Mercoledì delle Ceneri

Nel Vangelo del primo giorno di Quaresima ci viene indicato come ravvivare, nel cammino verso il Triduo Pasquale, la rettitudine interiore e la purezza di intenzioni: l'intimità del Signore con il Padre suo e fin dal Battesimo Padre nostro nella fraternità ecclesiale
di Mons. Gino Oliosi
Nei quaranta giorni di Quaresima siamo chiamati a convertirci all'orientamento stesso del Signore Gesù, che non faceva niente per essere ammirato dagli uomini, ma viveva davanti al Padre ponendo a fondamento la sua onnipotenza
d'amore, la sua assoluta signoria  su ogni creatura, che si traduce in indulgenza infinita, animata da costante e universale volontà di vita. In effetti, perdonare qualcuno equivale dirgli: non voglio che tu muoia, ma che tu viva; voglio sempre e soltanto il tuo bene.
Questa assoluta certezza ha sostenuto Gesù nella sua natura umana durante i quaranta giorni trascorsi nel deserto della Giudea, dopo il battesimo ricevuto da Giovanni nel Giordano. Quel lungo tempo di silenzio e di digiuno fu per Lui un abbandonarsi nel volto umano completamente al Padre e al suo disegno di amore; fu esso stesso un "battesimo", cioè un'"immersione" nella sua volontà anche umana, e in questo senso un anticipo della Passione e della Croce. Inoltrarsi nel deserto e rimanervi a lungo, da solo, significava esporsi volontariamente alla prove degli assalti del nemico, il tentatore che ha fatto cadere Adamo e per la cui invidia la morte è entrata nel mondo; significava ingaggiare con lui la battaglia in campo  aperto, sfidarlo senza altre armi che la sconfinata fiducia nell'amore onnipotente del Padre. Mi basta il tuo amore, mi cibo della tua volontà (Gv 4,34): questa convinzione abitava la mente e il cuore umano di Gesù durante quella sua "quaresima". Non fu un atto di orgoglio, un'impresa titanica, ma una scelta di umiltà, coerente con l'Incarnazione ed il battesimo nel Giordano, nella stessa linea di obbedienza all'amore misericordioso del Padre, che ha "tanto amato il mondo, l'umanità da dare il Figlio unigenito" (Gv 3,16).
Tutto questo il Signore Gesù lo ha fatto per noi, lo ha fatto per me! Lo ha fatto per salvarci, e al tempo stesso per mostrarci la via quaresimale per seguirlo, per lasciarci assimilare a Lui. La salvezza anche con l'al di là del corpo in cieli nuovi e terra nuova, infatti, è dono, amore gratuito cioè grazia di Dio, ma per avere effetto nella mia esistenza richiede il mio assenso, un'accoglienza dimostrata nei fatti dell'elemosina, della preghiera, del digiuno cioè nella volontà di pensare e vivere come Gesù, di camminare con Lui  vivo nella Chiesa  con e per noi, con e per me. Seguire Gesù nel deserto quaresimale è dunque condizione necessaria per partecipare alla sua Pasqua, al suo "esodo" di morte e risurrezione. Adamo fu cacciato dal Paradiso terrestre, simbolo della comunione con Dio; ora, per ritornare a questa comunione e dunque alla vera vita, la vita veramente vita, bisogna attraversare il deserto, essere disponibile alla prove della fede. Non da soli, ma con Gesù vivo da risorto! Lui – come sempre – ci ha preceduto e ha vinto il combattimento umano contro lo spirito del male. Ecco il senso della Quaresima, tempo liturgico che ogni anno ci invita a rinnovare continuamente di seguire Cristo sulla via dell'umiltà per partecipare alla sua vittoria sul peccato e sulla morte che non è la fine ma giungere alla meta.
In questo orizzonte di fede si comprende anche il segno penitenziale delle Ceneri, che vengono imposte sul capo di quanti iniziano con buona volontà l'itinerario quaresimale. E' essenzialmente un gesto di umiltà: mi riconosco per quello che veramente  sono, una creatura fragile, caduta tante volte anche senza essere conosciuto, fatta di terra e con un corpo destinato a finire in polvere per risorgere ("Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai" per chi alzando la mano sceglie questa formula), ma anche fatta ad immagine di Dio e destinata a Lui ("Convertiti e credi nel Vangelo"). Polvere, sì, ma amata, plasmata dal suo amore fino al perdono, animata continuamente dal suo soffio vitale, capace di riconoscere la sua voce e la sua presenza sacramentale e di rispondergli; libera cioè capace di amare come Lui e, per questo con il rischio di disobbedirgli, cedendo alla tentazione soprattutto dell'orgoglio e della autosufficienza. Ecco il peccato, malattia mortale entrata fin dalle origini ad inquinare la terra benedetta che è ogni essere angelico e umano. Creato ad immagine del Santo e del Giusto, l'uomo ha perduto la propria innocenza di creatura, viene concepito con la tendenza al male ed ora può ritornare ad essere giusto solo grazie alla giustizia di Dio con il Battesimo di acqua e quello di lacrime della Confessione pasquale, finché il peccato ritorna. Madre di Cristo e nostra accompagnaci in questo cammino quaresimale al Triduo pasquale.

Nessun commento: