Quale futuro per la vecchia Europa se la culla rimane vuota?

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Un tempo si diceva che il Mediterraneo, e più in generale l’Europa, è stata la culla della civiltà. Ma cosa succede se quella culla rimane vuota? Con regolarità vengono pubblicati dati che registrano il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione. L’ultimo è l’Ageing Report della Commissione Europea che dipinge un quadro preoccupante: se oggi per ogni pensionato ci sono 4 lavoratori attivi, nel 2050 saranno solo in 2 a garantire la pensione per ogni over 65. L’Italia in questo panorama ha raggiunto un infelice record: 509mila nascite l’anno scorso, il picco più basso dall’unità del 1861. 

Eppure tra questi dati impietosi, come sempre, si fa strada una speranza. L’Istat registra che le donne italiane desiderano 2 figli, anche se poi nella realtà ne fanno in media 1,39. Così come il Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo registra che più dell’86% dei ragazzi tra i 18 e i 29 anni sogna di costruire una famiglia con 2 o più figli. Un numero significativo: 2 figli è ciò che gli esperti chiamano “tasso di sostituzione”, il coefficiente minimo affinché una popolazione rimanga stabile con un buon rapporto giovani-anziani. Vuoi vedere che, alla fine, la vecchia Europa ha una via d’uscita? Se solo riconoscesse che le sue energie migliori risiedono proprio nelle categorie più scartate dalla scena pubblica: le donne e i giovani. Saprà la culla della civiltà tornare a riempirsi di prospettiva, assecondando con misure concrete questo naturale desiderio di famiglia?
Per approfondire:
Ettore Gotti Tedeschi, Lorenzo Fontana, La culla vuota della civiltà (nel volume gli autori spiegano perché il terribile inverno demografico di un popolo cancella il futuro e l’identità rappresentando inoltre la principale causa del declino economico di una nazione).

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