Il ritorno di un Manuale di Dottrina sociale

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di Stefano Fontana
È ancora tempo di Manuali di dottrina sociale della Chiesa? Di questi tempi l’uscita di un Manuale di Dottrina sociale della Chiesa è cosa da segnalare con sorpresa e soddisfazione. Mi riferisco a: George J. Woodall, Dottrina Sociale della Chiesa, Fede & Cultura, Verona 2018, appena uscito in libreria. Il volume rientra nella Collana “Teologia Ecclesiale” diretta dal prof. Don Mauro Gagliardi.

Perché è cosa da segnalare con sorpresa e soddisfazione? Perché il clima ecclesiale e teologico di oggi, caratterizzato da un acceso pastoralismo e da un
prassismo scettico e sospettoso verso la dottrina, non è favorevole alla Dottrina sociale della Chiesa vista come “corpus” dottrinale. Ma per scriverne un manuale bisogna intenderla proprio così. Inoltre, come ho sopra detto, il manuale di don Woodall si inserisce in una Collana sistematica di teologia diretta da don Mauro Gagliardi. Così il corpus dottrinale della Dottrina sociale della Chiesa si colloca nel più ampio corpus dottrinale della dottrina della fede cattolica, come è giusto che sia. È la dottrina della fede cattolica a produrre la dottrina sociale della Chiesa ed è questa, a sua volta, ad illuminare i problemi sociali pratici da risolvere. Oggi, invece, si tende a rovesciare il percorso: dai contesti sociologici alla Dottrina sociale della Chiesa e da questa alla dottrina della fede. È chiaro che in questa impostazione un Manuale sarebbe fuori luogo.
C’è stato un tempo in cui i manuali vennero sostituiti dai Dizionari. Vorrei ricordare qui almeno quello dell’Università Cattolica di Milano, pubblicato da Vita e Pensiero nel 2004, e quello curato da Enrique Colom e da Giampaolo Crepaldi, edito dalla LAS nel 2005. Quest’ultimo si è imposto e ha avuto una notevole fortuna sia per l’importanza dei due curatori, sia perché usciva a nome del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Quello della Cattolica nasceva soprattutto dalla necessità di far lavorare concretamente i professori dell’ateneo milanese attorno alla Dottrina sociale. Niente da dire sull’utilità dei Dizionari di Dottrina sociale della Chiesa, però va osservato che la loro impostazione non è sistematica ma frammentata. Si accordavano meglio con una cultura della dispersione postmoderna ma proprio per questo non esprimevano pienamente il carattere architettonico della Dottrina sociale della Chiesa che non è una somma di spunti ma un sapere vero e proprio ben compaginato.
Negli anni Novanta del secolo scorso c’era un forte dibattito tra gli esperti sulla natura della Dottrina sociale della Chiesa: se essa fosse teologia morale (come indicava il n. 41 della Sollicitudo rei socialis di GPII), o teologia sociale (come volevano invece alcuni professori dell’Istituto di Pastorale Redemptor hominis della Lateranense), oppure una categoria a sé stante (come pure affermato dalla suddetta enciclica di GPII). Tutti coloro che, come il sottoscritto, allora premevano perché la Dottrina sociale della Chiesa si configurasse come una disciplina a sé stante, pur con la formalità della teologia morale, e quindi con un proprio insegnamento specifico nelle facoltà teologiche e nei seminari, premevano per la pubblicazione di manuali specificamente dedicati e non di dizionari.
Queste diatribe ormai sono dimenticate, la Dottrina sociale della Chiesa continua ad essere insegnata non “a sé” ma dentro altre discipline, come per esempio la morale sociale, quando non venga nemmeno insegnata senza che nessuno se ne lamenti più. Anche questo è un sintomo del fallimento del progetto di rilancio di Giovanni Paolo II della Dottrina sociale della Chiesa, come ha riconosciuto l’arcivescovo Giampaolo Crepaldi in un suo libro recente (La Chiesa italiana e il futuro della pastorale sociale, Cantagalli, Siena 2017).
Ecco anche perché  á contrario – è significativa la pubblicazione del manuale del prof. Woodall. Ci complimentiamo quindi con lui, con don Gagliardi e con l’editrice Fede & Cultura di Verona.
[Prossimamente dirò anche qualcosa sui contenuti del Manuale].
Articolo tratto da La Nuova Bussola Quotidiana 1 agosto 2018

1 commento:

Anonimo ha detto...

L'opera è paragonabile a quella (oramai desueta) di Umberto Benigni?