Colloqui minimi di Ettore Gotti Tedeschi

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di Giovanni Servodio (Una Vox, febbraio 2019)
Ci sono molti modi per mettere per iscritto le critiche alla falsa realtà che modernamente si pretende di sostituire alla vera. Ettore Gotti Tedeschi ne ha adottata una che alleggerisce un po’ la pesantezza dell’argomento e tuttavia riesce ad essere ugualmente caustica e insieme avvincente.
Egli ha pensato bene di dar vita ad uno scambio di osservazioni con vari personaggi della storia profana e sacra che, come afferma lui stesso nella presentazione, “han fatto la storia del mondo, della cultura e della morale”. Certo, è lui che pone la
domanda ed è lui che dà la risposta, ma si coglie facilmente il fatto che nella risposta si manifesta in modo verosimile la mentis dell’interrogato. Questo non significa che non traspaia l’evidente prospettiva dell’interrogante, ma si comprende che egli ha una buona conoscenza della prospettiva dell’interrogato, al punto che è difficile cogliere eventuali, volutamente ricercate, incoerenze.

Gotti Tedeschi interroga idealmente angeli e santi, papi, filosofi e pensatori, condottieri, re e imperatori, e non tutti della stessa parte, se così si può dire, ma scelti da contesti storici, culturali e religiosi diversi tra loro e a volte anche confliggenti.
Ne scaturisce come un affresco in cui sono presenti figurativamente le contraddizioni e le storture che il mondo moderno ha accumulato, durante gli scorsi due secoli e soprattutto gli ultimi decenni, nell’ambito laico e in quello religioso; tutte viste alla luce dello sguardo un po’ distaccato e un po’ interessato di 265 osservatori sollecitati dall’Autore a dare il loro disincanto parere.
Il quadro d’insieme che ne deriva, per essere osservato in una prospettiva univoca, richiede una necessaria pazienza, ma ne vale decisamente la pena, soprattutto perché in seno alle domande e alle risposte si colgono spunti e sfumature a volte insospettate, ma tutte atte a rendere novellamente tangibile una realtà di pensiero e di azione che oggi si fa di tutto per mimetizzare o perfino negare attraverso la descrizione di una falsa realtà, elaborata e pubblicizzata al fine di portare l’uomo moderno sulla falsa strada che lo conduce spedito verso un “basso” che verrà raggiunto con un clamoroso deflagrare che ridurrà tutto in mille pezzi o, come dice ancora Tommaso da Celano, “solvet saeclum in favilla”.

Nella premessa dell’Autore viene posta una domanda chiave che bene illustra la prospettiva nella quale si inserisce il libro: “Ma è Cristo e la Sua Chiesa che fanno la storia o è la storia che fa la Chiesa di Cristo?”
Da cui si comprende che l’istanza che ha mosso l’Autore è essenzialmente religiosa e morale, piuttosto che mondana e di costume.

Un esempio tra tanti aiuta a dare l’idea di come si svolge il lavoro dell’Autore, che peraltro va letto tutto e, se possibile, meditato.

GEREMIA, PROFETA - (VII sec. A.C.) – p. 23

Domanda
Caro Geremia, lei è famoso, (anche) perché maltrattava i sacerdoti che non erano meritevoli, tanto che la misero in prigione per questo. Ricordo una sua frase (Geremia 23): “Maledetti i pastori che distruggono e disperdono le pecore… ecco, io vi visiterò per
le opere malvagie che compite… Ho scoperto la malvagità dei sacerdoti e dei profeti… Ecco, essi saranno dispersi e cadranno… Sono contro questi profeti… li punirò”. 
Caro Geremia, lei probabilmente a tanti cattolici di oggi avrebbe anche detto: “Perché la
terra è piena di adulteri… le loro azioni sono malvagie… Il mio popolo è diventato profano… camminano in falsità… sono amici dell’impurità… ci sono inganni… false profezie… I figli di Dio sono divenuti leggeri e stolti… hanno pervertito le parole dell’Iddio vivente”. Caro Geremia, oggi temo si dica qualcosa di leggermente
diverso agli adulteri, impuri, profani…

Risposta (interpretata)
Sì, Ettore, ma sii meno rigoroso e più comprensivo, io dichiaravo la parola di Dio alla mia generazione. Ma venivo incolpato però di allontanare i fedeli anziché richiamarli. Poi è venuto Gesù che ha fatto il possibile per adempiere alle richieste di Dio attraverso il sacrificio della Croce. È probabile che nei tuoi tempi sia necessaria la Grazia di un Gesù misericordioso, magari ogni tanto con un po’ di “tuono di Geremia”, come chiamavano le mie invettive. Soprattutto quando ci si dimentica che la misericordia di Dio chiede “pentimento ed espiazione”
.
Questo esempio fa capire come si possa leggere con piacere questo lavoro di Gotti Tedeschi, che sembra fatto apposta per stimolare ad approfondire e a riflettere, e come si possa farlo anche centellinandolo quasi fosse un manuale di meditazione o un’antologia poetica ricca di richiami alla realtà in cui siamo immersi tante volte nostro malgrado.

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