Perchè la vittoria di Bersani è un disastro


di Danilo Quinto
La vittoria di Matteo Renzi al ballottaggio del centrosinistra avrebbe rappresentato, nel contesto attuale, il più confuso e contraddittorio della storia del nostro paese, un elemento di grande novità. Se avesse vinto Renzi, si sarebbe squagliato l’apparato della nomenclatura post-comunista, che come
giustamente dice il Sindaco di Firenze ha gravi responsabilità rispetto alla situazione in cui si trova il paese. Per cultura, mentalità, concezione dello Stato e prassi, i post-comunisti del Partito Democratico, per vent’anni, mentre facevano la “guerra” apparente al “nemico” Berlusconi, sono stati incapaci di costruire un’alternativa di governo, come avviene in quei paesi di tradizione liberale e democratica dove maggioranza e opposizione si fronteggiano realmente e non fanno “finta” di essere avversari. D’altra parte, la riprova di questo dato è costituita dal fatto che il centrosinistra, pur essendo stato al potere più volte in questi anni e pur gridando “al lupo, al lupo”, non si è mai occupato del conflitto d’interessi. Ha strombazzato il problema, ma non l’ha mai affrontato seriamente.
La sconfitta di Bersani, poi, avrebbe obbligato ad una rifondazione vera del centrodestra italiano, se non altro per contrastare un avversario che ha caratteristiche moderate e che è in grado di coagulare attorno a sé e alle sue proposte un consenso che va ben oltre il “recinto” della sinistra attuale.
C’è anche un’altra ragione, che porta a ritenere che la sconfitta di Renzi sia molto grave. Vendola, che ha appoggiato Bersani, per garantirsi così qualche decina di parlamentari e la nomina probabilmente a vice-premier, dopo aver devastato la Puglia, si prepara a devastare il Paese.

1 commento:

Censorina ha detto...

Concordo. In politica i giovani si fanno avanti solo se sposano le idee dei vecchi e obbediscono. Peccato.