La dottrina gnostica

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La visione gnostica afferma fondamentalmente che l’uomo in origine era un puro spirito, ma poi diventò un essere terrestre e restò incatenato alla materia. Come puro spirito, l’uomo dimorava nelle religioni celesti presso Dio, ma poi fu gettato giù nel mondo della materia, delle tenebre e del dolore. La salvezza consiste perciò nella «reintegrazione» in quanto si ritorna a Dio. Lo spirito liberato dal corpo ritorna alla sua dimora celeste e in questo modo noi siamo liberati dal legame alla materia e al corpo. In tal senso per gli gnostici, la «nascita» significa essere generati entro questo mondo, mentre la «rinascita» significa essere generati di nuovo come spiriti liberi nel mondo divino della luce e dell’incorruttibilità.

Dunque, attraverso vari miti, lo gnosticismo vede una mescolanza alle origini tra spirito e materia, tra bene e male.
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E questa ambivalenza vale sia per il macrocosmo, il mondo, sia per il microcosmo, l’uomo. Per quanto riguarda l’uomo, però, la visione gnostica introduce tre elementi che ne specificano il senso e la destinazione: lo spirito (pneuma) che è l’elemento puramente spirituale, il corpo (soma o sarx) che è l’elemento del tutto materiale e l’anima (psiché) che invece è spirituale e materiale nello stesso tempo. In seguito a questa tripartizione l’umanità intera viene suddivisa in esseri «spirituali» (pneumatikoi) che sono quelli ormai liberi dalla carne e gli gnostici si considerano in questa categoria, poi ci sono gli uomini «psichici» (psichickoi) e poi gli «ilici» o quelli legati alla carne (sarkikoi): si tratta di coloro che sono ancora legati in maniera pesante alla carne. Occorre ricordare che in san Paolo si trovano tutti e tre i termini (ad esempio, si veda 1Cor 2,14-3,1). In questo contesto Cristo è lo Spirito per eccellenza (pneuma) e i cristiani sono chiamati a partecipare a questo Spirito.
(A. N. Terrin, Credere oggi)

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