C'è un galantuomo in Vaticano?

L'ultimo libro di Gotti Tedeschi
di Rino Cammilleri
Si usa dire che il tempo è galantuomo, ma spesso non è vero. Le poche volte in cui lo è, magari l’interessato è defunto da un pezzo. Non è il caso di Ettore Gotti Tedeschi, che, una a una, sta avendo la ventura di veder cadere tutte le teste che lo cacciarono in malo modo dalla presidenza dello Ior appena due anni fa. Nel febbraio di quest’anno è stato assolto a pieni voti dalla magistratura italiana, che ha invece messo sotto processo quelli che lo avversarono. A fine luglio si è chiusa con un proscioglimento generale l’indagine su Finmeccanica che ha avuto come unico bel risultato la perdita di un  lucroso contratto internazionale a tutto svantaggio di quest’ultima. Gotti Tedeschi, che si era visto sequestrare le relative carte in suo possesso (con tanto di perquisizione all’alba), ne è uscito pulitissimo.
L’ultima soddisfazione gli è venuta il 31 luglio dall’Ordine dei Medici di Roma, che ha sanzionato con la «censura» lo psichiatra Pietro Lasalvia, come riferisce il vaticanista de L’Espresso Sandro Magister nel suo blog «Settimo cielo». Lasalvia, che assisteva i dipendenti dello Ior, durante un rinfresco in occasione dello scambio degli auguri per il Natale del 2011, aveva “analizzato”, a distanza e a insaputa del “paziente”, Gotti Tedeschi. Poi, nel marzo dell’anno dopo, questa diagnosi era finita, su carta intestata dello
stesso Lasalvia, sul tavolo della Segreteria di Stato vaticana, allora retta dal cardinale Tarcisio Bertone. Proprio nel momento in cui si preparava la giubilazione di Gotti Tedeschi, già in contrasto col direttore generale Paolo Cipriani, col vicepresidente Hermann Schmitz (che aveva minacciato le dimissioni se Gotti Tedeschi non fosse stato mandato via) e il segretario Carl Anderson (che, con più garbo, aveva dichiarato a Bertone di non ritenere Gotti Tedeschi in grado di guidare l’Istituto). 
Il 9 giugno 2012 «Il Fatto Quotidiano» aveva riportato il contenuto della famosa “diagnosi” eseguita dal Lasalvia sull’inconsapevole Gotti Tedeschi, mai conosciuto prima e accanto al quale si era ritrovato seduto al rinfresco. Scrisse Lasalvia che l’analizzato aveva «monopolizzato completamente la mia attenzione celebrando la sua persona con, a mio avviso, inopportune osservazioni sia sulla moralità dei dipendenti sia sulle capacità del clero», evidenziando «tratti di egocentrismo, narcisismo ed un parziale scollamento dal piano di realtà assimilabile a una disfunzione psicopatologica nota come “accidia sociale”». Questa diagnosi si sommò alle lamentele degli altri critici e fu così che il 24 maggio Gotti Tedeschi venne letteralmente buttato fuori dall’Istituto per le Opere di Religione con toni inauditi per i modi, di soliti felpati, vaticani. 
A questo punto Gotti Tedeschi è stato praticamente riabilitato da tutti, tranne che dal Vaticano. Osserva Magister che la commissione istituita dal Papa per riformare lo Ior ha terminato i suoi lavori senza nemmeno interpellare una sola volta l’ex presidente. E continuano a restare senza risposta le due lettere indirizzate da Gotti Tedeschi personalmente al Papa per poter dire la sua, anche nel segreto del confessionale.

Articolo tratto da La Nuova Bussola Quotidiana del 4 agosto 2014 col titolo Un giudice c'è a Berlino. E in Vaticano?

1 commento:

martina ha detto...

L'ho sempre saputo che il dott. Gotti Tedeschi è una persona degna di rispetto ed un cattolico ammirabile. Ho pregato per lui dal momento in cui è cominciato il suo calvario. Fa piacere constatare che sta ricevendo giustizia. In Vaticano tutto tace? Non c'è da meravigliarsi con l'aria che tira.