L'inverno demografico

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Scarso senso della storia e mancanza di prospettiva etica, sociale, economica, religiosa, assieme ad una politica dell'immediato e soluzioni scontate e dalle gambe corte, rappresentano, per Lorenzo Fontana e Ettore Gotti Tedeschi nel volume La culla vuota della civiltà, prefazione di Matteo Salvini, il leitmotiv all'origine delle miopi e tremebonde politiche, nella fattispecie italiane, fatte di interventi spot superficiali e spesso del tutto inutili, frutto talvolta di meri calcoli elettorali.

Basate spesso su convinzioni scontate e neo-malthusiane, tali politiche, illuministiche e atee, hanno inevitabilmente portato in Occidente, ed ancor più in Italia, una insostenibile situazione di crollo demografico che gli Autori, nel bel volume scritto a due mani, denunciano apertamente essere l'opera del pensiero materialista dominante dell'establishment politico ed economico italiano, della Comunità Europea, e delle diverse agenzie specializzate delle Nazioni Unite.
Dai suddetti mali della società moderna ha origine, per Fontana e Gotti Tedeschi, la crisi della Famiglia tradizionale, quella con la effe maiuscola, quale fondamento, appunto, della società e degli stessi valori di riferimento della medesima, in termini di scambi intergenerazionali e trasferimento delle conoscenze e delle filosofie di vita, delle tradizioni e della cultura, della responsabilizzazione del singolo all'interno della società, del timor di Dio e dell'amore per il prossimo, fino ad arrivare all'aspetto, preponderante nel libro, di natura più finanziaria ed economica.
La distruzione della famiglia ed il conseguente connesso decremento demografico vengono identificati dagli Autori quale con-causa dell'aumento della povertà, della riduzione del PIL e delle prospettive di crescita, oltre che del rivolgersi al consumismo non sostenibile e fine a se stesso, quale strategia di sviluppo a corto termine che, se da un lato aiuta (temporaneamente, almeno) a crescere le economie di alcuni paesi in via di sviluppo, in particolare del continente asiatico, dall'altro mortifica e penalizza opportunità di lavoro (aumento del tasso di disoccupazione) e speranze dei pochi giovani occidentali rimasti in una società sempre più anziana, malata, stanca – e costosa.
E' allora il sano modello di economia domestica familiare, che, con l'obiettivo di accudire e provvedere ai bisogni futuri delle nuove generazioni, ed a favorirne la crescita e lo sviluppo, fornisce esempio virtuoso all'economia globale della società, alla creazione sostenibile di ricchezza (a questo punto, verrebbe da osservare, materiale ed immateriale), all'aumento del PIL, e non solo.
Aiutando a rialzare il tasso di natalità, così come alcune nazioni più evolute stanno facendo con successo, argomentano Fontana e Gotti tedeschi, porta a avere effetti benefici misurabili sull'economia stessa dello stato, ne diminuisce la tassazione pro-capite a causa dell'aumento nel numero dei soggetti  contribuenti, incrementa e fortifica la linfa vitale della nazione.
La politica di piccolo cabotaggio, il miraggio del “benessere” per le generazioni attuali anteposto ad ogni altra – più profonda – e lungimirante prospettiva, la ricerca della felicità nel superfluo, altro non fanno che rendere inevitabile l'agonia e le politiche di austerità che sempre più spesso enti sovra-territoriali ci impongono, arrivando infine a endemizzare il senso di rinuncia e di mancanza di prospettive.
In questa situazione da “basso impero” Gotti Tedeschi e Fontana alludono al pericolo reale di un “Colonialismo di ritorno” rappresentato dalle recenti ondate irresistibili di immigrazione economica, che società ormai anziane, troppo burocratizzate ed imbelli non riescono né vogliono tenere sotto controllo, spesso gabellandocele non solo come necessarie, ma benefiche, addirittura.
Illuminante, a questo proposito, la citazione di Cesare Pavese menzionata quale incipit introduttivo: “Chi non fa figli per non mantenerli, manterrà quelli degli altri”, eterna legge del contrappasso.
Tratto da: Luca Ferruzzi su Controrivoluzione

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