Pentecoste

Raccolta con Maria Madre della Chiesa, quest’oggi prega: “Vieni, Spirito Santo, riempi ci cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore”
di Mons. Gino Oliosi
Il giorno di Pentecoste lo Spirito Santo scese con potenza sugli Apostoli; ebbe così inizio la missione della Chiesa nel mondo. Gesù stesso aveva preparato gli Undici a questa missione apparendo loro più volte dopo la risurrezione (At 1,3). Prima dell’ascensione al Cielo, ordinò di “non
allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre” (At 1,4-5); chiese cioè che restassero insieme per prepararsi a ricevere il dono dello Spirito Santo. Ed essi si riunirono in preghiera con Maria nel Cenacolo nell’attesa dell’evento promesso (At 1,14).
Restare insieme fu la condizione posta da Gesù per accogliere il dono dello Spirito Santo; presupposto della loro concordia fu una prolungata preghiera. Troviamo in tal modo delineata una formidabile lezione per ogni comunità cristiana. Si pensa talora che l’efficacia missionaria dipenda principalmente da un’attenta programmazione e della successiva messa in opera mediante un impegno concreto. Certo, il Signore chiede la nostra collaborazione, ma prima di qualsiasi nostra risposta è necessaria la sua iniziativa: è il suo Spirito il vero protagonista della Chiesa. All’inizio di ogni divenire cristiano c’è l’incontro, un ingresso di Cristo in noi, tale per cui siamo trasformati in Lui, viviamo in Lui e di Lui configurando la persona e la rende in atto, pienamente umana come la vite e i tralci, come la comunione coniugale. Perché un incontro del genere possa accadere, Cristo infonde ciò che di più intimo c’è in Lui, il suo stesso Spirito, lo Spirito del Padre che ci rende figli nel Figlio e quindi uguali, fratelli.
Le immagini che usa san Luca per indicare l’irrompere dello Spirito Santo – il vento e il fuoco – ricordano il Sinai, dove Dio si era rivelato al popolo di Israele e gli aveva concesso la sua alleanza, la sua storia di amore (Es 19,3ss). La festa del Sinai, che Israele celebrava cinquanta giorni (49+1) dopo la Pasqua, era la festa del Patto. Parlando di lingue di fuoco (At 2,3), san Luca vuole rappresentare la Pentecoste come un nuovo Sinai, come la  festa del nuovo Patto, della nuova Storia di amore, in cui l’Alleanza con Israele è estesa a tutti i popoli della Terra. La Chiesa è originariamente cattolica e missionaria fin dal suo nascere e l’unica sua ragione d’essere è far annuncio di Cristo a tutti. L’universalità della salvezza viene significativamente evidenziata dall’elenco delle numerose etnie a cui appartengono coloro che ascoltano il primo annuncio degli Apostoli (At 2,9-11).
Il Popolo di Dio, che aveva trovato al Sinai la sua prima configurazione, viene quest’oggi ampliato fino a non conoscere più alcuna frontiera né di razza, né di cultura, né di spazio né di tempo. A differenza di quanto era avvenuto con la torre di Babele (Gn 11,1-9), intenzionati a costruire con le loro mani una via al cielo, avevano finito per distruggere la loro stessa  capacità di comprendersi reciprocamente, nella Pentecoste dello Spirito, con il dono delle lingue, mostra che la sua presenza unisce e trasforma la confusione in comunione. L’orgoglio e l’egoismo dell’uomo creano sempre divisioni, innalzano muri di indifferenza, di odio e di violenza. Lo Spirito Santo, al contrario, rende i cuori capaci di comprendere le lingue di tutti, perché stabilisce il ponte dell’autentica comunicazione fra la Terra e il Cielo, far la creatura nello spazio e nel tempo e il Creatore fuori dello spazio e  del tempo. Lo Spirito Santo è l’Amore che unisce l’Amante, il Padre, l’Amato, il Figlio nell’unico Essere divino.
Ma come entrare nel mistero dello Spirito santo, come comprendere il segreto dell’Amore? La pagina oggi ci conduce al Cenacolo dove, terminata l’ultima Cena, un senso di smarrimento rende tristi gli Apostoli. La ragione è che le parole di Gesù suscitano interrogativi inquietanti: Egli parla dell’odio del mondo verso di Lui e verso i suoi, parla di una misteriosa dipartita e ci sono molte altre cose ancora da dire, ma per il momento gli Apostoli non sono in grado di portarne il peso (Gv 16,22). Per confortarli spiega il significato del suo distacco: se e andrà, ma tornerà; nel frattempo non li abbandonerà, non li lascerà orfani. Manderà il Consolatore, lo Spirito del Padre, e sarà lo Spirito a far conoscere che l’opera di Cristo è opera di amore: amore di Lui che si è offerto, amore del Padre che lo ha dato.
Questo è il mistero della Pentecoste: lo Spirito Santo illumina lo spirito umano e, rivelando Cristo crocifisso e risorto, indica al via per diventare simili a Lui, essere cioè espressione e strumento dell’amore che da Lui promana. Raccolta con Maria madre della Chiesa, come al suo nascere, la Chiesa quest’oggi prega: “Vieni, Spirito santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore!”. 



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