La cattiveria quotidiana 1563

dei coniugi Biagini
“A Pasquì, hai sentito ch’ha detto Bergojo, che ‘n Dio cattolico nun ce sta?” “E mo’ lui che sta a dì: io so’ er papa, Romolé?” 

Consumare i dogmi significa distruggere l'unità della Chiesa

del Cardinale Giuseppe Siri 
"La questione che in materia oggi si presenta come la più grave è appunto quella dell'intercomunione. Per fare del vero ecumenismo, non bisogna commettere errori su questo
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punto. La Chiesa, la sua dottrina, e in particolare la sua dottrina ecclesiologica, sono fondate su dogmi per essa inalienabili ed irreformabili. Altre confessioni non hanno veri dogmi ecclesiologici; per esse l'unità è opera esclusiva dello Spirito Santo e basta. Lo Spinto Santo agisce sempre ed è il principio della santificazione; ma non lo si può porre come principio visibile e storico dell'unità ecclesiale. Nel Vangelo l'unità del Regno di Dio in terra è fatta da Pietro. Non si tratta di due piccole variazioni, ma di due concezioni che stanno di fronte. La prima concezione permette la disgregazione, tant'è vero che recentemente il patriarcato moscovita ha concesso l'autocefalia alla chiesa greco-slava d'America. La prima concezione ammette la federazione, non l'unità visibile. Qui sta il punto, sia che ci volgiamo a Oriente sia che ci volgiamo ad Occidente. Consumare i dogmi lentamente fino al punto di non costituire più un problema capitale non è fare l'unità, ma distruggere in breve tempo l'unità in tutte le Chiese. La Chiesa riposa sull'unità dogmatica. Senza di essa muore. Questo non è possibile per le promesse espresse dall'Evangelo; quello che è possibile è che dagli uomini, per difetto di metodo, si allontani il momento desiderato dell'abbraccio fraterno, coerente con la verità di Dio".
Tratto da: Cardinale Giuseppe Siri, “Bilancio dell'ecumenismo”, “Renovatio”, VI (1971), fasc. 4, pp. 451-452.
Per approfondire:
Brunero Gherardini, Ecumene Tradita (i
l dialogo ecumenico tra equivoci e passi falsi. L’ecumenismo nel Magistero della Chiesa e nelle nuove correnti del dialogo).

La cattiveria quotidiana 1562

dei coniugi Biagini
“A Pasquì, ma come se permette Bergojo de chiamacce ‘magnacacca’?” “Se vede che in Argentina la bona educazione non usa, Romolé”. 

La cattiveria quotidiana 1561

dei coniugi Biagini
“A Pasquì, che vor dì coprofago?” “È ‘n espressione de letiziosa misericordia che Bergojo ha largito a li sgranarosari. Vor dì ‘magnacacca’, Romolé”. 

“Cromwell il dittatore”: la banalità del male secondo Hilaire Belloc

di Luca Fumagalli
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Fede & Cultura, meritoria casa editrice cattolica di Verona, è da tempo impegnata nella riscoperta di molti grandi apologeti inglesi del Novecento. Negli ultimi anni si è distinta soprattutto per la pubblicazione di varie opere di mons. Robert Hugh Benson e per la riedizione di alcuni dei saggi storici di Hilaire Belloc (1870-1953).
Se Benson e il suo capolavoro, il romanzo distopico Il Padrone del mondo, sono ormai noti al pubblico italiano, non così Belloc. Questi, oltre a essere stato giornalista e polemista, fu uno scrittore di vaglia, straordinariamente prolifico, che si cimentò nei generi più disparati. Con l’inseparabile amico G. K. Chesterton condivise un certo gusto per l’anticonformismo e il desiderio di fare della cultura un’arma a sostegno della verità di Cristo e della sua Chiesa. 

La cattiveria quotidiana 1560

dei coniugi Biagini
“A Pasquì, perché a Bergojo nun je piacciono li sgranarosari?” “Perché cor Rosario se va su, e lui soffre de mal d’aria, Romolé”. 

La cattiveria quotidiana 1559

dei coniugi Biagini
“A Pasquì, è mejo avé a-a coscienza der problema de li migranti o a-a coscienza ecologica?” “Er mejo è avé a-a coscienza pulita, Romolé”. 

La Sindone


La Sindone è davvero il lenzuolo funebre di Gesù oppure si tratta di un falso medievale? I Vangeli narrano fatti realmente accaduti oppure sono semplici leggende?
Fede & Cultura ha pubblicato un libro-indagine sul sacro telo della Sindone di carattere storico, scientifico e teologica nel lavoro, curata dal docente Marco Fasol e dalla scienziata Emanuela Marinelli (insignita lo scorso anno dell'importante onorificenza di Cavaliere della Repubblica italiana):
Luce dal sepolcro.

La cattiveria quotidiana 1558

dei coniugi Biagini
“A Pasquì, dici ch’annamo all’inferno perché nun amo fatto a-a differenziata?” “Aspetta che guardo ner Catechismo da-a nova Chiesa, Romolé”. 

La cattiveria quotidiana 1557

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, ma gli scrittori satirici che inventano tutte queste cattiverie finiranno all’inferno?” “Credo che ci andranno piuttosto i degenerati creatori scandali che attirano le inevitabili correzioni satiriche, Terenzio”. 

Portare la talare non è una moda, Santità...

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Pubblichiamo una lettera pervenuta al giornalista cattolico Marco Tosatti dall'abate Faria da uno sperduto eremitaggio abruzzese, in cui il mittente si rivolge a Papa Francesco. Infatti l'abate nella lettera manifesta rispettosamente tutte le sue perplessità e riflessioni critiche intelligenti riferendosi a una recente esternazione del Papa sulla talare dei consacrati in cui ha detto testualmente: "Grazie a Dio questa moda non c'è più".

La cattiveria quotidiana 1556

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, dov’è quel nuovo affresco che mostra i “ghei” che vanno in paradiso?” “Nel duomo di Portapazienza, Terenzio. Infatti finora il Padreterno porta pazienza. Poi vedrai che sberla”. 

La cattiveria quotidiana 1555

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, hai visto che splendida carriera ha fatto monsignor Fanculotti?” “È naturale, Terenzio, con tutti gli alti prelati che ha fatto divertire”. 

Tre per sposarsi

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"Il loro amore può diventare immortale. Basta che lo sommergano in Dio. Dio è Vita e Amore Eterno, e quegli amanti che siano uniti a Lui sono presi dall'incessante corrente di amore che circola tra le persone della Trinità. Povera cosa davvero sarebbe l'amore se consistesse soltanto in due fiamme entro due lanterne chiuse! In nessun luogo della terra può appagarsi il nostro anelito all'eternità!".

La cattiveria quotidiana 1554

dei coniugi Biagini 
“Dimmi, Fulgenzio, è vero che ci sono seminari dove s’accoppiano e si chiamano con nomignoli da fidanzatini?” “Così si vocifera, Terenzio, e purtroppo di solito dove c’è fumo c’è arrosto”.