La cattiveria quotidiana 1596

dei coniugi Biagini
Delirio post-concilio. “Le anime dei dannati si dissolvono.”

Il Concilio Vaticano II secondo il Card. Kasper

di P. Giovanni Cavalcoli
In un articolo pubblicato su L’Osservatore Romano del 12 aprile 2013, “Un Concilio ancora in cammino”, il Card. Kasper dice che Paolo VI, nel tentativo di impedire formulazioni proposte da una maggioranza progressista che lo preoccupava, “coinvolse” la minoranza tradizionalista permettendole di introdurre alterazioni nella redazione, che attenuavano o confondevano il senso dei passi modernizzanti. 
Cardini ereticali
Ora, osservo io, se il Papa si sentì in dovere di moderare l’intervento di questi cosiddetti “progressisti”, dando spazio ai tradizionalisti, vuol dire che egli, col fine intùito del quale era dotato, e col senso di responsabilità del Successore di Pietro, si era accorto della trama in atto e che questi sedicenti e sbandierati progressisti in realtà erano dei criptomodernisti, che con le loro manovre rischiavano di contaminare la purezza della dottrina conciliare. 
Sappiamo tutti infatti che Papa Montini non era un conservatore, ma sin quand’era Arcivescovo di Milano, mostrò di apprezzare un sano ammodernamento della vita della Chiesa e della stessa vita cristiana, un’esigenza, questa, intrinseca al cristianesimo stesso, animato da quello Spirito Santo che rinnova tutte le cose e che conduce la Chiesa nella storia alla pienezza della verità. Dunque se il “progressismo” della detta maggioranza lo preoccupava, vuol dire che si trattava di una falsa promozione del progresso della fede ed una scriteriata assunzione della modernità.
Ma il Card. Kasper sembra non aver colto la saggezza e la prudenza di questo Papa santo, giacchè giunge ad affermare che con l’intervento del Papa “si pagò un prezzo” con delle “formule di compromesso, in cui, spesso le posizioni della maggioranza si trovano immediatamente accanto a quelle della minoranza, pensate per delimitarle”. 
Vale a dire, se capisco bene le parole del Cardinale, che la spinta innovatrice, secondo lui, fu frenata dai conservatori, sicché essa non poté dare tutto quello che poteva dare. Ma c’è da chiedersi anche se questi “conservatori” non furono poi in fondo in questa circostanza i custodi dell’ortodossia, considerando l’importanza ad essi data da Paolo VI, il quale approvò i loro  emendamenti  atti a correggere le iniziative dei “progressisti” filomodernisti.
Tuttavia, secondo Kasper, queste  “limitazioni”, delle quali parla, non modificavano del tutto gli originari testi “progressisti”, cioè - diciamola con franchezza - modernisti, ma li lasciavano intatti, limitandosi a star loro accanto in modo incongruo e contradditorio, sottintendendo in modo offensivo nei confronti di san Paolo VI l’incapacità di mettere d’accordo i Padri del Concilio.
L’articolo prosegue spiegando – e ciò discende logicamente da quanto Kasper ha detto – che, in ragione di queste “formule di compromesso”, “i testi conciliari hanno in sé un enorme potenziale conflittuale; aprono la porta a una ricezione selettiva nell’una o nell’altra direzione”.
Nel detto articolo, il Cardinale dichiara inoltre che “neanche la ricezione ufficiale è rimasta ferma. In parte, ha superato il Concilio”, come a dire, a quanto pare, che nel Concilio affermazioni ortodosse e  moderniste stanno le une accanto alle altre, come se poi il lettore potesse scegliere quelle che preferisce, a meno che non si ponga su di una posizione contradditoria dando un colpo al cerchio e uno alla botte. 
In che consiste dunque secondo Kasper questo “cammino” del Concilio? Sembra quello di un ubriaco che ora pende  di qua, ora pende di là: un’interpretazione assolutamente irrispettosa e tendenziosa, per cui si resta estremamente sorpresi che essa abbia trovato ospitalità in un quotidiano così prestigioso come L’Osservatore Romano, che per sua natura dovrebbe riflettere in modo supremamente oggettivo e con imparzialità gli insegnamenti pontifici,  chiarendone o difendendone eventualmente le posizioni, soprattutto se poi si tratta di un evento così importante come il Concilio Vaticano II e la parte che in esso ebbe il Papa san Paolo VI.
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Ora, con tutto il rispetto dovuto a questo notissimo ed autorevole Porporato, qual è il Card. Kasper, che per vent’anni è stato a capo del Dicastero per l’Ecumenismo e gode di gran fama di studioso di cristologia, devo dire che dissento nettamente da questa interpretazione che egli dà delle dottrine conciliari, interpretazione che nega la continuità con la Tradizione, cosa che tutti i Papi da Giovanni XXIII a Benedetto XVI hanno insistentemente sostenuto, per limitarci solo a  ricordare la famosa formula di Papa Benedetto “progresso nella continuità”, dalla quale ho tratto il titolo di un mio approfondito studio sull’argomento (Progresso nella continuità, Fede & Cultura 2011).
La cosa grave, in sintesi, di Kasper, è che pare che egli insinui che tra le dottrine del Concilio si siano comunque infiltrate certe tesi neomoderniste che Paolo VI avrebbe voluto impedire, ma alle quali si sarebbe rassegnato lasciandole giustapposte semplicemente a quelle ortodosse al “prezzo” di “un enorme potenziale conflittuale”. 
È in fondo la stessa falsa lettura che vien fatta da Mons. Lefèbvre: gli estremi si toccano, con la differenza che mentre Kasper se ne compiace come di un “progresso” o un “cammino”, l’altro se ne dispiace come di smentita della Tradizione. Ma lo sbaglio dei due è comune: vedere nel Concilio un modernismo che non esiste, rifiutando i chiarimenti addotti da tutti i Papi del postconcilio.  Il Papa presente non è ancora entrato in argomento, ma i modernisti non si facciano illusioni: ripeterà esattamente quello che hanno già detto i suoi predecessori.
Bisogna riconoscere, è vero, che alcune tesi dottrinali del Concilio possono apparire ambigue o avere un certo sapore modernista; ma questa preoccupazione è fugata da un’opportuna interpretazione, qual è stata quella fatta dal Magistero postconciliare e da autorevoli teologi fedeli alla Chiesa. 
Insistere, come fanno alcuni, nella convinzione che il Concilio contenga passi modernisti equivale a pensare che un Concilio possa sbagliarsi quando tratta di temi attinenti alla fede e alla morale. Il che per un cattolico non ha senso, anche se è vero che il Concilio non contiene nuovi dogmi solennemente definiti. Discutibili semmai potranno essere alcune indicazioni pastorali, dove la Chiesa certo non è infallibile, ma comunque sempre meritevole di grande considerazione. 
Dunque la tesi di Kasper, secondo la quale le dottrine del Concilio comporterebbero una semplice giustapposizione malcelata o rattoppata tra opposte tesi contradditorie, tradizionali e moderniste, è assolutamente insostenibile, perché equivarrebbe ad accusare il Concilio di eresia, dato il carattere ereticale del modernismo e sarebbe il segno che Paolo VI non riuscì a impedire comunque la presenza del modernismo nel Concilio, che tanto e giustamente lo preoccupava, benchè egli non fosse affatto notoriamente un arretrato conservatore.
Se il Concilio ha uno stile pastorale e non un tono definitorio anche negli insegnamenti dogmatici, ciò non autorizza nessuno a prenderli sottogamba negando la loro infallibilità, perché nel giudicare dell’autorevolezza di un insegnamento della Chiesa non si deve badare tanto a come insegna ma a che cosa insegna. 
La definizione solenne è una modalità rarissima dell’insegnamento magisteriale, per cui non si deve prendere a pretesto il fatto che questo stile manca nel Concilio, per accusarlo di errore o di modernismo o di rottura con la Tradizione. Anche quando Cristo insegnava seduto in una barca o a tavola con suoi e non nel tempio, si trattava sempre della Parola di Dio da accogliere con fede.
È vero che Paolo VI, dopo Papa Giovanni, permise al Concilio la presenza di Rahner e di altri criptomodernisti. Fece bene? Fece male? È difficile giudicare. Sta comunque di fatto che, come risulta dagli studi che sono stati fatti sul contributo di questi periti, essi nell’assemblea conciliare offrirono un contributo innovatore ma sostanzialmente nei limiti dell’ortodossia. E come avrebbe potuto essere diversamente? 
È dopo il Concilio che Rahner con sorprendente baldanza, senza essere purtroppo censurato dall’autorità, dette sfogo indisturbato e con grande astuzia alle sue tendenze moderniste. Ma siccome egli si era ormai acquistato un prestigio mondiale, persino tra i vescovi,  anche il Papa dovette fare buon viso a cattivo gioco.
Bisogna inoltre precisare che è vero che al Concilio vi fu uno scontro fra un tradizionalismo retrivo e un cripto modernismo, che si paludava di veste progressista, per ottenere un lasciapassare; ma occorre anche dire che questo confronto che, in alcune circostanze assunse toni aspri e drammatici e preoccupò profondamente Paolo VI, ebbe termine, grazie a Dio, con accordi finali votati a larghissime maggioranze e certo di tono progressivo, - il Concilio è stato un Concilio profondamente innovatore - ma non assolutamente modernista, quale temeva il Papa, il quale era notoriamente nella linea progressista maritainiana ma assolutamente per niente favorevole al modernismo che è notoriamente un’eresia condannata da San Pio X.
Parlare dunque di “enorme potenziale conflittuale” è un’offesa gravissima fatta alla sapienza soprannaturale delle dottrine del Concilio, quasi ci trovassimo davanti a dei pateracchi politici o ai conflitti della dialettica hegeliana, ed è quindi fraintendere completamente i risultati equilibrati e coerenti dei dibattiti conciliari, dove, grazie all’assistenza dello Spirito Santo, i Padri, giunti ad un fraterno accordo, hanno saputo offrirci una conoscenza più avanzata della Parola di Dio senz’alcuna impensabile rottura o contraddizione col patrimonio dottrinale precedente il Concilio. 
Trovare qui delle contraddizioni vuol dire misconoscere alla radice la sapienza e la elevatezza di queste dottrine, vera luce per il nostro tempo, segnali indicatori del cammino che oggi deve fare la Chiesa per confrontarsi col pensiero moderno ed aumentare il numero dei suoi figli.
Non si tratta quindi di fare nessuna “recezione selettiva nell’una o nell’altra direzione”, ma di prendere un’unica direzione, con ovvia possibilità di scelte particolari, risultante dall’armoniosa confluenza di fedeltà e progresso: quella che ci è indicata appunto dai documenti del Concilio nella loro autentica interpretazione, che i Papi del postconcilio non si stancano da cinquant’anni di proporre a tutta la Chiesa per il bene e il progresso della Chiesa e di tutti gli uomini di buona volontà.
Chi crede di dover scegliere nel Concilio tra un tradizionalismo e un criptomodernismo non ha capito niente dell’insegnamento del Concilio ed è solo un fautore di divisioni all’interno della Chiesa.
La recezione ufficiale del Concilio certamente non è rimasta ferma e ha in certo senso superato il Concilio, ma non nel senso inteso da Kasper, ossia oscillando tra due tesi opposte e lasciando scegliere di volta in volta fra l’una e l’altra a seconda delle convenienze, bensì approfondendo questa saggia sintesi di modernità e tradizione.
Non so quanto questa interpretazione kasperiana  del Concilio, che sembra fatta apposta per attizzare il fuoco delle polemiche tra opposti estremismi, possa servire a quel dialogo tra credenti, al quale tuttavia il Card. Kasper si è dedicato con tanto zelo per tanti anni. Le dottrine dei Concili, come dice la stessa parola Concilio: conciliare, hanno sempre avuto nella Chiesa è un’importante funzione pacificatrice e conciliatrice e l’ultimo Concilio, purchè ben interpretato e ben inteso, non viene meno a questa funzione provvidenziale.
Il Magistero della Chiesa anche oggi, certo è in movimento, ma non per smentire la verità di fede precedentemente insegnata, bensì per guidarci maternamente ed infallibilmente ad un suo sempre maggiore approfondimento nel solco della tradizione e con lo sguardo a mete sempre più avanzate nel cammino verso il regno di Dio e la pienezza della verità.
In certo senso alcune indicazioni del Concilio sono superate, non però che siano state abbandonate, ma nel senso che sono vissute meglio e più santamente in conformità alle nuove situazioni che non esistevano all’epoca del Concilio, ma sempre ovviamente in continuità col patrimonio immutabile di fede consegnato da Cristo una volta per sempre alla Chiesa da trasmettere inalterato a tutta l’umanità fino alla fine dei secoli. 

La cattiveria quotidiana 1595

dei coniugi Biagini
Delirio post-concilio. “Satana potrebbe redimersi alla fine.”

La cattiveria quotidiana 1594

dei coniugi Biagini
Delirio post-concilio. “Giuda potrebbe essersi salvato.”

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G.Z.


La cattiveria quotidiana 1593

dei coniugi Biagini
Delirio post-concilio. “Il diavolo è solo un simbolo del male che gli uomini si sono inventati.”

Domenica III di Avvento anno C

L'Avvento ci chiama a potenziare quella tenacia interiore, quella resistenza dell'animo che ci permettono di non disperare nell'attesa di un bene che tarda a venire, ma di aspettarlo con gioia anzi di prepararne la venuta nella Confessione, Comunione, Carità natalizie, con fiducia operosa
di Mons. Gino Oliosi
L'Avvento è un tempo di impegno e di sforzo spirituale ma nella gioia della venuta del Signore nella Confessione, nella Comunione, nella Carità natalizia, ci ricorda san Paolo.
Il Vangelo di questa Domenica presenta nuovamente la figura di Giovanni Battista, e lo ritrae mentre parla alla gente

La cattiveria quotidiana 1592

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, come mai i lacché hanno paura e noi no?” “Perché la nostra coscienza è pulita, Terenzio”. 

La giusta risposta cattolica ai “gay pride”

dii mons. Athanasius Schneider
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Nei decenni passati hanno iniziato a diffondersi nelle città del mondo occidentale manifestazioni pubbliche, dette “gay pride” (orgoglio gay). Questo fenomeno in costante crescita ha il chiaro obiettivo di conquistare la piazza pubblica di tutte le città del mondo occidentale e, a lungo termine, le città del mondo intero, fatta eccezione per i paesi islamici a causa del timore di prevedibili violente controreazioni.
Tali manifestazioni sono effettuate con enormi impegni finanziari e logistici, accompagnate da una pubblicità propagandistica sostenuta all’unisono dai poteri più influenti della vita pubblica, cioè dalla nomenclatura politica, dai social media, da potenti enti economici e finanziari. Un tale unanime sostegno da parte delle suddette istanze pubbliche era tipico dei sistemi storici totalitari al fine di imporre alla società una determinata ideologia. Le manifestazioni dette “gay pride” assomigliano inconfondibilmente alle marce propagandistiche di diversi regimi politici totalitari del passato.

La cattiveria quotidiana 1591

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, come mai i lacché, i politicanti, i giornaloni repubblicoidi, le istituzioni “educative”, i bavosi buonisti, hanno paura del vaffa?” “Perché sono vigliacchi e, come tutti i vigliacchi, hanno paura di chi non ha paura, Terenzio”. 

La cattiveria quotidiana 1590

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, come funziona il vaffa?” “A raffica, Terenzio. Lacché della gnosi, politicanti servili con l’usuraio straniero, giornalastri repubblicoidi, istituzioni cosiddette “educative” con codice e(me)tico, bavosi grondanti melassa buonista. A tutti: ‘Vaffa…’. Ne hanno paura, Terenzio”. 

"Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà"...

del servo di Dio padre Tomas Tyn
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"Vedete cari fratelli, Iddio, anche questo ce lo dice S. Luigi Maria Grignion de Monfort, Iddio ha creato una sola inimicizia, Iddio che è amore, Iddio la cui natura stessa è amore e misericordia, Iddio una sola inimicizia ha creato (non è poi stato Dio a crearla, incondizionatamente perché teologicamente non sarebbe esatto, perché ovviamente questa inimicizia è tutta dipendente, occasionata dal peccato degli angeli apostati, se non ci fosse l’apostasia di queste creature razionali e libere non poteva esserci nemmeno questa inimicizia). Quindi Iddio pose quella unica inimicizia, ma dopo il peccato, come conseguenza del peccato, come conseguenza del peccato degli angeli ribelli, inimicizia "ponero inter te et mulier", porrò una inimicizia tra te e la donna.

La cattiveria quotidiana 1589

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, come ci si può difendere dai filantropi?” “Con l’arma del vaffa, Terenzio. Ti chiamano fascista, rispondi vaffa; razzista, rispondi vaffa; populista, vaffa e me ne vanto; omofobo, vaffa e me ne vanto”. 

La cattiveria quotidiana 1588

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, come filantropano i filantropi?” “Mettono su fondazioni per la ‘società aperta', che vuol dire distruggere i paesi occidentali e di tradizione cristiana, per farne una gigantesca polpetta informe sulla quale i filantropi usurai iperstramultimiliardari potranno signoreggiare, Terenzio”. 

Libri Fede & Cultura a € 0,99

A partire da oggi fino al 31/ 12/ 2018, ben 66 titoli del catalogo Fede & Cultura sono in OFFERTA STRAORDINARIA A 0,99 €. https://www.fedecultura.com/Libri%20in%20SUPER%20OFFERTA!!-c32516106 Approfitta subito di questa offerta IRRIPETIBILE per acquistare i titoli di tuo interesse o per fare i tuoi regali di Natale! L'offerta è valida solo su ordini effettuati sul nostro sito che trova a questo link: https://www.fedecultura.com L'offerta non include le spese di spedizione. Grazie per il tuo sostegno! Fede & Cultura La Tradizione non passa di moda

Il deformatore del cristianesimo

di padre Giovanni Cavalcoli
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"Rahner ha tentato di proporre un nuovo modo di vivere il cattolicesimo presentandolo come realizzazione delle indicazioni del Concilio Vaticano II. In realtà Rahner ha frainteso in senso modernistico gli impulsi del Concilio, Il quale ha bensì inteso di proporre il Vangelo al mondo moderno e di ammodernare il nostro vivere cattolico, ma assumendo dalla modernità solo il buono, ossia ciò che è compatibile col Vangelo. Invece Rahner ha fatto un lavoro alla rovescia: ha preso dal Vangelo solo ciò che è compatibile con la modernità.

La cattiveria quotidiana 1587

dei coniugi Biagini
“Dimmi, Fulgenzio, cosa fanno questi eletti?” “Tramano, comandano, assassinano e distruggono, mentre si atteggiano a filantropi, Terenzio”. 

La luce profetica di Newman

Dopo il fallimento del collettivismo marxista la reazione all'attuale radicalismo liberale della globalizzazione alla luce profetica John Henry Newman
 
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di Mons. Gino Oliosi

Quello che sta avvenendo in Europa, in Italia non è più la contrapposizione destra-sinistra ma la reazione al liberalismo radicale della globalizzazione che annulla l'identità delle nazioni con una cultura liberale che vorrebbe porsi come universale e autosufficiente, generando un nuovo costume di vita. Così Dio, Cristo rimarrebbero esclusi dalla cultura e dalla vita pubblica e all'Onu viene imposto un liberalismo religioso ritenendo superflua ed estranea ogni relazione con il trascendente, fondamento nel 1948 dei diritti umani. In stretto rapporto con tutto questo, ha luogo una radicale riduzione dell'uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente