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Un capolavoro giallo e letterario

di Emilio Biagini
Vi sono libri che sono capolavori del giallo ed altri, molto pochi, che sono capolavori di narrativa. Pochissimi e preziosi sono quelli che riescono ad essere ad un tempo gialli capolavoro e capolavori letterari.
Immortale Odium è uno di questi. Si tratta di un grande giallo storico, scritto con eccezionale maestria, animato da una trama ingegnosa, perfettamente logica e coerente, e vivacizzato da una viva e ben congegnata suspense, non senza risvolti psicologici di profonda umanità.
Eccezionale il personaggio di monsignor Pascale, che campeggia in maniera splendida, nelle sue illuminazioni dallo Spirito Santo, nella magnifica lotta contro i demoni durante l’esorcismo, e nella scena conclusiva, nella quale gela il sangue del satanico vegliardo Nubius il quale, gongolando oscenamente, accarezzava il sogno della rivoluzione globale, della distruzione della Chiesa, dell’abbattimento dell’Austria cattolica, ultimo residuo del Sacro Romano Impero profondamente odiato dai tizzoni d’inferno.
Indimenticabili, nei loro contrastanti aspetti, i personaggi: come l’energico Don Alicante, pronto a fare a pugni perché un massone moribondo possa ricevere gli ultimi conforti religiosi, e il titubante Don Nicola, che via via cresce di statura, riuscendo a diventare a sua volta un vero combattente contro il male.
A queste due magistrali contrapposizioni di personaggi se ne aggiunge una terza, quella del commissario Ribaudo e della misteriosa giovane francese Claire de Givaudan-Lapine. Ribaudo è un ruvido poliziotto con un vivo senso del dovere, massone ma solo a uno dei gradini più bassi e quindi non a giorno del vero orrendo volto della massoneria, che appare soltanto a chi ha percorso l’intero cammino “iniziatico”. Claire, inizialmente presentata col falso nome di Louise e come sorella del volgare criminale Jacques, del quale è invece la non amata moglie, si rivela onesta, intelligente, forte, coraggiosa; infatti, con grave rischio per sé, salva da sicura morte lo stesso Ribaudo e i due preti. Il commissario Ribaudo, che non ha mai trovato una donna capace di accendergli il cuore, prende fuoco per la bella Claire, ma la perde subito dopo, perché viene assassinata dall’indegno marito, e sente che non troverà mai più una donna capace di starle a pari.
Notevole è pure l’indovinatissima contrapposizione tra i due erculei vetturali. L’intero gioco di contrapposizioni fra i personaggi rivela una felice maestrìa ideativa, propria di un grande scrittore, e c’è da scommettere che non sia stata freddamente ideata a tavolino ma che scaturisca piuttosto da una profonda conoscenza dell’animo umano e da una geniale intuizione creativa.
I dialoghi sono eccezionalmente vividi e realistici, come pure l’intero svolgersi del romanzo, che cattura perfettamente l’atmosfera dell’Italia a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento.
Tutto ciò rende l’intera opera scorrevole e di lettura quanto mai piacevole ed istruttiva, dato che è pure un validissimo documento storico: assai meglio di tanti manuali e saggi essa guida ad un’autentica conoscenza della storia, mostrando in quali mani criminali fosse caduta l’Italia con il cosiddetto “risorgimento”, divenendo preda della massoneria e del denaro inglese. Chiarissimo appare il calvario inflitto dai rozzi conquistatori sabaudi al Mezzogiorno e allo Stato della Chiesa. Al tempo stesso, però, la Chiesa, cristianamente aliena dalla vendetta, lasciata all’Onnipotente, va maturando perdono e riconciliazione, che porteranno, quando i tempi saranno maturi, al Concordato. Inutile infatti covare risentimenti e voglie di rivalsa che porterebbero soltanto nuovo spargimento di sangue. Di qui il messaggio che scaturisce dal romanzo, un’opera che non solo attrae ed affascina, ma fa pure pensare.
Immortale Odium non è quindi solo un bel libro ma anche, come rilevato all’inizio, un autentico capolavoro, che merita senza dubbio di diventare un classico e potrebbe fornire lo spunto per un film di grande richiamo.

San Filippo Neri a Napoli

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di Emilio Biagini
Ecco una ben documentata opera storica che ripercorre il sorgere dell’Oratorio filippino di Napoli e dei suoi contrasti con la casa madre di Roma, e nel fare ciò illumina il carattere del fondatore e la natura della vocazione filippina, com’è proprio delle monografie storiche di eccellenza, le quali non si limitano ad un tema ristretto, ma ampiamente illuminano l’epoca oggetto dei loro studi e le personalità che vi agirono.
San Filippo Neri appare essere stato uno spirito poco dedito al raziocinio. Le sue scelte si basavano su stati d’animo. Il suo giudizio restava sospeso, non come lo sospendevano i

L'Oratorio di san Filippo Neri

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di Emilio Biagini
Il non comune talento storiografico di padre Corrado Sedda si esplica in questa nuova opera che tratteggia in modo chiaro e sintetico la realtà dell’Oratorio filippino, illustrando cos’è l’Oratorio, cosa fa e come lo fa. È un’ottima introduzione per chiunque si accosti seriamente alla vita oratoriana.
Ne emerge in modo affascinante la figura del grande San Filippo Neri (1515-1595), apertosi alla vita “come un giglio tra le spine” sia per la perduta agiatezza del padre sia per “l’indecoroso spettacolo di una società che non sentiva più non solo il tormento del dubbio, ma nemmeno la viltà delle

Ma che noia la realtà

Atto unico
di Emilio Biagini
Personaggi:
Il carceriere LIBERTÉ,
Il giudice EGALITÉ,
Il pubblico accusatore FRATERNITÉ,
Il cancelliere FRIVOLITÉ,
MINIMO, 1° testimone a carico,
MEDIO, 2° testimone a carico,
MASSIMO, 3° testimone a carico,
L’imputata REALTÀ.
Piccola folla di baroni universitari, borsaioli, politicanti, magnaccia, pregiudicati, preti arcobaleno, nani e ballerine.

L’azione si svolge nella Sala Arcobaleno del Palazzo d’Ingiustizia.

FRIVOLITÉ – In piedi. Entva la Covte. Pveviede l’onovevole giudice Egalité.
EGALITÉ – Seduti. L’imputata è presente?
FRIVOLITÉ – La sta povtando il cavcerieve Libevté.
LIBERTÉ – (trascinando brutalmente l’imputata per un braccio) Vieni avanti, cretina.
EGALITÉ – L’accusa è

La cattiveria quotidiana 1624

dei coniugi Biagini
Società necrofila. Inserzione: “Premiata fabbrica di bare cerca apprendisti; stipendio interessante, brillante carriera.

La cattiveria quotidiana 1592

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, come mai i lacché hanno paura e noi no?” “Perché la nostra coscienza è pulita, Terenzio”. 

La cattiveria quotidiana 1591

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, come mai i lacché, i politicanti, i giornaloni repubblicoidi, le istituzioni “educative”, i bavosi buonisti, hanno paura del vaffa?” “Perché sono vigliacchi e, come tutti i vigliacchi, hanno paura di chi non ha paura, Terenzio”. 

La cattiveria quotidiana 1590

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, come funziona il vaffa?” “A raffica, Terenzio. Lacché della gnosi, politicanti servili con l’usuraio straniero, giornalastri repubblicoidi, istituzioni cosiddette “educative” con codice e(me)tico, bavosi grondanti melassa buonista. A tutti: ‘Vaffa…’. Ne hanno paura, Terenzio”. 

La cattiveria quotidiana 1589

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, come ci si può difendere dai filantropi?” “Con l’arma del vaffa, Terenzio. Ti chiamano fascista, rispondi vaffa; razzista, rispondi vaffa; populista, vaffa e me ne vanto; omofobo, vaffa e me ne vanto”. 

La cattiveria quotidiana 1588

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, come filantropano i filantropi?” “Mettono su fondazioni per la ‘società aperta', che vuol dire distruggere i paesi occidentali e di tradizione cristiana, per farne una gigantesca polpetta informe sulla quale i filantropi usurai iperstramultimiliardari potranno signoreggiare, Terenzio”. 

La cattiveria quotidiana 1587

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, cosa fanno questi eletti?” “Tramano, comandano, assassinano e distruggono, mentre si atteggiano a filantropi, Terenzio”. 

La cattiveria quotidiana 1586

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, ma allora non è meglio restare non-eletti?” “Direi proprio di sì, Terenzio”. 

La cattiveria quotidiana 1584

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, come si fa a diventare eletti?” “Facilissimo, Terenzio, basta avere qualche migliaio di miliardi di dollari, essere del tutto privi di coscienza e consacrarsi a Belzebù”. 

La cattiveria quotidiana 1583

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, se di notte, in casa, vedo uno sconosciuto che si avvicina alla stanza dei miei figli, cosa devo fare?” “Devi accertarti se abbia cattive intenzioni interrogandolo con voce sommessa e atteggiamento umile per non farlo spaventare, e poi chiedergli urbanamente di uscire, Terenzio”. “E se quello spara e ammazza me e i miei figli?” “In quel caso, la legge ti autorizza a prendere opportune contromisure, e la magistratura forse non ti farà arrestare, Terenzio”.  

La cattiveria quotidiana 1582

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, massone non vuol dire muratore?” “Certo, Terenzio”. “E secondo te costruiranno ponti o muri?” “Solo quello che gli ordina il Gran Maestro, Terenzio”. 

La cattiveria quotidiana 1581

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, come mai la massoneria si è schierata col movimento ‘ghei’?” “Forse perché la ‘gioia massonica’ non è che ‘gheiezza’, Terenzio”. 

La cattiveria quotidiana 1580

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, se tiro su un muro invece di costruire un ponte, incorrerò nella scomunica del papa?” “Papa!? Che papa, Terenzio?” 

La cattiveria quotidiana 1579

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, se uno sconosciuto vuole entrare in casa mia e io gli chiudo la porta in faccia, finirò indagato?” “Con certi magistrati, di sicuro, Terenzio”. 

La cattiveria quotidiana 1578

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, come si potrebbe rendere un po’ meno immorale il mondo?” “Si dovrebbe cominciare dai seminari, fornendo robuste mutande d’acciaio agli ignari giovinetti che ci entrano, Terenzio”. 

La cattiveria quotidiana 1577

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, perché la lussuria è la porta dell’eresia? “Perché chi non rispetta il proprio corpo non può rispettare la sua anima, Terenzio”. 

Ci siamo spostati dopo 13 anni

Cari amici, era il 2 novembre 2009 quando prendevamo in mano questo blog e gli davamo una nuova vita, come "voce culturale ufficiale...