Street theology: cos'è?

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Uno schiaffo. Anzi, più di uno: adamantino, logica stringente, animo puro, Radaelli ci ha abituati così. E non poteva esservi titolo più indovinato di Street Theology, da “Street Art”, Arte di strada, o da strada, dunque Teologia di strada, o da strada, altro che san Tommaso, per rendere in due parole la drammatica situazione che sta vivendo la Chiesa dal Vaticano II a Francesco, dove tra un papa e l’altro Radaelli, con potenti argomenti dimostra e illustra una continuità di fondo che però mette in subbuglio quella coi papi precedenti, « come l’arte di un Giotto o di un Michelangelo – scrive – la mette con un Haring o un Basquiat ». È sempre magistero, lì, e qui è sempre arte, ma questa è Street Art, e quella, appunto, è Street Theology.

Negli anni Sessanta c’è stato un passaggio di mano della conduzione spirituale, culturale e morale del mondo, via via più accentuato, per cui oggi a condurre i
popoli non è più la Chiesa, ma l’élite laicista, e infatti il mondo si è ateizzato e la Chiesa ha perso milioni di anime, che Papa Francesco sta cercando in tutti i modi di recuperare. Ma chi, come e quando ha causato questo spostamento di leadership?

E questo cambio di conduttore morale è pacifico o è in qualche misura turbolento? e poi: si è concluso con un qualche vincitore, o ha tutt’ora qualcosa da dire e da sollecitarci, proprio a noi che stiamo vivendo la vita della Chiesa e del mondo in questi momenti di cambiamento così epocali?

Perché mai l’Autore mette con tanta convinzione la necessità di avere la più forte certezza delle cose al di sopra di ogni altro valore, fosse persino l’amore, cui peraltro è in ogni riga evidente il suo attaccamento più intimo e ardente?

Chi sarà, infine, il “vincitore” di questo così profondo ribaltamento, se mai ci sarà? E deve per forza vincere qualcuno? E a noi cosa avverrà, dopo? E Dio, il Signore Gesù, che parte ha in tutto questo sovvertimento di valori?

Tutte domande cui un libro immenso, intenso, spiritoso, drammatico e serissimo come questo sa rispondere anche andando ben oltre le attese, con quella completezza e profondità che ben conosciamo del filosofo milanese.

Se Bernini, Caravaggio e Borromini raffigurano bene il valore di ciò che fu il concilio di Trento per la Chiesa, oggi potremmo dire con eguale forza icastica che a rappresentare il tipo di teologia che sgorga dalle labbra della Chiesa sono i Kendridge, i Banksy, i Giant, e non è escluso che su qualche muro, magari non dei più visibili, degli immensi giardini vaticani, si possa ammirare un loro “graffito”, forse persino quello riportato sulla copertina del libro di Radaelli.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

"... la Chiesa ha perso milioni di anime, che Papa Francesco sta cercando in tutti i modi di mrecuperare."
Ma... Giovanni! Ci vuoi prendere per il c..o?

Anonimo ha detto...

Gentile Redazione Le mando questo mio semplice scritto Veda se ritiene utile pubblicarlo, grazie.
La collaborazione fa bene.
C’è bisogno di più collaborazione nella società, sia a livello generale, nazionale, che a livello locale e interpersonale. Vorrei vedere in circolazione, meno critiche negative, dispregiative, insulti, polemiche, queste seminano nella gente paure, divisioni o addirittura disgregazione e odio, che non fanno proprio per niente bene, ne a chi fa e tanto meno ai cittadini, anche i mezzi d’informazione meno volgarità e aggressività e più obiettività. Vorrei vedere praticata quella critica vivace, intelligente, costruttiva, creativa, propositiva e rispettosa dell’altro, questo sarebbe bello perché è il sale della democrazia, quella critica che unisce, che fa scattare e trionfare la collaborazione, quella che aiuta concretamente a elaborare insieme progetti per risolvere i grandi e piccoli problemi della gente, andrebbe praticata a tutti i livelli e in ogni luogo. Questa secondo me sarebbe la strada migliore da seguire, sia per chi sta al governo, sia per chi sta all’opposizione e per tutti noi cari cittadini e non perdere mai di vista come punto di riferimento i veri valori, per il bene del paese e del bene comune.
Le tante diversità politiche, di religione, di pensiero, d'idee, d’opinione, dovrebbero essere vissute come una grande ricchezza, civile, sociale, culturale, democratica e di libertà. Per rendere concrete la loro ricchezza di contenuti culturali, basterebbe uno sforzo mentale d’ognuno di noi, per tirar fuori le idee migliori che tutti abbiamo dentro, poi metterle in pratica ogni giorno e in ogni luogo, al servizio della comunità. Cosi si potrebbero contribuire a favorire una convivenza migliore, per una società che ci faccia stare bene insieme, nel dialogo sano e in un sincero costruttivo confronto, puntando a raggiungere, l’obiettivo di una civiltà più alta e più umana.
A livello generale, istituzioni, partiti, movimenti, religioni, c’è bisogno che sia praticata una bella politica, sana, trasparente, onesta, sincera, anche con più consapevolezza e apertura mentale, per saper affrontare, gestire al meglio i grandi problemi della società di oggi, esempio saper accogliere con umanità, ospitalità, aiutare con più efficacia chi è in condizioni di grande necessità, di fame, di bisogno di salute, di un tetto per dormire. Qui occorre darsi molto da fare per vincere la diffusa indifferenza, gli egoismi, per far prevalere l’impegno la responsabilità e la solidarietà, si favorirebbe la loro integrazione.
Cari cittadini bisogna proprio darsi una smossa, darsi da fare, aspirare e battersi per costruire una società che ci faccia sentire ed essere concretamente tutti uguali, tutti fratelli, cittadini a tutti gli effetti di questo mondo, dove ci sia veramente giustizia sociale e pace. Poi ognuno di noi in particolare a livello locale, dovrebbe praticare la bella e importante collaborazione, a partire dai, comuni, parrocchie, associazioni, cittadini, poi tutti insieme, valorizzare la solidarietà e la condivisione, questa è la via da seguire per costruire una comunità più unita, rispettosa dell’altro, collaborante, migliore e più giusta.
Francesco Lena Via Provinciale,37
24060 Cenate Sopra (Bergamo) Tel. 035956434

Giovanni Zenone ha detto...

Caro Francesco Lena, mi sono fermato a dove scrive "il sale della democrazia" e non riesco ad andare oltre. Mi basta quel termine per avere la nausea, sebbene sia certo che lei dica poi tante cose giuste. La democrazia è una malattia, non c'è sale che possa darle buon sapore. Ci vuole l'antibiotico, non il sale.