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Quel “Diario della peste” parla di noi

 

di Aldo Maria Valli

In fuga, con i suoi figli, accusato di omicidio, abusi e altre nefandezze. Solo per aver pensato e scritto che il Nuovo Ordine Mondiale e il pensiero unico imposto dall’ideologia del politicamente corretto stanno imprigionando tutti, rendendoci schiavi della più feroce delle dittature: quella che si impone sotto forma di paternalismo, tanto che i prigionieri sono indotti a ringraziare e perfino ad amare i carcerieri.

Se nel 1999, quando fu scritto, Plague Journal poteva sembrare fortemente distopico, oggi fotografa una realtà sempre più evidente. E così la traduzione italiana del romanzo di Michael D. O’Brien, Il diario della peste, opportunamente proposta dalla casa editrice Fede & Cultura, più che una tragica profezia appare come una cronaca.

Qualcuno potrebbe obiettare: ma noi non abbiamo, non ancora, aerei ed elicotteri della polizia che pattugliano i cieli alla ricerca del “diversamente pensante”. Sì, ma non so se ricordate, durante il primo lockdown da coronavirus, l’elicottero della Guardia di finanza che inseguiva (e il tutto in diretta televisiva) un uomo sorpreso a correre, in totale solitudine, sulla spiaggia deserta. Ecco, l’immagine di quel solitario cittadino, inseguito e messo sotto tiro dalle telecamere perché “reo” di essere uscito di casa per una corsetta, sotto molti aspetti si sovrappone a quella del protagonista del romanzo di O’Brien. La differenza è che nel romanzo i velivoli da ricognizione sparano, ma sappiamo che anche le pallottole mediatiche possono fare molto male.

Protagonista del diario di O’Brien è un giornalista canadese che attraverso il suo modesto giornale di provincia conduce la sua coraggiosa battaglia contro il pensiero unico, e per questo motivo diventa un reprobo, un pericoloso provocatore da screditare ed eliminare. La sua “colpa”? Molto semplice: credere nella famiglia tradizionale, dire no ad aborto ed eutanasia, sostenere che la verità esiste, che non è vero che l’unica verità è il relativismo, distinguere tra bene e male in senso oggettivo e rifiutare di dire che è bene ciò che oggettivamente male e viceversa.

Nathaniel Delaney, il giornalista controcorrente, in questa sua battaglia avrà come alleata una famiglia di poveri profughi vietnamiti, che gli daranno rifugio nella loro improbabile casa-imbarcazione sulle rive di un lago ghiacciato. Famiglia cattolica, come cattolico è Delaney. Il che prefigura quella Chiesa delle catacombe di cui ogni tanto parliamo, immaginando quale potrebbe essere il destino di noi tutti cattolici non intenzionati a cedere alla dittatura globalista.

Quando i macchinari del giornale, The Eco, vengono distrutti in un attentato, e contro il direttore parte la campagna denigratoria, a Nathaniel (che gli amici vietnamiti chiamano Natano) non resta che la fuga tra le nevi della sua regione. Con lui, i due figli Tyler e Zöe e un figlio adolescente che la famiglia Thu, con estrema generosità, mette a disposizione dei fuggitivi.

Il romanzo di O’Brien fornisce una serie infinita di spunti di riflessione su quanto stiamo vivendo oggi. Commovente la fede della povera e religiosissima famiglia vietnamita, decisivo il ruolo dei nonni, presenze benefiche che assicurano il legame con la tradizione. Duro e disperato il confronto tra Nathaniel e il padre, uomo che si è totalmente arreso all’ideologia dominante e non solo non riesce a vederne i pericoli ma ritiene che tale ideologia abbia dato vita al miglior mondo possibile.

Il Canada raccontato da O’Brien è un paese di anime morte, la cui identità interiore è stata sovvertita. “Laggiù ti uccidono, ma qui ti uccidono il cuore. Siete già morti, siete un popolo morto” dice un profugo dall’ex Unione Sovietica. Parole che descrivono non solo la realtà immaginaria disegnata nel libro ma, ormai, anche la nostra realtà. E il fatto che siamo morti come si può verificare? Dall’assenza, dice O’Brien attraverso Nathaniel, di quattro elementi: arte, letteratura, preghiera e amore.

Non è un caso che l’aiuto, per i fuggitivi, oltre che dalla famiglia di cattolici vietnamiti arriverà da un nonno di sangue indiano e da un misterioso prete cattolico che ancora si veste da prete. Recidere le radici è ciò che la dittatura vuole fare perché soltanto così può imporre la propria realtà ideologica e sostituirla alla realtà effettuale, soltanto così può chiamare bene ciò che è male e male ciò che è bene.

Resi sordi e ciechi da una propaganda incessante spacciata come libera informazione, gli abitanti di questo Canada ricco ma privo di anima sono istruiti, perfino colti, ma sono stati spogliati della loro umanità. E chi osa dirlo è messo alla gogna, perché la dittatura soffice, che fa della tolleranza la sua bandiera, non può tollerare chi, con l’innocenza del bambino proclama apertis verbis che il re è nudo e anche cattivo.

Mentre si legge il romanzo viene in mente La democrazia in America di Tocqueville, con la descrizione di un apparato statale che tiene i cittadini in una condizione di perenne infanzia, così da evitare loro la fatica di pensare. Viene in mente anche il Discorso sulla servitù volontaria di Étienne de La Boétie, specie là dove il pensatore francese scrive: “È il popolo che si assoggetta, che si taglia la gola e potendo scegliere fra l’essere servo e l’essere libero, lascia la libertà e prende il giogo; che acconsente al suo male, o piuttosto lo persegue”. E non si può non pensare a Brave New World di Aldous Huxley, quel Mondo nuovo nel quale lo Stato totalitario non ha bisogno della forza dei manganelli, perché ha formato una popolazione di schiavi che amano la loro schiavitù.

Papà premuroso e amorevole, Nathaniel (che è stato lasciato dalla moglie, donna incapace di aprire gli occhi e di sopportare il peso di una vita da non allineati, perché “totalmente imbevuta di ogni percezione distorta che il nostro secolo sia stato in grado di produrre”) racconta ai suoi bambini fiabe sui draghi, spiegando che i draghi sono il male e non bisogna credere a chi dice che, in nome dell’inclusività, anche i draghi hanno i loro diritti. Il male esiste. Il male va riconosciuto e combattuto con coraggio. Perché esiste la verità.

Non diremo come finisce il romanzo. Diremo solo che Nathaniel, durante la fuga, porta nello zaino la croce celtica appartenuta al nonno di origini irlandesi. E chiudiamo con le parole che il misterioso prete cattolico rivolge al fuggitivo: “Non aver paura. Non sarai solo”.

Aldo Maria Valli, Dunc in altum 27 febbraio 2021

“Christus vincit”. Il trionfo di Cristo sulle tenebre del mondo nelle parole del vescovo Schneider


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Se volete fare una lettura veramente edificante, oppure regalarla per Natale, vi consiglio Christus vincit. Il trionfo di Cristo sulle tenebre del nostro tempo, il bellissimo libro (edito da Fede & Cultura, 384 pagine, 25 euro) nel quale monsignor Athanasius Schneider, rispondendo alle domande di Diane Montagna, propone un’analisi lucidissima della situazione attuale in merito alla Chiesa cattolica, ma senza mai cadere nello sconforto, bensì offrendo motivi di speranza. In Christus vincit per la prima volta monsignor Schneider, vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Maria Santissima ad Astana, nel Kazakistan, non solo apre il suo cuore, ma racconta la sua vita, la sua vocazione, e analizza i mali della Chiesa alla luce di una fede solida, temprata nella Chiesa clandestina del Kyrgyzstan (allora parte dell’Unione Sovietica), dove Athanasius, discendente di una famiglia tedesca emigrata dall’Alsazia a Odessa e poi deportata nei gulag staliniani, nacque nel 1961. 

Come il santo Atanasio del quale porta il nome, il vescovo Schneider non desidera altro che applicare il monito di Paolo: “Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina” (2 Tim 4,2). Ecco perché non teme di andare controcorrente, rispetto non solo al mondo, ma anche a una Chiesa secolarizzata sempre più impegnata non ad annunciare Gesù, ma a compiacere il pensiero dominante. Come ricorda Diane Montagna, giornalista americana da anni corrispondente da Roma, già nel 1903, nella sua prima enciclica, la E supremi, san Pio X spiegava che all’inizio del secolo si stava addensando una tale tempesta di errori da lasciar supporre che l’Anticristo fosse arrivato su questa terra. Oggi, più di cent’anni dopo, vediamo che la tempesta infuria anche all’interno della Chiesa con il dominio di secolarismo, antropocentrismo e relativismo. Come dice monsignor Schneider, lo slogan di questo atteggiamento è “Sono io a decidere ciò che è vero”. Che lo dica il mondo non può stupire. Stupisce, e addolora, che il relativismo sia attivamente sostenuto e alimentato dalla Chiesa, un atteggiamento, spiega il vescovo, alla base del quale c’è la totale perdita della dimensione soprannaturale. Tra i giudizi imperdibili di Schneider segnalo quello sulla politica dei sinodi, la tanto decantata sinodalità. “A dire il vero – spiega seraficamente e onestamente il vescovo – gli incontri e i sinodi episcopali mi annoiano”. Sono infatti dominati “da un attivismo frenetico” e “offrono l’impressione di un’enorme ostentazione clericale”. Molto meglio, suggerisce, sarebbe incontrare i semplici fedeli cattolici, i giovani, le famiglie con bambini, i fedeli “assetati della bellezza di Dio, della bellezza della verità e della vita cattolica, della bellezza della liturgia”. Perché questi fedeli, pur dimenticati, maltrattati e confusi, ci sono ancora.

Ma con il suo j’accuse il vescovo non si ferma qui. A proposito del continuo ricorso ai sinodi e all’assemblearismo voluto da Francesco, Schneider aggiunge: “Per me è un segno: quando c’è carenza di fede e di desiderio del soprannaturale, carenza di amore per la preghiera, per la penitenza e per l’evangelizzazione diretta, allora i vescovi e coloro che governano la Santa Sede si gettano in attività frenetiche: sinodi, documenti, eventi continui”. Ecco, ancora una volta, l’uomo, l’umano protagonismo, al posto di Dio. Un meccanismo che Schneider paragona a una biciletta con la catena rotta: per quanto uno pedali, le ruote non girano e si resta fermi.

Nell’analisi di Schneider non poteva mancare uno sguardo al Concilio Vaticano II, anzi ben più di uno sguardo. Tutto un capitolo è dedicato all’argomento e, anche in questo caso, il vescovo non teme di dire la verità: il Concilio “sul piano dei fatti, dell’evidenza concreta, non ha portato un reale progresso spirituale nella vita della Chiesa”. Anzi, “dopo il Concilio si è scatenato un disastro pressoché a ogni livello della vita ecclesiale”.

Una delle luci del Vaticano II è stata l’enfasi posta sulla chiamata universale alla santità, e oggi, osserva Schneider, è proprio l’ora dei laici. Ci troviamo in una “situazione grottesca”: tocca alle pecore smascherare i lupi che si sono infiltrati nel gregge, “vale a dire cardinali, vescovi e sacerdoti miscredenti, apostati e dissoluti”.

Ed è paradossale che proprio i modernisti, che fino a ieri si riempivano la bocca con il protagonismo dei laici, adesso facciano intendere che i laici non si devono immischiare. Un segno di smisurato clericalismo da parte di quella che Schneider chiama la nomenklatura, l’establishment ecclesiastico progressista.

“Credo che il prossimo papa – dice Schneider gettando uno sguardo al dopo Francesco – dovrà essere pronto a morire in difesa di Cristo, della verità. Il papa dovrà chiedere a un vescovo o a un cardinale eretici di ritrattare pubblicamente i propri errori e, in caso di rifiuto, dovranno essere deposti. Se un papa agisse in questo modo, vescovi e cardinali non oserebbero dire o insegnare errori dottrinali ed eresie, avvelenando spiritualmente i fedeli”. Anche perché “più di ogni altra cosa al mondo” un gran numero di vescovi e cardinali “ama la poltrona, cioè la posizione di carriera” raggiunta.

A giudizio del vescovo Schneider, dopo le tre grandi crisi precedenti (l’ariana nel IV secolo, quella dell’epoca oscura nel X secolo e quella dell’esilio avignonese), oggi la Chiesa è alle prese con una quarta grande crisi, “un tremendo stato di confusione riguardo alla dottrina, alla morale e alla liturgia”. Il virus che ha infettato la Chiesa è il “naturalismo egoistico”, accompagnato dall’”adattamento allo spirito del mondo miscredente”, tanto che “il clero in posizione di responsabilità piega le ginocchia di fronte al mondo”. Ma la crisi attuale, tra le quattro, è la più grave, perché si risolve nella sistematica negazione di qualsiasi verità, a qualsiasi livello: dogmatico, morale e liturgico. “Il relativismo e l’indifferentismo religioso secondo cui Dio vuole positivamente la diversità delle religioni implica in definitiva la negazione del solenne e vincolante comando divino di Cristo di evangelizzare i popoli di ogni nazione e religione, senza eccezioni”. In questa crisi, in questa negazione totale della verità, come Chiesa siamo ormai immersi da più di mezzo secolo, ma “Dio avrà misericordia di noi e la crisi lentamente giungerà al termine tra dieci, venti o trent’anni. Dio sa e interverrà a suo tempo, come ha già fatto frequentemente nel corso della storia”.

Aldo Maria Valli



Aldo Maria Valli e Giovanni Zenone su Chiesa, Fede, Gesù e famiglia


Oggi alle ore 18 partecipa alla Première con Aldo Maria Valli e Giovanni Zenone che parleranno a tutto campo su Chiesa, Fede, Famiglia, testimonianza cristiana. Mezz’ora per confortarci nella fede e nell’amicizia reciproca. Per conservare e diffondere la Fede e la Speranza. Non mancare!

Gli strani casi - di Aldo Maria Valli


Aldo Maria Valli presenta il suo ultimo libro, "Gli strani casi. Storie sorprendenti e inaspettate di fede vissuta", pubblicato da Fede & Cultura. Una raccolta di storie curiose e sorprendenti di cattolici che, in giro per il mondo, senza fare rumore, danno testimonianza concreta della loro fede.

Per acquistare il libro sul sito di Fede & Cultura: https://www.fedecultura.com/Gli-strani-casi-p187164336

Per acquistare il libro su Amazon: https://amzn.to/3aIUMSk

Bergoglio e Ratzinger, il vaticanista Valli a Libero: "La guerra continuerà, chi vuole distruggere la Chiesa"

Aldo Maria Valli, autore di L'ultima battaglia
di Gianluca Veneziani

Mentre si sta consumando uno scontro epocale tra l’ala tradizionalista e quella progressista della Chiesa, Aldo Maria Valli, già vaticanista per la Rai, ha pubblicato un libro, L’ultima battaglia (Fede & Cultura, pp. 236, euro 19), che è allo stesso tempo un romanzo distopico e una fotografia inquietante della situazione attuale in Vaticano.
Nella Chiesa che lei descrive è proibito farsi il segno di croce, parlare di paradiso, pregare la Madonna e dirsi cattolici. 
«È una realtà che abbiamo già sotto gli occhi. Oggi abbiamo un papa regnante che usa lo stesso linguaggio del mondo e sostiene le tesi del pensiero dominante. In più di un’occasione il papa ha evitato di impartire in pubblico la benedizione con la formula trinitaria per non urtare la sensibilità di non credenti e appartenenti ad altre confessioni. Tutto ciò è in palese contrasto con il comando evangelico di annunciare il messaggio di salvezza dai tetti. Si tratta di un tradimento della fede».
Lei nel libro immagina la nascita di un’Eurasia islamo-cristiana. Il nostro continente rischia una sostituzione sia etnica che religiosa? 
«Certamente sì. I due processi procedono di pari passo. Se poi si tiene conto degli aspetti demografici si vede a cosa andiamo incontro. Il dialogo sembra essere il nuovo dogma imperante. Ma dialogo in vista di che cosa? Anche in questo caso dobbiamo guardare al comando di Gesù: “Andate in tutto il mondo, predicate il Vangelo a ogni creatura”. Qui invece vediamo il dialogo inteso come spogliazione progressiva del nostro patrimonio religioso e culturale».
Nel suo libro i preti possono sposarsi anche con altri uomini. Non considerare più irrinunciabile il loro celibato significa aprire la porta all’unione tra preti omosessuali? 
«Questa sembra la strada sulla quale intende avviarsi una certa Chiesa modernista. Ma si tratta di un suicidio. L’esempio viene dalle Chiese protestanti: si sono piegate al mondo, si sono identificate con il pensiero dominante, e il risultato qual è? L’ irrilevanza. Ed è davvero incredibile che, pur avendo davanti questo esempio negativo, una certa parte della Chiesa cattolica voglia intraprendere questo percorso di autodissoluzione».
Ratzinger si è espresso a favore del celibato dei preti definendolo “irrinunciabile”. A suo giudizio, sta assumendo il ruolo di antipapa?
«Che lo volesse o no, e certamente non lo voleva, presso una parte dei cattolici è ormai identificato come antipapa. Era inevitabile. La presenza di due papi porta con sé una serie di conseguenze devastanti. Chi è veramente un papa emerito? Che ruolo ha? Sulla questione specifica del celibato dei preti, così come su moltissime altre questioni, io sono d’ accordo con Benedetto XVI, ma la presenza di un papa emerito la ritengo una sciagura per la Chiesa. Dà adito a contrasti, equivoci, contrapposizioni».
Il testo di Benedetto XVI è diventato un giallo. Dalle lettere postate dal cardinale Sarah risulta che Ratzinger fosse a conoscenza della forma in cui sarebbe stato pubblicato. Eppure il segretario del papa emerito ha chiesto di ritirare la sua firma dalla pubblicazione. È in corso un tentativo di far passare Ratzinger per rimbambito? 
«Mi sembra evidente che il cardinale Sarah si è comportato correttamente. D’ altra parte, che interesse avrebbe avuto nel raggirare in qualche maniera il papa emerito? Il ritiro della firma è maturato evidentemente a causa di forti pressioni provenienti da Santa Marta (la residenza di Bergoglio, ndr). Il tentativo dello schieramento progressista è chiaro: dimostrare che il papa emerito è manipolabile e screditare Sarah in quanto cardinale papabile. Direi che l’operazione è riuscita, purtroppo».
Il caso è davvero chiuso, come ha detto Bergoglio a Repubblica, o tra Francesco e Benedetto XVI c’ è una frattura insanabile? 
«Il caso non è chiuso e non può essere chiuso. Credo che il discorso in generale sia da spostare dal caso specifico alla compresenza dei due papi che si è dimostrata ingestibile. All’esterno ci presenteranno sempre due papi che vanno d’ amore e d’accordo ma non è così, perché sono due profili completamente diversi e quindi saremo sempre esposti a una divaricazione insanabile. Senza poi considerare l’aberrazione, per un papa, di avere come portavoce Scalfari».
A breve si inaugurerà il cammino sinodale della Chiesa tedesca, in cui si discuterà di celibato dei preti, diaconato femminile, Comunione per i divorziati; 500 anni dopo Lutero, arrivano dalla Germania nuove volontà scismatiche? 
«La Germania sta giocando un ruolo centrale nel processo di auto-dissoluzione della Chiesa cattolica. Purtroppo l’anniversario della riforma luterana è stato usato in questa ottica di abbraccio mortale con il protestantesimo. Come nel caso di altre parole-talismano, quali dialogo e discernimento, la parola ecumenismo è oggi utilizzata per mettere in liquidazione la Chiesa cattolica».
Lei cominciò a manifestare perplessità sul magistero di Bergoglio dopo l’enciclica Amoris laetitia. Poi fece una scelta coraggiosa: pubblicare il memoriale dell’ex nunzio Carlo Maria Viganò sugli scandali sessuali e di pedofilia nella Chiesa. Quali sono state le conseguenze per aver osato, da vaticanista, fare il controcanto rispetto al coro che incensava Bergoglio? 
«Ho vissuto un travaglio interiore, sul piano umano e professionale. Ma la scelta di dare credito a monsignor Viganò e di pubblicare il suo rapporto mi ha alla fine donato molta serenità. Mi sono sentito dalla parte giusta. E anche se non svolgo più il ruolo di vaticanista in Rai, sono contento di aver fatto quel passo. Ne ho guadagnato in libertà».
In un altro suo libro, Come la Chiesa finì, lei racconta della fine della Chiesa portata avanti da una serie di papi tutti di nome Francesco. Un’ altra profezia? 
«Ho la netta impressione che una parte della Chiesa, anche ai vertici, stia lavorando per arrivare alla fine del cristianesimo, o per lo meno per approdare a un cristianesimo annacquato, ridotto a mero sentimentalismo. Sotto l’egida della “scelta pastorale” si sta distruggendo la dottrina, ed è chiaro che senza dottrina non può esserci alcuna pastorale. Siamo di fronte a vertici della Chiesa che lavorano perché la Chiesa sia messa in liquidazione e trasformata in qualcosa di diverso, magari in una stampella del mondialismo».
In generale, qual è la più grande contestazione da fare a Bergoglio? 
«In due parole ritengo che Francesco abbia introdotto nel magistero il relativismo, con la morale del caso per caso, che è il nemico mortale del pensiero cattolico, e l’idea che tutte le fedi alla fine si equivalgono. In più lo ha fatto attraverso l’uso dell’ambiguità, il che rende l’attacco ancora più insidioso».

Libero, 18 gennaio 2020

Foto di Paola Valli

Ci vediamo a Milano con Aldo Maria Valli!

In un futuro non troppo lontano la Chiesa cattolica è cambiata, trasformata, rinunciando ai propri valori. Riuscirà
un «piccolo gregge» di coraggiosi fedeli a combattere la buona battaglia e salvare la Fede sulla terra?
«Quando il Figlio dell’uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra?» (Lc 18, 8).

Un avvincente romanzo di Aldo Maria Valli, già vaticanista del TG1,
che sembra quasi una cronaca dei giorni nostri.
Invitiamo la S.V. alla presentazione del libro

L’ULTIMA BATTAGLIA
di Aldo Maria Valli
mercoledì 15 gennaio 2020, alle ore 18,00
nell’Auditorium Agorà
Via Valpetrosa, 3  Milano
(a 150 mt. da Piazza Duomo)

Presentato da Federico Catani, direttore “SOS Ragazzi”
e da Giovanni Zenone, direttore di Fede & Cultura

Interverrà l’Autore
L’ingresso è libero.
Vi preghiamo di far circolare questo invito tra i vostri conoscenti.

Aldo Maria Valli: L'ultima battaglia


L'intenso intervento di Aldo Maria Valli, ex vaticanista del TG1, all'8° Festival Nazionale di Fede & Cultura a Verona il 17 novembre 2019. Una testimonianza di fede e di sofferenza che è diventata un grande romanzo, L'ultima battaglia, una sorta di Blade Runner cattolico.

Per saperne di più:

Per scaricare tutti i video del Festival:

Per sostenere Fede & Cultura:

Un complotto per scristianizzare la Chiesa. Parola (romanzesca) di vaticanista

«L'ultima battaglia» racconta di un cattolicesimo senza dogmi, santi, liturgie

di Rino Cammilleri
È singolare come l'attuale pontificato abbia spaccato il fronte del vaticanisti italiani. Una cosa del genere non si era mai vista. Quelli di più antico corso, come Sandro Magister, Marco Tosatti, Aldo Maria Valli, sono tra quanti mugugnano e non nascondono la loro scarsa simpatia per il nuovo corso bergogliano. Qualche maligno potrebbe dire che tanto, loro, sugli aerei papali non ci vanno (Magister fu addirittura escluso per un periodo dalla sala stampa vaticana) e, essendo vicini alla pensione non hanno fulgide carriere (di quelle per chiamata diretta) da intraprendere.

Ai vaticanisti del dissenso non resta che esprimere la loro opinione dove e come possono, fermo restando che si tratta pur sempre di opinione qualificata di gente che ha frequentato i sacri palazzi per una vita. Qualcuno, come Aldo Maria Valli, già vaticanista del Tg1, ricorre addirittura a romanzi fantascientifici sulla scia de Il padrone del mondo di R. H. Benson. Il quale, datatissimo, al massimo poteva immaginare nel futuro, il suo (1907), macchine volanti. Perciò, certe cose vanno aggiornate. Così, il Valli ha scritto L'ultima battaglia (Fede & Cultura). Sì, il titolo non è originalissimo, è lo stesso, infatti, del capitolo finale delle Cronache di Narnia di C.S. Lewis, ma si può dire che praticamente non esiste saga d'avventure che non preveda un'«ultima battaglia». Ora, per chi non lo sapesse, Il padrone del mondo parla dell'Anticristo, e di come questo sovvertirà il cristianesimo tramite il buonismo e il politicamente corretto. Proprio papa Francesco, quasi all'inizio del suo pontificato, ne consigliò la lettura, segno che almeno lui l'aveva letto. Bene, visto che pure il papa si aspetta un Anticristo buonista e politicamente corretto, la domanda è: da dove verrà fuori? Valli sposta la questione e, se nel suo romanzo distopico si occupa di «tempi ultimi», tralascia completamente il problema dell'Anticristo. Valli immagina un futuro in cui la Chiesa ha completato la sua trasformazione in qualcos'altro. Il cattolicesimo ha perso ogni pretesa di verità assoluta e si è allineato alle altre fedi in condizioni di totale parità. Si è imposta la smart theology, una roba senza dogmi (che sono, anzi, vietati) e una liturgia diventata «buon convivio», senza Santi e senza Madonne per non turbare i fratelli separati. In nome dell'ecumenismo, della tolleranza e della fratellanza universale sono sparite le croci, le benedizioni e le preghiere. La Basilica di San Pietro è stata rinominata Tempio Numero Uno e la piazza omonima Piazza del Dialogo. I «papi emeriti» sono, al momento della vicenda, tre o quattro e alloggiano in apposito Albergo romano. I preti possono sposarsi. Anche tra loro.

Il protagonista del romanzo, infatti, è un sacerdote svedese che si è sposato con un collega americano. I due hanno un figlio, si suppone da maternità surrogata, che però viene ucciso. Da qui l'inizio del disincanto. Infatti, c'è un complotto in atto. Orditore della trama è il Primo Guardiano, quello che un tempo si chiamava camerlengo. Un monsignore, un giornalista e il comandante della guardia svizzera si alleano per sventare la congiura, che è una vera e propria trahison des clercs ai danni della fede. Così dice il protagonista: «Un tempo pensavo che la situazione fosse semplicemente sfuggita di mano, che si fosse andati un po' troppo in là con l'umanitarismo e che fosse possibile correggere la rotta, ma lentamente ho dovuto prendere coscienza di un'altra realtà: esiste un progetto. Alcune forze, alcune potenze, si sono impossessate della Chiesa per snaturarla e piegarla ai loro voleri. Molte persone buone collaborano al progetto, perché non si rendono conto di ciò che comporta e perché ritengono che sia loro dovere fidarsi in ogni caso dei pastori. Ma i fili sono tirati da chi buono non è».

La conferenza di Roma con Aldo Maria Valli

Ieri giovedì 21 novembre presso la Fondazione Lepanto a Roma si è tenuta la conferenza del Prof. Roberto De Mattei e di Aldo Maria Valli con la presenza e l'intervento del Prof. Giovanni Zenone. Una sala con 130 persone ha applaudito con affetto i relatori, in particolare Aldo Maria Valli che per lungo tempo ha autografato le copie del suo ultimo romanzo "L'ultima battaglia". Un gradevole momento conviviale ha seguito la conferenza. Ecco alcune foto della bella serata.

La cappella della Fondazione Lepanto 

Aldo Maria Valli e consorte

Una sala gremita 


Il prof. Roberto De Mattei e Aldo Maria Valli

L'intervento di Aldo Maria Valli

Invito - Roma - 21 novembre ore 18:30

Clicca per info e acquisti
Abbiamo il piacere di invitarLa ad una conferenza del dott. Aldo Maria Valli e del prof. Roberto de Mattei con il nostro direttore prof. Giovanni Zenone Ph.D., sul tema

Combattere la buona battaglia

L’incontro si svolgerà giovedì 21 novembre 2019 alle ore 18.30 presso la sala conferenze della nostra sede di Roma, Piazza Santa Balbina 8.

Sarà possibile seguire la conferenza anche in streaming al seguente link

Nel corso dell’incontro sarà presentato il libro di Aldo Maria Valli, L’ultima battaglia (Fede & Cultura, Verona 2019), dedicato a svelare, sotto forma di romanzo, il nuovo corso della Chiesa cattolica e le sue prospettive. Aldo Maria Valli, giornalista e scrittore, già vaticanista del TG1, è ideatore e responsabile del blog Duc in altum in cui quotidianamente commenta l’attualità religiosa.  

Seguirà, come di consueto, un momento conviviale.

Storia di Robert Hugh Benson. Scrittore, testimone

di Aldo Maria Valli
Robert Hugh Benson. Sacerdote, scrittore, apologeta. La biografia (Fede & Cultura, 208 pagine, 22 euro) di Luca Fumagalli, massimo esperto di Benson in Italia e studioso del cattolicesimo britannico, è un libro istruttivo e prezioso, che offre innumerevoli spunti di riflessione. Un lavoro che non solo ci racconta la vita e l’opera dell’autore de Il padrone del mondo, L’alba di tutto, Il trionfo del re e tantissimi altri libri, ma ci aiuta a entrare nell’Inghilterra di fine Ottocento e dei primi del Novecento e soprattutto nell’Inghilterra cattolica, sopravvissuta a più di tre secoli di persecuzione e finalmente in grado, anche sulla scorta delle conversioni di Newman e Manning, di assumere un ruolo di primo piano sotto il profilo religioso e culturale.
Quarto e ultimo figlio di Edward White Benson, arcivescovo di Canterbury e quindi massima autorità della Chiesa d’Inghilterra, Hugh (nato il 18 novembre 1871) diventa a sua volta pastore e parroco anglicano, ma, al contrario del padre, la fede in cui è nato e cresciuto non lo appaga mai del tutto. Due questioni lo assillano: dov’è la verità? E qual è la vera Chiesa? In quegli anni alcuni esponenti della Chiesa anglicana e della Chiesa cattolica fanno qualche tentativo di avvicinamento, ma da Roma il papa Leone XIII chiude la porta e con l’Apostolicae curae condanna come totalmente invalide le ordinazioni sacerdotali e vescovili anglicane.
Nello stesso anno dell’altolà di papa Leone, 1896, muore Benson padre, temutissimo dai figli. Per Hugh si apre una fase nuova. Con mamma e sorella parte per un viaggio. Vanno in Egitto e lì il giovane sacerdote anglicano scopre ciò che, in fondo al cuore, forse aveva sempre sospettato, ovvero che la Chiesa d’Inghilterra, al di fuori di Albione, non esiste. Si imbatte in un’umile chiesetta cattolica e avverte che è la Chiesa di Roma la vera Chiesa universale. E che i “papisti”, lungi dall’essere traditori, sono i veri eredi della Chiesa voluta da Gesù.
Continua a lavorare come pastore, ma non si sente a posto. La sua vera passione è la scrittura, e poi c’è sempre la questione della vera Chiesa. Fa un’esperienza monastica, ma non trova la pace. La Chiesa anglicana è un mosaico pieno di contraddizioni, la Chiesa di Roma invece, riunita attorno al sommo pontefice, è unità dottrinale e coerenza. Dirà: “Vedevo la Chiesa d’Inghilterra, vecchia padrona amorevole e bonaria, in atto di trattenermi al suo servizio per mezzo di tutti i vincoli umani; di contro ad essa, vedevo sfolgorante di luce la Chiesa di Roma, la Sposa di Cristo, dominatrice e autoritaria sì, ma con negli occhi e sulle labbra uno sguardo e un sorriso tanto radiosi che solo potevano riflettere una visione celeste”.
L’11 settembre 1903 nella sala capitolare di Woodchester Hugh lascia per sempre l’anglicanesimo ed è accolto nella Chiesa cattolica. Vale per lui un famoso aforisma di Newman: “Sapevo che la Chiesa cattolica era la vera Chiesa, ma non sapevo assolutamente di saperlo”. L’anno dopo diventerà sacerdote cattolico, un sacerdote alquanto atipico, che non vorrà mai diventare parroco e sarà quasi schiavo di una passione trascinante per la scrittura, una vena che non si esaurirà mai e lo farà diventare un autentico stakanovista della scrittura, anche per necessità economiche.
Il merito di Fumagalli è di non aver fabbricato un “santino” di Robert Hugh Benson. Il biografo, anzi, mostra tutti i limiti (religiosi, caratteriali, artistici) di un autore che comunque in vita ebbe un successo straordinario, sia come romanziere, sia come conferenziere e predicatore (e pensare che era timido e soffriva di una leggera balbuzie).
La morte coglierà Hugh nel 1914, a soli quarantatré anni, e sarà causata anche da ritmi di vita impossibili: ore e ore dedicate alla scrittura e a rispondere alle lettere che gli arrivavano senza sosta. Con la sensibilità attuale i suoi lavori, il cui filo conduttore è l’apologia del cattolicesimo, possono sembrare segnati da una certa ripetitività e da debole o scarso approfondimento teologico. I suoi personaggi, inoltre, appaiono spesso delineati con scarsa incisività sotto il profilo psicologico. Fumagalli è il primo a riconoscere che Benson, obbligato a scrivere per far quadrare i conti, produsse troppi romanzi perché tutti potessero risultare di buona qualità. In ogni caso all’epoca di Benson gli editori facevano a gara per pubblicarlo e non c’era casa cattolica, in Inghilterra, sui cui scaffali non ci fosse almeno una sua opera. Anche grazie a lui i “papisti” inglesi presero coraggio e si sottrassero a una condizione di inferiorità.
Da buon inglese di quel tempo, il reverendo Benson si interesserò anche allo spiritismo, con un romanzo, The Necromancers (I necromanti), che mise a tema l’inconciliabilità di fede religiosa e magia. Eppure Benson, pur considerando lo spiritismo “un pericolo mortale”, credeva negli spiriti. Da giovane, ai tempi di Cambridge, era appassionato di fantasmi  e d’altro canto proveniva da una famiglia che era immersa nello spiritismo, al punto che il padre di Hugh era stato tra i fondatori, proprio a Cambridge, della Ghost Society, una sorta di associazione di acchiappafantasmi accademici.
Quello che è il romanzo più noto di Benson, Il padrone del mondo, è una distopia sorprendente, se si pensa che fu pubblicato nel 1907. L’autore immagina un mondo futuro segnato non tanto dai problemi emergenti in quell’epoca, quali le tensioni fra nazionalismi (che porteranno alla prima guerra mondiale) e il sorgere del socialismo, ma dall’imporsi di un unico potere mondiale e di un unico pensiero che vede nel cristianesimo e nella Chiesa cattolica il nemico da colpire. Il manipolatore, inizialmente occulto, non è un politico esaltato o un dittatore feroce, ma un certo Giuliano Felsemburgh che sembra la bontà in persona. È l’uomo del dialogo, dell’umanitarismo, della fratellanza universale. Ma si dà il caso che sia anche l’Anticristo. Ce n’è abbastanza per sostenere a buon diritto che il timido Benson è stato, dopo tutto, lungimirante.
Per farsi perdonare dai cattolici rimasti scioccati da Il padrine del mondo, Hugh produsse poi L’alba di tutto, nel quale immaginò un mondo futuro (attorno al 1973) quasi interamente cattolico, con la Chiesa riconosciuta come autorità morale superiore. Il romanzo, annota Fumagalli, ha l’aria di “un saggio sotto mentite spoglie” e risulta a tratti pesante, ma è un caso più unico che raro di utopia cattolica.
“Indubitabilmente aveva grandi talenti” scrisse il Times nel necrologio di Benson. E forse, anche se lui era convinto del contrario, fu ancora più grande dal pulpito che con la penna in mano. “Come predicatore – fu scritto di lui – era la personificazione dell’amore di Dio… I suoi sermoni erano per gli ascoltatori un piacere. Era capace di farli interessare perché lui stesso era interessato; predicava di fare il bene non solo a ciascuno dei presenti, ma anche a Robert Hugh Benson in persona”.
Strenuo difensore della Chiesa cattolica, come solo i convertiti sanno esserlo, Benson ovviamente è stato a lungo trascurato nell’epoca dell’ecumenismo trionfante e dell’esaltazione del dialogo. Come se di lui ci si dovesse vergognare. Ma è tempo di riscoprirlo.
L’epitaffio sulla lapide della sua tomba, nell’amatissima residenza di Hare Street, contiene tutto ciò che per lui contò: “Hic jacet / Robertus Hugo Benson / Sacerdos Catholicae / Et Romanae Ecclesiae / Peccator Expectans Ad(ventum) / Revelationem Filiorum Dei” (“Qui giace Robert Hugh Benson, sacerdote della Chiesa cattolica e romana, peccatore che attende la rivelazione dei figli di Dio”).

“L’ultima battaglia”, il nuovo romanzo di Aldo Maria Valli

di Paolo Gulisano
La letteratura distopica è tra le più affascinanti forme di narrativa. Una letteratura che fa riflettere, da 1984 di Orwell a Fahreneit 451 di Bradbury passando da Il mondo nuovo di Huxley e Il padrone del mondo di R.H. Benson. Queste distopie del ‘900 sembrano in parte essersi avverate nel nostro tempo. La nostra epoca sembra vedere nascere un mito speculare a quello dell’onnipotenza dell’uomo artefice della storia, quello della sua impotenza di fronte alla complessità del mondo. Una sorte di sindrome bipolare, per cui si passa da un’esaltazione della scienza e della tecnica a una sorta di depressione collettiva, una rassegnazione di fronte a quella che il sociologo Zygmunt Bauman ha descritto come Società liquida. Una società che sembra essere caratterizzata da un profondo disprezzo per la religione.

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C’è tuttavia una ulteriore narrazione distopica che vede la religiosità minacciata al suo stesso interno. Meglio ancora: non un vago senso religioso, ma è proprio la Chiesa Cattolica che sta vivendo tempi duri, dove una fede bimillenaria è messa radicalmente in discussione. Tempi duri o tempi ultimi? Questa è la riflessione di fondo di Aldo Maria Valli, che dopo esserti cimentato una prima volta con il genere distopico con Come la Chiesa finì, è nuovamente alle prese con questo genere di narrativa, dell’immaginario ma non troppo con il volume L’ultima battaglia, edito da Fede & Cultura (240 pagine, 19 euro). In questo libro si avverte chiaramente la profonda conoscenza delle cose vaticane di Valli, che ha alle spalle una lunga carriera di vaticanista. Recentemente il giornalista ha conosciuto uno strano incidente di percorso, con il trasferimento alla redazione sportiva della RAI. Chissà se questa misura inspiegabile ha a che fare con le riflessioni critiche sulla attuale situazione della Chiesa e dei suoi vertici espressa nei suoi scritti, in particolare sul suo interessantissimo blog Duc in altum.

Valli ha riversato nella vicenda di questo romanzo tutti i timori, i dispiaceri, ma anche le speranze a riguardo della fede cattolica e della Chiesa. Un romanzo di fantasia, proiettato in una Roma immaginaria di un futuro non ben precisato, un romanzo distopico, ma che non si allontana troppo dall’oggi. Un futuro che per certi aspetti è già qui e per altri è appena dietro l’angolo. Un esempio di fanta-religione, che descrive la grande apostasia della Chiesa cattolica. Nel libro emerge la realtà di forze potenti al lavoro per estirpare dal mondo Cristo: la Loggia, e la Confraternita, che opera all’interno della Chiesa stessa, e che ricorda qualche conventicola che nel recente passato frequentava amene località elvetiche. Il riferimento alla massoneria e alla lobby gay è trasparente. Sono associazioni che utilizzano e strumentalizzano la Chiesa per i loro fini di potere e per operare la grande rivoluzione: sostituire Dio con l’uomo. Da questo punto di vista, posso dire che nella prima riga del romanzo c’è già tutto il contenuto dell’opera. Da buon cronista televisivo Valli sembra abbia voluto applicare anche alla narrativa la regola aurea di un servizio di quindici righe: la notizia prima di tutto. Nel libro si avvertono diversi echi autobiografici, come la figura di un vaticanista spagnolo che viene licenziato solo per avere cercato di vedere chiaro nell’operato dei vertici vaticani.

Per dare vita ad altri personaggi l’autore ha sicuramente attinto alle esperienze personali vissute nel corso degfli anni: monsignori infingardi, teologi alla moda, esponenti di quella che nel romanzo viene chiamata Smart Theology: la teologia accattivante, simpatica, che vuole piacere. Ci sono anche tuttavia personaggi positivi, che esprimono la fede dei semplici, che dimostrano che la Chiesa, nonostante le tante infedeltà dei suoi membri, può contare sempre su un esercito composto da tanti soldati semplici silenziosi e buoni. Valli mette in luce la generosità e la lealtà di una donna che, pur scombussolata a causa di certe derive dei pastori, nemmeno per un attimo pensa di ritirarsi o di polemizzare, ma si mette in gioco e continua a lavorare nella vigna del Signore.

In una conversazione con l’autore, Aldo Maria Valli ci ha confidato di essere stato ispirato dalle considerazioni che Joseph Ratzinger fece nel 1969, ai microfoni della radio tedesca, quando profetizzò la fine della Chiesa così come l’abbiamo conosciuta. Avremo presto, disse il futuro papa, preti ridotti al ruolo di assistenti sociali e il messaggio di fede ridotto a visione politica. Tutto sembrerà perduto, ma al momento opportuno, proprio nella fase più drammatica della crisi, la Chiesa rinascerà. Sarà più piccola, più povera, quasi catacombale, ma anche più santa. Perché non sarà più la Chiesa di chi cerca di piacere al mondo, ma la Chiesa dei fedeli a Dio e alla sua legge eterna. La rinascita sarà opera di un piccolo resto, apparentemente insignificante eppure indomito, passato attraverso un processo di purificazione. Perché è così che opera Dio.

Contro il male, resiste un piccolo gregge. Valli sembra aver fatto propria l’idea di Robert Hugh Benson e di altri autori distopici, ma dando una nuova speranza. Il libro è quindi in polemica, rispettosa ma decisa, nei confronti di un certo misericordismo che va per la maggiore, secondo il quale Dio accoglie ma non giudica e noi stessi dovremmo essere non giudicanti. In realtà Dio giudica eccome, e tutta la nostra esperienza di fede è giudizio e valutazione su ogni singolo aspetto del nostro essere persone.

In conclusione, senza svelare nulla ovviamente della trama del libro, che si presenta come un ottimo Giallo, in queste pagine – che ci rivelano che le battaglie, come gli esami, non finiscono mai – è centrale l’elemento del giudizio divino. Un messaggio forte che si vuole contrapporre a un’idea di Chiesa zuccherosa e “amica”, secondo la quale il timor di Dio e l’ira di Dio sono cose superate. Ma è centrale anche il tema del male, del mysterium iniquitatis, secondo le parole di san Paolo. La parola iniquità oggi la intendiamo in senso sociale, politico ed economico, ma prima di tutto ha un significato teologico. La mancanza di equità, la mancanza di giustizia, ha la massima espressione nel negare a Dio il posto che gli compete, ossia il ruolo di creatore e giudice. La più grande ingiustizia, dunque, è proprio negare Dio, sopprimere il padrone della vigna e pretendere di mettersi al suo posto. Tentazione sempre risorgente, perché il grande seduttore non è uno che si arrenda facilmente. Questa battaglia che dà il titolo al romanzo è dunque la battaglia contro la più insidiosa delle idolatrie, la pretesa di sostituire Dio con altro, è l’antica seduzione diabolica del “sarete come Dio…”

Così Aldo Maria Valli ci regala questa storia impressionante, rivelandosi narratore di razza, mostrandoci lo sfacelo della Chiesa, così come scenari della globalizzazione, di un pensiero unico dove non si lascia spazio né parola o significatività a chi non si adegua a questo pensiero, a questo dettame apparentemente buono, umanitario e tollerante, in realtà profondamente intollerante. Ci mostra un mondo che ha rifiutato conoscenza, bellezza e verità, e soprattutto ha rifiutato Dio. Ma insieme a questo ci mostra che nell’uomo c’è un barlume riflesso della luce divina che non può spegnersi. Un romanzo significativo non solo tanto per i messaggi piuttosto evidenti che vuole trasmettere, ma anche per il fatto che vuole ridestare nel lettore il desiderio della verità.

Articolo tratto da Ricognizioni, 18 novembre 2019

Cronaca futura di una Chiesa apostata nel romanzo di Valli


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“Quando il Figlio dell'uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?”. Queste parole del Vangelo di Luca risuonano da quasi duemila anni. Aldo Maria Valli, giornalista profondo conoscitore della Chiesa, nel suo nuovo romanzo, L'ultima battaglia, torna ad immaginare una futura apostasia della Chiesa. E la resistenza di un piccolo gregge.
di Paolo Gulisano
“Quando il Figlio dell'uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?” Queste parole del Vangelo di Luca risuonano da quasi duemila anni, come un monito, come una pungente domanda che ci costringe a guardare con attenzione estrema alla realtà. Negli ultimi tempi, queste parole stanno assumendo una valenza quasi drammatica. Nella Chiesa si diffonde sempre più un pensiero non-cattolico (lo aveva già segnalato Paolo VI) e tra i fedeli si diffondono timori e perplessità.
Aldo Maria Valli, giornalista profondo conoscitore della Chiesa, della sua bellezza ma anche delle sue miserie, per molti anni vaticanista per essere di recente trasferito alla redazione sportiva della RAI, ha trasformato queste domande e preoccupazioni in un libro. Valli è autore di numerosi saggi, ma questa volta per parlare del futuro (e del presente) della Chiesa, ha scelto la forma della narrativa. L’ultima battaglia (editrice Fede & Cultura) è il romanzo appena uscito che ci rivela un Valli sorprendente narratore, capace di confezionare un romanzo di fantastoria avvincente come un Giallo e profondo

Il Cielo in una stanza. La vita di Maria Valtorta

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di Aldo Maria Valli
Immaginate una giovane donna che, a poco più di vent’anni, subisce un’aggressione e ne resta segnata per tutta la vita. Immaginate che, pur costretta a letto, immobilizzata e in preda a sofferenze inaudite, continui a pregare e a mantenere viva la propria fede. Immaginate anche che a un certo punto, in un Venerdì Santo, abbia una locuzione interiore e quella voce la esorti a scrivere. Immaginate che la donna produca così, come sotto dettatura, migliaia e migliaia di pagine, scritte sempre e solo con la stilografica, nelle quali il Vangelo è ripercorso in modo del tutto nuovo e originale, come se la donna si trovasse sul posto, al tempo di Gesù, e potesse

L'ultima battaglia - di Aldo Maria Valli


Un travolgente romanzo, una sorta di Blade runner cattolico, una Chiesa che ha superato tutti i suoi limiti, un assassinio efferato, un sacerdote in crisi, quattro papi emeriti in Vaticano, il capitano delle guardie svizzere, un giornalista investigatore. Dove ci porterà la chiesa del 22° secolo? Non ti perdere il romanzo di Aldo Maria Valli! https://fedecultura.com/Lultima-battaglia-p150268914

8° Festival nazionale di Fede & Cultura


Iscriviti adesso all'8° Festival nazionale di Fede & Cultura che sarà a Verona domenica 17 novembre 2019! Aldo Maria Valli, Mons. Nicola Bux, Don Ernesto Zucchini, Stefano Fontana, Ettore Gotti Tedeschi e molti altri grandi cattolici e apologeti per una giornata di Fede, cultura e spiritualità!!! Prenotazioni da ora stesso! https://associazione.ecwid.com/Contributo-8°-Festival-nazionale-di-Fede-&-Cultura-p121587993

Preti sposati, etero e omo

“I chierici,” stabiliva il canone, “sono tenuti all’obbligo di osservare la continenza perfetta e perpetua per il regno dei cieli, perciò sono vincolati al celibato, che è un dono particolare di Dio.” Ma il comma 1 aggiungeva subito dopo: “Tutto ciò salvo i casi in cui i chierici avvertano la chiamata all’amore coniugale in tutte le sue forme e giudichino, in coscienza, di poter così aderire più facilmente alla missione con cuore colmo di gioia.”
Era stata una bella rivoluzione, sì, quel Nuovissimo codice di diritto canonico. Ed ecco perché i presbiteri uxorati, etero e omo, erano chiamati volgarmente “comma uno”. E i loro figli “figli del comma uno”.
Da "L'ultima battaglia", di Aldo Maria Valli

Il mio nuovo libro: “L’ultima battaglia”

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di Aldo Maria Valli
Cari amici di Duc in altum, sono lieto di annunciare l’uscita del mio nuovo libro: L’ultima battaglia (casa editrice Fede & Cultura, 240 pagine, 19 euro), già ora disponibile presso l’editore mentre nelle librerie lo sarà dal 3 ottobre.

È un romanzo, ambientato in un futuro imprecisato, ma non troppo lontano, nel quale gli umani convivono con i cyborg, si viaggia con l’hyperloop e la Chiesa cattolica è cambiata, trasformata da una riforma interreligiosa e umanitaria che, in nome dell’ecumenismo, della tolleranza e della fratellanza

Ci siamo spostati dopo 13 anni

Cari amici, era il 2 novembre 2009 quando prendevamo in mano questo blog e gli davamo una nuova vita, come "voce culturale ufficiale...