“I grandi romanzi distopici”: mons. R. H. Benson tra speranze, futuri terribili e padroni del mondo

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Per i lettori  mons. Robert Hugh Benson (1871-1914) non è certamente un nome nuovo.
Figlio dell’arcivescovo di Canterbury – primate della Chiesa anglicana –, nel 1903 Benson abbandonò una facile carriera in seno alla Chiesa nazionale per convertirsi al cattolicesimo. Divenne un grande predicatore e in una decina d’anni pubblicò più di trenta titoli tra romanzi, saggi, opere teatrali e scritti devozionali (purtroppo non sempre di qualità). Benson, infatti, era oberato da moltissimi impegni connessi al suo ufficio e il tempo a disposizione per la scrittura, anno dopo anno, tendeva ad assottigliarsi. Se a questo si aggiunge il furor scribendi di un apologeta nato e l’esigenza di guadagnare denaro a sufficienza per poter mantenere la propria casa, è facile intuire come non sempre il risultato finale potesse essere soddisfacente. Nonostante questo, Benson fu lo scrittore cattolico più apprezzato dell’epoca. I suoi libri vendettero moltissimo e, cosa ancora più importante, contribuirono a smascherare le falsità della propaganda anglicana e a diffondere a macchia d’olio gli insegnamenti della Chiesa di Roma.

Oggi il monsignore inglese è ricordato soprattutto per il romanzo distopico Il padrone del mondo (1907), uno dei suoi lavori migliori, divenuto col tempo un bestseller della letteratura cattolica mondiale. La trama, piuttosto semplice, ambientata in un ipotetico futuro, racconta la storia di un mondo che ha rinnegato il cristianesimo ed è vittima del galoppante laicismo. Tra massoni, modernisti e anticlericali, tutto è pronto per la venuta dell’Anticristo, che si manifesta sotto le vesti di un inquietante politico americano. Dopo aver pacificato la Terra, unendola in un supergoverno mondiale, Julian Felsenburgh – questo è il nome dell’uomo – è pronto a gettare la maschera e a dare il via a una violenta repressione degli ultimi cattolici rimasti. A lui si oppone padre Percy Franklin, un valoroso sacerdote il cui aspetto, come sottolinea il gesuita C. C. Martindale, ricorda quello di San Pio X. Ha così inizio una lotta tra Bene e Male dai contorni sempre più inquietanti.
A parziale consolazione di coloro che erano rimasti turbati dalla lettura de Il padrone del mondo, Benson scrisse pure un’utopia, L’alba di tutto, in cui le premesse contenute nel precedente romanzo venivano completamente sovvertite per sfociare nella descrizione di un futuro ideale in cui la Chiesa è la guida indiscussa dell’umanità, dove il divorzio è stato dichiarato illegale, il cattolicesimo è religione di stato in molti paesi, e tra scienza e fede non vi è più alcun contrasto.
Gondolin, piccola ma agguerrita casa editrice gemmata dall’esperienza di Fede & Cultura, ha avuto la brillante intuizione di riunire per la prima volta i due romanzi visionari di Benson, corredati dall’ottima prefazione di Aldo Maria Valli. In un gioco di specchi, tra utopia e distopia, la fantasia diviene profeticamente una chiave di lettura formidabile per parlare del tempo presente e dei pericoli che minacciano la società odierna. A oltre un secolo dalla loro pubblicazione, Il padrone del mondo e L’alba di tutto rimangono quindi due testi imprescindibili che non possono mancare nella biblioteca di un vero cattolico.
Tratto da: Luca Fumagalli, Radio Spada, 22 agosto 2018

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