E la chiamano religione della libertà!


Di Michele Costantino (*)

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Nel libro “Da servo di Pannella a figlio libero di Dio”, edito da Fede & Cultura, Danilo Quinto racconta vent’anni vissuti nell’organizzazione del partito radicale, dieci dei quali  con funzioni di tesoriere. È stato dunque al centro di intense relazioni con altre formazioni sociali, enti pubblici e privati, persone. 
Il libro non è un’inchiesta/scandalo, né un instant-book da mercatino stagionale, né una fioriera di gossip, né il diario intimo di una vocazione/confessione. È il punto di vista dell’osservatore a caratterizzarlo. Situazioni, occasioni, conflitti, intrecci di “poteri
forti” (ed occulti), rapporti d’affari legali/istituzionali, strumenti e modalità di organizzazione, sono considerati nella militanza, non nell’appartenenza, secondo la fede dei meno disposti a servire ovvero dei più capaci di agire “secondo ragione”.
La trama dell’opera consiste nell’invenzione di messaggi da lanciare alla massa che distraggano gli individui e li illudano sull’Onnipotenza della loro Libertà. Dunque, sulla base di accordi impensabili tra “poteri forti”, la decisione: chiamiamola “Religione della Libertà”! Saremo apprezzati dai nostri (veri) padroni che vogliono potere e soldi!
Libertà, libertà, libertà. Dignità e prerogative alle “coppiedifatto”, formate da chiunque; garanzia del diritto di morire, ovvero di costringere un medico ad ucciderci; prostituzione in luoghi e orari ragguagliati alla tipologia del servizio; diritto per “tutti” di fare o di avere figli, oppure di rifiutarli; e, soprattutto, “liberalizzazione” di droghe, accessi ad Internet e di qualunque altra qualità della vita idonea a creare una “rendita” per qualcuno (6.pag.83). Ma senza toccare i mercati dei giochi d’azzardo; gli interessi, le commissioni e lo jus variandi delle banche; le rendite delle assicurazioni; i profitti da parcheggi; i rimborsi agli abusi di diagnosi, di terapie, di medicinali; l’organizzazione degli esami e la formazione per i titoli di studio; le tariffe dei servizi pubblici essenziali.
Il libro serve a capire: a chi è servito tutto questo? Chi lo ha fatto? Cosa ci ha guadagnato ?
Trascurando i titoli dei capitoli e giocando con i loro numeri, si scopre l’ordito (9.pag.115). Si scopre anche che non c’è l’Happy End: chi propone di organizzare la politica “secondo ragione” (11.), cioè vedendo le condizioni in cui si trovano gli altri, i malesseri, i disagi, i conflitti e, soprattutto, le qualità dei beni, dei rapporti, delle attività, viene buttato via. 
Il primo ricamo dell’ordito è l’incanto. S’incomincia con una “scena” d’amore di coppia e, senza stacchi appariscenti, si annuncia la “principessa” Emma Bonino e il  mito impersonato da Marco Pannella. L’amore è anche quello tra genitori e tra genitori e figli (1., 2., 5. pag. 64/65, 15.). I ricordi dei rapporti sono indelebili (2., 6.pag.74, 13.pag.179). Le attività di lavoro implicano relazioni e scelte di ordine personale ed emotivo (6.pag.82, 9.pag.117). Da segnalare, fra le tante storie, la morte  nel silenzio di qualcuno che aveva sperato (9.pag108).
Marco Pannella ed Emma Bonino recitano personaggi che cantano copioni, passatempi e giochi di potere. Lasciamo perdere gli aneddoti: mostrarsi nudi a teatro, digiuni della fame, interventi di apparente rottura o di falsa solidarietà, che sono lo sfondo delle scene (δραμα). Le persone che stanno loro attorno sono ora sedotte, ora esaltate, ora abbandonate (6.pag.75). 
Il secondo ricamo dell’ordito sono gli strumenti. L’organizzazione della politica postula creatività per fare soldi. I soldi pubblici stanziati per la concessione di servizi peculiari della RAI (7., 9.122) o erogati da privati, vengono incassati dall’organizzazione. Hanno specifiche destinazioni di scopo, determinate da regole di diritto pubblico o dagli stessi atti dei privati, ma - come avviene in tantissimi altri settori che conosciamo benissimo – possono essere stati dirottati ad altri scopi, più consoni agli interessi di pochi privati. 
Un “potere segreto” sostiene gli obiettivi concordati: persone diverse e insospettabili  hanno obiettivi convergenti per rafforzare il regime ingrassando i servi (4.).
L’ultima parte riguarda l’uso degli strumenti giudiziali per liberarsi di persone scomode: considera le relazioni dei giudici con le parti, degli avvocati con gli uffici, delle parti con lo Stato (13., 14.).
È  noiosa, tanto quanto la corruzione nella sanità, nell’urbanistica e nella sicurezza.
Cosa rimane? Il libro risponde a domande concrete: come, sfruttando chi e a vantaggio di chi si fa quella cosa strana che si chiama “politica” ? (12.164/165).
La Gazzetta del Mezzogiorno 31 agosto 2012 p. 17

(*) Professore Emerito della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari

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