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L'Anticristo di Socci si trova nei libri di Fede & Cultura!

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Europeista, Umanista ed Ecologista: l'identikit dell'Anticristo del 2000 tracciato da Solovev e rilanciato dal cardinale Biffi e da Benedetto XVI 

Antonio Socci da "Il dio Mercato, la Chiesa e l'Anticristo" (Rizzoli)
Il racconto dell'Anticristo di Solov'ëv fu pubblicato nel 1900 e Il padrone del mondo di Benson nel 1907. Ma entrambi collocano temporalmente i loro romanzi attorno all'anno 2000.
In entrambi i romanzi – al tempo in cui si svolge la storia – «il papato era stato scacciato da Roma». Inoltre l'Imperatore/Anticristo di Solov'ëv viene eletto presidente degli Stati Uniti d'Europa (da lì s'impadronisce del mondo intero e pure delle Chiese) e anche Julian Felsenburgh, che è l'Anticristo di Benson, ne Il padrone del mondo, diventerà presidente dell'Europa (da lì poi presidente del governo mondiale).
Egualmente, in questi anni recenti, Michael O'Brien, nel suo romanzo L'inviato (ultimo di una trilogia) rappresenta l'Anticristo come «Presidente dell'Unione europea, leader politico mondiale che predica un nuovo mondo e il superamento di tutte le differenze in chiave umanitaria».
Dunque, come oggi O'Brien, quei due autori, agli inizi del Novecento, prefiguravano la possibilità che l'Europa, dopo essere stata per due millenni la terra cristiana per eccellenza, (…) potesse diventare, a cavallo del 2000, la terra dell'apostasia dalla fede, la guida e l'esempio della scristianizzazione del mondo. E che tutto questo potesse avvenire nel nome di un umanitarismo senza Cristo, in nome di un'ideologia filantropica, ecumenica, ecologista, oggi diremmo «politicamente corretta», avversa al cristianesimo. (…) Un avvertimento profetico?
È martedì 27 febbraio 2007. Il cardinale Giacomo Biffi sta tenendo gli esercizi spirituali alla Curia romana. Benedetto XVI, che lo ha scelto per questo compito, lo ascolta attentamente.
Il cardinale introduce un filosofo a lui caro (…): si tratta del russo Vladimir Sergeevicˇ Solov'ëv (1853-1900). Autore de Il racconto dell'Anticristo (…). Addirittura Biffi pone come titolo a questa meditazione L'ammonimento profetico di Solov'ëv, riconoscendo dunque un valore fortissimo al suo insegnamento (…).

Ma in che cosa consiste la profezia? Il cardinale Biffi ricorda che alla fine dell'Ottocento dominava un euforico ottimismo: si «prevedeva per il secolo che stava per iniziare un avvenire di progresso, di prosperità, di pace».
Lo scrittore russo, invece, (…) «prevede che il secolo XX sarà contrassegnato da grandi guerre, da grandi rivoluzioni cruente, da grandi lotte civili».

È esattamente ciò che è avvenuto (…). Ma lo scrittore in quell'opera va oltre e centra perfettamente anche un'altra «profezia». Infatti – spiega il cardinale Biffi – vi si legge che «sul finire del secolo, i popoli europei – persuasi dei gravi danni derivati dalle loro rivalità – daranno origine, egli dice, agli Stati Uniti d'Europa. "Ma […] i problemi della vita e della morte (…) rimangono come per l'addietro senza soluzione. Viene in luce soltanto un unico risultato importante, ma di carattere negativo: il completo fallimento del materialismo teoretico. Ciò non comporterà però l'estendersi e l'irrobustirsi della fede. Al contrario, l'incredulità sarà dilagante. Sicché, alla fine si profila per la civiltà europea una situazione che potremmo definire di vuoto. In questo vuoto appunto emerge e si afferma la presenza e l'azione dell'Anticristo».
Un'Europa unita, scristianizzata e nichilista, dopo il crollo del materialismo, diventa dunque il trampolino di lancio dell'Anticristo per Solov'ëv che parla espressamente di abbattimento degli Stati nazionali e delle identità nazionali (le «vecchie tradizionali strutture del mondo in nazioni separate»),a vantaggio di una «organizzazione internazionale […] di tutta la popolazione europea» chiamata «Stati Uniti d'Europa», e poi prospetta vagamente un'analoga «unificazione» del mondo intero (potremmo chiamarla «globalizzazione»).
(…) Le caratteristiche dell'Anticristo di Solov'ëv sono sorprendenti (…). Potremmo definirlo oggi un campione dell'umanitarismo progressista, un messia dell'ecumenismo politically correct, un perfetto simbolo dell'ideologia attualmente dominante (…)
Era anche «un convinto spiritualista» con «altissime dimostrazioni di moderazione, di disinteresse e di attiva beneficienza». E il suo spirito ecumenico lo porterà a voler unire tutte le diverse confessioni. (…)
Ripeto: a riproporre tale profezia è uno dei più autorevoli cardinali della Chiesa cattolica (…) tenendo gli esercizi spirituali per la Curia romana, davanti a Benedetto XVI, nel febbraio 2007.
Questo episodio ha anche – come sfondo storico – la «battaglia culturale» che Giovanni Paolo II prima e Benedetto XVI poi hanno combattuto dagli anni Novanta del XX secolo attorno al tema delle «radici cristiane» dell'Europa. (…) Un'epocale questione spirituale e politica.
Infatti, con il crollo del Muro di Berlino e del comunismo, quella che era la Comunità economica europea, nata dai Trattati di Roma del 1957, nata peraltro su spinta americana in contrapposizione al blocco dell'Est europeo, con un'identità cristiana legata alle diverse Dc che governavano l'Europa occidentale e con la limitazione a una cooperazione economica fra Stati (nel rispetto della sovranità e dell'identità di ogni singolo Stato), si trasforma radicalmente.
La svolta è realizzata con il Trattato di Maastricht del 1992, quando nasce l'Unione europea. Una struttura tecnocratica – a egemonia franco-tedesca – che svuota progressivamente le sovranità degli Stati, sottraendo a essi anche la sovranità monetaria (con la nascita dell'euro) e la politica economica.
L'impronta ideologica della Ue è per un verso mercatista – in quanto sottomette gli Stati alla sovranità assoluta dei mercati –, per altro verso fortemente laicista, rispecchiando così le due corsie della globalizzazione:deregulation finanziaria e deregulation antropologica.
Così (…) «il sogno dei padri storici e autentici dell'idea d'Europa è rimasto irrealizzato e, per di più» scrive Renato Cristin «è diventato l'incubo dei popoli europei di oggi.»
(…) Il mese dopo quegli esercizi spirituali, il 24 marzo, Benedetto XVI tenne un discorso agli episcopati europei in occasione del 50° anniversario della firma dei Trattati di Roma (25 marzo 1957).
Benedetto XVI elencò le criticità che si erano manifestate con la nuova Unione europea nata nel 1992, a partire dal grave crollo demografico («Si deve purtroppo constatare che l'Europa sembra incamminata su una via che potrebbe portarla al congedo dalla storia») che ha pure enormi ricadute economiche (…).
Benedetto XVI mise infine il dito nella piaga: "Il processo stesso di unificazione europea si rivela non da tutti condiviso, per l'impressione diffusa che vari 'capitoli' del progetto europeo siano stati 'scritti' senza tener adeguato conto delle attese dei cittadini. Da tutto ciò emerge chiaramente che non si può pensare di edificare un'autentica 'casa comune' europea trascurando l'identità propria dei popoli di questo nostro Continente. Si tratta infatti di un'identità storica, culturale e morale".
(…) Pochi mesi dopo, nel novembre dello stesso anno, papa Ratzinger pubblicava la sua enciclica Spe salvi nella quale – anch'egli – evocava, a un certo punto, a sorpresa, l'Anticristo e lo faceva – significativamente – con una citazione di Immanuel Kant (…): "Se il cristianesimo un giorno dovesse arrivare a non essere più degno di amore […] allora il pensiero dominante degli uomini dovrebbe diventare quello di un rifiuto e di un'opposizione contro di esso; e l'anticristo […] inaugurerebbe il suo, pur breve, regime (fondato presumibilmente sulla paura e sull'egoismo). In seguito, però, poiché il cristianesimo, pur essendo stato destinato a essere la religione universale, di fatto non sarebbe stato aiutato dal destino a diventarlo, potrebbe verificarsi, sotto l'aspetto morale, la fine (perversa) di tutte le cose".










Spiritismo, fantasmi e magia: il lato “occulto” di mons. Robert Hugh Benson

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di Luca Fumagalli
Nella vasta bibliografia di Robert Hugh Benson (1871-1914), autore del celebre Il Padrone del mondo, vi è un romanzo, I necromanti, interamente dedicato al tema dello spiritismo. Il libro, la cui prima edizione risale al 1909, narra del conflitto tra due mondi inconciliabili, quello della Fede e della magia, che, cortocircuitando, generano i mostri di un racconto gotico che non è paragonabile a nessun’altra opera del monsignore inglese.


Il tema della narrazione era stato anticipato da Spiritualism, un articolo pubblicato da Benson sulle colonne del «Dublin Review». Affrontando la questione del soprannaturale secondo il punto di vista cattolico, l’autore – che considerava lo spiritismo «un pericolo grande e mortale» – si dichiarava certo dell’esistenza degli spiriti, capaci di mostrarsi e di offrire un’interazione vera e immediata con i vivi. La Chiesa non nega in via teorica la possibilità di mettersi in contatto con i defunti attraverso pratiche magiche. Il vero problema non sono gli inganni dai ciarlatani, quanto capire che dietro tali azioni si cela il desiderio compiaciuto dell’autodivinizzazione e, non meno importante, il rischio di perdere l’anima.

Lo spiritismo era approdato in Inghilterra a metà del XIX secolo, quando dall’America erano giunti alcuni famosi medium. Divenne rapidamente un fenomeno di moda – tanto da attrarre intellettuali del calibro di Arthur Conan Doyle – un’opportunità per sfuggire al ferreo razionalismo dell’Età vittoriana, stemperando le tensioni sociali e liberandosi dalle repressioni morali. Proprio per queste ragioni chi partecipava alle sedute non era interessato alla veridicità della natura paranormale del fenomeno, ma cercava più semplicemente lo stupore, l’evasione dalla banalità del quotidiano.


Gli incontri, che spesso si tenevano nei salotti dell’alta società, avevano come scopo quello di evocare il fantasma di un defunto. La stanza era preventivamente purificata con l’incenso e, per aiutare la concentrazione dei convenuti, luci soffuse e candele completavano l’atmosfera. La seduta era guidata da un capogruppo, un medium capace di mettersi in contatto con il mondo degli spiriti, mentre tutti gli avvenimenti erano registrati da un segretario. Non rara era anche la presenza di un medico, pronto a intervenire in caso di necessità.


Lo stesso Benson, al contempo credulone e sospettoso, proveniva da una famiglia profondamente immersa nella moda vittoriana per lo spiritismo. Scrive a tal proposito il gesuita C. C. Martindale: «Suo padre aveva fondato la Ghost Society; il professor Henry Sidgwick aveva fondato la Society for Psychical Research. Mrs. Sidgwick, sua zia, ne era il presidente; le esperienze psichiche della signora Benson erano considerevoli; l’interesse per il trascendente dei due fratelli di Hugh è familiare a tutti i lettori dei loro libri».

Anche Benson aveva coltivato una passione per la magia e i fantasmi sin da quando era studente a Cambridge (persino la Hare Street House, la dimora dei suoi ultimi anni, si diceva fosse infestata). Qualcuno crede che tale interesse durò persino dopo la sua morte, dal momento che tra gli anni Quaranta e Cinquanta videro la luce vari libretti scritti dal medium Anthony Borgia sotto la presunta dettatura dello spirito del monsignore.

Stando alla testimonianza di Vyvyan Holland, pure ai tempi dell’amicizia con Frederick Rolfe, lo stravagante scrittore meglio noto con lo pseudonimo di Baron Corvo, la curiosità di Benson per l’occulto era vivissima: «Nel 1906 […] padre Benson era profondamente assorbito in ogni genere di questioni riguardanti la magia, la necromanzia e lo spiritismo, e dedicava buona parte del suo tempo a leggere libri su questi argomenti. […] La storia di gran lunga più interessante che Benson mi raccontò a questo proposito fu un esperimento di magia bianca che aveva compiuto su richiesta di Rolfe. […] L’esperimento consisteva principalmente nella ripetizione di alcune preghiere e nel seguire un periodo di contemplazione religiosa, e padre Benson non vide niente di male nel portarlo a compimento. C’erano anche delle prescrizioni riguardanti l’ora in cui ci si doveva alzare e coricare, e alcuni cibi e bevande che dovevano essere evitati. Ricordo che ogni genere di alcolico era proibito. La durata di questo regime andava dai dieci ai quattordici giorni. Alla fine del periodo prescritto, padre Benson mi disse di aver distintamente visto una bianca figura, i cui lineamenti non erano ben visibili, avanzare a cavallo fino al centro della sua camera e lì fermarsi per circa mezzo minuto prima di dissolversi lentamente. […] Ho riferito questa storia come mi è stata raccontata. Secondo me padre Benson, in quel periodo, si dedicava troppo alla studio della mistica e si trovava in uno stato di grande nervosismo».


Più o meno allo stesso periodo risale l’incontro tra il monsignore e un altro inquietante artista, Austin Osman Spare. Come scrive Massimo Introvigne ne Il cappello del mago, «Spare, secondo le sue stesse dichiarazioni, avrebbe ricevuto un’iniziazione stregonica in giovanissima età da una certa signora Paterson – una vecchia che aveva la capacità di trasformarsi in una sensuale e bellissima fanciulla – ed a partire dal 1905 aveva alternato produzioni poetiche e dipinti di carattere erotico-occultistico. All’epoca delle sue prime produzioni il giovane artista veniva talora accolto nella casa del reverendo Robert Hugh Benson […], che aveva studiato a lungo – per attaccarlo – il mondo occultistico e massonico. A torto o a ragione, la sua casa era ritenuta stregata, e Benson, resosi conto delle facoltà “stregoniche” di Spare, poté presentarlo a vari esponenti del dubbio mondo su cui conduceva i suoi studi».

Altro personaggio bizzarro che il monsignore ebbe modo di frequentare fu la scrittrice Marie Corelli, emblema del decadentismo edoardiano e, pure lei, appassionata indagatrice dell’occulto.

Che Benson sul tema dello spiritismo avesse le idee un po’ confuse lo dimostra perfettamente l’articolo A Modern Theory of Human Personality, scritto nel 1907 per il «Dublin Review». Tra psicologia e occulto l’autore tenta in modo un po’ raffazzonato di dimostrare la possibilità di accordare col tempo la ricerca scientifica e il cattolicesimo.

Tra l’altro simili ambiguità sono presenti in un paio delle sue opere narrative meno conosciute. Nel racconto di Monsignor Maxwell contenuto nella raccolta A Mirror of Shalott, a tema fantasmi, e in A Winnowng, uno dei suoi ultimi romanzi, si parla di sofferenza, apostasia, sacrifici, peccati e miracoli secondo una prospettiva distorta, chiaramente influenzata dalla dottrina della “sostituzione mistica” dell’eretico Abbé Boullan (in cui Benson era probabilmente incappato leggendo Santa Ludovina di Huysmans). Anche nel volume d’esordio del monsignore, La luce invisibile (1903) – in seguito ripudiato dallo stesso autore – talvolta si confonde in maniera eccessivamente disinvolta il misticismo cristiano col paranormale.


Simili errori – determinati da una cultura teologica lacunosa e da letture troppo vaste ed indiscriminate – sono tuttavia episodici, a volte addirittura contraddetti dallo stesso Benson, che in altri testi offre un’esposizione perfettamente ortodossa della dottrina cattolica.

I necromanti, in questo senso, costituisce un ottimo esempio, anche e soprattutto per lo spirito apologetico che lo attraversa. Secondo Shane Leslie, esso «rappresenta un lato vivido e deliberato dello sguardo di padre Benson sul sovrannaturale. La sua accettazione del mistero di un mondo nascosto comprende una franca ammissione di scomode verità sullo spiritismo. […] Da cattolico rifiutava lo spiritismo, una delle opere del maligno, ma il suo interesse per i meccanismi sottesi ad esso non cessarono, culminando nella più macabra delle sue opere».

Storia di Robert Hugh Benson. Scrittore, testimone

di Aldo Maria Valli
Robert Hugh Benson. Sacerdote, scrittore, apologeta. La biografia (Fede & Cultura, 208 pagine, 22 euro) di Luca Fumagalli, massimo esperto di Benson in Italia e studioso del cattolicesimo britannico, è un libro istruttivo e prezioso, che offre innumerevoli spunti di riflessione. Un lavoro che non solo ci racconta la vita e l’opera dell’autore de Il padrone del mondo, L’alba di tutto, Il trionfo del re e tantissimi altri libri, ma ci aiuta a entrare nell’Inghilterra di fine Ottocento e dei primi del Novecento e soprattutto nell’Inghilterra cattolica, sopravvissuta a più di tre secoli di persecuzione e finalmente in grado, anche sulla scorta delle conversioni di Newman e Manning, di assumere un ruolo di primo piano sotto il profilo religioso e culturale.
Quarto e ultimo figlio di Edward White Benson, arcivescovo di Canterbury e quindi massima autorità della Chiesa d’Inghilterra, Hugh (nato il 18 novembre 1871) diventa a sua volta pastore e parroco anglicano, ma, al contrario del padre, la fede in cui è nato e cresciuto non lo appaga mai del tutto. Due questioni lo assillano: dov’è la verità? E qual è la vera Chiesa? In quegli anni alcuni esponenti della Chiesa anglicana e della Chiesa cattolica fanno qualche tentativo di avvicinamento, ma da Roma il papa Leone XIII chiude la porta e con l’Apostolicae curae condanna come totalmente invalide le ordinazioni sacerdotali e vescovili anglicane.
Nello stesso anno dell’altolà di papa Leone, 1896, muore Benson padre, temutissimo dai figli. Per Hugh si apre una fase nuova. Con mamma e sorella parte per un viaggio. Vanno in Egitto e lì il giovane sacerdote anglicano scopre ciò che, in fondo al cuore, forse aveva sempre sospettato, ovvero che la Chiesa d’Inghilterra, al di fuori di Albione, non esiste. Si imbatte in un’umile chiesetta cattolica e avverte che è la Chiesa di Roma la vera Chiesa universale. E che i “papisti”, lungi dall’essere traditori, sono i veri eredi della Chiesa voluta da Gesù.
Continua a lavorare come pastore, ma non si sente a posto. La sua vera passione è la scrittura, e poi c’è sempre la questione della vera Chiesa. Fa un’esperienza monastica, ma non trova la pace. La Chiesa anglicana è un mosaico pieno di contraddizioni, la Chiesa di Roma invece, riunita attorno al sommo pontefice, è unità dottrinale e coerenza. Dirà: “Vedevo la Chiesa d’Inghilterra, vecchia padrona amorevole e bonaria, in atto di trattenermi al suo servizio per mezzo di tutti i vincoli umani; di contro ad essa, vedevo sfolgorante di luce la Chiesa di Roma, la Sposa di Cristo, dominatrice e autoritaria sì, ma con negli occhi e sulle labbra uno sguardo e un sorriso tanto radiosi che solo potevano riflettere una visione celeste”.
L’11 settembre 1903 nella sala capitolare di Woodchester Hugh lascia per sempre l’anglicanesimo ed è accolto nella Chiesa cattolica. Vale per lui un famoso aforisma di Newman: “Sapevo che la Chiesa cattolica era la vera Chiesa, ma non sapevo assolutamente di saperlo”. L’anno dopo diventerà sacerdote cattolico, un sacerdote alquanto atipico, che non vorrà mai diventare parroco e sarà quasi schiavo di una passione trascinante per la scrittura, una vena che non si esaurirà mai e lo farà diventare un autentico stakanovista della scrittura, anche per necessità economiche.
Il merito di Fumagalli è di non aver fabbricato un “santino” di Robert Hugh Benson. Il biografo, anzi, mostra tutti i limiti (religiosi, caratteriali, artistici) di un autore che comunque in vita ebbe un successo straordinario, sia come romanziere, sia come conferenziere e predicatore (e pensare che era timido e soffriva di una leggera balbuzie).
La morte coglierà Hugh nel 1914, a soli quarantatré anni, e sarà causata anche da ritmi di vita impossibili: ore e ore dedicate alla scrittura e a rispondere alle lettere che gli arrivavano senza sosta. Con la sensibilità attuale i suoi lavori, il cui filo conduttore è l’apologia del cattolicesimo, possono sembrare segnati da una certa ripetitività e da debole o scarso approfondimento teologico. I suoi personaggi, inoltre, appaiono spesso delineati con scarsa incisività sotto il profilo psicologico. Fumagalli è il primo a riconoscere che Benson, obbligato a scrivere per far quadrare i conti, produsse troppi romanzi perché tutti potessero risultare di buona qualità. In ogni caso all’epoca di Benson gli editori facevano a gara per pubblicarlo e non c’era casa cattolica, in Inghilterra, sui cui scaffali non ci fosse almeno una sua opera. Anche grazie a lui i “papisti” inglesi presero coraggio e si sottrassero a una condizione di inferiorità.
Da buon inglese di quel tempo, il reverendo Benson si interesserò anche allo spiritismo, con un romanzo, The Necromancers (I necromanti), che mise a tema l’inconciliabilità di fede religiosa e magia. Eppure Benson, pur considerando lo spiritismo “un pericolo mortale”, credeva negli spiriti. Da giovane, ai tempi di Cambridge, era appassionato di fantasmi  e d’altro canto proveniva da una famiglia che era immersa nello spiritismo, al punto che il padre di Hugh era stato tra i fondatori, proprio a Cambridge, della Ghost Society, una sorta di associazione di acchiappafantasmi accademici.
Quello che è il romanzo più noto di Benson, Il padrone del mondo, è una distopia sorprendente, se si pensa che fu pubblicato nel 1907. L’autore immagina un mondo futuro segnato non tanto dai problemi emergenti in quell’epoca, quali le tensioni fra nazionalismi (che porteranno alla prima guerra mondiale) e il sorgere del socialismo, ma dall’imporsi di un unico potere mondiale e di un unico pensiero che vede nel cristianesimo e nella Chiesa cattolica il nemico da colpire. Il manipolatore, inizialmente occulto, non è un politico esaltato o un dittatore feroce, ma un certo Giuliano Felsemburgh che sembra la bontà in persona. È l’uomo del dialogo, dell’umanitarismo, della fratellanza universale. Ma si dà il caso che sia anche l’Anticristo. Ce n’è abbastanza per sostenere a buon diritto che il timido Benson è stato, dopo tutto, lungimirante.
Per farsi perdonare dai cattolici rimasti scioccati da Il padrine del mondo, Hugh produsse poi L’alba di tutto, nel quale immaginò un mondo futuro (attorno al 1973) quasi interamente cattolico, con la Chiesa riconosciuta come autorità morale superiore. Il romanzo, annota Fumagalli, ha l’aria di “un saggio sotto mentite spoglie” e risulta a tratti pesante, ma è un caso più unico che raro di utopia cattolica.
“Indubitabilmente aveva grandi talenti” scrisse il Times nel necrologio di Benson. E forse, anche se lui era convinto del contrario, fu ancora più grande dal pulpito che con la penna in mano. “Come predicatore – fu scritto di lui – era la personificazione dell’amore di Dio… I suoi sermoni erano per gli ascoltatori un piacere. Era capace di farli interessare perché lui stesso era interessato; predicava di fare il bene non solo a ciascuno dei presenti, ma anche a Robert Hugh Benson in persona”.
Strenuo difensore della Chiesa cattolica, come solo i convertiti sanno esserlo, Benson ovviamente è stato a lungo trascurato nell’epoca dell’ecumenismo trionfante e dell’esaltazione del dialogo. Come se di lui ci si dovesse vergognare. Ma è tempo di riscoprirlo.
L’epitaffio sulla lapide della sua tomba, nell’amatissima residenza di Hare Street, contiene tutto ciò che per lui contò: “Hic jacet / Robertus Hugo Benson / Sacerdos Catholicae / Et Romanae Ecclesiae / Peccator Expectans Ad(ventum) / Revelationem Filiorum Dei” (“Qui giace Robert Hugh Benson, sacerdote della Chiesa cattolica e romana, peccatore che attende la rivelazione dei figli di Dio”).

Chi ha paura del monsignore? Ecco perché i romanzi di Robert Hugh Benson sono finiti nel dimenticatoio

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di Luca Fumagalli
Robert Hugh Benson (1871-1914) è una delle figure più rappresentative della letteratura cattolica inglese di inizio Novecento. Difatti furono pochi gli autori che, al pari del monsignore – figlio dell’anglicano arcivescovo di Canterbury e perciò uno dei convertiti illustri del suo tempo – seppero efficacemente piegare la narrativa alle esigenze evangelizzatrici. Sia nei romanzi storici che nelle opere di ambientazione contemporanea Benson si rivelò un prosatore d’eccezione, divenendo grazie a capolavori quali Il padrone del mondo (1907) uno dei primi autori “papisti” a ottenere nel Regno Unito un vasto consenso di pubblico e critica.

Quando il monsignore morì, il mondo del cattolicesimo britannico era consapevole di aver perso una delle sue figure più rappresentative, un prete infaticabile – sovente ripeteva: «Se veramente vuoi fare una cosa, la puoi fare!» – e una punta di diamante della cultura cristiana contemporanea. Come ha notato giustamente Joseph Pearce in Catholic Literary Giants, «oltre a Chesterton e Belloc lo scrittore che più di tutti ricoprì un ruolo di primo piano nel revival letterario cattolico dei primi anni del XX secolo fu Robert Hugh Benson».

Anche nella morte, però, Benson si rifiutava di rimanere in silenzio. I suoi libri seguitavano a vendere bene e non mancarono gli articoli in cui venivano elogiate le sue doti di romanziere e predicatore («apparteneva al grande mondo anche se raramente era in accordo con esso», scriveva il confratello J. J. Watt).

Del resto nessuno come lui era riuscito fino a quel momento a coniugare così efficacemente la narrativa con l’apologetica, facendo di ogni scritto un’occasione di conversione per il lettore. Secondo il Shane Leslie di The End of a Chapter, «con fecondo fervore [il monsignore] aveva prodotto una serie di romanzi che potrebbero esse descritti come le lettere di Hugh il predicatore agli anglicani, ai perbenisti, ai sensuali…». Anche Evelyn Waugh la pensava allo stesso modo: «Lavorava senza pensare al dopo, come se il Giorno del Giudizio fosse imminente, attingendo ampiamente da tutti i suoi talenti per portare quante più anime possibile tra i suoi immediati vicini al loro vero fine in Dio».

Nel cattolicesimo Benson era riuscito a trovare la solidità dottrinale che cercava da tempo: la Chiesa era veramente la casa costruita sulla roccia, di cui il Papa è il fedele custode. Al di fuori vi era invece quell’anarchia delle libere opinioni che era figlia della Riforma protestante, un pericolo da prendere sul serio onde evitarne il contagio.

Il monsignore era stato una meteora del cattolicesimo inglese e la sua opera culturale – intesa come servizio alla Fede del popolo, alla sua maturazione – aveva goduto in poco tempo di una vastissima eco (l’etichetta di “esotico” che gli affibbia Waugh non è dunque così fuori luogo). Per questo, immediatamente dopo la sua scomparsa, si scatenò una sorta di “Benson-mania” che diede il via a iniziative e biografie volte a preservarne la memoria.

Nondimeno, con il passare degli anni i libri del monsignore – la cui parabola da cattolico coincise, grosso modo, con gli anni del pontificato di San Pio X – vendettero sempre meno, e quello che in molti avevano considerato il nuovo astro nascente della letteratura inglese finì nel dimenticatoio. Il motivo, per Pearce, è forse da ricercare «nella sua difesa militante e intransigente della Fede, una militanza e una scarsa inclinazione per il compromesso che divennero stranamente sospetti nell’epoca dell’ecumenismo. Nei decenni che seguirono la sua morte, Benson venne accusato di “trionfalismo” (come se la Chiesa militante non fosse sempre unita misticamente alla Chiesa trionfante). Persino tra i cattolici c’è chi criticò il suo energetico proselitismo e lo straordinario zelo». 

Ancora oggi, al di là de Il padrone del mondo, amato sia da Benedetto XVI che da Francesco – per quanto storpiato e malamente interpretato – i romanzi e i saggi di Benson interessano solo a una piccola nicchia di appassionati. Nelle pagine dei suoi libri, soprattutto quelli storici, brilla infatti una Fede genuina, che rifiuta ogni compromesso, lontana anni luce dall’ecumenismo e dal sentimentalismo che caratterizzano invece il cattolicesimo odierno, intriso di modernismo. Ecco perché la sua bibliografia risulta oggi scomoda, a tratti scandalosa, soprattutto quando vengono narrate le storie gloriose dei martiri dell’epoca elisabettiana, uomini e donne che fecero della religione un punto fermo nella loro esistenza tanto da voler morire per essa.

Certo nei suoi lavori i limiti non mancano: a volte i personaggi paiono eccessivamente bidimensionali e le trame ripetitive, così come il fine apologetico un po’ troppo scoperto può allontanare molti dei lettori potenziali. Tuttavia l’opera di Robert Hugh Benson è un tale tesoro spirituale che merita di essere riscoperto, gustato e meditato. I benefici, c’è da starne certi, non mancheranno.


Qui puoi trovare tutto quello che Fede & Cultura ha pubblicato di e su Benson: https://link.fedecultura.com/TuttoBenson

Un mondo perfetto?

Nel romanzo di Benson "L’alba di tutto" si affronta un’utopia in cui la Chiesa è trionfante. Il cattolicesimo è ormai religione di Stato in tutto il mondo, in Oriente il papa è stato nominato arbitro delle contese internazionali, l’intero sistema educativo è nelle mani della Chiesa, scienza e fede si sono riconciliate a Lourdes, gli intellettuali si sono dovuti arrendere alla veridicità della Rivelazione e del Vangelo. Perfino gli economisti si sono convinti che la carità assistenziale degli ordini religiosi è la forma migliore di gestione socioeconomica. https://fedecultura.com/Lalba-di-tutto-p69345771

Il preludio dell'inferno sulla terra

Ne "Il Padrone del mondo" Robert Hugh Benson è capace di profetizzare l’avvento di un mondo globalizzato e tecnologico che ha negato Dio e la trascendenza in nome di umanitarismo, massoneria, filantropia ed eutanasia, che sono il preludio dell’inferno sulla terra. https://fedecultura.com/Il-Padrone-del-mondo-p62551161

La prima biografia di Benson: seconda edizione!

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Conosciuto soprattutto come autore de Il padrone del mondo, romanzo distopico capace di profetizzare la persecuzione della Fede cristiana in nome dell’umanitarismo, mons. Robert Hugh Benson (1871-1914) fu un instancabile apologeta, predicatore, conferenziere, saggista e polemista. Quarto figlio dell’arcivescovo di Canterbury, massima autorità dell’anglicanesimo, rifiutò il relativismo e il razionalismo protestante divenendo infine sacerdote cattolico, influenzato da un’altro grande convertito come il cardinale John Henry Newman. La sua vivacità intellettuale e le sue doti di empatia gli permisero di stringere amicizia con persone di ogni genere e di entrare in contatto con i più disparati ambienti.

In questa prima biografia italiana dedicata a Benson, di cui finalmente vede la luce una seconda edizione ampiamente rimaneggiata e corretta, il nostro Luca Fumagalli – che in

Cristo ha abbandonato la Chiesa?

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A te capita spesso di ascoltare quello che dicono certi sacerdoti, di vedere come si comportano, di leggere quello che combinano e ti viene la voglia di mandare tutto a quel paese... Non sei il solo!!!! La stragrande maggioranza dei buoni cristiani sta vivendo questa crisi. Ti do una buona notizia: questo che stai soffrendo, la crisi di coscienza che hai è una cosa buona, anzi ottima!!! Gesù stesso ha detto che è necessario che avvengano gli scandali. Ma tutto quello che ci fa soffrire ci fa capire che stiamo soffrendo per la Chiesa, per amore del corpo mistico di Cristo che è ancora misteriosamente ma realmente presente nel corpo sociale della Chiesa. Il grande scrittore e sacerdote, un vero profeta, Robert Hugh Benson, un convertito di calibro grossissimo, ha scritto questo piccolo libro che ti farà vivere e sperimentare la presenza di Cristo nella Chiesa nonostante tutto quello che vediamo... Una grande esperienza di fede di cui hai bisogno come tutti noi, per poter continuare a essere una luce sul lucerniere, un evangelizzatore!
Robert Hugh Benson, Cristo nella Chiesa

Intrighi di Corte - di Robert Hugh Benson

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di Gianandrea de Antonellis (Radici Cristiane, agosto-settembre 2018)
La casa editrice Fede & Cultura di Verona prosegue la sua encomiabile opera di riscoperta dei romanzi di Benson, affidati alla cura di Luca Fumagalli [a dire il vero sono curati da Paolo Nardi, anche se è vero che Luca Fumagalli è un amico che recensisce spesso e volentieri con grande competenza i nostri libri, N.d.E.], che per lo stesso editore ha pubblicato qualche anno fa la monografia Robert Hugh Benson. Sacerdote, scrittore, apologeta (2014, p.396, E 17). L'ultimo parto dei tipi veronesi è il romanzo storico Intrighi di Corte (Oddsfish!, 1914), l'ultimo scritto prima della sua scomparsa durante la prima guerra mondiale. La vicenda, tradotta in italiano per la prima volta, viene narrata in prima persona dal protagonista: siamo nella

Benson racconta la gloria e la disperazione dei Tudor

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di Luca Fumagalli (Radio Spada 10 febbraio 2019)
La casa editrice Gondolin ha appena dato alle stampe Gloria e disperazione dei Tudor, volume che raggruppa Il trionfo del re e La tragedia della regina, due dei romanzi storici più belli di mons. Robert Hugh Benson (1871-1914), noto al grande pubblico per aver firmato quel capolavoro della letteratura cattolica che è Il padrone del mondo.

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Il trionfo del re (1905) tratta con acutezza psicologica il dramma di una nazione chiamata a scegliere tra l’eresia e la Fede dei padri. Il motivo unificante delle vicende che, a mosaico, compongono la trama, è la spoliazione dei monasteri causata dall’ambizione e dell’avidità di Enrico VIII, l’ex defensor fidei rivoltatosi contro Roma. L’esito è una

Lo spiritismo e i suoi pericoli

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di Luca Fumagalli (Radio Spada 3 febbraio 2019)
I necromanti (1909) è l’unico romanzo della vasta produzione di mons. Robert Hugh Benson (1871-1914) – l’autore del capolavoro Il padrone del mondo – ad affrontare il tema dello spiritismo.

Ambientato tra il 1901 e il 1902, il testo narra la vicenda di Laurie Baxter, ex universitario di Oxford convertito al cattolicesimo e ora tirocinante presso uno studio legale a Londra. La sua carriera è orientata al meglio, ma Amy Augent, la promessa sposa, muore improvvisamente e il ragazzo è preda di una cupa disperazione. Maggie Deronnais, la sorella adottiva, cerca di aiutarlo a sostenere il peso del lutto facendo leva sulla

“I grandi romanzi distopici”: mons. R. H. Benson tra speranze, futuri terribili e padroni del mondo

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Per i lettori  mons. Robert Hugh Benson (1871-1914) non è certamente un nome nuovo.
Figlio dell’arcivescovo di Canterbury – primate della Chiesa anglicana –, nel 1903 Benson abbandonò una facile carriera in seno alla Chiesa nazionale per convertirsi al cattolicesimo. Divenne un grande predicatore e in una decina d’anni pubblicò più di trenta titoli tra romanzi, saggi, opere teatrali e scritti devozionali (purtroppo non sempre di qualità). Benson, infatti, era oberato da moltissimi impegni connessi al suo ufficio e il tempo a disposizione per la scrittura, anno dopo anno, tendeva ad assottigliarsi. Se a questo si aggiunge il furor scribendi di un apologeta nato e l’esigenza di guadagnare denaro a sufficienza per poter mantenere la propria casa, è facile intuire come non sempre il risultato finale potesse essere soddisfacente. Nonostante questo, Benson fu lo scrittore cattolico più apprezzato dell’epoca. I suoi libri vendettero moltissimo e, cosa ancora più importante, contribuirono a smascherare le falsità della propaganda anglicana e a diffondere a macchia d’olio gli insegnamenti della Chiesa di Roma.

“Cristo nella Chiesa”: la verità, l’unicità e l’attualità del cattolicesimo secondo mons. Robert Hugh Benson

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Durante uno dei suoi viaggi negli Stati Uniti, mons. Robert Hugh Benson (1871-1914) – oggi noto al grande pubblico soprattutto come autore del romanzo distopico Il Padrone del mondo – tenne alcune conferenze di taglio teologico che, opportunamente trascritte e corrette, vennero raccolte nel 1911 in un volume intitolato Cristo nella Chiesa (appena ristampato dalla meritoria casa editrice Fede & Cultura). In realtà il libro contiene anche spunti provenienti da precedenti prediche, come quelle tenute a Roma nel 1909 e nella chiesa carmelitana di Kensington l’anno successivo. Lo scopo dell’opera è quello di illustrare come solo la Chiesa cattolica possa, a buona ragione, definirsi la vera Chiesa, voluta e fondata da Cristo.

Il Trionfo dell'Umanitarismo

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Robert Hugh Benson, figlio di anglicani, si convertì al cattolicesimo e divenne sacerdote nel 1904. Il Padrone del mondo, ambientato nel futuro, narra la presa del potere da parte di un filantropo come Julian Felsenburgh, democratico, politico carismatico, fautore della pace mondiale sotto la cui figura si cela l’Anticristo che contende a Dio il dominio dell’universo. Egli vuole realizzare un mondo ideale con l’avvento di un nuovo umanitarismo che predica la tolleranza universale, annullando le differenze fra le religioni e quindi di fatto azzerandole.

Benson, apologia da romanzo

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Cento anni fa moriva l'autore del Padrone del mondo. Figlio del primate anglicano, divenne cattolico e prete. Pochi anni di vita (solo 43: nato nel 1871, morì un secolo fa, il 19 ottobre 1914), ancor meno quelli da scrittore (10, dal 1904 alla prematura scomparsa), 15 romanzi; un vero, grande capolavoro, Il padrone del mondo.  Robert Hugh Benson oggi non è in cima alle classifiche, ma a suo tempo furoreggiava come autore di bestseller: «I miei libri stanno vendendo bene, gli editori mi stanno offrendo termini sempre più vantaggiosi» confidava a un amico sul finire della vita. Qualche cifra? La luce invisibile, scritto sulla soglia del

Robert Hugh Benson, sacerdote, apologeta e scrittore

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Il Padrone del mondo (1908) e L’Alba di tutto (1911) sono i suoi romanzi più noti, ma la produzione letteraria del sacerdote e scrittore inglese Robert Hugh Benson è vasta e complessa. La sua opera sviluppa un’apologetica che abbraccia la Storia e la Teologia, come avviene nel romanzo Vieni ruota! Vieni forca! (1912), ambientato nell’Inghilterra di Enrico VIII e di Elisabetta I. Il Padrone del Mondo è probabilmente il prodotto letterario più letto di Benson, che vi profetizza la scristianizzazione del mondo in virtù di una nuova religione atea e umanitarista.

Intrighi di Corte

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di Luca Fumagalli
Nel 1914, con Intrighi di Corte, mons. Robert Hugh Benson – noto soprattutto come autore del bestseller Il padrone del mondo – tentò per l’ultima volta la via del romanzo storico. Il lavoro, pur soffrendo di alcune piccole incoerenze a livello di trama, risulta nel complesso interessante, dal gustoso taglio apologetico; certamente, per questo e altro ancora, si tratta di uno dei romanzi migliori partoriti dalla fervida immaginazione del sacerdote inglese.

Fede & Cultura, blasonata casa editrice cattolica, da anni impegnata nella pubblicazione delle opere più interessanti della vasta bibliografia bensoniana, ha appena dato alle

Chi era Robert Hugh Benson?

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Cento anni fa moriva l'autore del «Padrone del mondo». Figlio del primate anglicano, divenne cattolico e prete.Pochi anni di vita (solo 43: nato nel 1871, morì un secolo fa, il 19 ottobre 1914), ancor meno quelli da scrittore (10, dal 1904 alla prematura scomparsa), 15 romanzi; un vero, grande capolavoro, Il padrone del mondo 

L'attualità di Benson

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Dalla Prefazione a Il Padrone del mondo di Mons. Luigi Negri:
"Carissimi amici, sono lieto di accompagnare con poche parole la riedizione de Il padrone del mondo. Peraltro, confidenzialmente, posso dirvi che parlando con il Santo Padre Benedetto XVI

Il Padrone del mondo

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Recensione di Radici Cristiane n. 25 (giugno 2007)
R.H. Benson (1871-1914), figlio dell’Arcivescovo di Canterbury, egli stesso pastore anglicano convertitosi al cattolicesimo – con grande scandalo nel mondo vittoriano, non ancora ripresosi dalla conversione del futuro cardinale Newman – riversò nella scrittura gran parte della propria vocazione religiosa. Nella sua produzione, oltre a testi di carattere ascetico e storico, a drammi e a libri per l’infanzia, si distingue il romanzo Il padrone del mondo (1907), primo lavoro di una dilogia conclusa da L'alba di tutto (1911).
Lo sfuggente Giuliano Felsemburgh, il personaggio che da il titolo al romanzo, è una sorta di Anticristo, ma di carattere decisamente democratico e rassicurante (in apparenza): fautore della pace, diviene presidente di una

Ci siamo spostati dopo 13 anni

Cari amici, era il 2 novembre 2009 quando prendevamo in mano questo blog e gli davamo una nuova vita, come "voce culturale ufficiale...