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Ragione e fede in Platone - Stefano Fontana


Platone solleva - nel dialogo Eutifrone - la questione del rapporto tra ragione e fede e dà delle indicazioni ancora oggi molto significate. La questione non si è mai raffreddata da allora in avanti e ancora oggi se ne discute. La Sapienza dei Greci tuttavia ci può ancora essere di aiuto come bussola del pensiero. Scopri il libro del prof. Stefano Fontana “La Sapienza dei Greci”. https://www.fedecultura.com/La-sapienza-dei-Greci-p188517517

Stefano Fontana: la sapienza dei Greci


Non siamo rimasti senza far niente in questo tempo! Vi offriamo - disponibili immediatamente in eBook - due libri di grande interesse: "La sapienza dei Greci" (€ 9,99), di Stefano Fontana e "In fuga dalla Torre" (€ 9,99) di John Gerard.
Il primo è una storia semplice ed esaustiva della filosofia greca, fondamento del pensiero occidentale.
Il secondo è il perfetto esempio per capire cosa significasse essere sacerdoti durante la persecuzione anglicana. Un prete eroico di cui avremmo bisogno anche adesso.
https://www.fedecultura.com/In-fuga-dalla-Torre_eBook-p181538391

San Tommaso d'Aquino - Stefano Fontana

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Cari amici di Fede & Cultura, oggi, festa di san Tommaso d'Aquino, riportiamo alcune pagine del libro di Stefano Fontana La sapienza dei medievali che fanno parte del capitolo dedicato a san Tommaso. Per onorare la santità dell'intelligenza donataci da Dio non c'è modo migliore che usarla sulle orme di colui che in questo è maestro sommo.
Buona lettura!
Prof. Giovanni Zenone Ph.D.
Direttore
Fede & Cultura

San Tommaso d'Aquino

Doctor angelicus et communis

Nessun pensatore cristiano è stato onorato dai pontefici come san Tommaso d’Aquino (1225-1274) e tanto segnalato come esempio di corretto uso del pensiero. Ciò non accadde però subito. Anzi il vescovo di Parigi Stefano Tempier condannò alcune sue tesi considerate “aristoteliche”. Le accuse ebbero vita breve e infatti la sua canonizzazione avvenne molto presto, nel 1323, da parte di Giovanni XXII. In sede di canonizzazione il Papa pronunciò la famosa frase: “Tommaso ha illuminato la Chiesa molto più di tutti gli altri dottori e tramite i suoi libri una persona ottiene più vantaggi in un solo anno che non dedicando l’intera sua vita ai libri degli altri”. Nel 1567 Pio V lo proclamò “Dottore angelico”, titolo che si aggiunse a quello di Doctor communis. Durante il Concilio di Trento i Padri vollero che in mezzo all’aula delle adunanze, insieme ai Libri della Sacra Scrittura e ai decreti dei Pontefici romani, fosse collocata, aperta sull’altare, la Summa di san Tommaso.
È però in epoca moderna che l’indicazione di san Tommaso come maestro di verità cristiana viene maggiormente espressa dal magistero della Chiesa. Il 4 agosto 1879 papa Leone XIII pubblicò l’enciclica Aeterni Patris. Nella cultura del tempo dominava il materialismo della filosofia del Positivismo, che era diventata la filosofia ufficiale dei nuovi Stati europei. Leone XIII chiese allora un “ritorno a san Tommaso”, proponendolo come maestro non solo nella teologia, ma anche nella filosofia. Nella Aeterni Patris il Papa esorta i maestri “a far penetrare negli animi dei discepoli la dottrina di san Tommaso d’Aquino, mettendo in luce la saldezza e l’eccellenza di essa in confronto a tutte le altre”. L’anno successivo, il 4 agosto 1880, lo stesso Pontefice proclamava san Tommaso d’Aquino patrono delle scuole cattoliche.
San Pio X riprese l’indirizzo di Leone XIII, teso a far riscoprire il pensiero di san Tommaso contro il modernismo che stava entrando nei seminari, e in un Breve del 1904 disse che “discostarsi da san Tommaso di un solo passo, principalmente nelle cose della metafisica, non sarebbe senza danno grave”. Nel 1914 la Sacra Congregazione per gli studi religiosi, per volontà del Papa, redasse 24 tesi tomistiche che venivano indicate come contenenti sicuramente la dottrina di san Tommaso. Il successore Benedetto XV confermò le 24 tesi. 
L’indicazione di san Tommaso come prima fonte di ispirazione fu decretata anche dal Codice di diritto canonico del 1917, da Pio XI nell’enciclica Studiorum ducem, da Pio XII nella Humani generis del 1950 e dal Codice di diritto canonico del 1983.
In occasione del Concilio Vaticano II fu ricusata la proposta della Commissione preparatoria, ma ugualmente il Concilio indica per esempio san Tommaso. Il decreto Optatam totius e la dichiarazione Gravissimum educationis lo propongono come esempio primario.
Paolo VI disse che quella di san Tommaso è “la filosofia naturale della mente umana”. Giovanni Paolo II alimenta la sua enciclica Fides et ratio (1998) di numerose tesi di san Tommaso e ha ricordato che il Santo “è sempre stato proposto dalla Chiesa come maestro di pensiero e modello del retto modo di fare teologia”. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, promulgato da Giovanni Paolo II nel 1992, cita san Tommaso di gran lunga più di ogni altro teologo cattolico. 
Nonostante questi richiami autorevoli, è indubbio che la teologia cattolica abbia di gran lunga trascurato san Tommaso negli ultimi tempi, sostituendogli i pensatori moderni, oppure rifiutando la possibilità stessa della metafisica, e tutto questo, come diceva Pio X, “con grave danno” per la Chiesa. Oggi in molti seminari lo studio di san Tommaso è addirittura interdetto e Ordini religiosi che si rifanno al suo insegnamento vengono sanzionati.

Il metodo realista del tomismo

La filosofia di san Tommaso è la piena espressione del realismo metodico. Non che il tomismo sia solo un metodo né che lo sia prevalentemente, anzi separare metodo da contenuto è già una concessione all’idealismo. Il realismo parte dall’essere e ritorna sempre all’essere come criterio di verità. L’idealismo, invece, parte dalla coscienza o dal pensiero per arrivare poi all’essere. Però non ci può riuscire, perché se si parte dalla coscienza vuol dire che si parte non dalla realtà, ma da come noi vediamo la realtà e questa prospettiva soggettiva non ci abbandonerà poi mai più perché, essendo il punto di partenza, è anche il fondamento. Bene esprime tutto questo Étienne Gilson: per l’idealista

il proprio mondo dell’esperienza è una scenografia e, dietro questa scenografia, c’è qualcos’altro; egli tuttavia non può guardare dall’altro lato della scenografia per vedere ciò che vi accade giacché, ogni volta che tenta di farlo, le condizioni a priori dell’esperienza trasformano in una nuova scenografia quanto si nascondeva dietro la vecchia.

Per le varie forme di idealismo, quindi, si rimane prigionieri della nostra coscienza o, se si vuole, del proprio punto di vista, e l’essere ci rimane precluso. L’idealismo quindi è destinato al fallimento: pretende di arrivare meglio all’essere e non ci arriva mai. 
Si può dire anche che l’idealismo finisca per essere una forma di volontarismo: l’impossibilità di conoscere direttamente l’essere se non passando dalla propria coscienza è un assunto non dimostrato, espressione quindi di una volontà più che di una conoscenza. Sul carattere postulatorio del razionalismo moderno sono concordi molti autorevoli interpreti come Augusto Del Noce, Cornelio Fabro, Joseph Ratzinger. Esso libera la coscienza dalle verità che essa stessa non si sia date, trasformandola così in un atto di volontà pura e incondizionata. In questo modo l’idealismo si manifesta come prassismo, dato che la volontà muove la prassi non secondo una verità, ma secondo il soddisfacimento di se stessa nell’azione. Ma l’azione per l’azione, senza regole che non siano la propria soddisfazione, conduce l’idealismo al nichilismo, ossia a una esistenza senza fondamenti di senso.
Per il realismo invece il nostro intelletto, tramite l’insostituibile strumento dei sensi, conosce originariamente l’ente. L’idealismo nasce dallo scetticismo, ossia dal dubbio di poter conoscere l’essere, invece il realismo nasce dalla certezza di conoscere l’essere. Il problema di “come” si conosce viene dopo la conoscenza dell’essere: prima si conosce l’essere e, conoscendolo, si conosce anche come si conosce. Quando si cerca l’oggetto, è perché l’oggetto è già presente. Il domandare filosofico non precede la conoscenza del reale, la segue. Il problema gnoseologico, ossia relativo alla conoscenza, deriva dal problema metafisico, ossia dalla conoscenza dell’essere, che lo precede. La gnoseologia del realismo è una metafisica del conoscere e non una critica, una psicologia o una fisiologia del conoscere. Porsi la domanda “posso conoscere?” è già idealismo. Anteporre il metodo al contenuto è già idealismo. Fare l’analisi delle condizioni presenti a priori nella nostra coscienza per spiegare i contenuti della coscienza stessa, come farà Kant, significa mettere definitivamente da parte la possibilità di conoscere il reale. Tutti i criteri, sia conoscitivi che morali, derivano dall’apprensione dell’essere che è certa e immediata, il che non vuol dire ingenua né prefilosofica o irrazionale. La verità è adeguamento all’essere delle cose. Il bene è l’adeguamento della volontà all’essere delle cose in quanto desiderabile nel suo finalismo. La libertà è l’adesione della volontà guidata dalla ragione alle leggi del reale. 
San Tommaso d’Aquino non è l’unico pensatore realista, è però stato realista nel modo più rigoroso e completo. Egli ha costruito la più matura sintesi di relazione tra ragione e fede cristiana, dato che il cristianesimo contiene in sé implicita una metafisica realista. Il realismo non può non elaborare una metafisica realista, dato che l’oggetto della metafisica, ossia l’essere in generale, è presente fin da subito all’intelletto umano. Se priviamo i dogmi della fede cattolica della metafisica realista che li sostiene essi decadono a sentimento o a semplice esperienza. San Tommaso purifica e completa tutte le forme di realismo precedenti e contiene virtualmente tutte le forme di realismo successive.
La filosofia classica greca e cristiana è, seppure in diverse forme e modalità, sostanzialmente realista. Anche il filone platonico e agostiniano non può essere considerato idealista. La centralità della coscienza non ha qui niente a che fare con l’idealismo moderno, ma si sostanzia di una metafisica realistica anche se perseguita per via più spiccatamente interioristica e anamnesica. C’è senz’altro una grande differenza di impianto tra san Tommaso e san Bonaventura, ma non possono essere considerati come il realismo di fronte all’idealismo. Invece, deve essere considerata idealista la filosofia moderna ed è nei confronti della modernità come categoria filosofica che il realismo tomista assume una posizione di antidoto e contrapposizione. Qui l’opposizione dei due impianti è evidente e irriducibile. 
Durante il percorso filosofico dell’epoca moderna, si faranno diversi tentativi per conciliare il realismo tomista con l’idealismo moderno, ma determineranno gravi danni filosofici, in modo particolare per la religione cattolica. Ciò avvenne, per esempio, all’università cattolica di Lovanio, dove la scuola del cardinale Désiré-Joseph Mercier (1851-1926) e di monsignor Joseph Maréchal (1978-1944) iniziò a costruire un “realismo critico”, operazione cui parteciparono filosofi come M-D. Roland-Gosselin, padre Gabriel Picard, Léon Noël. Il realismo critico consiste nel conciliare san Tommaso con Cartesio, anteponendo alla conoscenza metafisica dell’essere un esame critico delle possibilità e condizioni conoscitive del pensiero. Considerando il realismo troppo ingenuo, questi filosofi negano l’evidenza, ritengono bisognosa di spiegazione la conoscenza dei sensi, accettano l’evidenza intellettuale dell’io penso da cui partono poi – ma senza riuscirci – per spiegare l’esistenza del reale. Essi vogliono anche trovare in san Tommaso quello che non c’è e intendono conciliare quanto è invece irriducibile, ossia realismo (partire dall’essere) e idealismo (partire dal pensiero). Questa corrente di pensiero ha influenzato la teologia contemporanea, soprattutto ponendo le basi del pensiero di Karl Rahner, che si ispira proprio a Maréchal e che ha deformato il tomismo aprendo la teologia cattolica a sistemi filosofici immanentistici. Gli errori del realismo critico, ossia le storpiature del vero realismo di san Tommaso, hanno prodotto, a lungo andare, danni consistenti. 
Per il realismo Primo in intellectu cadit ens. L’ente che viene conosciuto dall’intelletto è l’ente concreto percepito tramite i sensi: Principium nostrae cognitionis est a sensu. Oggetto della conoscenza è l’ente particolare in quanto esiste, l’existens. Tutto il resto, compresa la sua essenza, lo conosciamo dopo. Dato però, come vedremo meglio più avanti, che l’atto per cui l’ente esiste è l’atto di ogni atto, possiamo dire che nell’apprensione dell’ente come esistente c’è anche l’apprensione di tutta la realtà. Questa visione immediata è quindi di tutto l’essere, il quale è tutto presente all’intelletto anche se in modo confuso (Initium cognitionis humanae est in quadam cognitione omnium). Ciò rende possibile la metafisica, che è la scienza del reale nella sua universalità. Il filosofo Cornelio Fabro dice che: «Una esperienza metafisica confusa dell’essere è alla radice di ogni conoscenza, anche della più semplice». Si tratta di una esperienza “confusa”, ossia non categorizzata (l’essere non è ancora diviso nelle varie categorie). 
Appartiene al realismo l’ammissione delle conoscenze del senso comune. Per senso comune si intende la conoscenza naturale, spontanea e immediata, da parte del nostro intelletto, di alcune verità reali, apprese in modo implicito e non ancora riflesso, come base di ogni successiva conoscenza e riflessione. Tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro cultura, erudizione, consapevolezza, posseggono una grammatica naturale di conoscenze pre-analitiche. Esse sono concomitanti con l’apprensione dell’ente e ne scaturiscono naturalmente. Non si tratta di qualcosa di irrazionale né di prefilosofico, ma di qualcosa di già filosofico anche se in modalità implicita. Non sono a-priori, perché sono concomitanti, come già detto, con l’apprensione dell’ente come esistente e, quindi, dell’atto per cui l’ente esiste. Questo atto può essere detto “esse”, “essere”, “actus essendi”, “atto di essere”.
Le conoscenze del senso comune sono l’esistenza di un mondo di cose, l’esistenza dell’io come soggetto, il principio di non contraddizione, la libertà come causalità non causata, l’ordine finalistico e la moralità, Dio come fondamento. 
L’apprensione di un mondo di cose significa l’evidenza dell’esistenza della realtà oggettiva. Questa conoscenza riguarda tutto ciò che è e che nel linguaggio comune si chiama “mondo”.
Concomitante con ciò c’è anche l’apprensione dell’io come soggetto. Per la filosofia moderna la coscienza viene prima dell’essere. Il realismo tomista invece ritiene che la coscienza di sé non può che essere coscienza di essere, in quanto una coscienza vuota non sarebbe coscienza. Non si può avere coscienza del nulla. Non è possibile quindi derivare l’essere dalla coscienza, come vorrà fare Cartesio, ma il contrario: la coscienza stessa si fonda sull’essere. Soggetto e oggetto non sono quindi contrapposti, ma ambedue appartengono all’orizzonte primordiale dell’ente. 
Da dove ci derivano i primi principi? Secondo il realismo tomista l’apprensione dei primi principi, e in particolare di quello di identità e di non contraddizione, avviene nel momento stesso dell’apprensione intellettiva dell’ente. Nell’ente si coglie l’essere come irriducibile al non-essere, lo si coglie come non-contraddittorio e quindi si apprende il principio di non contraddizione. Impostazione diversa, come si vede, da quella di Agostino e san Bonaventura.
Il mondo viene appreso come ordinato e governato dal principio di causalità. Contemporaneamente, però, si capisce che il soggetto causa senza essere causato a sua volta da altro. Si fa così esperienza della libertà.
L’ordine del mondo è appreso come finalistico, per cui nasce la moralità come adesione a questo ordine finalistico.
Infine, all’interno di quella concezione globale e confusa dell’essere è già presente la nozione di Dio. Intuito l’essere, si conosce implicitamente anche Dio, suo fondamento in quanto l’ente mostra la propria insufficienza. Gli uomini possiedono una certezza dell’esistenza di Dio e questa conoscenza precede e motiva ogni dimostrazione rigorosamente scientifica della metafisica. Tale conoscenza di Dio, come condizione di tutto l’essere, è una conoscenza implicita in ogni altra conoscenza: “Ogni soggetto conoscente in ogni oggetto della sua conoscenza conosce implicitamente Dio”.

da Stefano Fontana La sapienza dei medievali

Riscoprire san Tommaso d’Aquino

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di Fabrizio Cannone
Oggi larghissima parte del ceto docente della Chiesa, non escluso lo stesso corpo episcopale, si è allontanata ove più ove meno da san Tommaso d’Aquino, a volte in nome di altri autorevoli teologi, più spesso in nome della modernità e delle sue esigenze nel campo del pensiero. Da molti poi si è preteso di integrare certe istanze del tomismo all’interno di sistemi fondati sull’immanentismo, creando una confusione enorme, specie tra i giovani studenti di teologia.

La lista di autori e teologi andanti in tal senso sarebbe lunghissima e dunque inutile. Ci si può chiedere invece come mai le autorità ecclesiastiche non siano riuscite ad evitare un vero e proprio voltafaccia, specie nei Seminari e nelle Facoltà cattoliche, ossia proprio nei luoghi più adeguati per studiarlo, approfondirlo e servirsene come scudo nei riguardi del pensiero relativistico dei tempi nostri. Sinteticamente, come scrisse Giovanni Paolo II, in «molte scuole cattoliche,

Verità e mistero Il “chiaroscuro intellettuale” del tomismo secondo Réginald Garrigou-Lagrange

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di Stefano Fontana
Le edizioni Fede & Cultura hanno il merito di averci messo a disposizione numerose opere di Réginald Garrigou-Lagrange, il grande filosofo e teologo tomista domenicano, grazie alla curatela di Marco Bracchi. Fino a ieri erano usciti La sintesi tomistica, Essenza e attualità del tomismo, Dio accessibile a tutti, Introduzione allo studio di Dio, La vita eterna e la profondità dell’anima. Ora tocca a Il senso del mistero e il chiaroscuro intellettuale, sempre a cura di Marco Bracchi (pp. 449, euro 28,00).

Esiste una visione volgare del tomismo che lo trasforma in una specie di razionalismo. Ci sarebbe nel tomismo un desiderio di “tutto spiegare” che non lascerebbe spazio né al mistero – che è il tema di questo libro – né alla carità. Si tratta, naturalmente, di una sciocchezza, ma le sciocchezze

Non separare fede e ragione politica. Del Noce docet

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di Stefano Fontana
Per il grande pensatore cattolico Augusto Del Noce, di cui quest'anno ricorre il 30° della morte, la fede cristiana ha un'esigenza di razionalità metafisica. Non è sufficiente che la fede entri in relazione con la ragione, bensì serve che la ragione non si stacchi dalla fede, pena il suo snaturamento e la caduta nell'ateismo. L'errore del progressismo cattolico è proprio quello di pensare che la ragione politica possa fare a meno della fede.
In questo anno 2019 ricorre il 30° anniversario della morte del filosofo cattolico Augusto Del Noce (1910-1989). A Trieste si è tenuto la settimana scorsa un convegno nazionale di due giorni, mentre escono libri che cercano di fare il punto sulla sua eredità di pensiero. Eredità che non sempre i suoi stessi eredi, molti dei quali oggi in posizione di prestigio, hanno onorato fino in fondo.
Tenendo conto della mole e della qualità del suo pensiero, vien da pensare che dedicargli un breve articolo come sto facendo io sia impresa velleitaria. Tuttavia, nella vastità e profondità della sua filosofia c’è un punto estremamente qualificante che è possibile identificare. Esso consiste in una frase che compare in Il problema dell’ateismo e in altre opere. Eccola: “La fede suppone inclusa in essa una metafisica, e non si esce dalla fede nel renderla esplicita”. Viene qui specificato il rapporto tra la ragione (e quindi anche la ragione politica) e la fede cristiana, che è di tipo molto particolare, anzi unico. Nel chiarire questa specificità, Del Noce si avvicina molto al pensiero di Ratzinger-Benedetto XVI.
La fede cattolica ha un'esigenza di razionalità metafisica, ossia richiede l’uso della ragione naturale e del suo impianto logico, per poter essere

Il "chiaroscuro intellettuale" nella filosofia tomista

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di Stefano Fontana (La Nuova Bussola Quotidiana, 5 maggio 2019)
Il senso del mistero e il chiaroscuro intellettuale è l'ultimo libro di Réginald Garrigou-Lagrange (filosofo e teologo domenicano) pubblicato da Fede & Cultura. Qui si affronta il rapporto fra l'uso della ragione e il mistero. Il libro di Garrigou-Lagrange fonda la superiorità della metafisica sulle altre discipline e della teologia sulla metafisica.Le edizioni Fede & Cultura hanno il merito di averci messo a disposizione numerose opere di Réginald Garrigou-Lagrange, il grande filosofo e teologo tomista domenicano, grazie alla curatela di Marco Bracchi. Fino a ieri erano usciti La sintesi tomista, Essenza e attualità del tomismo, Dio accessibile a tutti, Introduzione allo studio di Dio, La vita eterna e la profondità dell’anima. Ora tocca a Il senso del mistero e il chiaroscuro intellettuale, sempre a cura di Marco Bracchi (pp. 334, euro 28,00).

Esiste una visione volgare del tomismo che lo trasforma in una specie di razionalismo. Ci sarebbe nel tomismo un desiderio di “tutto spiegare” che non lascerebbe spazio né al mistero – che è il tema di questo libro – né alla carità. Si tratta, naturalmente, di una sciocchezza, ma le sciocchezze hanno purtroppo vita lunga. Non c’è contrasto tra usare la ragione secondo le sue modalità

Una guida sicura sulla via del mistero

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"Il senso del mistero si trova in modo manifesto negli artisti di genio, nei grandi sapienti, nei filosofi degni di questo nome, nei veri teologi e ancor più nei grandi contemplativi. Noi lo consideriamo qui quale deve essere nel filosofo e nel teologo. Perciò è inizialmente importante farsi una giusta idea della sapienza metafisica, comparata a quella sapienza superiore che è la teologia e al dono della sapienza che è, insieme a quello dell’intelletto, il principio della contemplazione infusa. Prenderemo come guida san Tommaso".

Il senso del mistero di Garrigou-Lagrange

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di Emmanuele Barbieri, Corrispondenza Romana 6 marzo 2019
Il padre domenicano Réginald Garrigou-Lagrange (1877-1964) fu una delle più profonde menti speculative del XX secolo. Va dato merito alla casa editrice Fede & Cultura di averne avviato la riscoperta, grazie all’impegno di un giovane studioso, Marco Bracchi, che con passione ne ha curato la traduzione, o la ristampa, di alcune importanti opere.

Bracchi ha tradotto ex novo, o ha revisionato le traduzioni, verificando le fonti e le citazioni e corredando i testi di accurate note critiche. Sono stati così pubblicati Essenza e attualità del tomismo (2012), Introduzione allo studio di Dio (2013), La sintesi tomistica (2015), Dio accessibile a tutti (2017), La vita eterna e la profondità dell’anima (2018) e, in questi giorni, Il senso del mistero e il chiaroscuro intellettuale (2019).

Ne La vita eterna Garrigou-Lagrange affronta i grandi temi escatologici dei novissimi, considerando la profondità

Il senso del mistero di Réginald Garrigou-Lagrange

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Una guida chiara e sicura per attraversare i regni della fisica e della metafisica e giungere al cuore del mistero che è la vita stessa di Dio. La realtà che circonda e coinvolge l’uomo è avvolta dal mistero. Mossi da un “sesto senso” siamo portati a investigare e ad aprirci a un mistero più grande di noi. In questa ricerca Garrigou-Lagrange offre una guida chiara e sicura. Attraverso un crescendo che parte dal senso comune, attraversa la conoscenza fisica e metafisica, culminando nella conoscenza di fede e in particolar modo nella mistica, giungiamo al cuore del mistero che è la vita stessa di Dio. Per la prima volta in lingua italiana e corredato da note critiche esplicative e traduzioni dei testi latini, questo testo ci fa riscoprire la bellezza e la generosità della grazia divina e la vocazione di ogni uomo alla visione di Dio. In esso possiamo attingere alla sapienza filosofica illuminata dalla fede e presentata da uno dei più grandi teologi del XX secolo.

La vera sapienza della croce


di san Tommaso d'Aquino
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"Gesù Cristo mi ha mandato a evangelizzare, ma non con la sapienza delle parole, cioè con la sapienza mondana. Per sapienza delle parole l'Apostolo intende la retorica che insegna a parlare in modo cattivante, tanto da indurre gli uomini a assentire a errori e falsità.Ma dal momento che il testo greco riporta il termine 'Logos', che significa 'ragione' e 'parola', si potrebbe più convenientemente intendere la ragione umana, la quale è inadeguata a evangelizzare perché i contenuti della fede la trascendono. Bisogna tuttavia notare che legittimamente usa della ragione umana colui che, supponendo i fondamenti della vera fede, assume a servizio della fede quelle verità che eventualmente trova nelle dottrine dei filosofi. Anche sant'Agostino dice: 'La tecnica dell’eloquenza è indifferente quanto a indurre al male o al bene: perché non viene assimilata dai buoni con lo studio e l'esercizio per porla al servizio della bontà, dal momento che i cattivi la usurpano per le loro iniquità?' (De Doct. Christi 4,2.2). 

In difesa della Scolastica

di padre Giovanni Cavalcoli
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Da diversi giorni il quotidiano La Verità lancia opportunamente l’allarme sulla vasta diffusione nelle scuole elementari e medie di libri di testo diseducativi, che denigrano l’amor di patria, la religione, la morale e la Chiesa, propugnando la licenza sessuale, in particolare la pratica dell’omosessualità, ed esaltando l’Islam, un’immigrazione indiscriminata e il relativismo laicista. 
È interessante, e deplorevole, invece, come Avvenire, che è il quotidiano della CEI, ignori totalmente questa grave emergenza educativa. Abbiamo un’ulteriore prova di come laici cattolici zelanti, opponendosi alla dittatura del relativismo, stanno sopperendo coraggiosamente alla negligenza dei Vescovi nel prendersi cura dell’educazione cattolica scolastica, nonostante il gravissimo argomento sia stato a suo tempo trattato in un lungo documento del Concilio Vaticano II, il Gravissimum Educationis. 

Perché credere a ciò che non si vede è ragionevole

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Pubblichiamo in anteprima la lezione sull'Invisibile contenuta nel libro in uscita, Dieci brevi lezioni di filosofia. L'essenziale è invisibile agli occhi (Gondolin, p.105, euro 14), di Francesco Agnoli.
Quando si parla di filosofia, e soprattutto di storia della filosofia, accade talvolta che qualche alunno, dopo che il divino è comparso sotto varie forme (l'archè di qualche filosofo presocratico, i numeri divini di Pitagora, il Motore Immobile di Aristotele, il "daimon" di Socrate, il Dio-Verità e Amore di Agostino, il Sommo Musico di Keplero...) chieda candidamente: "In filosofia si parla tanto di Dio, di anima, di spirito... ma sono tutte realtà che non vediamo... Cosa serve tutto cio?". E magari aggiunge: "Io non credo in Dio, nè nell'anima, perchè non li ho mai visti. La filosofia non mi interessa, perchè si occupa di cose astratte". 

Dieci brevi lezioni di filosofia

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E' uscito per l’editore Gondolin, Dieci brevi lezioni di filosofia, di Francesco Agnoli, giornalista e scrittore trentino.
Nel giorno dei morti, riportiamo due pagine del libro, quelle in cui Alain Turing discute, in un dialogo immaginario con Tommaso d’Aquino, dell’immortalità dell’anima.
Nella storia delle macchine il fisico e matematico Alain Turing (1912-1954) è un nome imprescindibile.
Nel 1931 l’autore di The bomb, una macchina elettromeccanica capace di decifrare il codice segreto tedesco Enigma, e l’ideatore della “macchina universale di Turing“, scrive un saggio, Nature of spirit per la madre di un caro amico defunto, Christopher Morcom.
In questo saggio Turing nota che “noi possediamo una volontà capace di determinare, probabilmente in una piccola porzione del cervello, possibilmente su tutto il cervello, l’azione degli atomi. Il resto del corpo agisce in modo da amplificare questa volontà“.

La ricerca della meraviglia


Il nuovo libro del giovane docente, filosofo e giornalista Francesco Agnoli, sulle grandi domande filosofiche dei Greci, dei medievali, dei moderni e dei contemporanei nel volume

Lezioni dal passato

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Il Medioevo è ritenuto da alcuni studiosi a torto un'età della storia umana oscura e cupa che sarebbe meglio mettere da parte.
Invece il filosofo e scrittore Stefano Fontana nell'opera
La sapienza dei medievali rivela che i sapienti del tempo ci hanno lasciato un patrimonio di insegnamenti spirituali utili e necessari ai nostri tempi. 
Non a caso Fontana descrive delle verità che rispecchiano bene il presente: 
"La filosofia spesso eccedeva, dando l'impressione di voler spiegare tutto e che quanto non si riesce a spiegare non abbia valore. Le tensioni scoppiavano quando gli eccessi dei dialettici rischiava di mettere in dubbio alcune verità di fede e, lavorando troppo sui significati e sulle parole, stravolgevano il testo sacro o inquinavano l'esatta comprensione di un dogma.

Un libro di Réginald Garrigou-Lagrange

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di Samuele Pinna, Campari & DeMaistre 26 settembre 2018
Nel febbraio 2017 è stato ristampata da Fede & Cultura la quinta edizione de La sintesi tomistica di Réginald Garrigou-Lagrange, «illustre domenicano del primo Novecento», come lo descrive giustamente, nella Presentazione della Nuova Edizione, Antonio Livi. Padre Garrigou-Lagrange è stato un filosofo e teologo domenicano, fra le menti speculative più brillanti del XX secolo. Il suo nome è legato principalmente a quello della Pontificia Accademia San Tommaso d’Aquino di Roma (Angelicum), dove fu impegnato per circa cinquant’anni nell’insegnamento. Non si può, tuttavia, tacere il suo preminente ruolo nei

La filosofia dei secoli bui

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"Normalmente nei manuali di filosofia si fa solo una fuggevole menzione della filosofia dei cosiddetti 'secoli bui', vale a dire dal VI all'XI secolo. Sembra che in quel lungo periodo storico la filosofia non ci sia stata. Eppure proprio in quei secoli vennero impostate le grandi architetture della cultura europea, fu allora che si fece da cerniera tra epoca classica e medioevo e che si inventò qualcosa di nuovo dopo la grande epoca della patristica".

Perché la filosofia è importante nella teologia?

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"La teologia è l’uso della ragione per approfondire le verità rivelate. La teologia usa quindi la ragione e prima di tutto usa la ragione nel suo vertice che è quello filosofico. La filosofia è il vertice della ragione perché si occupa del tutto. Siccome la rivelazione ci comunica verità assolute e totali essa ha bisogno della filosofia che si misura concettualmente con verità assolute e totali. Oggi si preferisce collegare la teologia con le scienze, le quali però sono strutturalmente settoriali e parziali. La filosofia fornisce alla teologia la grammatica concettuale adatta.

Le grandi domande del cuore umano

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Reginald Garrigou-Lagrange, il più grande filosofo domenicano del secolo, studioso del pensiero di san Tommaso d'Aquino nel secolo scorso, propone nella sua opera Introduzione allo studio di Dio le grandi domande di partenza del cammino spirituale del cuore umane per introdurlo alle eterne risposte contenute nella Rivelazione divina:
"Dio esiste quale Dio personale, perfettamente distinto dal mondo creato, assolutamente semplice, uno e immutabile. La ragione umana con le proprie forze, arriva a conoscerlo come tale. Quale sarà la via da prendere per giungere alla conoscibilità dell'Essere supremo? Qual è la certezza delle prove razionali addotte per provare l'esistenza di Dio?".

Ci siamo spostati dopo 13 anni

Cari amici, era il 2 novembre 2009 quando prendevamo in mano questo blog e gli davamo una nuova vita, come "voce culturale ufficiale...