Una sconcertante “valutazione pastorale”


di Danilo Quinto (*)
Il film è da valutare come complesso, problematico e opportuno per dibattiti. Può essere utilizzato in programmazione ordinaria, ben tenendo presenti le ampie sfaccettature dei temi trattati, che chiamano in causa sensibilità civili e spirituali, sfere pubbliche e private, istanze
politiche difficili e dolorose. L’autore mette il proprio, lungo mestiere al servizio di un testo quasi semplice e discorsivo e tuttavia punteggiato da notazioni, passaggi, soluzioni narrative coerenti con il bagaglio culturale e etico del cineasta di Piacenza. Giusto corredare la visione con supporti critici e, in successive occasioni, approfondire gli argomenti con contributi e supporti di riflessione.

Intorno agli ultimi giorni di vita di Eluana Englaro (siamo nel febbraio 2009), Bellocchio costruisce quattro vicende che vorrebbero essere esemplari della complessità di un dibattito, che chiede certamente a tutti uno sforzo in termini di dialogo e di reciproco rispetto per superare contrasti ruvidi, aspri, scostanti che spesso non portano a niente.
Quella che abbiamo esposto in sintesi è la “valutazione pastorale” della Commissione nazionale valutazione film della Conferenza Episcopale Italiana sul film di Marco Bellocchio, La bella addormentata, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Lucia Bellaspiga, giornalista di “Avvenire” e autrice del libro Eluana. I fatti, intervistata da “Tempi.it”, rispondendo alla domanda «Il film è una caricatura del mondo cattolico?», ha detto: «Esatto. Nel film, una ragazza della comunità di Don Benzi vede un bellissimo ragazzo, laicista, se ne innamora, molla Eluana, preghiera e compagnia e corre con lui in un hotel a far l’amore». Insomma, una barzelletta. Anche i medici dovrebbero offendersi: nel film, uno è un biscazziere che scommette sulla morte di Eluana, un altro è insofferente nei confronti di una drogata che, cito, «continuerà a rompere … se curata».
Questo è il film di cui l’organo ufficiale della CEI dice le cose che avete letto, che rendono legittime le osservazioni di coloro che, a partire da questa valutazione, si chiedono se qualcosa non stia cambiando all’interno del mondo cattolico. Angiolo Bandinelli, storico esponente radicale, scrive sul “Il Foglio” del 13 settembre: «la moderazione della Commissione non può non dare la sensazione che il mondo cattolico sta complessivamente assumendo un atteggiamento “prudente” ‒ appunto ‒ rispetto alla gestione dei temi “etici”».
La stessa Commissione nulla ha detto (a meno che non mi sia sfuggito) a proposito di un altro film veneziano sicuramente più scandaloso, se non addirittura blasfemo, di quello di Bellocchio, Paradise faith, dell’austriaco Ulrich Seidl (nel film, presentato anch’esso a Venezia, una donna cattolica pratica sesso con il crocifisso collocato sopra il suo letto). «Che i tempi stiano cambiando?».
Sì, i tempi stanno cambiando. Ha ragione il radicale, per il quale «se la società è sempre più alla ricerca di riformulazioni del concetto di individuo, di persona, questo non è effetto di una degenerazione o decadenza etica, ma di una sorta di ineluttabile modificazione antropologica (…). Bisogna che tutti ci rendiamo conto che probabilmente occorre riformulare in primo luogo il concetto di ‘natura’, perno su cui si fonda l’irremovibilità dei concetti sull’antropologia difesi dalla Chiesa». Questo “sforzo” viene oggi assecondato anche all’interno della Chiesa, dove uomini prudenti e cauti, dialoganti e conciliari, fanno di tutto – ma proprio di tutto – con la loro moderazione, per essere accolti piacevolmente da quel mondo che combatte i principi naturali, la Chiesa e Dio. 

(*) da Corrispondenza Romana

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