Don Enrico Finotti rimosso

Riportiamo la lettera dei parrocchiani di Nago-Torbole (TN) il cui parroco e nostro stimatissimo Autore, don Enrico Finotti, è stato violentemente e insipientemente rimosso dalla curia di Trento abitata, evidentemente, da discepoli e figli di don Abbondio. Solidarietà e stima a don Enrico, disonore e infamia a Mons. Abbondio e ai suoi sodali.

Don Enrico Finotti è autore di due capisaldi della teologia e spiritualità cattoliche contemporanee:


Nago-Torbole come Brescello?...a quanto pare peggio..! Sì perché nemmeno la fantasia di Guareschi si è mai spinta fino all’allontanamento di don Camillo...E purtroppo quello di cui parliamo non è un film o un romanzo ma un’amara vicenda che certo non fa onore al paese natio di molti vescovi e missionari. Nei giorni scorsi
il parroco di Nago-Torbole don Enrico ha salutato le due comunità, dopo solo un anno dal suo insediamento, celebrando l’ultima messa attorniato dai molti parrocchiani che gli sono stati vicini e lo hanno sostenuto in questi mesi durante i quali si è consumato un vero e proprio golpe conclusosi con l’allontanamento del parroco da parte del Vescovo.
Ma facciamo un po’ di ordine. Appena insediatosi il nuovo parroco nell’ottobre del 2013, alcuni parrocchiani (collaboratori dello stesso) hanno fin da subito manifestato insofferenza verso i suoi modi pacati, gentili ed allo stesso tempo autorevoli nel chiedere rispetto per la chiesa, per i ministeri e le regole che la chiesa impone e purtroppo non sempre rispettate. Grande scrittore e conoscitore della dottrina cristiana, don Enrico si è distinto per la sua preparazione e questo ha destabilizzato qualcuno che frequentava e frequenta tutt’ora la parrocchia come una qualsiasi associazione ricreativa e/o sportiva, dimenticando il vero fine di tale ente, pensando piuttosto a difendere la propria posizione, la propria visibilità e non certo al bene comune. Da qui sono nate molte lagnanze “puerili” sulla durata della messa domenicale, sul numero delle messe, sulle attività ricreative, su come e chi dovrebbe celebrare le varie funzioni ecc. Insomma piccolezze risolvibili con il dialogo e che invece sono state strumentalizzate ad arte da chi aveva ben altri scopi, come quello di allontanare chi impediva il loro libero arbitrio...
In tali diatribe, per certi versi fisiologiche ad ogni cambio di parroco, qualcuno ne ha approfittato per alimentare sempre più il chiacchiericcio divenuto poi calunnia, descrivendo una realtà non corrispondente al vero. La cosa forse più sconcertante è che in tale vicenda è coinvolto un esponente della giunta comunale oltre agli stretti collaboratori del parroco; si son presi la briga di scrivere addirittura al vescovo dopo aver incontrato il Vicario Generale inutilmente. Lettera di aiuto per risolvere questioni a dir poco ridicole ed in ogni caso di competenza e discrezione del parroco, come ad esempio la conduzione della catechesi, l’attività di campeggio, la visita agli ammalati ecc. Altra questione di non poco conto è che il vescovo è stato interpellato ancora a maggio, dopo pochissimo tempo dall’insediamento di don Enrico e soprattutto in sordina, all’insaputa della comunità, ignara di tale situazione. Lagnanze quindi ridicole ma che però hanno avuto l’effetto di indurre il Vescovo a spostare don Enrico per sfuggire ai continui “sabotaggi” di detti personaggi che rendevano impossibile una serena convivenza con il parroco.
Inutili poi le quasi 400 firme raccolte e le molteplici manifestazioni di affetto a favore di don Enrico. L’epilogo era ormai segnato anche se fino all’ultimo abbiamo assistito a prese di posizioni altalenanti da parte della curia per voce del Vicario Generale.
Amara vicenda quindi dove la politica si è intromessa per condizionare le scelte di molti e che nemmeno nel finale ha saputo riscattarsi, presentandosi al saluto di don Enrico. All’ultima
messa di domenica 5 ottobre, infatti, nessuno della Giunta Comunale si è degnato di partecipare e/o presentarsi per un doveroso saluto istituzionale ....
Molte altre cose si potrebbero scrivere, ma crediamo che la lettera indirizzata alle famiglie della comunità da don Enrico sia stata comunque chiara esplicita e precisa nell’esporre la verità dei fatti. Verità indiscutibile nonostante qualcuno abbia tentato di far passare la partenza di don Enrico come una sua scelta e per motivi di studio. In realtà si tratta di una rimozione che sicuramente resterà come sconfitta di tutti; dove il “chiacchiericcio” di paese, la calunnia e la diffamazione hanno avuto ragione ancora una volta sulla solidarietà e tolleranza tipica di una comunità cristiana. Tutti ne escono male: i collaboratori dimostratesi per nulla tolleranti verso il nuovo parroco attento alle regole della chiesa; don Enrico umiliato nella sua dignità di uomo e parroco; tutta la comunità che purtroppo è stata raggirata da pochi faccendieri con atteggiamenti di certo poco cristiani; infine la stessa curia che ha gestito male la situazione invece di intervenire immediatamente con una decisione univoca ed autorevole a difesa del proprio parroco, tacciando le lamentele almeno fino a quando la situazione non si fosse consolidata (es. aspettando 1-2 anni e non prendere decisioni affrettate.!). In fine volevamo smentire categoricamente che la raccolta firme fosse riconducibile alle diverse fazioni politiche paesane, tutt’altro. Chi sostiene questo lo fa solamente per sviare l’attenzione, sminuire quanto fatto dalla stragrande maggioranza dei parrocchiani e mascherare le proprie colpe. Di politico c’è solo un assessore che si è dato il potere di intervenire nelle vicende parrocchiali condizionando altre persone contro don Enrico.
Di certo le centinaia di firme di solidarietà non sono di chi ha interessi particolari ma sono semplicemente di gente che ritiene ingiustificato un atteggiamento del genere e crede ancora in una chiesa fatta di persone ed istituzioni rispettabili, autorevoli e guidati da valori come la carità, l’umiltà, la tolleranza e vedeva in don Enrico un “sano portatore di detti valori”......null’altro.
A chiusura di tutto non vogliamo dimenticare il nuovo parroco che qui salutiamo ed accogliamo con grande affetto, augurandogli maggiore serenità.
A nome e per conto di tanti parrocchiani


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