“Cromwell il dittatore”: la banalità del male secondo Hilaire Belloc

di Luca Fumagalli
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Fede & Cultura, meritoria casa editrice cattolica di Verona, è da tempo impegnata nella riscoperta di molti grandi apologeti inglesi del Novecento. Negli ultimi anni si è distinta soprattutto per la pubblicazione di varie opere di mons. Robert Hugh Benson e per la riedizione di alcuni dei saggi storici di Hilaire Belloc (1870-1953).
Se Benson e il suo capolavoro, il romanzo distopico Il Padrone del mondo, sono ormai noti al pubblico italiano, non così Belloc. Questi, oltre a essere stato giornalista e polemista, fu uno scrittore di vaglia, straordinariamente prolifico, che si cimentò nei generi più disparati. Con l’inseparabile amico G. K. Chesterton condivise un certo gusto per l’anticonformismo e il desiderio di fare della cultura un’arma a sostegno della verità di Cristo e della sua Chiesa. 

Amante dei fatti più che delle parole, anche sul scivoloso terreno politico si spese lungamente per sostenere i diritti degli ultimi e degli oppressi. A lui si deve la prima teorizzazione del cosiddetto “distributismo”, un movimento che ambì – purtroppo senza successo – a creare un modello economico alternativo al capitalismo e al comunismo.
Cromwell il dittatore è, in ordine di tempo, l’ultimo lavoro di Belloc che Fede & Cultura ha deciso di tradurre e di proporre al pubblico italiano. Più che un classico libro storico, con date e fatti minuziosamente riportati, quello dello scrittore inglese è un affondo nella psicologia di Oliver Cromwell, il ricco puritano che per qualche anno, dal 1653 al 1658, dopo aver guidato le forze parlamentari alla vittoria durante la Rivoluzione inglese, divenne dittatore e padrone assoluto dell’Inghilterra. Belloc vuole sfatare tutte quelle leggende che circolano sul conto di Cromwell per svelare la natura più intima di quest’ultimo, l’uomo dietro al mito. Ha così inizio un viaggio affascinante che cattura l’attenzione di chi legge tanto per l’arguzia delle intuizioni quanto per lo stile, marziale ma prezioso.
Il breve opuscolo, edito per la prima volta nel 1931, dopo una rapida introduzione che ripercorre i cambiamenti avvenuti nell’Inghilterra della Riforma, si concentra, capitolo dopo capitolo, sulla descrizione dei diversi aspetti del carattere di Cromwell, che, nell’insieme, contribuirono alla sua ascesa: si va dalla formazione sociale a quella religiosa, dall’abilità militare alla gestione del potere, dalla visione politica alle contraddizioni che si agitavano nel suo cuore. Il ritratto che ne emerge, diverso da quello proposto dall’agiografia tradizionale, è quello di un brillante condottiero – il suo “New Model Army”, prototipo dell’esercito moderno, fu un’invenzione riuscitissima – e di un diplomatico astuto, disposto alla menzogna pur di ottenere un qualche vantaggio personale. Per tutto il resto Cromwell fu uno spirito risoluto ma molto comune, perennemente incerto e singolarmente crudele; dall’ambiente domestico aveva infatti ereditato un puritanesimo fanatico che, più che nelle devozione e nella teologia – pare che sia morto chiedendo di essere liberato dai dubbi circa la sua salvezza –, trovò espressione nella macellazione indiscriminata dei cattolici, specialmente irlandesi. Anche come dittatore si dimostrò, a conti fatti, profondamente inadeguato, non in grado di approfittare della situazione favorevole in cui si venne a trovare.
A Belloc, dunque, non servono discorsi infuocati o proclami roboanti. Cromwell il dittatore merita di essere letto, tra l’altro, perché è un ottimo esempio di serietà nell’ambito della ricerca storica e di oggettività nell’uso delle fonti. All’autore, infatti, basta raccontare la verità nuda e cruda per dimostrare che, ben prima di Eichmann, la “banalità del male” aveva già un volto, quello scuro e minaccioso di Oliver Cromwell.
Tratto da: Luca Fumagalli, Radio Spada, 17 agosto 2018

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