Lettera di P. Cavalcoli a Don Minutella

Caro Don Alessandro,
il tuo scritto pubblicato su blog di Stilum Curiae in risposta ad osservazioni che Ti avevo fatto mi spinge a riprendere il dialogo.
Tu parli di una «massoneria ecclesiastica, la quale, con l’avallo di poteri occulti, ha condotto alle forzate dimissioni di Benedetto XVI e al golpe del marzo 2013, con l’avvento del cardinale Bergoglio, scelto in anticipo, come ha sostenuto il desaparecido cardinale Danneels, esponente di spicco del partito riformista e della cosiddetta “mafia di san Gallo”».
Ti rispondo dicendo che non c’è nessun motivo di parlare di
«forzate dimissioni» di Papa Benedetto, perché ciò non corrisponde a quanto egli stesso ha dichiarato circa il suo gesto. Quello che possiamo pensare è che Benedetto, fortemente contrastato dai modernisti, si sia trovato ad un certo punto talmente isolato, da aver perduto la forza necessaria di governare la Chiesa a causa del potere che essi si sono conquistato.
Credo anch’io che la massoneria non sia affatto estranea alla crescita di potere dei modernisti, che ha condotto alle dimissioni di Benedetto, e mi riferisco in modo particolare ai rahneriani, che dei modernisti sono l’espressione più astuta e seducente. 
Quanto alle elezioni di Francesco, ritengo anch’io che siano state promosse dal gruppo di San Gallo, ma non al punto che l’elezione del Papa sia stata invalida, giacchè di quello che al riguardo è successo in conclave in merito non sappiamo nulla. Se essa fosse stata invalida e Francesco non fosse vero Papa, i Cardinali ce lo avrebbero detto, mentre d’altra parte lo stesso Papa emerito Benedetto ha fatto professione di obbedienza a Francesco.
Quindi Tu, caro Don Alessandro, devi smettere di considerare vero Papa Benedetto rifiutando obbedienza a Francesco, perché non hai prove di quello che dici, ma lo dici solo per presunzione, e questo è un grave peccato, che toglie autorevolezza e forza di persuasione a certe tue pur giuste critiche che fai all’operato di Francesco.
Credo anch’io tuttavia che Bergoglio abbia ottenuto la maggioranza dei voti oltre che da Cardinali favorevoli al gruppo di San Gallo, anche da Cardinali in buona fede, circonvenuti dall’abile dialettica degli esponenti di quel gruppo, come Danneels, Martini, Kasper, Lehmann, Murphy O’Connor. 
In questi anni di pontificato di Francesco, però, certamente i Cardinali buoni, ma ingenui, che lo hanno eletto, si sono accorti di essere stati ingannati. Esistono segnali di questo genere, la cui notizia, benchè riservata, è tuttavia trapelata e divenuta di dominio pubblico. Sappiamo infatti come Francesco sia duro nel trattare i sui oppositori, per quanto legittima sia la loro protesta. Per questo certi oppositori preferiscono rimanere defilati, onde evitare i colpi.
Per questo, il collegio cardinalizio sembra adesso essere dominato da Cardinali rahneriani o modernisti, eredi del gruppo di San Gallo, sperticatamente favorevoli a Francesco, che hanno instaurato, con l’appoggio del Papa, nel collegio cardinalizio, un clima di paura e di intimidazione, che appare evidente da quanto è successo a quei pochissimi coraggiosi, che si sono azzardati a significare al Pontefice il malcontento, la sofferenza e lo scandalo, dai quali è turbata la Chiesa a causa anche del governo di Francesco. 
La mia impressione è che la maggioranza taccia non perchè sia tranquilla e contenta di Francesco, ma perchè sa che a parlare c’è da uscirne con le ossa rotte. Infatti, all’infuori dei pochi Cardinali, che inneggiano al Papa, nessun Cardinale si accoda ai numerosi peana dei mass-media, dei modernisti, dei protestanti e dei massoni, che inneggiano a Francesco o pubblicano scritti di solidarietà o commenti favorevoli alla sua linea pastorale o al suo magistero.
Che cosa si è proposto il gruppo di San Gallo ottenendo il pontificato di Bergoglio? Le menti direttive erano rahneriane, per cui dobbiamo pensare che si proponesse di dare alla Chiesa una direzione conforme all’ecclesiologia rahneriana, in opposizione ai precedenti pontificati di S.Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che hanno guidato la Chiesa secondo l’ecclesiologia del Concilio Vaticano II. 
Questi Papi si erano proposti da una parte lo sviluppo delle dottrine del Concilio, ma d’altra parte la correzione dell’aspetto ingenuamente buonistico della pastorale conciliare e nel contempo frenare le spinte modernistiche, per un sano progresso nella continuità.
Giovanni Paolo II con il suo gigantesco apostolato e la sua ricchissima dottrina teologica, sociale, morale e spirituale e lo splendido esempio della vita, aveva convinto il sacro collegio della bontà del suo progetto e della sua linea, e per questo alla sua morte i Cardinali elessero in pochissime battute colui che meglio di tutti aveva seguito la linea giovannea e con essa collaborato: il Card.Ratzinger, eminente pastore e teologo, che indicava il modo giusto di interpretare il Concilio e, da  Prefetto della CDF, aveva poderosamente lottato per vent’anni contro i principali errori del nostro tempo. 
Nel contempo, con le sue trattative con i lefevriani, stava lavorando per una conciliazione fra tradizionalisti e progressisti. Ma i Cardinali modernisti, non desistettero dal loro cattivo intento e a San Gallo per alcuni anni lavorarono al fine di far eleggere Bergoglio al prossimo conclave. Ma ecco improvvisamente le dimissioni dell’odiato Ratzinger. 
Papa Ratzinger è rimasto Papa, come egli stesso ha dichiarato: ha conservato il munus, ma non l’esercizio del munus. Non è il caso di far problema attorno al titolo di Papa emerito, che lo stesso Francesco ha confermato. Si può fare il paragone col Vescovo emerito: con un Vescovo che legittimamente non governa più la diocesi, anche se c’è la differenza che, mentre il governo della diocesi comporta un ufficio formalmente indivisibile, che c’è o non c’è, nell’ufficio del Papa si distingue il munus dall’esercizio del munus, per cui può restare il munus – ecco il Papa emerito - pur venendo meno l’esercizio. Invece, nel governo della diocesi il munus e l’esercizio del munus sono inscindibili, per cui, venuto meno questo, vien meno anche quello. 
Che parte può aver svolto il gruppo di San Gallo nell’occasionare o favorire le dimissioni di Benedetto? Una parte certamente importante: creargli il vuoto attorno, in modo che il povero Benedetto si è trovato ad essere un generale senza esercito. Come è possibile governare la Chiesa in queste condizioni? Ma come è potuto accadere che nello spazio di appena otto anni il collegio cardinalizio sia passato dall’appoggiare la vera riforma conciliare, portata avanti da Papi santi, al sostenere Bergoglio, il Papa «rivoluzionario» e sessantottino, l’iniziatore della «svolta epocale», illuminato dal «nuovo paradigma» di Walter Kasper? 
Abbiamo fondato sospetto di credere che al conclave che ha eletto Bergoglio, l’astutissima perorazione dei bergogliani a suo favore sia stata corroborata da una fortissima pressione velatamente minacciosa della massoneria capitalistica internazionale,  non senza l’appoggio esterno del comunismo cinese. Ora è cosa notevolissima che la teologia di Rahner è influenzata dalla massoneria esoterica tedesca, penetrata nella Compagnia di Gesù, ispirata all’idealismo trascendentale germanico (Kant, Fichte, Schelling, Hegel). 
La elezione di Bergoglio è stata valida, per cui egli ha ricevuto dallo Spirito Santo il dono del carisma papale. Per quanto quindi Francesco abbia difetti umani notevolissimi, dove non lo si deve imitare ma semmai correggere, egli tuttavia è stato scelto dallo Spirito Santo per guidare la Chiesa e l’umanità sulla via della salvezza, e quindi, per conoscere la verità del Vangelo e potersi salvare, come hanno definito Papa Bonifacio VIII nella Bolla Unam sanctam del 1302 (Denz.875) e Concilio di Firenze nel 1442 (Denz,1351), occorre essere in comunione col Papa nel discepolato e nell’obbedienza in tutto ciò che riguarda la fede e la morale. 
Può sembrare, questo, un paradosso inaccettabile. Molti sono scandalizzati. C’è chi dice: come può lo Spirito Santo esser presente in un eretico come Francesco?  E così, fermandosi ai suoi limiti umani, non riescono a riconoscere in lui il Vicario di Cristo. 
E ci sono degli stolti, ai quali non interessa il Vicario di Cristo, ma solo i grandi  politici demagoghi, sicchè per loro Francesco va bene così com’è o come lo vedono loro; anzi per loro è ottimo, come ha detto Maduro, il leader venezuelano: Francesco è il «liberatore dei popoli» o, come altri dicono, è il «leader della sinistra internazionale». Eppure in questo apparente paradosso sta lo «scandalo della fede». Vale per Francesco ciò che Cristo ha detto riguardo a Se stesso: «Beato chi non si scandalizzerà di me» (Mt 11,6). 
Il carisma pontificale illumina infallibilmente l’intelletto del Papa nella fede, affinchè confermi i fratelli nella fede (Lc 22,32) ed è a sua disposizione, affinchè governi la Chiesa secondo il cuore di Cristo (Gv 21,15). La grazia della fede fa sì che il Papa non pecchi nella fede. Invece la grazia pastorale può essere respinta, e quindi il Papa può peccare nella carità. 
Alle dimissioni di Benedetto i buoni cattolici si aspettavano un Successore che continuasse sulla sua ottima linea, e invece i Cardinali si sono lasciati influenzare dai confratelli rahneriani. È evidente l’influsso della «mafia di San Gallo». 
Cosicchè, quella che, da parte di un degno Successore avrebbe potuto essere la correzione degli errori pastorali, non dottrinali, del Concilio, è diventata nella pastorale di Francesco un peggioramento di questi errori. Certamente molti si sono rammaricati di questo sbaglio. Ma Francesco è stato regolarmente eletto e bisogna che lo accettiamo, anche se alcuni esagerano nel presentarlo come un grande profeta e l’iniziatore di una «svolta epocale».
Dici poi: 
«Il Conclave del 2013 è invalido, e apre scenari preoccupanti, perché o la Chiesa dovrà sanare con un atto di coraggio fin qui mai visto quel buco nero, oppure a partire da questo momento, e chissà fino a quando, convivranno due Chiese cattoliche, con due papi, e due loro successori, con due diverse visioni di Chiesa e due fronti contrapposti».
«Siamo ormai chiaramente in presenza di una spaccatura interna, intestina, senza precedenti. Nessuna delle due chiese, quella ampia e maggioritaria (ma falsa) di Bergoglio, e quella minoritaria e crocifissa (ma vera) di Benedetto XVI, sarà disposta a cedere nel tempo, ed entrambe rivendicheranno il diritto a incarnare la vera Chiesa, anche e al di là di Bergoglio e Ratzinger».
«Non sarà l’uscita di scena di Bergoglio, quasi fosse una questione solo umana, ad appianare la faccenda, perché il conclave successivo non solo sarà anch’esso invalido, perché conseguente a uno precedente invalido (ma riconosciuto valido dalla maggior parte dei futuri conclavisti), ma il successore di Bergoglio, avrà la sua stessa sorte: egli è già stato scelto».
Rispondo dicendo che è vero che oggi nella Chiesa ci sono delle gravi divisioni interne: da una parte la corrente rahneriana maggioritaria, diffusa nella gerarchia e presente nella stessa S.Sede, e dall’altra la galassia lefevriana, che va dagli aspetti più moderati, come la Fraternità S.Pio X, che riconoscono la legittimità dei Papi del postconcilio, agli aspetti più estremisti – i cosiddetti «sedevacantisti» -, per i quali la sede di Pietro è rimasta vacante dopo Pio XII, il che è come dire che non riconoscono la validità degli ultimi Pontefici dopo Pio XII.
Ciò che accomuna tutte le forme di lefevrismo è il rifiuto delle dottrine del Vaticano II, che esso considera infette di modernismo, e della Messa novus ordo, da esso ripudiata come guasta dalla Cena luterana.  Principio dei lefevriani è la «Tradizione» non mediata dal magistero pontificio, ma immediatamente attinta dal singolo credente. 
I modernisti, invece, capovolgono il rapporto Vangelo-modernità: invece di scegliere nella modernità ciò che è conforme al Vangelo e respingere ciò che è contrario, prendono dal Vangelo solo ciò che si concilia con la modernità e respingono il resto. Coprendosi ipocritamente col manto del «progresso» e del rinnovamento conciliare, loro principio è l’assolutizzazione o l’idolatria della modernità e quindi il falso progresso e la falsificazione del Concilio. 
Non è che lefevriani e modernisti, come sembri dire Tu, formino ciascuno una Chiesa per conto loro, benchè credano di essere la vera Chiesa, ma essi sono semplicemente gruppi scismatici nella Chiesa,  non in piena comunione con essa, dato che non accettano tutto il magistero della Chiesa. 
Modernisti e lefevriani boicottano il magistero e l’azione del Papa: i primi fingendosi amici; i secondi, apertamente nemici. La Chiesa è invece una sola, quella di Gesù Cristo, la Chiesa Cattolica Apostolica e Romana, governata da Papa Francesco.
Quello che semmai c’è da dire è che Papa Francesco non è imparziale nel trattare lefevriani e modernisti: troppo severo con i primi, troppo indulgente con  i secondi. Due pesi e due misure. Molto di più dei lefevriani meritano la scomunica i modernisti. Tutto sommato infatti, almeno i lefevriani credono nell’immutabilità del dogma, ma i modernisti la negano, il che equivale a dire  che non credono nei dogmi. Sono allora cattolici? 
Non sarebbe meglio dire che sono massoni? Stando allora alle misure del Papa, se un Don Minutella ha meritato due scomuniche, cosa non meriterebbero un Kasper o un Andrea Grillo o un Enzo Bianchi o un Alberto Melloni o un Padre Arturo Sosa o qualunque rahneriano? Se oggi vivesse Leone XIII, a proposito della massoneria farebbe certo un forte richiamo a Francesco.
Quanto quindi alla tua previsione che d’ora innanzi avremo due Chiese, una dei successori di Ratzinger ed una dei successori di Bergoglio, devo dirTi, caro Don Alessandro, che sei completamente al di fuori della realtà. Stai farneticando. Infatti Papa Benedetto è sì Papa, ma solo Papa emerito, ossia Papa a riposo, come è evidente e come ha dichiarato formalmente di recente lo stesso Francesco. 
Papa in esercizio, invece, è solo Francesco. E in tal senso si può e si deve dire che egli sia l’unico Papa, come è giusto che sia, giacchè Cristo ha voluto solo Pietro al comando della Chiesa. Tuttavia, si può e si deve dire anche che oggi abbiamo due Papi, perché solo Francesco è in esercizio e quindi governa effettivamente e legittimamente la Chiesa, mentre Benedetto è a riposo. 
Per questo, Benedetto non avrà nessun successore, giacchè, quale conclave mai potrà eleggere il successore di un Papa a riposo al posto di quello attivo? A meno che non si tratti di un gruppo di Cardinali scismatici lefevriani, simili nel metodo se non nelle idee al gruppo di San Gallo, come è successo in passato. Ma allora non avremmo un Papa legittimo, bensì un antipapa! Anche ammesso e non concesso che il gruppo di San Gallo abbia ottenuto l’elezione di Francesco, questi non è un antipapa, ma il Papa legittimo!
Riguardo al riferimento a S.Tommaso, egli dice giustamente che non si può celebrar Messa con gli eretici, che non credono nella Messa, oggi diremmo con i luterani, non perchè la Messa celebrata dal cattolico non sia valida, ma perchè è sconveniente,  in quanto celebrare assieme tra cattolici è segno di comunione tra di loro e col Papa. 
Ma la comunione si basa su di una verità comunemente accettata. Ora, mentre i cattolici credono nella transustanziazione, i luterani sostengono l’«impanazione», che è una concezione falsa ed eretica della Presenza reale, checchè ne dica Andrea Grillo, che sostiene erroneamente che l’impanazione è solo un modo diverso ma legittimo di concepire la Presenza reale. 
Celebrar Messa con uno che non crede al dogma della transustanziazione non invaliderebbe la Messa, ma la renderebbe illecita. Questo vuol dire S.Tommaso. È un grave peccato di sacrilegio chiamato communicatio in sacris. Chi desse ascolto a Grillo, celebrerebbe una Messa valida, ma sacrilega.
Dici ancora:
«A riguardo del Concilio Vaticano II, voglio precisare un paio di cose importanti. Esso ha proposto una “forma” di Chiesa in dialogo con il mondo, e questo è forse, insieme al tema della riforma liturgica, l’aspetto più rilevante. Ciò che erano, nella volontà dei medesimi padri conciliari, orientamenti pastorali, la teologia postconciliare li ha trasformati in dogmi di fede».
Il difetto del Concilio non sta affatto nel proporre una forma diversa di Chiesa, perché nessun Concilio può mutare l’essenza della Chiesa, così come l’ha voluta e fondata Cristo. L’errore del Concilio non è dottrinale, ma pastorale. Dal punto di vista dogmatico, secondo la Costituzione Dogmatica Lumen Gentium, il Concilio, come già aveva detto S.Paolo VI, approfondisce e ci fa meglio conoscere il mistero della Chiesa, in perfetta linea con la Tradizione. 
Invece sono stati i modernisti che, non solo non hanno corretto questi errori, ma li hanno addirittura irrigiditi – loro che si spacciano per nemici delle rigidezze – e li hanno assunti come fossero  dogmi, proprio loro che non credono nei dogmi.
Di che si tratta? Condivido la critica di Von Balthasar che tu riporti. Ma sarei più preciso. La mancanza di energia evangelizzatrice che il grande teologo svizzero denuncia, è dovuta, a mio avviso, al fatto che il cap.IV della Gaudium et spes non imposta bene il rapporto della Chiesa col mondo. Parla giustamente di un aiuto reciproco fra Chiesa e mondo per il bene dell’uomo. Ma trascura di ricordare che il mondo non è solo un pacifico insieme di persone o gruppi di buona volontà alla ricerca di Dio e della salvezza, ma in esso agiscono, ora palesi ora nascosti, ed anche irriducibili, potenti ed astuti nemici della verità e della giustizia, e quindi della Chiesa, sotto i comandi del principe di questo mondo. Il mondo, quindi, non va solo approvato e assunto, ma anche combattuto e vinto. In parte è salvato, ma in parte è dannato. 
Qui Von Balthasar, con la sua tesi che tutti si salvano, sembra cadere nella trappola dell’ingenuo e pericoloso ottimismo, che dimentica le conseguenze del peccato originale e la necessità sì di andare verso il mondo, ma anche di guardarcene. 
So benissimo che sia Ratzinger che S.Giovanni Paolo II nutrivano alta stima per Von Balthasar. Io stesso, alla fine degli anni ’80, quando lavoravo in Segreteria di Stato, ebbi modo di assistere nella splendida Sala Clementina del palazzo apostolico, alla presenza del Papa, alla cerimonia di conferimento a Von Balthasar del prestigioso premio Paolo VI. So benissimo altresì come Von Balthasar in Cordula abbia criticato Rahner. Ma Ratzinger è critico ancora più acuto (Cfr. Les principes de la théologie catholique, Téqui,Paris 1982, pp.179-190).
Ciò tuttavia non toglie che Von Balthasar abbia mancato alla verità nella questione dell’esistenza dell’inferno. Il fatto che egli non si accorga dell’eccessivo ottimismo che ho segnalato nella Gaudium et spes, ne è un indizio. 
Lo so che la famosa espressione “l’inferno è vuoto” non è sua, ma esprime bene il suo pensiero. Fatto sta che egli sostiene che tutti si salvano. E questa è un’eresia contraria alla dottrina del Concilio di Quierzy dell’853 (Denz. 623-624) e a quella del Concilio di Trento (Denz.1523,1540). Nel criticare la sua posizione, mi sono servito di un esperto del pensiero di Von Balthasar, Ignacio Andereggen, il cui parere ho riportato nel mio libro L’inferno esiste. La verità negata (Edizioni Fede & Cultura, Verona 2010, pp.54-70).
Questa eresia costituisce un punto cardine dell’attuale modernismo, che ha il suo maggiore ispiratore in Karl Rahner. Essa infatti è un ingranaggio necessario della sua costruzione panteistica, per la quale l’uomo è essenzialmente ascendente (“auto trascendente”), ossia in grazia, mentre Dio è essenzialmente e necessariamente discendente (“autocomunicante”), ossia misericordioso e perdonante.  Un Dio che non fa misericordia a tutti e non salva tutti non è concepibile.
 Dio è il vertice dell’uomo e l’uomo è l’estremo abbassamento («kenosi») di Dio. Cristo è il vertice dell’uomo («ascensione») e l’uomo è l’umanizzazione di Cristo («incarnazione»). «Antropologia, cristologia e teologia sono la stessa cosa», sono parole di Rahner.
L’uomo dunque è relativo a Dio, ma anche Dio è relativo all’uomo. Non esiste l’uomo senza Dio, ma non esiste neppure Dio senza l’uomo. Quindi l’uomo non dipende da Dio, non è creato da Dio dal nulla, ma è il polo dialettico di Dio. Allora, siccome nell’uomo c’è il non-essere, il falso, il male e la morte, tutto questo è necessario a Dio come suo polo dialettico, è ciò in cui Dio si nega e si «aliena»  nell’altro per essere Dio, esattamente come avviene in Hegel. E questo altro da Dio è l’uomo. 
La totalità dell’essere non è Dio da solo, ma il Dio-uomo, cioè Cristo.  Tuttavia, le due nature di Cristo non sono distinte, ma l’una passa nell’altra (Hegel, Kasper, Forte). Viene negato il dogma di Calcedonia della distinzione delle due nature. È evidente che con queste premesse panteistiche tutti si salvano, giacchè se ogni uomo compie se stesso in Cristo e Cristo è Dio, la possibilità che qualcuno si danni è assolutamente impensabile.
Da notare anche che il panteismo rahneriano, di marca hegeliana, si può volgere facilmente in ateismo. Questo si ricava facilmente da quanto sostiene il teologo domenicano Georges Cottier, poi Cardinale Teologo della Casa Pontificia sotto S.Giovanni Paolo II. Cottier nel 1959 pubblicò un interessantissimo studio, nel quale dimostra come l’ateismo marxista è conseguenza del panteismo hegeliano. Infatti, la tesi dei due filosofi è in fondo la stessa: è sempre l’uomo che assolutizza se stesso. Che poi tale assolutizzazione la si chiami «Dio», come fa Hegel, o implichi la negazione di Dio, come fa Marx, c’è sempre di mezzo l’uomo che fa dio di se stesso.
Un segnale di questa complicità rahneriana con l’ateismo è data dal fatto che il problema dell’ateismo non  preoccupa minimamente Rahner. Per lui è possibile non sapere in buona fede che Dio esiste. In tal caso essere ateo sarebbe addirittura un dovere morale, tanto più comunque che per lui tutti si salvano, e quindi anche gli atei.    
Dici ancora:
«Sembra proprio che von Balthasar avesse ragione, quando, all’indomani del Concilio (cui egli non prese parte, unica assenza clamorosa), scriveva: “vendono il cristianesimo a prezzo ridotto, soltanto per trovare dei compratori e non si accorgono che esso perde così ogni valore”. La conclusione mette il dito nella piaga neoariana, la questione nodale è la negazione sempre più evidente, come ai tempi di Ario, della natura divina di Cristo, che Cavalcoli e gli altri sembrano ignorare, mentre sono così zelanti contro di me».
Rispondo dicendoTi che l’osservazione di Von Balthasar risponde ai fatti: corrisponde a quell’atteggiamento di supina soggezione alla modernità, che è propria dei modernisti: à genoux devant le monde, come dice il Maritain ne Le paysan de la Garonne. 
Quanto all’arianesimo, lo riscontravo maggiormente negli anni ’70-’80, allorché furoreggiava il secolarismo e campeggiava la cristologia liberazionista di Schillebeeckx. Ma mi pare che alla vittoria su questa eresia sia servita molto la predicazione degli ultimi Papi, fino allo stesso Papa Francesco. Oggi tra certi teologi abbiamo un Cristo non semplice uomo, ma nel quale l’umanità si mescola confusamente con la divinità: un Cristo di sinistra, un mezzo Dio in un superuomo.
Caro Don Alessandro, apprezzo la tua volontà di essere prete fedele a Cristo e alla Chiesa, pronto ad accettare ogni prova e a restare solo e disprezzato, pur di compiere degnamente il tuo ministero. Bella è la tua devozione a Papa Benedetto, anima nobile, che tanto ha sofferto per la Chiesa da parte dei modernisti.
Tu sai bene però che essere prete cattolico comporta l’obbedienza al Sommo Pontefice. Ebbene, Benedetto, benché Papa emerito, per primo dà esempio di obbedienza a Papa Francesco: quale umiltà! Quale fiducia nelle somme chiavi! 
Papa Francesco attende da te che ti sottometta umilmente e fiduciosamente a Francesco, tuo Padre, senza badare ai suoi lati umani: si iniquitates observaveris, Domine, Domine quis sustinebit? Francesco sa di essere peccatore e chiede ogni giorno perdono a Dio nella S. Messa: Kyrie,  eleison!
Tu es sacerdos in aeternum secundum ordinem Melchisedec.

Padre Giovanni Cavalcoli,OP

2 commenti:

Apostolo degli ultimi tempi ha detto...

Se anche venisse un angelo a proporre un vangelo diverso......v.Papa Francesco.L'apostasia partira' dai vertici della Chiesa (terzo segreto di Fatima). L'Agnello del libro dell'Apicalisse che proferisce bestemmie e viene in aiuto alla bestia che e' la massoneria, si identifica perfettamente con papa Francesco. Come e'possibile prestare obbedienza a una figura del genere?

Anonimo ha detto...

Gentile Padre Cavalcoli,
apprezzo la sua posizione equilibrata ma come fa a riconoscere la legittimità di Bergoglio considerati i punti 79 e 81 della costituzione apostolica Universi Dominici Gregis?
Cito:
"79. Confermando pure le prescrizioni dei Predecessori, proibisco a chiunque, anche se insignito della dignità del Cardinalato, di contrattare, mentre il Pontefice è in vita e senza averlo consultato, circa l'elezione del suo Successore, o promettere voti, o prendere decisioni a questo riguardo in conventicole private.
81. I Cardinali elettori si astengano, inoltre, da ogni forma di patteggiamenti, accordi, promesse od altri impegni di qualsiasi genere, che li possano costringere a dare o a negare il voto ad uno o ad alcuni. Se ciò in realtà fosse fatto, sia pure sotto giuramento, decreto che tale impegno sia nullo e invalido e che nessuno sia tenuto ad osservarlo; e fin d'ora commino la scomunica latae sententiae ai trasgressori di tale divieto. Non intendo, tuttavia, proibire che durante la Sede Vacante ci possano essere scambi di idee circa l'elezione."
Che Dio ci protegga.