Giovedì Santo Messa in Cena Domini

La nostra vocazione è una vocazione a divenire perfetti come il Padre cioè amare fino al perdono e servire rimodellati dal Signore Gesù nella Nuova Alleanza, nella Nuova Storia di amore ricevendolo nella Comunione eucaristica di questo giovedì santo
di Mons. Gino Oliosi
In questo giorno tutta la Chiesa rievoca l'Ultima Cena di Gesù, che viene resa presente nell'Eucaristia che attualizza con Lui risorto nel dono del Suo Spirito in anticipo il sacrificio della Croce, la Nuova Alleanza, la Nuova Storia di amore fino al perdono, come ci ama perfettamente il Padre.
Secondo i Sinottici, l'Ultima Cena è avvenuta nella ricorrenza della Pasqua ebraica il 14 di Nisan. Perciò la
prima lettura di oggi riferisce le disposizioni date dal Signore al popolo ebreo per la Pasqua, prima dell'uscita dall'Egitto. La seconda lettura è la narrazione di Paolo, nella Prima lettera ai Corinzi, della Cena del Signore, nella notte in cui egli veniva tradito dandoci le Parole con cui anticipava il Sacrificio della Croce, Parole con cui Risorto lo attualizza nella celebrazione eucaristica della Chiesa attraverso chi, ordinato ministro per questo, agisce nella Sua Persona, prestando a Lui la propria voce: mai modificarle! Il Vangelo riferisce un altro episodio di amore della stessa sera: Gesù, in atteggiamento di servizio, lava i piedi ai suoi discepoli.
La Pasqua è stata un momento decisivo dell'Antica Alleanza, dell'Antica Storia di amore di Dio con il  popolo ebreo. Il popolo si trovava in Egitto, schiavo, sotto un'oppressione che diventava sempre più pesante e micidiale, perché tra le misure di repressione prese dal faraone, c'era anche l'uccisione dei bambini maschi degli ebrei.
Il Signore, il Dio vivente perché ha parlato personalmente ad Abramo, interviene storicamente e dà ordine a Mosè e Aronne di preparare la Pasqua. Gli ebrei devono procurare un agnello per famiglia: poi la sera devono uccidere l'agnello e metterne il sangue sugli stipiti e sull'architrave delle case in cui abitano.
Il Signore spiega il senso del rito: "In quella notte io passerò per il paese d'Egitto e colpirò ogni primogenito nel paese d'Egitto, uomo o bestia; così farò giustizia di tutti gli dei dell'Egitto. Io sono il Signore!". Così si porrà fine all'oppressione, grazie a questo intervento storico del Signore cioè del Dio vivente che così si è rivelato in Abramo per la prima volta.
"Il sangue sulle vostre case sarà il segno che voi siete dentro: io vedrò il sangue e passerò oltre, non vi sarà per voi flagello di sterminio, quando io colpirò il paese d'Egitto". Il sangue sarà il segno che il flagello di giustizia deve passare oltre. La parola "Pasqua" infatti significa "passare oltre" rendendo giusti i colpiti ingiustamente.
Così comincia la storia d'amore di Dio, l'Antica Alleanza con il popolo ebreo, la storia dell'esodo, della liberazione, del cammino di speranza verso la terra promessa con l'Incarnazione del Figlio di Dio. E ogni anno questo evento viene commemorato con il rito della Pasqua in ogni famiglia ebraica.
Gesù deve celebrare la sua Pasqua durante questa festa ebraica con la sua famiglia cioè i dodici, la Chiesa, e la fa preparare con molta accuratezza.
Paolo narra fedelmente nella seconda lettura come gli era stato tramandato: "Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, "preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo (parte narrativa): "Questo è (transustanziando) il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me" (istituendo il sacramento dell'Ordine). Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il calice dicendo (parte narrativa): "Questo calice è (transustanziando) la Nuova Alleanza, la Nuova Storia di amore fino al perdono nel mio sangue, che viene versato per voi" (22,19-20).
Con questi gesti e con queste parole, che risentiamo da Lui, in ogni Messa, sacramentalmente cambia il senso del Calvario: da evento negativo, drammatico, il più tremendo della storia, che manifesta tutta la malvagità cui può arrivare il libero arbitrio, esso si trasforma in evento positivo. E questo grazie all'amore del cuore divinamente umano di Gesù che rivela la perfezione, la giustizia del Padre con un amore più grande di ogni peccato: assume storicamente queste circostanze tragiche e ingiuste e le rende rivelatrici del perdono del Padre, con una giustizia che rende giusti, una possibilità fino al termine di ogni vita, della storia umana.
Il Vangelo di Giovanni non riferisce questo avvenimento dell'Ultima Cena perché anticipato nel Discorso sul pane di vita (Gv 6), in cui Gesù dice: "Il pane che io darò è la mia carne, io stesso per la vita del mondo" (Gv 6,51); "Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita" (6,53); "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui". Il rinnovamento della fede nella realtà ecclesiale di Gesù Cristo donata a noi nel Sacramento è la soluzione anche nell'attuale crisi della Chiesa.
Per l'Ultima Cena di Gesù, Giovanni riferisce un altro episodio attualizzato liturgicamente nella lavanda dei piedi: "Vi ho dato l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi"
Amare fino al perdono e servire soprattutto gratuitamente: ecco il grande dono che chiediamo alla Serva del Signore, Maria, in questo giovedì santo. 

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