Il Cardinal Martini e il “cortile dei gentili”


di Danilo Quinto
Tutti ora lo santificheranno. Noi, no. Non aggiungiamo la nostra voce a quelle che vorrebbero ignorare di quale gravità siano state le sue posizioni rispetto alla dottrina cattolica e ai principi del diritto naturale.

Il Cardinale Carlo Maria Martini così scriveva nel suo ultimo libro, “Credere e conoscere”, a proposito
delle unioni omosessuali: “Io ritengo che la famiglia vada difesa perchè è veramente quella che sostiene la società in maniera stabile e permanente e per il ruolo fondamentale che esercita nell'educazione dei figli. Però non è male che, in luogo di rapporti omosessuali occasionali, due persone abbiano una certa stabilità e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli”. Così scriveva, sempre in quel libro, il Cardinale Martini a proposito dell’eutanasia: “Il punto delicato è che per stabilire se un intervento medico è appropriato non ci si può richiamare a una regola generale quasi matematica, da cui dedurre il comportamento adeguato, ma occorre un attento discernimento che consideri le condizioni concrete, le circostanze e le intenzioni dei soggetti coinvolti. In particolare non può essere trascurata la volontà del malato. Non si può mai approvare il gesto di chi induce la morte di altri, in particolare se si tratta di un medico. E tuttavia non me la sentirei di condannare le persone che compiono un simile gesto su richiesta di un ammalato ridotto agli estremi e per puro sentimento di altruismo, come pure quelli che in condizioni fisiche e psichiche disastrose lo chiedono per se”.

Il 24 aprile 2006, Sandro Magister realizzò da par suo una sintesi del dialogo tra il Cardinale e il deputato del PD, Ignazio Marino, che uscì sul numero 16/2006 dell’Espresso, con la copertina del settimanale che aveva questo titolo: “Così è la vita”. Scriveva Magister:

“Sui temi toccati in questo colloquio Martini si era raramente espresso, in passato. Anche nei primi mesi del 2005, quando in Italia la discussione pro e contro la legge che regola la fecondazione artificiale fu molto viva e la gerarchia della Chiesa si pronunciò con forza, egli rimase in silenzio. Qui invece ne parla per la prima volta in modo ampio. E su alcuni punti si discosta dalle posizioni della Chiesa ufficiale, che – si sa – è intransigente nel difendere “ogni vita umana dal concepimento alla morte naturale”, senza eccezioni, ed è contraria alla fecondazione artificiale.
A questo proposito, il cardinale Martini chiede alla Chiesa ‘il superamento di quel rifiuto di ogni forma di fecondazione artificiale che [...] produce un doloroso divario tra la prassi ammessa comunemente dalla gente e anche sancita dalle leggi e l'atteggiamento almeno teorico di molti credenti’. In più, Martini si dice favorevole all'utilizzazione dell'’ovocita allo stadio dei due pronuclei’. A giudizio suo e del professor Marino, infatti, tale stadio è sì successivo alla fecondazione, ma in esso ‘non appare ancora alcun segno di vita umana singolarmente definibile’; non è ancora embrione e quindi è manipolabile senza obiezioni di carattere morale.
Altri punti su cui il cardinale Martini si mostra permissivo, a determinate condizioni, sono:
- la fecondazione eterologa con seme od ovocita di un individuo esterno alla coppia;
- l'inserzione ‘nel seno di una donna anche single di embrioni altrimenti destinati a perire’;
- l'affido di bambini in adozione ‘anche ai single’;
- l'uso del profilattico per ‘gli sposi uno dei quali è affetto da Aids’ e più in generale come ‘male minore’.
A proposito dell'eutanasia Martini dice che ‘non si può mai approvare’. Ma aggiunge di non condannare ‘le persone che compiono un simile gesto su richiesta di una persona ridotta agli estremi e per puro sentimento di altruismo’. Lo stesso dice a proposito dell'aborto: ‘Ritengo che vada rispettata ogni persona che, magari dopo molta riflessione e sofferenza, in questi casi estremi segue la sua coscienza, anche se si decide per qualcosa che io non mi sento di approvare’. E premette a queste sue considerazioni: ‘La prosecuzione della vita umana fisica non è di per sé il principio primo e assoluto. Sopra di esso sta quello della dignità umana’.
Molte questioni che riguardano la nascita e la fine della vita, a giudizio di Martini, sono ‘zone di frontiera o zone grigie dove non è subito evidente quale sia il vero bene’. E quindi ‘ è buona regola astenersi anzitutto dal giudicare frettolosamente e poi discutere con serenità, così da non creare inutili divisioni’.
Alla gerarchia della Chiesa, Martini dice che ‘non serviranno tanto i divieti e i no, soprattutto se prematuri, anche se bisognerà qualche volta saperli dire’. Compito della Chiesa è piuttosto ‘formare le coscienze, insegnare il discernimento del meglio in ogni occasione, dare le motivazioni profonde per le azioni buone’.
Lo scorso 6 aprile, parlando ai giovani che gremivano piazza San Pietro, Benedetto XVI raccomandò loro i ‘tanti bei libri del cardinale Martini, un vero maestro della 'lectio divina', che aiuta ad entrare nel vivo della Sacra Scrittura’. Due settimane dopo, il cardinale Martini ha risposto con il primo grande atto di opposizione a questo pontificato, ai livelli alti della Chiesa”.


Questo il pensiero del Cardinale Carlo Maria Martini, analogo a quello di molti cattolici tiepidi, che fanno di tutto per ostentare il loro progressismo mondano e per svincolarsi dagli insegnamenti e dai principi inderogabili della dottrina cattolica, per avere successo ed essere “accolti” favorevolmente e benevolmente dal “cortile dei gentili”, che tanto seduce molti autorevoli uomini di Chiesa. Il quotidiano di Eugenio Scalfari, titola: “Addio Martini, Vescovo del dialogo”. Noi diciamo che con gli atei, con gli gnostici, con i laicisti, non si dialoga e, quel che più conta, non si edulcorano i principi della dottrina cattolica per assecondare coloro che quella dottrina vogliono abbattere. Addio, Martini, preghiamo per te.


4 commenti:

Anonimo ha detto...

Ringrazio e condivido pienamente l'analisi di Danilo Quinto. Curiosa l'ampiezza degli spazi dedicati dai media alla morte di un Cardinale. Ha incuriosito anche mia suocera, alla quale ho dovuto spiegare che si tratta di un pretesto che i soliti noti hanno utilizzato per far male alla verità che solo Pietro custodisce.

Anonimo ha detto...

Complimenti! Con le persone, con chi non lapensa come noi non si dialoga! E' meglio abbatterle o creare i muri. Questo è il grande insegnamento della "tua" Chiesa Cattolica.
Danilo Quinto, io non ti conosco personalmente ma da ciò che scrivi non devi essere una gran brava persona.
Prego per te.

La Voce di don Camillo ha detto...

L'anonimo ammalato della peste ecumenico-dialoghista relativista deve capire che non si deve giocare a poker con i bari. Non giocare con chi imbroglia non è altro che un dovere di onestà. Chi invece gioca con i bari o è un loro complice o è un cretino che perderà tutto. Così non si deve dialogare con chi è intelettualmente disonesto. Farlo è un'idiozia, esortare a farlo è indurre il prossimo in errore.

Anonimo ha detto...

Giusto, perchè dialogare con persone false già in partenza? persone che come hai già dett tu sanno solament accusare e barare infilando sciocchezze e falsità senza fine pur di difendere il loro odio contro chiunque non la pensi come loro.
Dio benedica Danilo Quinto e il suo capolavoro...
Alessandra Viola