Visualizzazione post con etichetta Stefano Fontana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Stefano Fontana. Mostra tutti i post

Così Schneider elenca e risolve i problemi della Chiesa

Il libro Christus vincit (Fede & Cultura) affronta tutte le difficoltà nella Chiesa di oggi: l’islam, il dialogo interreligioso, Abu Dhabi, Il Vaticano II, la confusione dottrinale, la perdita del soprannaturale, la liturgia, il terzo segreto di Fatima, il ruolo di Pietro, Amoris laetitia, l’ecologismo e il globalismo, l’accordo Vaticano-Cina, I dubia, l’intercomunione, la pena di morte.


di Stefano Fontana

Un libro di riflessione vale se ha la capacità di abbracciare fino in fondo l’argomento che tratta e se produce una visione convincente, tale da contribuire ad una migliore sintesi a vantaggio non solo della tesi presentata ma della verità in quanto tale. In parole povere: se permette di conoscere di più e in maggiore profondità e se fa fare un passo in avanti nella strada della verità. Dato che il libro del vescovo Athanasius Schneider (Christus vincit. Il trionfo di Cristo sulle tenebre del nostro tempo, Fede & Cultura, Verona 2020, pp. 382) fa proprio questo, allora si deve dire che si tratta di un buon libro, il che, tradotto in gergo editoriale, significa un libro da leggere.

Nessun problema rilevante della vita della Chiesa di oggi, sullo sfondo della Chiesa di sempre, viene tralasciato. Il libro coraggiosamente affronta tutte le difficoltà, tutti i nodi, tutte le questioni aperte. E su di ognuna di esse fa una proposta chiara. L’islam, il dialogo interreligioso, Abu Dhabi, Il Vaticano II, la confusione dottrinale, la perdita del soprannaturale, la “riforma della riforma” liturgica, Il terzo segreto di Fatima, il ruolo di Pietro nella Chiesa, Amoris laetitia, l’ecologismo e il globalismo ecclesiastici, l’accordo del Vaticano con la Cina, I dubia, la nuova morale sessuale, l’intercomunione con i protestanti, la decentralizzazione dottrinale, la pena di morte… niente rimane fuori e trascurato dei grandi problemi - più interni che esterni - della Chiesa.

Un aspetto colpisce prima di tutto il lettore: la valutazione preoccupata circa il momento presente: “Un tremendo stato di confusione riguardo alla dottrina, alla morale e alla liturgia. La Chiesa ai nostri giorni è infettata dal virus di un naturalismo egoistico e di un adattamento allo spirito del mondo miscredente. Il clero in posizioni di responsabilità piega le ginocchia di fonte al mondo” (pp.185-186). Affermazioni come questa ritornano lungo tutto il libro: “Credo che in gran parte i fedeli siano ingannati dal clero ai nostri giorni” (p. 167); “l’inondazione sta raggiungendo livelli di allarme, stiamo sperimentando l’apice del disastro” (p. 164); “Oggi stiamo sperimentando la totale predominanza del modernismo nella vita della Chiesa e nelle facoltà teologiche. In qualche misura il modernismo si è infiltrato perfino nei documenti del magistero” (p. 165). È su questo quadro che il libro fa emergere la certezza di fede circa la Vittoria di Cristo.

Questa certezza non impedisce però, anzi richiede, che ognuno faccia la sua parte. L’Autore, quindi, affronta con tutta la sapienza di cui è capace i molti nodi della crisi e per molti di essi non esita ad affermare che i pontefici futuri dovranno correggere errori o ambiguità presenti nei documenti del magistero recente. I punti dei quali il vescovo Schneider si ritiene sicuro nella fede che richiedano un aggiustamento e che questo aggiustamento prima o dopo verrà fatto dal Magistero supremo riguardano soprattutto alcune affermazioni del Vaticano II e l’Esortazione Amoris laetitia.

Il Vaticano II – egli afferma – è certamente valido e ha insegnato tante cose belle che in precedenza il magistero non aveva fatto del tutto emergere. Schneider non è un negazionista del Concilio. Certo, rifiuta l’idea che ci sia stata una parentesi lunga 1700 anni da Costantino al Vaticano II, ma riconosce che “la maggioranza dei testi del Concilio Vaticano II non presenta rotture ed è in chiara continuità con la costante tradizione della Chiesa” (p. 151). Però il n. 16 di Lumen gentium, ove si dice che cattolici e musulmani “adorano con noi un Dio unico”, i nn. 2 e 4 di Dignitatis humanae, ove si insegna che il diritto alla scelta della religione si fonda sulla dignità della persona umana, molti passaggi della Nostre aetate sulle relazioni con le altre religioni sono, secondo il vescovo Schneider, da riconsiderare. Così pure alcune ambiguità, come l’incertezza di Gaudium et spes sulla priorità del fine procreativo nel matrimonio che ha condotto al canone 1055 del Codice di Diritto canonico che sarebbe, secondolui, da riscrivere, oppure l’ambiguità della frase “La Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica” presente in Dominus Jesus e derivante da Lumen gentium, che già ha avuto alcune precisazioni. “Forse i futuri papi potrebbero semplicemente riprendere le frasi ambigue dei testi conciliari – che grazie a Dio non sono così numerose – e dire: non è secondo la tradizione della Chiesa” (p. 223).

Anche il nuovo insegnamento sulla pena di morte, inserito da Francesco nel Catechismo, è secondo Schneider erroneo e anche in questo caso “Non c’è dubbio che un futuro successore di papa Francesco o un futuro Concilio ecumenico correggeranno questo drastico cambiamento dell’insegnamento costante della Chiesa”.

Analogo il caso del capitolo VIII dell’Esortazione Amoris laetitia che, secondo il nostro Autore, non va rifiutato “dalla prima all’ultima lettera ma solo alcune affermazioni di questo capitolo che sono effettivamente sbagliate” (p. 223).

L’ampia rassegna della situazione della Chiesa nel nostro tempo contenuta in questo libro affronta tutti gli aspetti non solo della dottrina ma anche della prassi della Chiesa di oggi: dalla papolatria ingiustificata all’eccesso di riunioni e commissioni, dall’appoggio al nuovo ordine mondiale fino al tragico accordo con la Cina.

La Nuova BQ 29 dicembre 2020

Stefano Fontana presenta La Sapienza dei Greci


Perché ho scritto una storia della Filosofia Greca? Le risposte del maggiore divulgatore filosofico di questi ultimi anni, Stefano Fontana. Il valore perenne del pensiero greco.

Ragione e fede in Platone - Stefano Fontana


Platone solleva - nel dialogo Eutifrone - la questione del rapporto tra ragione e fede e dà delle indicazioni ancora oggi molto significate. La questione non si è mai raffreddata da allora in avanti e ancora oggi se ne discute. La Sapienza dei Greci tuttavia ci può ancora essere di aiuto come bussola del pensiero. Scopri il libro del prof. Stefano Fontana “La Sapienza dei Greci”. https://www.fedecultura.com/La-sapienza-dei-Greci-p188517517

L'ultima lezione su Karl Rahner: in parrocchia


L'ultima lezione del prof. Giovanni Zenone sul testo di Stefano Fontana "La nuova chiesa di Karl Rahner". La dottrina rahneriana, cioè hegeliana, è entrata nella Chiesa a pieno titolo e impregna di sè ogni livello della Chiesa stessa. Le parrocchie sono diventate, con la prassi e la dolce conciliazione col mondo altra cosa da quello che sono sempre state. Cosa possiamo fare per contrastare questa deriva? I suggerimenti semplici e praticabili di Stefano Fontana.

Stefano Fontana: la sapienza dei Greci


Non siamo rimasti senza far niente in questo tempo! Vi offriamo - disponibili immediatamente in eBook - due libri di grande interesse: "La sapienza dei Greci" (€ 9,99), di Stefano Fontana e "In fuga dalla Torre" (€ 9,99) di John Gerard.
Il primo è una storia semplice ed esaustiva della filosofia greca, fondamento del pensiero occidentale.
Il secondo è il perfetto esempio per capire cosa significasse essere sacerdoti durante la persecuzione anglicana. Un prete eroico di cui avremmo bisogno anche adesso.
https://www.fedecultura.com/In-fuga-dalla-Torre_eBook-p181538391

Stefano Fontana in offerta lampo Kindle!

Solo per oggi in offerta lampo Amazon Kindle è disponibile a € 2,40 La nuova Chiesa di Karl Rahner, di Stefano Fontana.
Karl Rahner è il teologo gesuita che ha negato il peccato originale, la necessità di conversione e di abbandonare il peccato per salvarsi, l’unicità salvifica di Gesù Cristo, il valore del celibato ecclesiastico. Lui teorizzava (e praticò) il sacerdozio sposato. Lui negava la necessità dei sacramenti, di vivere in Grazia per ricevere l’Eucaristica...
Leggendo questo chiarissimo libro di Stefano Fontana si capiscono tante cose anche della situazione attuale...
Ricorda, l’offerta è valida in ebook Kindle solo OGGI qui https://amzn.to/2TTMEIQ

San Tommaso d'Aquino - Stefano Fontana

Clicca per info e acquisto scontato
Cari amici di Fede & Cultura, oggi, festa di san Tommaso d'Aquino, riportiamo alcune pagine del libro di Stefano Fontana La sapienza dei medievali che fanno parte del capitolo dedicato a san Tommaso. Per onorare la santità dell'intelligenza donataci da Dio non c'è modo migliore che usarla sulle orme di colui che in questo è maestro sommo.
Buona lettura!
Prof. Giovanni Zenone Ph.D.
Direttore
Fede & Cultura

San Tommaso d'Aquino

Doctor angelicus et communis

Nessun pensatore cristiano è stato onorato dai pontefici come san Tommaso d’Aquino (1225-1274) e tanto segnalato come esempio di corretto uso del pensiero. Ciò non accadde però subito. Anzi il vescovo di Parigi Stefano Tempier condannò alcune sue tesi considerate “aristoteliche”. Le accuse ebbero vita breve e infatti la sua canonizzazione avvenne molto presto, nel 1323, da parte di Giovanni XXII. In sede di canonizzazione il Papa pronunciò la famosa frase: “Tommaso ha illuminato la Chiesa molto più di tutti gli altri dottori e tramite i suoi libri una persona ottiene più vantaggi in un solo anno che non dedicando l’intera sua vita ai libri degli altri”. Nel 1567 Pio V lo proclamò “Dottore angelico”, titolo che si aggiunse a quello di Doctor communis. Durante il Concilio di Trento i Padri vollero che in mezzo all’aula delle adunanze, insieme ai Libri della Sacra Scrittura e ai decreti dei Pontefici romani, fosse collocata, aperta sull’altare, la Summa di san Tommaso.
È però in epoca moderna che l’indicazione di san Tommaso come maestro di verità cristiana viene maggiormente espressa dal magistero della Chiesa. Il 4 agosto 1879 papa Leone XIII pubblicò l’enciclica Aeterni Patris. Nella cultura del tempo dominava il materialismo della filosofia del Positivismo, che era diventata la filosofia ufficiale dei nuovi Stati europei. Leone XIII chiese allora un “ritorno a san Tommaso”, proponendolo come maestro non solo nella teologia, ma anche nella filosofia. Nella Aeterni Patris il Papa esorta i maestri “a far penetrare negli animi dei discepoli la dottrina di san Tommaso d’Aquino, mettendo in luce la saldezza e l’eccellenza di essa in confronto a tutte le altre”. L’anno successivo, il 4 agosto 1880, lo stesso Pontefice proclamava san Tommaso d’Aquino patrono delle scuole cattoliche.
San Pio X riprese l’indirizzo di Leone XIII, teso a far riscoprire il pensiero di san Tommaso contro il modernismo che stava entrando nei seminari, e in un Breve del 1904 disse che “discostarsi da san Tommaso di un solo passo, principalmente nelle cose della metafisica, non sarebbe senza danno grave”. Nel 1914 la Sacra Congregazione per gli studi religiosi, per volontà del Papa, redasse 24 tesi tomistiche che venivano indicate come contenenti sicuramente la dottrina di san Tommaso. Il successore Benedetto XV confermò le 24 tesi. 
L’indicazione di san Tommaso come prima fonte di ispirazione fu decretata anche dal Codice di diritto canonico del 1917, da Pio XI nell’enciclica Studiorum ducem, da Pio XII nella Humani generis del 1950 e dal Codice di diritto canonico del 1983.
In occasione del Concilio Vaticano II fu ricusata la proposta della Commissione preparatoria, ma ugualmente il Concilio indica per esempio san Tommaso. Il decreto Optatam totius e la dichiarazione Gravissimum educationis lo propongono come esempio primario.
Paolo VI disse che quella di san Tommaso è “la filosofia naturale della mente umana”. Giovanni Paolo II alimenta la sua enciclica Fides et ratio (1998) di numerose tesi di san Tommaso e ha ricordato che il Santo “è sempre stato proposto dalla Chiesa come maestro di pensiero e modello del retto modo di fare teologia”. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, promulgato da Giovanni Paolo II nel 1992, cita san Tommaso di gran lunga più di ogni altro teologo cattolico. 
Nonostante questi richiami autorevoli, è indubbio che la teologia cattolica abbia di gran lunga trascurato san Tommaso negli ultimi tempi, sostituendogli i pensatori moderni, oppure rifiutando la possibilità stessa della metafisica, e tutto questo, come diceva Pio X, “con grave danno” per la Chiesa. Oggi in molti seminari lo studio di san Tommaso è addirittura interdetto e Ordini religiosi che si rifanno al suo insegnamento vengono sanzionati.

Il metodo realista del tomismo

La filosofia di san Tommaso è la piena espressione del realismo metodico. Non che il tomismo sia solo un metodo né che lo sia prevalentemente, anzi separare metodo da contenuto è già una concessione all’idealismo. Il realismo parte dall’essere e ritorna sempre all’essere come criterio di verità. L’idealismo, invece, parte dalla coscienza o dal pensiero per arrivare poi all’essere. Però non ci può riuscire, perché se si parte dalla coscienza vuol dire che si parte non dalla realtà, ma da come noi vediamo la realtà e questa prospettiva soggettiva non ci abbandonerà poi mai più perché, essendo il punto di partenza, è anche il fondamento. Bene esprime tutto questo Étienne Gilson: per l’idealista

il proprio mondo dell’esperienza è una scenografia e, dietro questa scenografia, c’è qualcos’altro; egli tuttavia non può guardare dall’altro lato della scenografia per vedere ciò che vi accade giacché, ogni volta che tenta di farlo, le condizioni a priori dell’esperienza trasformano in una nuova scenografia quanto si nascondeva dietro la vecchia.

Per le varie forme di idealismo, quindi, si rimane prigionieri della nostra coscienza o, se si vuole, del proprio punto di vista, e l’essere ci rimane precluso. L’idealismo quindi è destinato al fallimento: pretende di arrivare meglio all’essere e non ci arriva mai. 
Si può dire anche che l’idealismo finisca per essere una forma di volontarismo: l’impossibilità di conoscere direttamente l’essere se non passando dalla propria coscienza è un assunto non dimostrato, espressione quindi di una volontà più che di una conoscenza. Sul carattere postulatorio del razionalismo moderno sono concordi molti autorevoli interpreti come Augusto Del Noce, Cornelio Fabro, Joseph Ratzinger. Esso libera la coscienza dalle verità che essa stessa non si sia date, trasformandola così in un atto di volontà pura e incondizionata. In questo modo l’idealismo si manifesta come prassismo, dato che la volontà muove la prassi non secondo una verità, ma secondo il soddisfacimento di se stessa nell’azione. Ma l’azione per l’azione, senza regole che non siano la propria soddisfazione, conduce l’idealismo al nichilismo, ossia a una esistenza senza fondamenti di senso.
Per il realismo invece il nostro intelletto, tramite l’insostituibile strumento dei sensi, conosce originariamente l’ente. L’idealismo nasce dallo scetticismo, ossia dal dubbio di poter conoscere l’essere, invece il realismo nasce dalla certezza di conoscere l’essere. Il problema di “come” si conosce viene dopo la conoscenza dell’essere: prima si conosce l’essere e, conoscendolo, si conosce anche come si conosce. Quando si cerca l’oggetto, è perché l’oggetto è già presente. Il domandare filosofico non precede la conoscenza del reale, la segue. Il problema gnoseologico, ossia relativo alla conoscenza, deriva dal problema metafisico, ossia dalla conoscenza dell’essere, che lo precede. La gnoseologia del realismo è una metafisica del conoscere e non una critica, una psicologia o una fisiologia del conoscere. Porsi la domanda “posso conoscere?” è già idealismo. Anteporre il metodo al contenuto è già idealismo. Fare l’analisi delle condizioni presenti a priori nella nostra coscienza per spiegare i contenuti della coscienza stessa, come farà Kant, significa mettere definitivamente da parte la possibilità di conoscere il reale. Tutti i criteri, sia conoscitivi che morali, derivano dall’apprensione dell’essere che è certa e immediata, il che non vuol dire ingenua né prefilosofica o irrazionale. La verità è adeguamento all’essere delle cose. Il bene è l’adeguamento della volontà all’essere delle cose in quanto desiderabile nel suo finalismo. La libertà è l’adesione della volontà guidata dalla ragione alle leggi del reale. 
San Tommaso d’Aquino non è l’unico pensatore realista, è però stato realista nel modo più rigoroso e completo. Egli ha costruito la più matura sintesi di relazione tra ragione e fede cristiana, dato che il cristianesimo contiene in sé implicita una metafisica realista. Il realismo non può non elaborare una metafisica realista, dato che l’oggetto della metafisica, ossia l’essere in generale, è presente fin da subito all’intelletto umano. Se priviamo i dogmi della fede cattolica della metafisica realista che li sostiene essi decadono a sentimento o a semplice esperienza. San Tommaso purifica e completa tutte le forme di realismo precedenti e contiene virtualmente tutte le forme di realismo successive.
La filosofia classica greca e cristiana è, seppure in diverse forme e modalità, sostanzialmente realista. Anche il filone platonico e agostiniano non può essere considerato idealista. La centralità della coscienza non ha qui niente a che fare con l’idealismo moderno, ma si sostanzia di una metafisica realistica anche se perseguita per via più spiccatamente interioristica e anamnesica. C’è senz’altro una grande differenza di impianto tra san Tommaso e san Bonaventura, ma non possono essere considerati come il realismo di fronte all’idealismo. Invece, deve essere considerata idealista la filosofia moderna ed è nei confronti della modernità come categoria filosofica che il realismo tomista assume una posizione di antidoto e contrapposizione. Qui l’opposizione dei due impianti è evidente e irriducibile. 
Durante il percorso filosofico dell’epoca moderna, si faranno diversi tentativi per conciliare il realismo tomista con l’idealismo moderno, ma determineranno gravi danni filosofici, in modo particolare per la religione cattolica. Ciò avvenne, per esempio, all’università cattolica di Lovanio, dove la scuola del cardinale Désiré-Joseph Mercier (1851-1926) e di monsignor Joseph Maréchal (1978-1944) iniziò a costruire un “realismo critico”, operazione cui parteciparono filosofi come M-D. Roland-Gosselin, padre Gabriel Picard, Léon Noël. Il realismo critico consiste nel conciliare san Tommaso con Cartesio, anteponendo alla conoscenza metafisica dell’essere un esame critico delle possibilità e condizioni conoscitive del pensiero. Considerando il realismo troppo ingenuo, questi filosofi negano l’evidenza, ritengono bisognosa di spiegazione la conoscenza dei sensi, accettano l’evidenza intellettuale dell’io penso da cui partono poi – ma senza riuscirci – per spiegare l’esistenza del reale. Essi vogliono anche trovare in san Tommaso quello che non c’è e intendono conciliare quanto è invece irriducibile, ossia realismo (partire dall’essere) e idealismo (partire dal pensiero). Questa corrente di pensiero ha influenzato la teologia contemporanea, soprattutto ponendo le basi del pensiero di Karl Rahner, che si ispira proprio a Maréchal e che ha deformato il tomismo aprendo la teologia cattolica a sistemi filosofici immanentistici. Gli errori del realismo critico, ossia le storpiature del vero realismo di san Tommaso, hanno prodotto, a lungo andare, danni consistenti. 
Per il realismo Primo in intellectu cadit ens. L’ente che viene conosciuto dall’intelletto è l’ente concreto percepito tramite i sensi: Principium nostrae cognitionis est a sensu. Oggetto della conoscenza è l’ente particolare in quanto esiste, l’existens. Tutto il resto, compresa la sua essenza, lo conosciamo dopo. Dato però, come vedremo meglio più avanti, che l’atto per cui l’ente esiste è l’atto di ogni atto, possiamo dire che nell’apprensione dell’ente come esistente c’è anche l’apprensione di tutta la realtà. Questa visione immediata è quindi di tutto l’essere, il quale è tutto presente all’intelletto anche se in modo confuso (Initium cognitionis humanae est in quadam cognitione omnium). Ciò rende possibile la metafisica, che è la scienza del reale nella sua universalità. Il filosofo Cornelio Fabro dice che: «Una esperienza metafisica confusa dell’essere è alla radice di ogni conoscenza, anche della più semplice». Si tratta di una esperienza “confusa”, ossia non categorizzata (l’essere non è ancora diviso nelle varie categorie). 
Appartiene al realismo l’ammissione delle conoscenze del senso comune. Per senso comune si intende la conoscenza naturale, spontanea e immediata, da parte del nostro intelletto, di alcune verità reali, apprese in modo implicito e non ancora riflesso, come base di ogni successiva conoscenza e riflessione. Tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro cultura, erudizione, consapevolezza, posseggono una grammatica naturale di conoscenze pre-analitiche. Esse sono concomitanti con l’apprensione dell’ente e ne scaturiscono naturalmente. Non si tratta di qualcosa di irrazionale né di prefilosofico, ma di qualcosa di già filosofico anche se in modalità implicita. Non sono a-priori, perché sono concomitanti, come già detto, con l’apprensione dell’ente come esistente e, quindi, dell’atto per cui l’ente esiste. Questo atto può essere detto “esse”, “essere”, “actus essendi”, “atto di essere”.
Le conoscenze del senso comune sono l’esistenza di un mondo di cose, l’esistenza dell’io come soggetto, il principio di non contraddizione, la libertà come causalità non causata, l’ordine finalistico e la moralità, Dio come fondamento. 
L’apprensione di un mondo di cose significa l’evidenza dell’esistenza della realtà oggettiva. Questa conoscenza riguarda tutto ciò che è e che nel linguaggio comune si chiama “mondo”.
Concomitante con ciò c’è anche l’apprensione dell’io come soggetto. Per la filosofia moderna la coscienza viene prima dell’essere. Il realismo tomista invece ritiene che la coscienza di sé non può che essere coscienza di essere, in quanto una coscienza vuota non sarebbe coscienza. Non si può avere coscienza del nulla. Non è possibile quindi derivare l’essere dalla coscienza, come vorrà fare Cartesio, ma il contrario: la coscienza stessa si fonda sull’essere. Soggetto e oggetto non sono quindi contrapposti, ma ambedue appartengono all’orizzonte primordiale dell’ente. 
Da dove ci derivano i primi principi? Secondo il realismo tomista l’apprensione dei primi principi, e in particolare di quello di identità e di non contraddizione, avviene nel momento stesso dell’apprensione intellettiva dell’ente. Nell’ente si coglie l’essere come irriducibile al non-essere, lo si coglie come non-contraddittorio e quindi si apprende il principio di non contraddizione. Impostazione diversa, come si vede, da quella di Agostino e san Bonaventura.
Il mondo viene appreso come ordinato e governato dal principio di causalità. Contemporaneamente, però, si capisce che il soggetto causa senza essere causato a sua volta da altro. Si fa così esperienza della libertà.
L’ordine del mondo è appreso come finalistico, per cui nasce la moralità come adesione a questo ordine finalistico.
Infine, all’interno di quella concezione globale e confusa dell’essere è già presente la nozione di Dio. Intuito l’essere, si conosce implicitamente anche Dio, suo fondamento in quanto l’ente mostra la propria insufficienza. Gli uomini possiedono una certezza dell’esistenza di Dio e questa conoscenza precede e motiva ogni dimostrazione rigorosamente scientifica della metafisica. Tale conoscenza di Dio, come condizione di tutto l’essere, è una conoscenza implicita in ogni altra conoscenza: “Ogni soggetto conoscente in ogni oggetto della sua conoscenza conosce implicitamente Dio”.

da Stefano Fontana La sapienza dei medievali

Sabato 23 novembre il Quarto Convegno di Montefiascone

E intanto Fede & Cultura pubblica gli Atti del Terzo

Clicca per info e acquisti
di Stefano Fontana
Sabato prossimo 23 novembre si terrà il Quarto Convegno di Montefiascone (Viterbo) su “San Tommaso e la Dottrina sociale della Chiesa”, dedicato quest’anno a “Difendere la persona dai personalismi” [vedi qui il programma]. È un appuntamento ormai regolare questo che si tiene presso la Rocca dei Papi a Montefiascone, con vista sul lago di Bolsena, per quanti ritengono che la Dottrina sociale della Chiesa si fondi anche sulla “filosofia naturale della persona umana”, ossia su un uso realistico e metafisico della ragione. La Dottrina sociale della Chiesa è “teologia morale”, ma la teologia si fa con la filosofia e se lo strumento non è corretto i risultati vengono deformati.
In questi giorni, in vista di questo Quarto Convegno, è uscito il libro con le relazioni del Terzo, tenutosi l’anno scorso nello stesso luogo, che aveva come argomento centrale “Il diritto e i diritti. Il senso della legge e le leggi senza senso”. Il volume, curato da Stefano Fontana ed edito da Fede & Cultura, contiene scritti di Castellano, Cecotti, Crepaldi, Fontana, Scandroglio, Trombini, Turco. 
Stefano Fontana scrive un’ampia Introduzione al problema e un articolo in cui esamina le variazioni sul tema della legge contenute nella Dottrina sociale della Chiesa postconciliare. Danilo Castellano mostra come nella modernità e nella postmodernità la legge si sia emancipata dal diritto. Don Samuele Cecotti spiega che la Legge Nuova delle beatitudini dataci da nostro Signore non rinnega la Legge Antica dei comandamenti, come vorrebbe anche oggi il neomarcionismo (dall’eretico Marcione che contrapponeva  Vecchio e Nuovo testamento come se facessero capo a due divinità diverse). Giovanni Turco tratteggia le linee essenziali del rapporto tra diritto e politica in san Tommaso d’Aquino, mentre padre Gianluca Trombini IVE illustra il pensiero di Cornelio Fabro a questo proposito, mostrando come per il grande pensatore friulano alla base della distruzione della legge (giuridica e morale che sia) c’è la destructio metaphysicae, la distruzione della metafisica, ossia della possibilità di attingere ad un ordine oggettivo. L’arcivescovo Giampaolo Crepaldi, esaminando la filosofia politica e giuridica di Thomas Hobbes e di Karl Schmitt, segue il percorso moderno della secolarizzazione che dapprima istituisce lo Stato neutro da principi e valori per passare poi allo Stato che impone tale neutralità come propria ideologia a sfondo religioso-secolare. Infine Tommaso Scandroglio esamina il quadro eticamente orientativo per una lotta contro le leggi ingiuste, tema di grande utilità ai nostri giorni per contrastare in modo corretto e non “collaborativo” una giurisprudenza e una legislazione contrarie al diritto naturale.
La questione di fondo affrontata da questo libro che raccoglie le relazioni del Convegno di Montefiascone dell’anno scorso è cosa legittimi la legge, cosa renda legge una legge. Tale legittimazione deve esserci prima della legge, altrimenti legge è solo qualcosa che qualcuno ha imposto di ritenere tale. A quel punto però ogni legge è legge solo per il fatto di essere promulgata e così la vigenza viene a coincidere con la legittimità e la legalità con la giustizia. Se la legge è tale perché posta, ogni legge porta con sé anche la propria legittimità. Una giustificazione immanente all’atto del porre la legge non significa però nulla. La legittimazione della legge non può essere a disposizione del legislatore né di nessun altro. Il fondamento della legittimazione della legge è indisponibile, in caso contrario non solo non potremmo sapere quale legge sia giusta e quale ingiusta, ma non sapremmo nemmeno cosa sia legge e cosa no. 
Il Quarto Convegno di Montefiascone in programma sabato 23 novembre esaminerà criticamente il personalismo politico e, in modo particolare, il personalismo politico cattolico. Toccherà quindi un punto scottante della recente storia della cultura cattolica che, dal personalismo comunitario di Jacques Maritain alla svolta antropologica di Karl Rahner, ha fatto del personalismo il suo nuovo cavallo di battaglia capace, secondo una aspettativa che si è rivelata illusoria, di intercettare alcune esigenze di fondo della modernità e di dialogare da pari a pari con la cultura contemporanea. Appuntamento, allora, a Montefiascone.

Amoris laetitia...

Clicca per info
Amoris Laetitia "Non assume un punto di vista ontologico e considera il matrimonio dal punto di vista prevalentemente esistenziale. Assegna alla ragione un ruolo narrativo di esperienze più che di conoscenza di strutture metafisiche. Vede l’essere come una serie di incontri esperienziali che non possono essere fissati in categorie conoscitive universali, ma solo esperiti empaticamente uno a uno e accompagnati con discernimento".
Stefano Fontana, Esortazione o rivoluzione?, p. 6

“Amoris laetitia” e la fine della verità. Ma quanto è vecchia questa Neochiesa!

Clicca per info e acquisti
di Aldo Maria Valli, 13 agosto 2019
Come ogni libro del professor Stefano Fontana, anche "Esortazione o rivoluzione? Tutti i problemi di “Amoris laetitia" (Fede & Cultura, 128 pagine, 15 euro) va letto da cima a  fondo, con attenzione e gratitudine.

La tesi di Fontana è chiara: Amoris laetitia costituisce un’autentica rivoluzione, rispetto alla tradizione e al magistero precedente. Presentandosi come documento di natura pastorale piuttosto che dottrinale sembra quasi voler rassicurare. In realtà è rivoluzionaria proprio perché privilegia la pastorale

Verità e mistero Il “chiaroscuro intellettuale” del tomismo secondo Réginald Garrigou-Lagrange

Clicca per info
di Stefano Fontana
Le edizioni Fede & Cultura hanno il merito di averci messo a disposizione numerose opere di Réginald Garrigou-Lagrange, il grande filosofo e teologo tomista domenicano, grazie alla curatela di Marco Bracchi. Fino a ieri erano usciti La sintesi tomistica, Essenza e attualità del tomismo, Dio accessibile a tutti, Introduzione allo studio di Dio, La vita eterna e la profondità dell’anima. Ora tocca a Il senso del mistero e il chiaroscuro intellettuale, sempre a cura di Marco Bracchi (pp. 449, euro 28,00).

Esiste una visione volgare del tomismo che lo trasforma in una specie di razionalismo. Ci sarebbe nel tomismo un desiderio di “tutto spiegare” che non lascerebbe spazio né al mistero – che è il tema di questo libro – né alla carità. Si tratta, naturalmente, di una sciocchezza, ma le sciocchezze

La pastorale sociale non è riducibile ad agenzia di intermediazione

Clicca per info
Una pastorale sociale senza Cristo riduce la Chiesa ad agenzia sociale, la espone alle ideologie, la concentra sui metodi anziché sui contenuti, ne orizzontalizza l'operato cessando di essere evangelizzazione per diventare umanesimo
In "Osservatorio Internazionale" di Stefano Fontana, 09 giugno 2019.
Questo blog è già intervenuto sulla rimodulazione in corso della pastorale sociale della Chiesa italiana. Ora ritorna sull'argomento, dato che ne parla un nuovo articolo nel numero in distribuzione de La Civiltà Cattolica a firma di Francesco Occhetta ("Pastorale sociale della Chiesa e conflitti"). La nuova via della pastorale sociale indicata qui passa per il dialogo e il discernimento. Gli uffici diocesani della pastorale sociale, come anche le più piccole comunità

Filosofia Cristiana Augusto Del Noce


Stefano Fontana presenta il grande filosofo cattolico Augusto Del Noce insieme all'Autore del libro sulla sua filosofia cristiana e politica Luca Del Pozzo. Un evento di Fede & Cultura Universitas. Ordina una delle ultime copie del libro e leggi la recensione qui.

Non separare fede e ragione politica. Del Noce docet

Clicca per info e acquisti
di Stefano Fontana
Per il grande pensatore cattolico Augusto Del Noce, di cui quest'anno ricorre il 30° della morte, la fede cristiana ha un'esigenza di razionalità metafisica. Non è sufficiente che la fede entri in relazione con la ragione, bensì serve che la ragione non si stacchi dalla fede, pena il suo snaturamento e la caduta nell'ateismo. L'errore del progressismo cattolico è proprio quello di pensare che la ragione politica possa fare a meno della fede.
In questo anno 2019 ricorre il 30° anniversario della morte del filosofo cattolico Augusto Del Noce (1910-1989). A Trieste si è tenuto la settimana scorsa un convegno nazionale di due giorni, mentre escono libri che cercano di fare il punto sulla sua eredità di pensiero. Eredità che non sempre i suoi stessi eredi, molti dei quali oggi in posizione di prestigio, hanno onorato fino in fondo.
Tenendo conto della mole e della qualità del suo pensiero, vien da pensare che dedicargli un breve articolo come sto facendo io sia impresa velleitaria. Tuttavia, nella vastità e profondità della sua filosofia c’è un punto estremamente qualificante che è possibile identificare. Esso consiste in una frase che compare in Il problema dell’ateismo e in altre opere. Eccola: “La fede suppone inclusa in essa una metafisica, e non si esce dalla fede nel renderla esplicita”. Viene qui specificato il rapporto tra la ragione (e quindi anche la ragione politica) e la fede cristiana, che è di tipo molto particolare, anzi unico. Nel chiarire questa specificità, Del Noce si avvicina molto al pensiero di Ratzinger-Benedetto XVI.
La fede cattolica ha un'esigenza di razionalità metafisica, ossia richiede l’uso della ragione naturale e del suo impianto logico, per poter essere

Chiesa gnostica e secolarizzazione


Stefano Fontana presenta il suo ultimo libro "Chiesa gnostica e secolarizzazione". Da dove viene la gnosi? La gnosi si è infiltrata anche nella Chiesa? Come opera oggi nella chiesa? Come fronteggiare questa crisi epocale? Acquistalo subito col 15% di sconto! Usa il coupon CDB5TN790KGF alla pagina 
https://www.fedecultura.com/Chiesa-gnostica-e-secolarizzazione-p108675443
Scopri anche la nuova edizione aggiornata e aumentata di La gnosi al potere di Angela Pellicciari! Un best-seller che mostra e dimostra chiaramente la presenza dello gnosticismo nella storia, nei fatti, nelle scelte politiche, sociali, economiche, religiose. https://fedecultura.com/La-gnosi-al-potere-Nuova-edizione-aggiornata-p137702845

Il "chiaroscuro intellettuale" nella filosofia tomista

Clicca per info e acquisti
di Stefano Fontana (La Nuova Bussola Quotidiana, 5 maggio 2019)
Il senso del mistero e il chiaroscuro intellettuale è l'ultimo libro di Réginald Garrigou-Lagrange (filosofo e teologo domenicano) pubblicato da Fede & Cultura. Qui si affronta il rapporto fra l'uso della ragione e il mistero. Il libro di Garrigou-Lagrange fonda la superiorità della metafisica sulle altre discipline e della teologia sulla metafisica.Le edizioni Fede & Cultura hanno il merito di averci messo a disposizione numerose opere di Réginald Garrigou-Lagrange, il grande filosofo e teologo tomista domenicano, grazie alla curatela di Marco Bracchi. Fino a ieri erano usciti La sintesi tomista, Essenza e attualità del tomismo, Dio accessibile a tutti, Introduzione allo studio di Dio, La vita eterna e la profondità dell’anima. Ora tocca a Il senso del mistero e il chiaroscuro intellettuale, sempre a cura di Marco Bracchi (pp. 334, euro 28,00).

Esiste una visione volgare del tomismo che lo trasforma in una specie di razionalismo. Ci sarebbe nel tomismo un desiderio di “tutto spiegare” che non lascerebbe spazio né al mistero – che è il tema di questo libro – né alla carità. Si tratta, naturalmente, di una sciocchezza, ma le sciocchezze hanno purtroppo vita lunga. Non c’è contrasto tra usare la ragione secondo le sue modalità

Ci siamo spostati dopo 13 anni

Cari amici, era il 2 novembre 2009 quando prendevamo in mano questo blog e gli davamo una nuova vita, come "voce culturale ufficiale...