I danni dell’ecumenismo


di Danilo Quinto
C’è una Chiesa nel cuore di Roma, a Fontana di Trevi – non lo sapevo, l’ho scoperto di recente, perché ero da quelle parti e volevo andare alla Santa Messa, cattolica – che Giovanni Paolo II, nel 2003, concesse all’uso liturgico e pastorale per i bulgari ortodossi residenti a Roma. Il Papa parlò di “significativo esempio di condivisione ecclesiale qui
a Roma, che tanto mi sta a cuore”. L’antica chiesa medievale - annoverata fra le filiali di San Silvestro in Capite in una bolla di Papa Giovanni XII del 962 - si chiamava Sant’Anastasio de Trivio, sulla quale venne poi costruita l’attuale chiesa nel seicento. Fu conosciuta col nome di Parrocchia pontificia, per due motivi: primo perché il Palazzo del Quirinale, residenza del papa, era ubicato in zona; in secondo luogo perché nella chiesa si conservavano – e si conservano tuttora - in appositi contenitori i precordi dei papi, quelle parti interiori facilmente decomponibili che venivano asportati durante l’imbalsamazione cui erano sottoposti i pontefici (pratica interrotta da Pio X). In seguito, la chiesa assunse la duplice denominazione dei Santi Vincenzo ed Anastasio.


Nel 2011, la Santa Sede decise di donare alla Chiesa Ortodossa Serba una chiesa cattolica di Vienna, nel quartiere di Neulerhenfeld. Contro il provvedimento preso dal cardinale Schönborn, si ribellarono i credenti cattolici riuniti attorno alla chiesa di Neulerhenfeld, in gran parte polacchi. Tentarono per più di un anno di contestare la decisione, ma il cardinale fu irremovibile, forte della motivazione che a Vienna ci sono 172 chiese cattoliche romane per circa 750.000 cattolici, mentre i serbi ortodossi hanno solo tre templi per circa 150.000 credenti.

Nei giorni scorsi, la Diocesi di Milano ha concesso alla comunità greco-ortodossa la chiesa di Santa Maria Podone, un edificio di culto situato in piazza Borromeo 6, in pieno centro storico, a pochi passi dal Cordusio. Si tratta di una delle più antiche chiese del capoluogo lombardo, consacrata addirittura nell’anno 871.
Se la Santa Sede continua a donare chiese – per giunta antiche, non quelle terribili brutture moderne che vengono continuamente costruite senza una logica rispetto al senso del sacro e della bellezza – lo Stato italiano non è da meno.
Oggi diventa legge l’intesa approvata dal Parlamento che regola i rapporti tra l’Italia e la Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa meridionale. In tema di istruzione viene riconosciuto il diritto di istituire scuole e l’equipollenza del trattamento scolastico con gli studenti delle scuole pubbliche alle scuole cui sia riconosciuta la parità. Per quanto riguarda i matrimoni celebrati davanti a ministri di culto dell’Arcidiocesi saranno riconosciuti gli effetti civili. Gli ammalati ricoverati in ospedale o in case di riposo, i detenuti e i militari in servizio avranno diritto all’assistenza spirituale.
Sperando che analogo trattamento – così rispettoso – sia riservato ai cattolici che vivono in paesi di cultura e tradizione ortodossa (ma ne dubitiamo, considerati i precedenti storici), resta da sottolineare come anche questa sia la conseguenza di quella voglia irrefrenabile di ecumenismo, di sentirsi tutti fratelli, del volemose bene, assai diffusa e per molti versi nefasta.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Danilo Quinto preferirebbe che i cristiani si ammazzassero a vicenda? Ditemi ma con chi andate d'accordo voi? Solo con i cattolici dell'ultra destra integralista? Ma forse neanche con quella....