Il problema del rahnerismo

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di Giovanni Cavalcoli
Come penso i lettori sapranno, cinque anni fa pubblicai per l’Editore Zenone (Fede & Cultura) un’opera critica sul pensiero di Karl Rahner, che mi è costata 30 anni di studi e ricerche. So che ha avuto un certo successo, ma non so quanto sia servita a far riflettere i rahneriani, che tuttora dominano in campo teologico.
Essi non hanno risposto alle mie critiche ispirate alla dottrina della Chiesa e fondate su numerose prove. Tutto quello di cui sono stati capaci è stato di ignorarle con disprezzo facendo eventualmente esposizioni edulcorate del pensiero di Rahner, nelle quali si danno delle interpretazioni
forzatamente o ingenuamente benevole o che mostrano che non ci si è accorti delle insidie o che attenuano la portata dell’errore esprimendosi in tono dubitativo o semplicemente esponendo il positivo e tacendo l’errore.
Molti, comunque, tra i teologi e i comuni fedeli, difendono tuttora gli errori di Rahner inzuccherandoli o ritenendoli espressione o interpretazione delle dottrine del Concilio Vaticano II, e quindi finiscono per diffondere il veleno, forse senza rendersene conto, anche perché finora non si sono avuti significativi interventi critici dell’autorità ecclesiastica. Anche chi discorda da Rahner, considera come “cattolica” la sua teologia, espressione di “pluralismo”, e non s’accorge che in realtà, per usare un’espressione di Mons. Livi, è una forma di gnosticismo.
In tal modo le dottrine rahneriane, da lui esposte spesso con un linguaggio pesante, oscuro e contorto, ma con un certo fascino, sono state volgarizzate dai seguaci o dallo stesso Rahner in modo più semplice presso larghi strati del mondo cattolico, come per esempio la relativizzazione del dogma e del Magistero della Chiesa, ai quali viene preferito il teologo modernista di successo, la imperdibilità della grazia, il buonismo imbelle e irresponsabile, il perdonismo incondizionato, l’insignificanza del peccato, l’odio per la tradizione e per la scolastica, il soggettivismo gnoseologico idealista, il panteismo storicista, il relativismo e il liberalismo morali, l’indifferentismo religioso, l’antropocentrismo, il secolarismo, l’ecumenismo selvaggio, l’interpretazione modernista del Concilio, l’esegesi biblica filoprotestante, la sostituzione di Heidegger a S. Tommaso.
Ebbene, dobbiamo riconoscere una buona volta che con Rahner si è imboccata una strada sbagliata. Perché insistere, se non passa giorno che abbiamo un nuovo scandalo, un nuovo cedimento morale, una nuova ingiustizia, una nuova eresia, una nuova persecuzione contro i buoni, una nuova violenza sui deboli, una nuova vittoria del nemico, nuovi atti di viltà, negligenza ed opportunismo nei governanti civili e religiosi, nuove defezioni e nuovi tradimenti, apostasie ed ipocrisie tra i fedeli, odio, immoralità, vendette e delinquenza tra la gente? Ovviamente non dico che Rahner sia all’origine di tutti questi mali. Tuttavia la sua teologia purtroppo non serve affatto a rimediare a essi, ma semmai li aggrava.
Qual è allora la via giusta? Quella del rifiuto del rahnerismo, quella dell’oggettività della verità, del diritto e dell’onestà, della sana ragione, del rispetto della legge, del dialogo sincero e della ricerca della pace, della trascendenza di Dio. È la via indicata da tutta la tradizione cristiana, dal Concilio e dai Pontefici che gli sono succeduti, è la via della dottrina della Chiesa, del Vangelo, dei veri profeti, dei santi, della coscienza e dello Spirito Santo.
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Il Concilio[1], dal canto suo, che si voleva ed è stato utilmente pastorale, ha tuttavia commesso proprio degli errori pastorali, un campo nel quale la Chiesa può sbagliare, mentre non possiamo negare, senza mancar di fiducia nella Chiesa maestra di verità, che le linee dottrinali, anche se non si tratta di nuovi dogmi definiti, sono fari luminosi che ci fanno meglio conoscere la Parola di Dio e che ci indicano il modo per correggere gli stessi errori pastorali, nonché gli errori di Rahner.
L’intenzione di Rahner di proporre un cristianesimo moderno e più avanzato, secondo le indicazioni del Concilio, è stata in sé giusta, ma poi di fatto, salvo qualche punto particolare, egli l’ha realizzata male, spingendo la Chiesa non verso una sana modernità ed una vera inculturazione del Vangelo nelle culture di oggi, ma verso una forma di modernismo peggiore della precedente dei tempi di S. Pio X.
È chiaro che nell’enorme progetto rahneriano, al quale egli ha dedicato tutta la vita, non tutto è da buttare, ma ben poco resta e va purificato. Cerchiamo di esporlo. Si tratta dell’esperienza dell’ineffabilità del Mistero assoluto, del Logos implicitamente presente in ogni coscienza, dell’importanza della coscienza e della libertà nell’agire morale, della necessità del progresso del pensiero e dell’azione, del saper cogliere nella fede l’essenziale sfrondando le aggiunte accidentali, della vita secondo lo Spirito e dell’esigenza mistica, della storicità della Chiesa e dell’Incarnazione del Verbo, del dialogo della Chiesa col mondo e della chiamata universale alla salvezza. Ma anche questi temi, per essere genuinamente cattolici, devono essere liberati dal senso modernista che Rahner ha loro conferito.
Nel mio libro accenno al fatto che l’opposizione a Rahner è sorta molto presto, sin dai tempi di Pio XII, a cominciare dalla sua stessa patria la Germania. Oggi esiste certamente ancora un’opposizione nei suoi confronti, ma essa sembra non riuscire, almeno per ora, a far vacillare la sicumera orgogliosa dei suoi potenti sostenitori.
Molte voci autorevoli auspicano un intervento della S. Sede, la quale da tempo sta studiando la strategia da tenere, in modo che l’opera di correzione avvenga nel modo meno traumatico possibile. Forse occorrerà convocare un nuovo Concilio. 
Probabilmente la S. Sede attende che la consapevolezza della pericolosità di Rahner si diffonda e si rafforzi meglio nell’episcopato e negli istituti accademici, cosa questa, che, per quanto ciò possa sorprendere, dopo cinquant’anni pare ancora prematura, tanta è stata l’abilità diabolica dei rahneriani nell’ottenere credito presso i vescovi.
Anche se il Papa sa chi è Rahner, per poter agire efficacemente, bisogna che abbia l’appoggio dell’episcopato. Per questo, bisogna che i teologi antirahneriani continuino la loro opera d’illuminazione delle coscienze e di ricostruzione della dottrina cattolica distrutta dai rahneriani, così che appaiano in piena luce a tutti le dimensioni di una delle più grandi imposture teologiche di tutta la storia della Chiesa. 
Dobbiamo umilmente riconoscere che abbiamo costruito un enorme edificio, ma sulla sabbia. Dobbiamo pertanto rifarlo completamente costruendo sulla roccia che è Cristo. Già le bufere cominciano a soffiare: vogliamo che esso ci crolli addosso? Mettiamoci al lavoro, prima che sia troppo tardi.

Note:
[1] Mi permetto al riguardo di segnalare il mio libro Progresso nella continuità. La questione del Concilio Vaticano II e il postconcilio, Edizioni Fede & Cultura, Verona 2011.

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