Mentire sapendo di mentire: specialità radicale


Le bugie hanno le gambe corte. Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Lo stolto prende piacere, non nella prudenza, ma soltanto nel manifestare ciò che ha nel cuore (Pr 18,2). Eccone un istruttivo esempio.

Sul numero del 21 agosto ’12 di NOTIZIE RADICALI, compare un articolo a firma Laura Arconti, intitolato Veleni nell’acquasantiera. Eccolo:
«Lascia che i morti seppelliscano i loro morti». Questo brano del Vangelo di Luca (9, 57-62) mi suggerirebbe di non dare neppure un minuto di attenzione all’articolo di tale Camillo Langone, apparso su Libero del 15 agosto 2012. Dalla sua
biografia in Internet apprendo che egli si occupa “in particolar modo di letteratura, architettura, arte contemporanea, enogastronomia, religione”; dice proprio così, “ in particolar modo”, dunque ha a cuore anche altro: insomma, un tuttologo.

L’articolo in questione si occupa del libro pubblicato recentemente da Danilo Quinto (ex tesoriere condannato per furto su denuncia dei Radicali), libro che è già stato ampiamente recensito qualche settimana fa da “Panorama”.

Non che il libro in questione sia una di quelle importanti opere letterarie che di quando in quando richiamano l’attenzione degli studiosi e in genere del mondo della cultura. No: questo libro offre semplicemente, ad un cultore di enogastronomia e di arte contemporanea, la preziosa occasione di coprire di insulti Marco Pannella ed i Radicali, snocciolando una quantità ragguardevole di menzogne e di invenzioni.
Confesso per onestà intellettuale che quel libro io non l’ho letto: in tutta franchezza, non posso neppure immaginare quel sacco di immondizia nella mia biblioteca, in mezzo ai libri che parlano di pensiero, di dialogo, di cultura autentica. Impensabile vedere quel libro fra quelli che raccontano Marco, Emma, le nostre battaglie qui e in tutto il mondo. Non potrei posare quelle 208 pagine in mezzo a libri autobiografici firmati da Rebiya Kadeer, la leader degli Uiguri in esilio; da Benazir Bhutto, assassinata nel dicembre 2007 per il suo sogno di riconciliazione in Pakistan (come non pensare a Gandhi?); da Aung San Suu Kyi, eroica leader Birmana; da Anna Politkovskaja, la giornalista russa che ha pagato con la vita le sue inchieste sui diritti umani violati nella Russia caucasica. E neppure potrei vedere quella spazzatura accanto a tanti altri libri che mi circondano e fanno parte della mia vita.
Ma -per parlarne- non occorre averlo letto: quel libro ci è stato già raccontato nei minimi particolari da “Panorama” , da molti altri ed ora da “Libero”. D’altra parte non farò la critica delle pagine offensive e bugiarde, perché voglio soltanto esprimere qualche piccola riflessione non interna all’oggetto: per così dire, “riflessioni all’intorno”.
La pubblicazione di cui sto parlando ha il titolo: «Da servo di Pannella a figlio libero di Dio». L’autore è Danilo Quinto, l’editore Fede & Cultura (stampato a Verona nel 2012, pp. 208).
Alle ore 8,30 del mattino, il 13 giugno 2012, “PANORAMA.it” pubblicava un articolo di Laura Maragnani dal titolo «Antropologia di Marco Pannella», sottotitolato "Da servo di Pannella a figlio libero di Dio", l’anteprima del caso politico editoriale dell'anno. Vediamo su quali basi la Maragnani definisce il libro “caso politico editoriale dell'anno”: «Pannella il grande seduttore, lo strabordante visionario, l’eterno padre padrone di quella singolare famiglia, allargata eppure claustrofobica, che è il partito radicale.»
Attenzione: io qui ho messo le virgolette perché sto trascrivendo ciò che su Panorama ha scritto la Maragnani, ma queste parole non provengono direttamente dal testo di Danilo Quinto: sono un giudizio della giornalista, sia pur emesso con riferimento ad alcuni virgolettati di Quinto. La responsabilità dl giudizio è tutta della Maragnani. «Un partito –continua questa brillante scribacchina- dove Emma Bonino, da sempre, sogna di diventare la prima donna presidente della Repubblica» : il che è grave colpa, evidentemente, agli occhi di una persona che certo non è priva di invidia. L’articolo conclude così: «dopo essere passato nelle file del nemico, (Quinto) ha scritto un’antropologia del mondo pannelliano che a Pannella e ai suoi non piacerà per niente. A cominciare dallo slogan sulla copertina: “la più formidabile macchina mangiasoldi della partitocrazia italiana”. Aspettatevi il botto».
Mentre aspetta ansiosamente il “botto” -non si sa di quale natura- la Maragnani pubblica in anteprima due capitoli (il n°4 ed il n°7) del cosiddetto caso politico editoriale dell’anno. Ovviamente i capitoli sono stati scelti fra i più velenosi e fantasiosi. Ma io non ne parlerò perché, come ho chiarito all’inizio, non mi interessano i contenuti del libro, ma piuttosto ciò che attorno al libro si è sviluppato.
Due giorni dopo l’uscita di Panorama, venerdì 15 giugno, Cristiano Gatti si esibisce su “Il Giornale.it” sotto il titolo: «C'è una faida tra i radicali - L’ex tesoriere rivela il segreto di Pannella». Costui esordisce in profondi quesiti: «Su Marco Pannella ci stiamo interrogan¬do da mezzo secolo, senza che nessuno ab¬bia trovato una risposta certa, se non la propria. Chi lo fa cialtrone e chi lo fa santo. Chi lo fa Pulcinella e chi lo fa Gandhi». Segue una serie di citazioni dal libro (le stesse già rese note da Panorama due giorni prima) e poi Gatti, in un sussulto di forzata imparzialità, continua: «Certo non servono libri avvelenati per capire come dietro, o davanti, o dentro il fe¬nomeno Pannella si agiti da sempre un grande Ego. Un bel Narciso. Ma ridurre il personaggio dentro la gabbia stretta delle sue pulsioni vanitose risulta comunque in-giusto, decisamente parziale». Deboluccia, come prova di imparzialità … ed infatti -più avanti- il nostro ci riprova: «Pannella ha creduto talmen¬te tanto nella politica, nella politica alta e vera, da sferzarla e incalzarla per tutta la vi-ta, un po’ sentinella e un po’ Torquemada, con i suoi eccessi e le sue sbandate, ma sempre lasciando un segno». Va già un po’ meglio: ma resta la sensazione che il Gatti, pur obbligato a porre un contrappeso agli insulti per evitare il rischio di querela, conservi una sorta di disprezzo nei confronti della persona di cui parla.
Come prima -parlando di “Panorama.it”- ho citato letteralmente le parole della Maragnani, analogamente qui ho riportato le esatte parole scritte da Gatti su “Il Giornale.it”: la responsabilità dei giudizi emessi è dei due columnist, non di Danilo Quinto. Questo chiarisco non certo per assolvere il mentitore velenoso, ma soltanto per stabilire la verità: ciò che più mi preme non è di sanzionare le invenzioni e le interpretazioni volutamente offensive di Danilo Quinto, ma piuttosto di valutare le conseguenze del suo libro, secondato dalle parole degli scribacchini, sul pubblico di limitato livello culturale.
Il 29 giugno l’ Unione Cristiani Cattolici Razionali (UCCR) pubblica un articolo sul web, titolando: «Il libro che Mario Staderini non ti farebbe leggere mai». Si dice che ciascuno misura gli altri col proprio metro, e questo titolo ne é la prova: tutta questa gente non ha mai capito neppure una briciola della libertà che è nel cuore e nei comportamenti di un Radicale. Un Danilo Quinto che nel titolo stesso del suo libro si qualifica come “servo”, ancorché poi riscattato nel ruolo di figlio libero di Dio, non può avere che frequentazioni degne di lui.
A questo punto la cronologia ha un breve arresto: ma nel frattempo la fanghiglia velenosa ha cominciato a diffondersi nel web. Non ho la minima voglia di infliggere a chi legge la marea di balordaggini che sono state scritte sul tema: d’altra parte,non è difficile immaginarla. Passa qualche settimana, e siamo a Stefano Lorenzetto (Il Giornale 22-7-2012). Ecco un florilegio: «Danilo Quinto si converte e subito viene trasformato in impostore». «La salvezza s'è presentata a Quinto con le sembianze di Lydia Tamburrino, un soprano originaria di Cassino cresciuta alla scuola di Franco Corelli, Placido Domingo e Montserrat Caballé, una credente dalla fede adamantina». Anche qui non si tratta di citazioni dal libro, bensì di informazioni fornite da Lorenzetto dopo aver letto l’originale. Commenti? Abbiate fiducia, la salvezza arriva dalle fonti più impensate. Ma Lorenzetto continua: «Profumo d'incenso e odore di zolfo, si sa, non vanno d'accordo. Forse Pannella aveva fiutato il pericolo che quella donna incarnava. Infatti sarebbe stata lei a convincere il marito che non doveva più lavorare per il Partito radicale, a farlo riaccostare alla confessione dopo 30 anni, a riportarlo a messa tutte le domeniche». Dunque, il “luciferino” Pannella odora di zolfo: egli è il diavolo!
Un tal Giovanni non meglio identificato scrive a “Pontifex Roma” una lettera delirante, facendo riferimento ad un altro articolo di Federico Catani pubblicato il giorno stesso su “Corrispondenza Romana”. Con la premessa «Non si può dialogare con il male» il buon Giovanni elenca le gravi colpe disgregatrici che i radicali commettono: «le battaglie in favore dell’aborto, del divorzio, dell’eutanasia, della fecondazione assistita, dei matrimoni omosessuali e delle unioni civili, oltre che con l’opposizione nei confronti della possibilità di seppellire i bambini non nati e con la lotta accanita contro l’aumento demografico». Alla lettera risponde qualcuno da parte di “Pontifex” (non c’è firma): «Abbiamo avuto modo di leggere il testo e siamo rimasti esterrefatti. Dio benedica Danilo Quinto e la coraggiosa casa editrice Fede & Cultura di Verona.» Non mancano le indicazioni per acquistare il libro e il tutto è titolato a caratteri cubitali: «20.000 copie in un mese. Bestseller!»
Sempre il 22 luglio 2012 Monsignor Luigi Negri, Vescovo di San Marino-Montefeltro, presenta su CulturaCattolica.it il libro del “figlio libero di Dio”: ecco con quali parole lo fa. «Questa tua è la testimonianza di una grande sofferenza, e però, di più, della gioia di essere stato afferrato dalla misericordia di Dio, che ti ha strappato alla menzogna e all’azione inumana che il mondo radicale ha portato nella nostra vita e nella nostra società». Non basta: «Nel tuo libro tu testimoni quella terribile congiura contro Cristo e la sua Chiesa, che ha portato frutti velenosi contro l’uomo di oggi». E ancora, con una rimarchevole inversione dei ruoli: «Auguro a te di poter continuare nella testimonianza alla verità, anche quando significa smascherare la menzogna (così spesso diffusa anche dai mass media, di ogni tendenza) pagandone tutte le conseguenze». Insomma, in poche parole, quello di Quinto sarebbe un Satyagraha, e lui un eroe della nonviolenza, che denuncia il male ed accetta di subire le conseguenze della sua azione.
Ma lasciamo il Vescovo di San Marino alle sue farneticazioni, ed andiamo a cercare un’altra preziosità. Il 25/07/2012 tale David Taglieri - su “Recensioni & Storia.it” - scrive: «La caratteristica preminente di un radicale convinto è quella di permeare la propria vita personale e privata di battaglie ultra-libertarie, ricorrendo a tutte le strategie atte a coinvolgere e far cadere nella rete amicizie, conoscenze ed estranei». Una setta, insomma, questo Partito Radicale. «Una ideologia che produce scontentezza, partendo dall’annichilimento della struttura familiare, considerata cellula arcaica e contraria all’individualismo tanto osannato da Pannella Bonino e Company». A questo punto il recensore passa al macabro, stile Grand Guignol: «Tutto questa ideologia o idiologia (sic!) determinerà suicidi di massa, visto che anche gli stessi sono contemplati ed esaltati, quasi elevandoli a livello di gesti eroici». Questa volta sono esterrefatta io, altro che Pontifex! E dove si esalterebbero i suicidi di massa, in casa Radicale? Costui va inviato alla Neurodeliri, urge un Trattamento Sanitario Obbligatorio. Lasciamolo però concludere il suo delirio: «A Quinto il coraggio, il merito, l’onore di aver descritto con precisione i meccanismi, talora sconosciuti, del pensare radicale». Amen, e così sia.
Andiamo via veloci, tanto ormai s’è capita la solfa: non c’è molto di nuovo, è quasi un “copia-incolla” da un articolo all’altro. Sabato 4 agosto 2012 (ZENIT.org) – Luca Marcolivio: «Con il male è impossibile scendere ai patti e questo vale, a maggior ragione, con le ideologie che, mistificando la realtà, finiscono per confondere definitivamente le cose inique con quelle virtuose».
E siamo arrivati al 15 agosto 2012, all’articolo di Camillo Langone su “Libero”, il quotidiano di Maurizio Belpietro, quello da cui eravamo partiti. Di questo cassonetto di immondizia citerò soltanto un brano, trascurando volutamente il molto di più che non manca davvero. «In questo sporco mondo il male fa più notizia del bene e le pagine più gustose sono quelle in cui si parla del Padrone, dell’Orco, del Serpente, ossia di Giacinto Pannella detto Marco. Non ho evocato a caso il rettile di biblica memoria: a farlo è stato per primo, con una autorità spirituale che io non posseggo, un monaco dell’Abbazia di Montecassino. Poco prima di morire quasi centenario, don Luigi De Sario disse a Quinto: “Se ne avrà la forza, schiacci quel signore. Il diavolo va schiacciato, senza alcuna pietà”».
Molto, di ciò che si è letto fin qui, è tanto ridicolo che non si può neppure sentirsene offesi o feriti. A me preme sottolineare che Danilo Quinto ha soltanto dato sfogo alla sua mediocrità, e alla vendetta per la condanna che gli è stata inflitta in tutti i gradi di giudizio, su denuncia radicale, per l’appropriazione indebita di cui si è reso colpevole: una vipera schiacciata si rivolta, ed inocula il suo veleno. Ma il libro è divenuto un pretesto perché molti si sentissero liberi di vomitare l’odio che nutrono verso i Radicali, in primis verso Pannella. La manciata di fango è diventata un’ondata. Io non credo che valga la pena di adire le vie giuridiche nei confronti di scribacchini, monaci, monsignori e compagnia cantante, né ho sufficienti conoscenze legali per stabilire se e come ciò sia possibile. Ma una cosa posso fare, ed ho cercato di farla qui, nei limiti delle mie capacità: ho reso note molte parole di cui gli autori dovrebbero vergognarsi profondamente davanti alla propria coscienza, ammesso che ne abbiano una. Ho puntato un modesto riflettore su accuse bugiarde ed arcaiche suggestioni fantasiose, che altrimenti sarebbero rimaste chiuse nel dialogo fra sodali, girando in tondo fra un vescovado ed una sacrestia. Ciò che ho voluto fare è portare un mio contributo perché si sappia chi sono veramente questi religiosi cattolici ed i loro protetti: perché si veda di quanto ingiusto livore sono impastati.


NOTA DE LA VOCE DI DON CAMILLO

Ringraziamo la Signora Arconti per questa preziosa sintesi di alcune delle recensioni apparse nelle scorse settimane relative al libro di Danilo Quinto. Tanto la ringraziamo che le affideremmo volentieri le sintesi delle altre numerose recensioni e presentazioni del libro che verranno. Per ogni sintesi, dovrà però acquistare una copia del libro, perché lo legga e lo diffonda. Le segnaliamo, però, che alcune recensioni le ha omesse, come ad esempio il Commento del 19-20 giugno 2012 del Grande Oriente Democratico a “Antropologia di Marco Pannella”, articolo del 13 giugno 2012 by Laura Maragnani, rilanciato da DAGOSPIA il 20 giugno 2012. Lo riportiamo qui integralmente, perché è sintomatico, direbbe Pannella.



L’articolo della brava Laura Maragnani è asciutto, diretto, essenziale ed efficace come al solito. Presenta, con puntuali pennellate, i fatti e i protagonisti di quello che si preannuncia come un intrigante caso editoriale. Da una parte il vecchio leader carismatico dei Radicali, dall’altra la classica figura del “Pentito”, del “Transfuga” convertito a nuova “fede”, che spara a zero sul suo ambiente di provenienza e su un uomo che ne è stato la guida indiscussa per decenni. Nell’analisi della Maragnani non c’è spazio per la faziosità o la deformazione mistificatoria. Ci racconta di Danilo Quinto, ex tesoriere dei Radicali denunciato da costoro per l’appropriazione indebita di 230.000 euro (e condannato in proposito, in sede giudiziaria); e ci rende noto che lo stesso Quinto “ha fatto causa per 5 milioni di contributi mai pagati, tredicesime e ferie non retribuite, danni morali e materiali”.

La Maragnani ci parla del libro clamoroso di Danilo Quinto, Da servo di Pannella a figlio libero di Dio (allegando al suo articolo alcuni significativi estratti del libro, poi ripresi da DAGOSPIA), una pesante mazzata per il longevo patriarca dei diritti civili italiani e per il milieu che lo circonda, ma non manca di informarci che Danilo Quinto non scrive da un pulpito qualsiasi di “libero pensatore”.
Al contrario, veniamo a sapere che la Casa Editrice del libro è “l’ultra cattolica Fede & Cultura, vicina a riviste di apologetica come Radici cristiane; quanto all’autore, Danilo Quinto, collabora con l’agenzia Fides e con L’Osservatore Romano, con Scienza e Vita e La Voce di don Camillo.” Inoltre, la prefazione del libro è di Luigi Negri, vescovo di San Marino e molto vicino a Comunione e Liberazione. In definitiva, la Maragnani dà notizia di una pubblicazione molto ostile al mondo radicale, ma nel contempo offre gli strumenti critici preliminari per contestualizzare da che tipo di fontevenga l’attacco letterario-mediatico.
Ed è proprio su questo aspetto che vorremmo concentrare il nostro breve commento.
Se si va a leggere l’Estratto dal libro di Danilo Quinto (in allegato all’articolo della Maragnani e dispiegato nel pezzo di Dagospia), saltano all’attenzione alcuni passaggi.
I Radicali, a partire da Pannella per arrivare alla Bonino, sono dipinti come dei viziosi machiavellici, per di più ambiziosi, cinici e manipolatori.
Il massimo testimonial di ciò sarebbe proprio Danilo Quinto, che racconta in modo corrosivo alcune presunte esperienze dirette, oggetto di una sua interpretazione e illustrazione postuma. Ma c’è un altro galantuomo che viene menzionato come fonte probatoria: nientemeno che quel Gaetano Quagliariello disinvoltamente passato da posizioni laiche e liberali in casa radicale a posizioni confessionali e clericali in casa del PDL di ispirazione vatican-berlusconiana.
Insomma, da una parte i “poveri” Quinto e Quagliarello, un tempo “servi” del perfido e vizioso Pannella che ne voleva corrompere l’anima - e ora invece finalmente riscattati all’ombra delle sottane curiali e vescovili- ; dall’altro Pannella, Bonino e tutta la storia del Partito Radicale passata e presente.
Da che parte stare? A ognuno i suoi gusti. Ma il punto non è questo. Con quale faccia di bronzo un ladro che si è appropriato indebitamente di soldi non suoi e che, abbandonando un Partito, ha anche abbandonato quei principi e valori laici in cui asseriva di credere a prescindere da qualsivoglia tessera (passando nel frattempo nelle file cielline e clericali), dovrebbe essere credibile nel momento in cui si cimenta a delegittimare un personaggio della statura di Marco Pannella?
Con quale credibilità raccogliere i pensamenti di un Quagliariello, anch’egli (come molti altri, da Marcello Pera a Giuliano Ferrara, etc.) passato da una cifra intellettuale sanamente laica ad un afrore insopportabile di cinismo baciapile e bacia pantofole cardinalizie?
Siamo certi che Pannella e i principali esponenti radicali che gli sono andati dietro in modo troppo acquiescente, in questi anni, abbiamo molto da riflettere su alcuni gravi errori politico-strategici e organizzativi commessi e reiterati pervicacemente.
Siamo altrettanto certi che l’impostazione radicale a rimorchio di alcune fisime neoliberiste (da non confondere con la sana e libera economia di mercato capitalista in quanto tale) come l’isteria sul Debito Pubblico, sia stato un errore prospettico gravissimo, proprio in relazione alle presente crisi italiana ed europea (e consigliamo a tutti e a ciascuno degli amici di Via di Torre Argentina di riconsiderare Keynes, facendo anche qualche approfondimento sulla MMT, Modern Money Theory).
Concediamo pure che vi sia stato una certa subalternità psicologica ed emotiva, un certo familismo cortigiano esasperato attorno al carismatico leader referendario.
Ma, come è stato anche detto dalle amiche e dagli amici di Democrazia Radical Popolare (www.democraziaradicalpopolare.it) nell’antica versione delle loro 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2013 in poi, da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da ricostruire sulle ceneri del Vecchio), se c’è oggi un cittadino italiano che meriterebbe di essere fatto Senatore a vita, quello è Marco Pannella. Così come Emma Bonino sarebbe un’ottima Presidentessa della Repubblica.
In effetti, ci sfugge quale sia stato l’apporto in termini di ethos civile e beneficio per la collettività di personaggi piccoli, opportunisti e voltagabbana come Danilo Quinto e Gaetano Quagliariello, oppure di prelati conformisti e mediocri come Luigi Negri.
Non ci sfugge affatto, invece, né sfugge alla coscienza dei nostri concittadini più maturi, il valore inestimabile delle lotte esemplari (sia quelle vinte che quelle perse) fatte da gente come Marco Pannella, Emma Bonino e tutta la vecchia guardia radicale (senza trascurare alcuni giovani promettenti che sono attualmente in pista).
Dopo di che, abbiamo comunque a che fare con esseri umani, fallibili e passibili di debolezze, narcisismi ed egocentrismi di varia natura. Ma non ci sembra che i contraddittori storici della Weltanschauung radical-pannellina, tra gerarchie vaticane e cortigiani/lobbisti di tali gerarchie disseminati nel palazzi del potere, siano esenti da tali difetti connaturati alla dimensione terrestre.
Perciò, con buona pace di quegli avvoltoi che tenteranno di strumentalizzare ad arte le Confessioni molto tardive e sospette di Danilo Quinto, il quale non ha vergogna né senso del ridicolo nell’auto-definirsi ex servo di Pannella e attuale “figlio libero di Dio” (se c’è un’Istituzione liberticida e autoritaria quella è la tradizionale organizzazione ecclesiale apostolico-romana, da non confondere con la Chiesa Cattolica intesa come comunità dei fedeli cristiani), supponiamo che questo pamphlet sia un clamoroso bidone, per di più scritto da un autore eterodiretto.


Fin qui i massoni del Grande Oriente Democratico. A loro e alla Signora Arconti – a proposito di ladro, di impostore dedito ad attività truffaldina, di estorsore e millantatore, come è stato definito pubblicamente Danilo Quinto da Marco Pannella - dedichiamo un breve passo del libro:


Pag. 127 “(…)Il bilancio che viene presentato al congresso è tecnicamente irreprensibile, è redatto con chiarezza e rappresenta in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria del Partito, così come sono convincenti le valutazioni politiche che abbiamo esposto fin qui. Pertanto, vi invitiamo caldamente ad approvare il bilancio così come esso è stato proposto alla vostra attenzione”.

E’ un passo testuale della relazione dei revisori dei conti ai bilanci del Partito Radicale presentati ai Congressi da Danilo Quinto. La relazione è firmata proprio da Laura Arconti.
Danilo Quinto diventa "ladro" solo quando pretende, dopo vent'anni di prestazioni occasionali, di affermare i suoi diritti di lavoratore. Tanto per far comprendere la verità da che parte sta.

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