Gli orrori del comunismo


Il “Saggio sul comunismo e sul socialismo”, scritto dal Beato Antonio Rosmini Serbati (1797-1855, filosofo, grande pensatore, teologo e presbitero italiano), da lui letto in forma di discorso all’Accademia dei Risorgenti di Osimo nel 1847 e pubblicato la prima volta due anni dopo, è una formidabile demolizione del perfettismo, ovvero dell’ambizione di costruire la società perfetta sulla terra. Scrisse: “L’uomo non è una macchina, miei Signori: e se fosse, a che tanto affetto, di cui gli utopisti si mostrano spasimati, per una macchina?”.
Il comunismo e il socialismo di Antonio Rosmini

La confutazione profetica del socialismo/comunismo 70 anni prima della sua drammatica realizzazione. Con sorprendente preveggenza, Rosmini (che non rifiutava per sé l’aggettivo di liberale, sostenitore di un liberalismo che è “un sistema di diritto e insieme di politica, il quale assicura a tutti il prezioso tesoro di loro giuridiche libertà”) colse l’intrinseca contraddittorietà delle dottrine socialiste. Le quali puntano il dito contro la concentrazione delle proprietà in un’economia di mercato (“le diseguaglianze”) ma finiscono per patrocinare l’estrema concentrazione del potere in un unico soggetto: lo Stato. Leggendo oggi Rosmini, viene da riflettere quando si legge che il comunismo fosse la più strepitosa macchina assassina mai vista sulla terra. Se la società perfetta deve funzionare come un impeccabile meccanismo, ciò richiede una tale concentrazione di potere che non lascia più il minimo spazio alla libertà individuale.

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