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La cura dei malati ai tempi delle pestilenze

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Come andavano le pestilenze quando gli ospedali erano gestiti dai religiosi? Quando non erano di uno stato che ha come unico criterio di diminuire la “spesa sanitaria” e poi si trova a non saper fronteggiare l’emergenza? Leggi la storia della carità cristiana che ha creato ospedali, medicine, formato medici, scienziati e ha donato all’umanità tanto sollievo nella sofferenza.

Quaresima: il digiuno, la confessione e l’elemosina

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di Francesco Agnoli
Il tempo di quaresima è segnato da alcuni gesti forti, importanti.
In particolare la tradizione cristiana ha sempre insistito sulla necessità di praticare in special modo, in questo tempo liturgico, il digiuno, la confessione e l’elemosina.
Dai microfoni di radio Maria padre Livio invita spesso gli ascoltatori al digiuno in senso lato: non solo rinuncia al cibo, magari per dare ciò che ci si è tolti, ad altri, ma anche “digiuno degli occhi”, “digiuno delle orecchie”, “digiuno della lingua”.
Se in passato rinunciare al cibo poteva essere un gesto forte, per esercitare la temperanza, l’autocontrollo, il dominio dello spirito sul corpo, oggi è più urgente disfarsi delle mille sollecitazioni sensoriali, visive, tattili che il mondo ci presenta per distrarci, per intrattenerci, per anestetizzare la nostra sana inquietudine di uomini.
Televisione, radio, internet…sono un pullulare di sollecitazioni che, sommate l’una all’altra, rischiano di seppellire i veri desideri della mente e del cuore.
L’indifferentismo rispetto alla fede, alla vita, al prossimo, è agevolato da questa possibilità che abbiamo di entrare in contatto continuo con un mondo lontano, virtuale, finto, per staccare la spina rispetto alla realtà vicina, al prossimo, a Dio. 
Per questo giustamente padre Livio ci invita a “liberarci” dalle svariate distrazioni, per concentrare il nostro sguardo, il nostro ascolto, i nostri silenzi, da cui siamo spesso così spaventati, verso le cose che contano. Perché la voce di Dio non può parlare all’uomo indaffarato soverchiamente nel chiassoso nulla.
Oltre al digiuno, la confessione. Il cardinal Raymond Burke, nei suoi Esercizi spirituali ai sacerdoti” (Fede & Cultura), insiste molto su questo sacramento dimenticato. Confessarsi significa riconoscersi peccatori, non in senso generico, ma verso Qualcuno.
Significa sentirsi bisognosi di perdono, di grazia, di misericordia: senza questa disposizione del cuore, superficialità di vita e superbia mettono radici nel cuore dell’uomo, trasformandolo in una creatura orgogliosa e tronfia del suo nulla.
Ma è ai sacerdoti che il cardinal Burke si rivolge, definendoli, prima ancora cheguide morali”, “araldi e strumenti della misericordia di Dio”, e dicendo loro che “soltanto quando i fedeli avranno raggiunto una più profonda conoscenza della Divina Misericordia, ascolteranno la chiamata alla conversione e alla donazione della loro vita a Dio, cosicché Egli potrà perdonare i loro peccati e rafforzarli nel proposito d’emendamento. E’ soltanto nella luce della bontà divina che riusciamo a capire che cos’è il peccato!”.
E qui il cardinale consiglia ai sacerdoti di confessare spesso, di ritirarsi volentieri in questo piccolo ospedale dell’anima in cui si operano guarigioni e riconciliazione che è il confessionale, e di confessarsi spesso. Essendoci, a mio parere, un grave rischio: se il sacerdote sale solo sul pulpito, e non sta mai in confessionale, ad ascoltare le colpe altrui, a denunciare le proprie, le sue omelie saranno improntate o ad un freddo e duro moralismo, o allo sciocco utopismo del tempo e delle mode.
Perché è nel confessionale che il sacerdote diventa conoscitore dell’animo umano, della sua fragilità, della sua debolezza, ed anche dei suoi slanci vitali, delle sue aspirazioni. Ed è questo il campo di battaglia in cui si impara a tenere al centro la Verità, accompagnata però dalla Misericordia, senza trasformare la Verità in ideologia né la Misericordia in buonismo.
L’ultimo elemento classico della quaresima cristiana è l’elemosina, che, secondo i Padri della Chiesa, “copre la moltitudine dei peccati”. Il dovere dell’elemosina si ricollega fortemente alla carnalità di Cristo, ed è per questo che viene spesso frainteso: quando diventa, per chi fa del cristianesimo una filosofia morale, solo esigenza di giustizia sociale; oppure quando il riferimento ai poveri, ai bisognosi, al dovere cristiano di soccorrere e di sovvenire, appare alle orecchie degli spiritualisti come qualcosa di troppo umano, di poco elevato, di confondibile con dottrine materialiste moderne. “Date dunque ai poveri: lo prego, lo esorto, lo comando, lo ingiungo”, scriveva sant’Agostino, mentre il Crisostomo insegnava che la ricchezza non è male, ma “il peccato sta nell’usare male di essa, non ripartendola tra i poveri”.
Dio, proseguiva, non ha fatto nulla di malvagio. Tutto è buono, o addirittura molto buono. Anche le ricchezze lo sono, a condizione che non dominino chi le possiede, e che servano a porre rimedio alla povertà”. Povertà nostra e altrui che rimarrà sempre con noi, sino alla fine dei tempi, in varie forme e modi, come segno del nostro limite e come appello al nostro cuore.

Mussolini ateo militante

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di Francesco Agnoli
Dio non esiste è un testo filosofico di Benito Mussolini, del 1904, piuttosto raro, quasi introvabile, nonostante all’epoca gli sia valso la stima e la considerazione di molti rivoluzionari.
Eppure rileggere oggi l’opuscolo mussoliniano è assai utile per comprendere una componente fondamentale del pensiero politico dominante nella prima metà del Novecento.
Infatti, come tanti storici hanno messo in luce, l’assolutizzazione della politica, la trasformazione del Partito in una chiesa, dell’ideologia politica in una dottrina di Salvezza, di alcuni uomini in Profeti (o, hegelianamente parlando, in “uomini cosmico-storici”), ha il suo fondamento proprio nella “morte di Dio”, o, per meglio dire, nella profonda marginalizzazione della visione cristiana del mondo che aveva dominato l’Europa per secoli.
L’epoca in cui Mussolini scrive è segnata dalla sostituzione delle fede in un Dio trascendente, nella Salvezza come prospettiva ultraterrena, con nuove fedi secolari, immanenti, atee o panteiste: la fede nello Stato, nel Partito, nella Razza, nella Classe sociale, nella Nazione, nell’Umanità, nel Progresso, nella Scienza e nella Tecnica…
In nome di queste nuove fedi milioni di uomini sognano, combattono, lottano, e danno persino la vita, certi di edificare un “mondo nuovo”, di realizzare un regnum hominis che appare a portata di mano, che sembra raggiungibile mettendosi alla sequela dei vari Lenin, Mussolini, Hitler, Mao Tse Tung…
Rileggere oggi l’opuscolo di Mussolini è dunque assai utile non solo per comprendere meglio la formazione culturale del fondatore del fascismo, ma anche per mettere a fuoco, anche attraverso le note al testo, le affinità profonde, spesso dimenticate, eppure evidenti, esistenti tra i tre totalitarismi novecenteschi.
L’appendice in calce al testo, infine, permette di valutare quanto le idee del giovane Mussolini siano rimaste vive ed operanti, come fondamenta “teologiche” su cui costruire la “rivoluzione fascista”, anche nel prosieguo della sua esistenza. 

Romano Amerio è la risposta a Enzo Bianchi

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di Francesco Agnoli
Sono reduce dalla lettura dell’ultimo libro di Enzo Bianchi, Per un’etica condivisa (Einaudi), e non posso non riflettere sulla spaventosa distanza che esiste tra il pensiero di questo famoso monaco mediatico e l’ortodossia cattolica. L’errore di fondo, che inficia tutto il ragionamento di Bianchi, è quell’ottimismo mondano che si è insinuato profondamente nel pensiero ecclesiastico e cattolico nell’epoca del post Concilio. Mondano, intendo, perché ignora o sminuisce del tutto l’esistenza del peccato. “Quando la Chiesa, scriveva parecchi anni fa il Cardinal Journet al cardinal Siri, prenderà coscienza sino a che punto lo spirito del mondo è penetrato dentro essa, si spaventerà”.
Ma come è penetrato questa mentalità, di cui Bianchi è oggi uno dei massimi alfieri? A mio modo di vedere all’epoca del Concilio, allorché in molti si diffuse l’idea che col mondo, inteso in senso evangelico, occorresse trovare un

Amare il nemico?

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di Francesco Agnoli
Il metodo che fa del cristiano un buon missionario prevede, oltre all’odio del peccato, la volontà di amare il peccatore. Certo, non è facile, anzi! Come faccio ad amare chi mi insulta, chi mi odia, chi fa del male? Cristo ha fatto questo: ha amato la prostituta, ha amato Zaccheo, ha perdonato ai suoi persecutori… In questo modo ha conquistato le anime più lontane, i peccatori più incalliti, compreso uno dei due ladroni sulla croce.
Francesco Agnoli, Pensieri cristiani

Perché credere a ciò che non si vede è ragionevole

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Pubblichiamo in anteprima la lezione sull'Invisibile contenuta nel libro in uscita, Dieci brevi lezioni di filosofia. L'essenziale è invisibile agli occhi (Gondolin, p.105, euro 14), di Francesco Agnoli.
Quando si parla di filosofia, e soprattutto di storia della filosofia, accade talvolta che qualche alunno, dopo che il divino è comparso sotto varie forme (l'archè di qualche filosofo presocratico, i numeri divini di Pitagora, il Motore Immobile di Aristotele, il "daimon" di Socrate, il Dio-Verità e Amore di Agostino, il Sommo Musico di Keplero...) chieda candidamente: "In filosofia si parla tanto di Dio, di anima, di spirito... ma sono tutte realtà che non vediamo... Cosa serve tutto cio?". E magari aggiunge: "Io non credo in Dio, nè nell'anima, perchè non li ho mai visti. La filosofia non mi interessa, perchè si occupa di cose astratte". 

Dieci brevi lezioni di filosofia

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E' uscito per l’editore Gondolin, Dieci brevi lezioni di filosofia, di Francesco Agnoli, giornalista e scrittore trentino.
Nel giorno dei morti, riportiamo due pagine del libro, quelle in cui Alain Turing discute, in un dialogo immaginario con Tommaso d’Aquino, dell’immortalità dell’anima.
Nella storia delle macchine il fisico e matematico Alain Turing (1912-1954) è un nome imprescindibile.
Nel 1931 l’autore di The bomb, una macchina elettromeccanica capace di decifrare il codice segreto tedesco Enigma, e l’ideatore della “macchina universale di Turing“, scrive un saggio, Nature of spirit per la madre di un caro amico defunto, Christopher Morcom.
In questo saggio Turing nota che “noi possediamo una volontà capace di determinare, probabilmente in una piccola porzione del cervello, possibilmente su tutto il cervello, l’azione degli atomi. Il resto del corpo agisce in modo da amplificare questa volontà“.

La ricerca della meraviglia


Il nuovo libro del giovane docente, filosofo e giornalista Francesco Agnoli, sulle grandi domande filosofiche dei Greci, dei medievali, dei moderni e dei contemporanei nel volume

Cosa pensa Lorenzo Fontana, ministro Famiglia e disabilità

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Lorenzo Fontana, classe 1980, è vicesegretario della Lega, europarlamentare, ministro per la famiglia e la disabilità, ed autore di un recentissimo libro – scritto a quattro mani con Ettore Gotti Tedeschi – dal titolo: La culla vuota della civiltà. All’origine della crisi (edizioni Gondolin).
Riportiamo una breve intervista di Francesco Agnoli al ministro per la famiglia Fontana.
Quali sono le tesi sostenute nel testo?
“Più che una tesi è un’evidenza che, ahinoi, tanti analisti disconoscono: la crisi è stata causata dal calo delle nascite che ha generato un terribile effetto domino di calo della domanda compensato da una rincorsa sfrenata a moltiplicare i consumi individuali, abbassando i costi di produzione, e dalle conseguenti delocalizzazioni produttive.

Sopravvissuta ad un aborto


A tre mesi il bimbo è alto circa 8 centimetri, vive una vita sua, in stretto collegamento con quella della mamma: si sveglia se si sveglia lei, la ascolta parlare o cantare, fa le capriole, scalcia, sembra addirittura che si lasci cullare dal battito del cuore della madre e che sogni. Una vita così possiamo sopprimerla? Chi e come, nella storia, ha ritenuto giusto farlo? A questi interrogativi libro del professore Francesco Agnoli Storia dell'aborto cerca di dare una risposta.
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Scienza e fede

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Scienza e fede, scienza e Sacre Scritture, scienza e miracoli. Temi spesso al centro di grandi dibattiti, che altrettanto spesso finiscono per trasformarsi in polemiche e reciproche incomunicabilità. Per molti scienziati è però possibile far convivere queste due dimensioni, essere ricercatori rigorosi e credere in Dio, dare dignità sia alle proprie convinzioni metafisiche che alle capacità intellettive, come già invitava a fare S. Agostino, secondo cui se non avessimo “un’anima razionale, non potremmo credere”. L’esegeta James Barr sostiene che quando scienza e Sacre Scritture sono messe in contrapposizione si verifica un’incomprensione della prima o un’errata interpretazione delle seconde. Lo storico della scienza Pierre Duhem considera anzi la fede cattolica culla che ha accolto la nascita della scienza moderna nel XIV secolo.
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A fine ‘900 il fisico Antonino Zichichi espose il suo ‘outing’ religioso in un libro uscito per Il Saggiatore, ‘Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo’, mentre è di ormai 20 anni fa la prima edizione de ‘La scienza e i miracoli – Conversazioni sui rapporti tra scienza e fede’ di Russell Stannard, una raccolta di 37 interviste a personaggi del mondo scientifico e umanistico da cui si evince la diffusa convinzione dell’utilità di una collaborazione tra i due mondi. Certo, queste posizioni non vanno confuse con altre discutibilmente radicali, come quelle del concordismo, cioè il tentativo di far apparire l’Antico Testamento in pieno accordo con geologia, paleontologia, astronomia e fisica, pretendendo di attribuire a ogni passaggio evidenti pretese scientifiche e pretendendo leggere la Bibbia astraendola completamente dal contesto storico-culturale nel quale quei testi vennero scritti.
La questione sembra tornata di particolare attualità nel dibattito culturale. Gianfranco Ravasi ha sostenuto in un suo recente intervento che “la ricerca della verità empirica può convivere con la ricerca teologica, così come in musica linee melodiche diverse possono armonizzarsi”. Molto attiva sul tema la casa editrice cattolica Fede & Cultura, che ha pubblicato tra le altre La forza della preghiera nelle parole degli scienziati di Francesco Agnoli e Bibbia e scienza di padre Stanley Jaki. 

Uomini di scienza e di fede

Contrariamente a quello che vorrebbero farci credere, molti uomini di scienza hanno vissuto la preghiera come un momento centrale della loro vita. Il professor Francesco Agnoli ne da la prova nel suo libro La forza della preghiera nelle parole degli scienziati.

Grothendieck, matematico alla ricerca di Dio

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Sono passati quasi tre anni da quel 13 novembre 2014, giorno in cui moriva quello che è stato definito il più grande matematico del XX secolo, e tra i più importanti di sempre: Alexander Grothendieck. Nato nel 1928 a Berlino da famiglia ebrea, ebbe un'infanzia segnata dalle vicende storiche legate alla Seconda Guerra mondiale. «Divenuto adulto, Grothendieck meriterà il titolo di “Einstein della matematica”. Certamente, come Albert, è un ebreo; come lui viene da una famiglia del tutto atea; come lui, nel corso della sua vita verrà sempre più

Gli errori dell'ateismo

Francesco Agnoli, Lo splendore che ci trascende (la vita e il pensiero di Alexander Grothendieck, genio della matematica alla costante ricerca della Verità).
Francesco Agnoli, La forza della preghiera nelle parole dei scienziati (questo libro ti stupirà perché contrariamente a quello che vorrebbero farci credere, molti uomini di scienza hanno vissuto la preghiera come un momento centrale della loro vita e ricerca).

Alexander Grothendieck: l'Einstein della matematica alla ricerca di Dio

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È morto all’età di 86 anni il matematico Alexandre Grothendieck, una delle menti più brillanti del XX secolo. Il matematico non ricevette nessuna educazione religiosa, come lui stesso scrisse: “I miei genitori erano atei. Per loro, le religioni erano residui arcaici, e le Chiese e le altre istituzioni strumenti di sfruttamento e dominio degli uomini… destinate a essere spazzate senza possibilità di ritorno dalla rivoluzione mondiale”. I suoi studi su una scienza esatta come la matematica lo portarono paradossalmente ad

Giuda, l'economo dei Dodici

Tenere la cassa non è mai facile. Giuda Iscariota teneva la cassa dei 12 apostoli. E’ stato il cardinal Giacomo Biffi, se non erro, a ricordare più volte che Gesù e gli apostoli avevano una cassa. Perché il denaro serve, è utile,  può fare del gran bene; ma è anche una grande tentazione.
La giornalista Elisa Calessi ha scritto argutamente su facebook: Stavo pensando a Giuda. Certo che Gesù Cristo poteva ben farlo un rinnovamento come si deve. Almeno tra i suoi. Dico, erano solo 12. Un po’ di pulizia, un po’ di trasparenza. Come poteva non accorgersi di avere un ladro in casa? Non era Dio?
Se ne desume: che la cassa può servire a cose buone e a cose cattive; che i cristiani non sono immuni dalla tentazione

Vangeli e Sindone, una coincidenza straordinaria

di Francesco Agnoli (La Nuova Bussola Quotidiana 9 aprile 2015)
Professore di storia e filosofia in un prestigioso istituto veronese paritario, Marco Fasol studia da anni la questione dell’autenticità dei Vangeli canonici alla luce delle più moderne conoscenze filologiche e documentali. Un argomento di nicchia, che è esploso ai tempi de Il codice da Vinci di Dan Brown, quando milioni di persone hanno appreso, per la prima volta, dell’esistenza dei cosiddetti Vangeli apocrifi, e, con il gusto classico delle cose proibite, si sono fatti guidare da un narratore americano in un percorso romanzesco ed immaginifico che però non ha, con i fatti, alcun collegamento.
L’idea che i veri Vangeli siano quelli apocrifi (o qualcuno di essi), non era nuova: Dan Brown, notoriamente vicino ad ambienti esoterici, poteva trovarne traccia in altri passaggi della storia. Vari gerarchi nazisti, per esempio, erano convinti dell’esistenza di un Quinto Vangelo, nascosto dalla Chiesa, in cui erano contenute verità coerenti con l’ideologia nazional-socialista, e in conflitto, invece, con la dottrina cattolica. Proprio per fornire a molti lettori conoscenze scientifiche sui Vangeli canonici ed apocrifi, Fasol scrisse un libretto, Il codice svelato, che fu un autentico best seller. Oggi ritorna sull’argomento, in tutt’altro contesto: infatti il suo saggio sull’autenticità dei Vangeli, pubblicato da Fede & Cultura, esce insieme ad un saggio della scienziata Emanuela Marinelli, sulla Sindone. Il titolo: Luce dal sepolcro. Indagine sull’autenticità della Sindone e dei Vangeli. Fasol e Marinelli offrono ai lettori una (continua qui)

La forza della preghiera nelle parole degli scienziati

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di Giovanni Zenone
Ci hanno voluto far credere che la scienza sia contro la religione. Ci hanno voluto far credere che essere religiosi è incompatibile con la ricerca scientifica. Ci hanno detto che la preghiera non è un atteggiamento scientifico ma oscurantista. Ci hanno detto che l'unico modo di conoscere certo è la scienza e che la fede è solo un inganno.
Ci hanno sempre imbrogliato.
La sfilza di giganti e padri delle scienze che credevano e amavano Dio, che pregavano e che riflettevano sulla fecondità della loro fede e della preghiera per lo sviluppo della loro scienza ne è la dimostrazione palpabile. In poche pagine si può cominciare a scoprire questo viaggio affascinante della mente e del cuore da Dio alle grandi scoperte. Non perdetevi l'ultimo libro di Francesco Agnoli! La forza della preghiera nelle parole degli scienziati, in carta,  eBook, Amazon Kindle.


Pensieri cristiani, un regalo di Natale

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Quando la fede illumina la storia e la vita tutto diventa più serio, più impegnato ma per questo molto più ricco e più bello. L'ultimo libro di Francesco Agnoli in offerta strenna natalizia a € 8,04 invece che 12,00!

Perché non possiamo essere atei?

Perché non possiamo essere atei: una risposta (scientifica e razionale) a Dawkins, Odifreddi e compagnia bella


di Tempi.it, 29 giugno 2014
Alla luce della scienza e della ragione Francesco Agnoli spiega Perché non possiamo essere atei (Edizioni Gondolin, 128 pagine 12 euro). È una risposta chiara e scientifica, ma di grande accessibilità, alle provocazioni ateiste e scientiste, tornate di recente molto di moda.
Nella cultura contemporanea, grazie ad autori come Richard Dawkins, Sam Harris e Piergiorgio Odifreddi, prende sempre più piede l’idea che ci sia una frattura insanabile tra fede e scienza e che l’ateismo sia una forma superiore di

Ci siamo spostati dopo 13 anni

Cari amici, era il 2 novembre 2009 quando prendevamo in mano questo blog e gli davamo una nuova vita, come "voce culturale ufficiale...