Domenica della Divina Misericordia

Dalla misericordia divina, che pacifica i cuori, scaturisce poi l’autentica pace nel mondo, la pace tra i popoli, culture e religioni diverse

di Mons. Gino Oliosi
Durante il Giubileo del 2000, San Giovanni Paolo II stabilì che in tutta la Chiesa la Domenica dopo Pasqua, oltre che Domenica in Albis, fosse denominata anche Domenica della Divina Misericordia. Questo avvenne in concomitanza con la canonizzazione di Faustina Kowalska, umile Suora polacca, nata nel 1905 e morta nel 1938, zelante messaggera di Gesù Misericordioso. La misericordia è in realtà il nucleo centrale
del messaggio evangelico, è il nome stesso di Dio, Dio è l’Amore cioè amante il Padre, amato il Figlio, amore lo Spirito Santo, il volto con il quale Egli si è rivelato nell’Antica Alleanza o storia di amore con l’uomo e pienamente in Gesù Cristo, incarnazione cioè Dio in un volto umano creatore e redentore. Questo amore di misericordia cioè che arriva fino al perdono illumina anche il volto della Chiesa, e si manifesta mediante i Sacramenti, in particolare quello della Riconciliazione, sia con le opere di carità, comunitarie e individuali. Tutto ciò che la Chiesa dice e compie, manifesta la misericordia che Dio nutre per ogni uomo, per l’umanità nel suo insieme, dunque per noi, per me. Quando la Chiesa, corpo della presenza del Risorto, richiama una verità misconosciuta, o un bene tradito, lo fa sempre spinta dall’amore misericordioso, perché gli uomini abbiano la vita vera e l’abbiano in abbondanza (Gv 10,10). Dalla misericordia divina, che pacifica i cuori come ricorda l’assoluzione “…ti conceda il perdono e la pace”, scaturisce poi l’autentica pace nelel famiglie, nel mondo, la pace tra i popoli, culture e religioni diverse.
Come Suor Faustina, Giovanni Paolo II si è fatto a sua volta apostolo della Divina Misericordia. La sera dell’indimenticabile 2 aprile 2005, quando chiuse gli occhi a questo mondo, era proprio la vigilia della seconda Domenica di Pasqua, e molti notarono la singolare coincidenza, che univa in sé la dimensione mariana – il primo sabato del mese – e quella della Divina Misericordia. In effetti, il suo lungo e multiforme pontificato ha qui il suo nucleo centrale; tutta la sua missione a servizio della verità su Dio e sull’uomo in Cristo e della pace nel mondo si riassume in quest’annuncio, come egli stesso ebbe a dire a Cracovia-Lagienwniki nel 2002, inaugurando il grande Santuario della Divina Misericordia: “Al di fuori della misericordia di Dio non c’è nessun’altra fonte disperanza per gli esseri umani”. Il suo messaggio, come quello di santa Faustina, riconduce dunque al volto di Cristo, suprema rivelazione della misericordia di Dio che ci ama non solo quando e perché siamo buoni ma per farci diventarlo, che non guarda quanti peccati facciamo ma quante volte ci lasciamo riconciliare. Contemplare costantemente quel Volto: questa è l’eredità che egli ci ha lasciato, e che noi con gioia accogliamo e facciamo nostra senza assolutizzare kantianamente l’ethos anziché il Logos.
Rivolgiamoci alla celeste protezione della Madre della Misericordia. A Lei affidiamo la causa della pace nel mondo, perché la misericordia di Dio compia ciò che è impossibile alle sole forze umane, e infonda il coraggio del dialogo e della riconciliazione. 

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