, come tua patria, ti è tanto caro! Fa che lì rifulga la tua luce! Fa’ che lì arrivi la vera pace più forte di quella del terrore che oggi ogni guerra nucleare è rischio della fine del mondo, di tutti!
Con il termine “pace” siamo giunti alla terza parola-guida della liturgia di questa Notte santa. Il Bambino che Isaia annuncia da lui chiamato “Principe della pace”. Del suo regno si dice: “La pace non avrà mai fine”. Ai pastori si annuncia nel Vangelo la “gloria di Dio nel più alto dei cieli” e la “pace in terra…”. Una volta si leggeva e si diceva giustamente: “...agli uomini di buona volontà” che consentono a Dio di far giungere il suo amore fino al perdono; nella nuova traduzione si dice: “…agli uomini che egli ama”. Che significa questo cambiamento? Non conta forse più la buona volontà perché fa tutto Dio? Poniamo meglio la domanda: Quali sono gli uomini che Dio ama, e perché li ma? Dio è forse parziale? Ama forse soltanto alcuni e abbandona gli altri a sé stessi? Il Vangelo risponde a queste domande mostrandoci alcune precise persone amate da Dio. Ci son persone singole -Maria, Giuseppe, Elisabetta, Zaccaria, Simeone, Anna ecc. Ma ci sono anche due gruppi di persone: i poveri pastori e i sapienti dell’Oriente, i così detti re magi. Soffermiamoci in questa notte su pastori. Che specie i uomini sono? Nel loro ambiente i pastori erano disprezzati; erano ritenuti poco affidabili soprattutto con pecore nere e, in tribunale, non venivano ammessi come testimoni. Ma chi erano in realtà? Certamente non erano grandi santi, se con questo termine si intendono persone di virtù eroiche. Erano anime semplici. Il Vangelo mette in luce una caratteristica che poi, nelle parole di Gesù, avrà un ruolo importante: erano persone vigilanti! Questo vale dapprima nel senso esteriore: di notte vegliavano vicino alle loro pecore. Ma vale anche in senso più profondo: erano disponibili per la parola di Dio, per l’Annuncio dell’Angelo come Maria e Giuseppe. La loro vita non erta chiusa in sé stessa; il loro cuore era aperto. In qualche modo, nel più profondo, erano in attesa di qualche cosa, in attesa finalmente dell’amore di Dio per accoglierlo. La loro vigilanza era disponibilità originaria in ogni uomo senza della quale l’amore di Dio non può arrivare – disponibilità ad ascoltare cioè a congiungere all’udire l’obbedire, disponibilità ad incamminarsi; era attesa della luce che indicasse loro la via. È questo che a Dio interessa. Egli ama tutti perché tutti sono creature sue, anche peccatori. Ma alcune persone hanno chiuso la loro anima; il suo amore non trova presso di loro nessun accesso. Essi credono di non aver bisogno di Dio; non lo vogliono nel loro libero arbitrio. Altri che forse moralmente sono ugualmente miseri e peccatori, almeno soffrono di questo. Essi attendono Dio. Sanno di aver bisogno della sua bontà, anche se non ne hanno un’idea precisa. Nel loro animo aperto all’attesa la luce di Dio può entrare, e con essa il suo amore fino al perdono e quindi la sua pace. Dio cerca persone che portino e comunichino il suo amore, la sua pace. Chiediamogli di far sì che non trovi chiuso il nostro cuore alla missione. Facciamo in grado di rafforzare la nostra fede donandola.
Tra i cristiani la parola pace ha poi assunto un significato tutto speciale: è diventata una parola per desinare la comunione nell’Eucaristia. In essa è presente la pace di Cristo. Attraverso tutti i luoghi dove si celebra l’Eucaristia una rete di pace si espande sul mondo intero. Le comunità raccolte intorno all’Eucaristia costituiscono un regno della pace come il mondo. Quando celebriamo l’Eucaristia coi troviamo a Betlemme, nella “casa del pace”. Cristo si dona a noi e ci dona con ciò la sua pace. Ce la dona perché noi portiamo la luce della pace nel nostro intimo e la comunichiamo agli altri; perché diventiamo operatori di pace e contribuiamo anche politicamente alla pace nel mondo. Perciò preghiamo: Signore, compi la tua promessa! Fa’ (e la nostra preghiera rende possibile a Dio di operare con gli uomini dal libero arbitrio) che là dove c’è discordia nasca la pace! Fa che emerga l’amore là dove regna l’odio! Fa’ che sorga la luce dove dominano le tenebre! Facci diventare portatori della tua pace!

IV Domenica di Avvento

di Mons. Gino Oliosi
Chi con la fede confida profondamente nell'amore di Dio, accoglie in sé la presenza sacramentale di Gesù, la sua vita divina, per l'azione dello Spirito Santo

In questa quarta e ultima domenica di Avvento, la liturgia ci presenta quest'anno il racconto dell'annuncio dell'Angelo a Maria per proporle la vocazione a Madre di Dio nell'incarnazione della Persona del Figlio del Padre per opera dello Spirito Santo. Contemplando l'icona stupenda della Vergine Santa, nel momento in cui riceve il messaggio divino e dà liberamente cioè per amore la sua risposta, veniamo interiormente illuminati dalla luce che promana, sempre nuova, quel mistero. In particolare mi soffermo brevemente sull'importanza della verginità di Maria, del fatto cioè che Ella ha concepito e partorito Gesù rimanendo vergine: è una nuova Eva, un nuovo Adamo cioè un dono soprannaturale per salvare il naturale ferito dalla colpa originaria.

Sullo sfondo dell'avvenimento di Nazareth c'è la profezia di Isaia. "Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele, Dio con noi in un volto umano" (Is 7,14). Questa antica promessa ha trovato compimento sovrabbondante nell'Incarnazione del Figlio di Dio. Infatti, non solo la Vergine Maria ha concepito e partorirà verginalmente, ma è avvenuto, come nella creazione per opera dello Spirito Santo, cioè di Dio stesso uni-trino. L'essere umano che comincia a vivere nel suo grembo prende carne, un corpo umano da Maria, ma la sua esistenza in tutto umana appartiene totalmente alla Persona del Figlio del Padre. È pienamente uomo, fatto di terra – per usare il simbolo biblico – ma non persona umana, viene dall'alto, dal Cielo per opera dello Spirito Santo. Il fatto che Maria concepisca e partorisca rimanendo vergine è dunque essenziale per la conoscenza di Gesù e per la nostra fede, perché testimonia che l'iniziativa è stata di Dio Padre e soprattutto rivela chi è la Persona del concepito e partorito verginalmente: il Figlio del Padre in un volto umano per opera dello Spirito santo in Maria. Come dice il Vangelo: "Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio" (Lc 1,35). In questo senso, la verginità nel concepimento e nel parto di Maria e la divinità personale del corpo di Gesù si garantiscono reciprocamente.

Ecco perché è così importante quell'unica domanda che Maria "molto turbata", rivolge all'Angelo: "Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?" (Lc 1,34). Nella sua semplicità, la quindicenne Maria è sapientissima: non dubita del potere di Dio, ma vuole capire meglio la sua volontà, per conformarsi completamente e liberamente cioè per amore a questa volontà. Maria è infinitamente superata dall'avvenimento divino-umano cioè dal Mistero, eppure occupa perfettamente il posto che, al centro di esso, le è stato assegnato in relazione al corpo umano della Persona divina del Figlio di Dio. Il suo cuore e la sua mente sono pienamente umili, e, proprio per la sua singolare umiltà, Dio aspetta il "sì" di questa fanciulla per realizzare il suo disegno. Rispetta la sua dignità e la sua libertà. Il "sì" di Maria implica l'insieme di maternità e verginità, e desidera che tutto in Lei vada a gloria di Dio, e il Figlio che nascerà da Lei possa essere tutto dono di grazia.

La verginità in Maria nel concepimento e nel parto di Gesù è unica e irripetibile; ma il suo significato spirituale riguarda ogni cristiano nella fede nell'Incarnazione. Esso, in sostanza è legato alla fede: infatti, chi confida profondamente nella speranza e nell'amore Dio, accoglie in sé Gesù, la sua vita divina come figlio nel Figlio, per l'azione dello Spirito Santo. È questo il mistero del Natale!  Auguro di viverlo con intima gioia. 

Immacolata Concezione della beata Vergine Maria

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Dio realizza l'opera della nostra salvezza in modo perfetto: la inizia con l'Immacolata Concezione di Maria; la continua con la risposta, piena di umiltà e di generosità, di Maria all'angelo con il concepimento verginale; e la porta a compimento con il mistero o realtà divino-umana del Natale o nascita verginale, nuova Eva, nuovo Adamo e della Pasqua di  Gesù Cristo cioè Crocifissione, Risurrezione, Ascensione e invio dello Spirito


Il mistero dell'Immacolata Concezione di Maria, che oggi solennemente celebriamo, ci ricorda due verità fondamentali della nostra fede: il peccato originale innanzitutto, e poi la vittoria su di esso solo della grazia di Cristo, vittoria che risplende in modo sublima in Maria Santissima. L'esistenza di quello che la chiesa chiama "peccato originale" a monte della tendenza originale al male è purtroppo di un'evidenza schiacciante, se solo guardiamo intorno a noi e prima di tutto dentro di noi, dentro la nostra storia. L'esperienza del male è infatti così consistente, da imporsi da sé e da suscitare in noi la domanda: da dove proviene? Specialmente per un credente, l'interrogativo è ancora più profondo: se Dio, che è Bontà assoluta, ha creato tutto, da dove viene il male? Le prime pagine della Bibbia (Gn 1-3) rispondono proprio a questa domanda fondamentale in ogni persona umana, che interpella ogni generazione umana, con il racconto della creazione e della caduta dei progenitori: Dio ha creato tutto per l'esistenza, in particolare ha creato l'essere umano a propria immagine che è amore; non ha creato la morte, ma questa è entrata nel mondo soccombendo alla tentazione del diavolo (Sap 1,13-14; 2,23-24) il quale, ribellatosi a Dio, ha attirato e attira nell'inganno anche gli uomini, inducendoli alla ribellione. E' il demonio all'origine della prima disgrazia dell'umanità. È il dramma del libero arbitrio senza del quale non può accadere l'amore, scopo di chi è creato a immagine di Dio che è amore. E Dio proprio per salvaguardare l'amore non può non accettare in creature limitate il rischio della ribellione, promettendo però che ci sarà un figlio di donna che schiaccerà la testa all'antico serpente (Gn 3,15).

Fin dal principio, dunque, "l'eterno consiglio" – come direbbe Dante – ha un "termine fisso" (Paradiso, XXXIII,3): la Donna predestinata a diventare madre del Redentore, del Figlio del Padre che assume un volto umano in lei per opera dello Spirito santo, madre di Colui che si è umiliato fino allo estremo accettando su di sé crocefisso tutte le conseguenze del peccato per ricondurre noi alla nostra originaria dignità con la risurrezione. Questa Donna, agli occhi di Dio, ha da sempre un volto e un nome: "piena di grazia" (Lc 1,28), come la chiamò l'Angelo visitandola a Nazareth. È la nuova Eva, sposa del nuovo Adamo, destinata ad essere madre di tutti i redenti. Così scriveva sant'Andrea di Creta: "La Theotòkos Maria, il comune rifugio di tutti i cristiani, è stata la prima ad essere liberata dalla primitiva caduta dei progenitori" (Omelia IV sulla Natività, PG97, 880°). E la liturgia odierna afferma che Dio ha "Preparato una degna dimora per il suo Figlio e, in previsione della morte di Lui, l'ha preservata da ogni macchia di peccato", non senza la sua collaborazione.

Carissimi, in Maria Immacolata, noi contempliamo l'unica speranza alla soluzione del problema del male, noi contempliamo il riflesso della Bellezza che salva il mondo: la bellezza di Dio che risplende sul volto del Figlio del Padre che ha assunto un volto umano verginalmente in lei per opera dello Spirito santo. In Maria questa bellezza, dono e merito, è totalmente pura, umile, libera da ogni superbia e presunzione. Così la Vergine si è mostrata fin dalla Medaglia miracolosa 1834, nella proclamazione del dogma del concepimento senza peccato 1854 e totalmente si è mostrata a santa Bernardette, a Lourdes 1858, e così venerata in tanti santuari. Invochiamola!

Domenica XXXI

Gesù per risvegliare in tutti la capacità di conversione è attento a loro, vuole tutti salvi anche il pubblicano, il peccatore Zaccheo disonesto e a servizio di una potenza pagana

di Mons. Gino Oliosi
Oggi la liturgia presenta alla nostra meditazione il noto episodio evangelico dell'incontro, dello sguardo di Gesù con Zaccheo su di un albero nella città di Gerico. Chi era Zaccheo? Un uomo ricco che di mestiere faceva il "pubblicano", cioè l'esattore delle tasse per conto dell'autorità romana pagana, e proprio per questo, come pure per la disonestà, veniva considerato pubblico peccatore, da evitare. Avendo saputo che Gesù, noto perché non si fermava a

Domenica XXVIII

È la fede, ridonando l'amore, che salva l'uomo, ristabilendolo nella verità del suo ed altrui essere dono del Donatore divino, come di tutto il mondo che lo circonda 
di Mons. Gino Oliosi
Il Vangelo di questa domenica presenta Gesù che guarisce dieci lebbrosi, dei quali solo uno, samaritano e dunque straniero cioè non appartenente al popolo di Dio, non ebreo, torna a ringraziarlo (Lc 17, 11.19). Al samaritano riconoscente il Signore dice: "Alzati e va'; la tua fede ti ha salvato!" (Lc 17,19). Solo questo samaritano ascolta dalla

Domenica XXVII

Tutti i testi della liturgia di questa prima domenica del mese missionario ci parlano della fede: senza la fede non c'è l'amore cristiano, senza la fede non c'è la speranza. Perciò l'enorme importanza per la nostra vita e per la vita di tutti

di Mons. Gino Oliosi
Gesù ha educato i suoi discepoli a essere convinti dell'importanza della fede, della fiducia in Lui, il Figlio del Padre che per opera dello Spirito Santo ha assunto nel grembo verginale di Maria un volto umano, ha vinto la morte morendo, la sofferenza soffrendo e Risorto alla destra del Padre si fa sacramentalmente presente nel suo corpo che è la Chiesa per la salvezza e la felicità di tutti quelli che

Domenica XXV

Ci dice Gesù: siate scaltri nella fede più di tutti. Con il denaro, che di per sé può portarvi alla disonestà e al godimento della vita in modo egoistico donatelo a chi ne ha bisogno procurandovi amici

di Mons. Gino Oliosi
Oggi Gesù ci presenta una parabola che provoca sempre in noi un certo disagio, perché parla di un amministratore disonesto che viene lodato. Molte persone che ascoltano cioè pregano con questa parabola si sentono sconcertate, vedendo come Gesù lodi un amministratore disonesto. Ma

Domenica XXIV

Gesù è il Figlio di Dio che ha assunto un volto umano per parlarci oggi del Padre; per farlo conoscere a noi, figli smarriti, e risuscitare nei nostri cuori la gioia di appartenergli, la speranza di essere perdonati e restituiti alla nostra piena dignità battesimale, il desiderio di abitare per sempre nella sua casa, che è anche la nostra casa definitiva

di Mons. Gino Oliosi
Oggi, la liturgia ripropone alla nostra meditazione il capitolo 15° del Vangelo di Luca, una delle pagine più alte e commoventi di tutta la Sacra Scrittura, il cuore del Vangelo, della lieta notizia. E' commovente pensare che nel mondo intero, dovunque la comunità cristiana si raduna, è Chiesa per celebrare l'Eucaristia domenicale, risuona in questo

Domenica XX

Ecco l'orientamento da prendere: essere fedeli a Cristo, alla sua legge d'amore – amore verso tutti, anche verso chi ci è nemico – e, d'altra parte, essere pronti ad affrontare le difficoltà, non essere sorpresi o sconcertati se la nostra condotta non ottiene risultati positivi, anzi talvolta provoca ostilità da parte di chi, perfino nella nostra famiglia, non si comporta secondo i nostri principi

di Mons. Gino Oliosi
C'è un'espressione di Gesù, nel Vangelo di questa domenica, che attira ogni volta la nostra attenzione e richiede di essere ben compresa. Mentre è in cammino verso Gerusalemme, dove lo attende la morte di croce, Cristo confida ai suoi discepoli che si attendevano sempre risultati

Solennità dell'Assunzione della Beata Vergine Maria

L'Assunzione della Beata Vergine Maria rende possibile condividere un giorno anche noi per sempre il suo medesimo destino per l'anima e per il corpo: segno sicuro di speranza e di consolazione imitandola nella sequela di Cristo, nel generoso servizio ai fratelli che incontriamo, pregustando già nel pellegrinaggio terreno la gioia e la pace di chi arriva alla vita veramente vita in Paradiso

di Mons. Gino Oliosi
Celebriamo quest'oggi la solennità dell'assunzione della Beata Vergine Maria, Madre di Dio, Concepita senza peccato e viva in anima e corpo. Si tratta di una festa antica, che ha il suo fondamento ultimo nella Sacra Scrittura: questa infatti presenta la Vergine Maria strettamente unita al suo Figlio

Domenica XIX

La liturgia di questa diciannovesima Domenica del tempo ordinario ci prepara, in qualche modo, alla solennità dell'Assunzione di Maria che ci dà la certezza della vita veramente vita per l'anima e per il corpo al di là della morte

di Mons. Gino Oliosi
La liturgia di questa diciannovesima Domenica del tempo ordinario ci prepara, in qualche modo, alla solennità dell'Assunzione di Maria al cielo che celebreremo il 15 agosto per ravvivare la certezza che a non andremo a finire in polvere ma raggiungeremo la vita veramente vita non solo dell'anima ma anche del corpo maschile o femminile. Questa

Domenica XVII

Noi non siamo già in modo compiuto,  figli di Dio, ma dobbiamo  progressivamente diventarlo ed esserlo esistenzialmente sempre di più mediante una nostra sempre più profonda comunione ecclesiale fraterna con Gesù. Essere figli diventa l'equivalente di seguire Gesù
di Mons. Gino Oliosi
Oggi il Vangelo ci propone un tema fondamentale per la nostra vita, per il nostro lavoro: la preghiera. La prima lettura lo prepara, parlando dell'intercessione di Abramo a favore di una città peccatrice.
Gesù è raccolto in preghiera, un po' appartato dai suoi discepoli, con un volto splendido suscitando un grande desiderio in loro e uno gli disse: "Signore, insegnaci a

Domenica XV

"E chi è mio prossimo?" (Lc 10,25). Sta a noi farci "prossimo" di chiunque che incontriamo abbia bisogno di aiuto 
di Mons. Gino Oliosi
Il Vangelo di questa domenica si apre con la domanda che un dottore della Legge pone a Gesù: "Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita veramente vita, la vita eterna?" (Lc 10,25). Sapendolo esperto nelle Sacre Scritture, il Signore invita quell'uomo a dare lui stesso la risposta, che infatti egli formula perfettamente citando i due comandamenti

Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo

La fede della Chiesa nel corso della storia, la fede in noi, cristiani di oggi, è saldamente appoggiata sulla "roccia" di Pietro, è un pellegrinaggio verso la pienezza di quella verità che il Pescatore di Galilea professò con appassionata convinzione: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16,16), l'unico Salvatore
di Mons. Gino Oliosi
Nei Vangeli sinottici la confessione di Pietro è sempre seguita dall'annuncio da parte di Gesù della sua prossima passione. Un annuncio di fronte al quale Pietro reagisce, perché non riesce ancora a capire. Eppure si tratta di un elemento fondamentale, su cui perciò Gesù insiste con forza.

Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo

Nel Santissimo Sacramento dell'Eucaristia avviene un meraviglioso cambiamento di tutta la sostanza del pane nel corpo di Cristo, e di tutta la sostanza del vino nel Suo sangue, un cambiamento che la Chiesa cattolica chiama molto adeguatamente transustanziazione nella cessazione dell'esistere del pane e del vino
di Mons. Gino Oliosi
L'odierna solennità del Corpus Domini ci invita a contemplare il sommo mistero della nostra fede: il pane e il vino hanno cessato di esistere dopo la consacrazione, sicché da quel momento sono il Corpo e il Sangue adorabili del Signore Gesù ad essere realmente dinnanzi a noi fino alla

Solennità della Santissima Trinità

Celebriamo oggi la solennità della Trinità. Il mistero della Trinità è rivelazione dell'intimità stessa di Dio. Ci rivela fin da Abramo e completamente nell'Incarnazione che il Dio vivente in se steso è amore. E' amore tra tre Persone distinte, ma che sono talmente unite tra loro da formare un solo Dio
di Mons. Gino Oliosi
Dopo il tempo pasquale, concluso domenica scorsa con la Pentecoste, la Liturgia è ritornata al "tempo ordinario". Ciò non vuol dire che l'impegno dei cristiani debba diminuire, anzi entrati nella vita divina come Figli nel Figlio mediante i Sacramenti, siamo chiamati quotidianamente ad assimilarci a

Solennità di Pentecoste

Oggi celebriamo la Pentecoste di quest'anno nella memoria della prima Pentecoste, una festa decisiva per la vita della Chiesa e non c'è Pentecoste senza la vergine Maria
di Mons. Gino Oliosi
Celebriamo oggi la grande festa della Pentecoste di quest'anno, in cui la liturgia ci fa rivivere la prima Pentecoste cioè la nascita della Chiesa, corpo visibile della presenza sacramentale del Risorto, secondo quanto narra san Luca nel libro degli Atti degli Apostoli ( 2, 1-13), Vangelo della Chiesa. Cinquanta giorni dopo la Pasqua di Passione,

Ascensione del Signore

Passione-Morte-Sepoltura, Risurrezione, Ascensione sono originariamente fatti che fanno pensare. L'Ascensione del Signore si compie in tre gradi: il primo è la gloria della risurrezione, il secondo il potere di giudicare e il terzo sedersi alla destra del Padre per un al di là anche del corpo
di Mons. Gino Oliosi
Dopo la creazione, la redenzione dal peccato la potenza di Dio si manifesta con l'Ascensione del Signore con l'al di là anche del suo corpo, primizia per tutti noi. Tale fatto, tale evento è preceduto dalla benedizione dei discepoli, che li prepara a ricevere il dono dello Spirito Santo cioè la Persona dell'Amore trinitario tra il Padre e il Figlio, affinché la salvezza

Domenica VI di Pasqua

   Il tempo pasquale di maggio è dedicato anche alla Vergine Maria, la protagonista, umile e discreta, dei primi passi della Comunità cristiana: Maria ne è il cuore spirituale, perché la sua stessa presenza in mezzo ai discepoli è memoria vivente del Signore Gesù e pegno del dono del suo Spirito
di Mons. Gino Oliosi
Il Vangelo di questa domenica, tratto dal capitolo 14 di san Giovanni, ci offre un implicito ritratto spirituale della Vergine Maria, là dove Gesù dice: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui" (Gv 14,23). Queste

Ci siamo spostati dopo 13 anni

Cari amici, era il 2 novembre 2009 quando prendevamo in mano questo blog e gli davamo una nuova vita, come "voce culturale ufficiale...