Domenica XXXII

"Giornata del ringraziamento": ogni Eucaristia domenicale è azione di grazie ma questa seconda domenica di novembre è azione di grazie a Dio al termine della stagione dei raccolti agricoli e industriali

di Mons. Gino Oliosi
Nella seconda Lettura della Liturgia odierna, l'apostolo Paolo sottolinea l'importanza anche del lavoro unito alla preghiera per la vita veramente vita cioè da risorti, come richiama il Vangelo. Tale speranza è richiamata anche dalla "Giornata del ringraziamento", che si celebra in Italia in questa seconda domenica di novembre come azione di
grazie a Dio al termine della stagione dei raccolti agricoli cui aggiungiamo quelli industriali. Anche se in altre regioni geografiche i tempi delle coltivazioni sono naturalmente diversi è utile lo spunto dalle parole di Dio attraverso Paolo per qualche riflessione sul lavoro unito alla preghiera, in particolare sul lavoro agricolo oggi in un momento non facile.
La crisi economica in atto, va presa in tutta la sua serietà: essa ha numerose cause e manda un forte richiamo ad una revisione profonda del modello di sviluppo economico globale, come richiamato dal numero 21 della Caritas in veritate. È un sintomo acuto che si è aggiunto ad altri ben più gravi e già ben conosciuti, quali il perdurare dello squilibrio tra ricchezza e povertà, lo scandalo della fame, l'emergenza ecologica e, ormai anch'esso generale, il problema soprattutto della disoccupazione giovanile. Ascoltare la Parola di Dio in questo orizzonte culturale, critici dell'egemonia del liberismo mondiale e quindi della conseguente politica finanziaria dei mercati, vuol in questo quadro cogliere decisivo un rilancio strategico dell'agricoltura anche in prospettiva del lavoro giovanile. Infatti, il processo di industrializzazione talvolta ha messo in ombra il settore agricolo come prospettiva di lavoro per i nostri giovani, settore agricolo, che, pur traendo a sua volta beneficio dalle conoscenze e dalle tecniche moderne, ha comunque perso di importanza sui mercati, con notevoli conseguenze anche sul piano culturale sempre sottolineato dalla Dottrina sociale cattolica. Mi pare sia giunto il momento per un richiamo a rivalutare l'agricoltura non in senso nostalgico, ma come risorsa indispensabile per il futuro anche nell'orizzonte della carità cui saremo giudicati alla morte per la salvezza dell'anima e per la speranza di una risurrezione felice.
Nell'attuale situazione economica, la tentazione per le economie più dinamiche è quella di rincorrere alleanze vantaggiose che, tuttavia, possono risultare gravose per altri Stati più poveri, prolungando situazioni di povertà estrema di masse, miliardi di uomini e donne e prosciugando le risorse naturali della Terra, affidata da Dio Creatore all'uomo nella famiglia – come dice la Genesi – affinché la coltivi e la custodisca (215). Inoltre, malgrado la crisi, consta ancora che in paesi di antica industrializzazione come dove viviamo, si incentivino stili di vita improntati ad un consumo insostenibile per sette miliardi di uomini, che risultano anche dannosi per l'ambiente e per i poveri. Occorre già a livello personale, familiare puntare, allora, in modo veramente concertato, su un nuovo equilibrio tra agricoltura, industria e servizi, perché lo sviluppo sia sostenibile, a nessuno manchi il pane e il lavoro, e l'aria, l'acqua e le altre risorse primarie siano preservate come beni universali cioè per tutti, come richiama la Caritas in veritate al numero 27 si pensi alla soluzione con aborti, eutanasia, contraccettivi. È fondamentale per questo coltivare e  diffondere una chiara consapevolezza etica, all'altezza delle sfide più complesse del tempo presente; educarsi tutti ad un consumo più saggio  e responsabile; promuovere la responsabilità personale insieme con la dimensione sociale delle attività rurali, fondate su valori perenni, quali l'accoglienza, la solidarietà, la condivisione della fatica nel lavoro: non pochi giovani hanno già scelto questa strada; anche diversi laureati tornano a dedicarsi all'impresa agricola, sentendo di rispondere così non solo al bisogno personale e familiare, ma anche ad un segno dei tempi, ad una sensibilità concreta nel rapporto tra agricoltura e industria, servizi per il bene comune. 
Lunedì 11 novembre san Martino che si dedicò con ardente zelo all'evangelizzazione delle campagne e alla formazione del clero, famoso per un atto di carità fraterna. Ancora giovane soldato, incontrò per strada un povero intirizzito e tremante per il freddo. Prese allora il proprio mantello e, tagliatolo in due con la spada, ne diede metà a quell'uomo. La notte apparve in sogno Gesù, sorridente, avvolto in quello stesso mantello.
Preghiamo la Vergine Maria, perché queste riflessioni sulla Parola di Dio di questa Domenica possano servire di stimolo alla comunità internazionale, mentre eleviamo al Padre per mezzo di Cristo nello Spirito santo il nostro ringraziamento per i frutti della terra e del lavoro agricolo, industriale del lavoro dell'uomo. 

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