Il vuoto della politica e il non rispetto delle regole

di Danilo Quinto
"Siamo ancora di fronte ad una estrema difficoltà a realizzare quelle innovazioni istituzionali che potrebbero dare maggiore stabilità e credibilità al nostro sistema", ha affermato nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica. Si riferiva al tentativo, ancora peraltro sconosciuto nel merito all’opinione pubblica perché destinato alle stanze “segrete” degli accordi
tra i partiti, del cambiamento della legge elettorale per le prossime elezioni di primavera. Sta di fatto che anche il Presidente della Repubblica dovrebbe conoscere un principio che le Istituzioni europee hanno più volte invocato e deliberato, relativo alla stabilità dei sistemi elettorali. Il Consiglio d'Europa ritiene essenziale per considerare delle elezioni corrette e democratiche il rispetto della seguente regola: "gli elementi fondamentali del diritto elettorale non devono poter essere modificati nell'anno che precede le elezioni". "Se le regole cambiano spesso, l'elettore può essere disorientato e non comprenderle, particolarmente se presentano un carattere complesso: questi può soprattutto considerare, a torto o a ragione, che il diritto elettorale sia uno strumento che colui che esercita il potere manipola a suo favore, e che il voto dell'elettore non sia più l'elemento che decide il risultato dello scrutinio". (Codice di buona condotta in materia elettorale, approvato dal Comitato dei Ministri con una "dichiarazione" adottata nella sessione del 13 maggio 2004). Negli ultimi anni, le elezioni tenutesi in Italia sono state caratterizzate dalla modifica delle leggi elettorali a campagna elettorale già avviata. È successo alle politiche del 2006, alle europee del 2009, alle regionali 2010. Politiche 2006: legge nº 270 del 21 dicembre 2005 - si è votato il 9 e 10 aprile 2006. Europee 2009: Legge 20 febbraio 2009, n. 10 -si è votato il 6 e 7 giugno 2009. Regionali 2010: cinque leggi elettorali (Basilicata, Umbria, Toscana, Piemonte, Campania) cambiate a meno di un anno dal voto. Quindi, da una parte s’invoca la necessità di un’Europa politica come risoluzione della crisi del continente, dall’altra quando l’Europa detta regole precise sul piano della democrazia, queste non vengono tenute in considerazione. Da nessuno. Ci si accinge a varare una riforma elettorale a pochi mesi dal voto, che contemperi interessi diversi e accordi virtualmente già presi per il dopo voto, ammantati dalla necessità di restituire ai cittadini il diritto di scegliere gli eletti. Non c’è che dire: un comportamento in linea con il vuoto che esprime la politica in questo momento. E il vuoto, si sa, genera populismo e demagogia. E qualche volta, anche nausea.

1 commento:

Unknown ha detto...

Esiste una norma che stabilisce un tetti minimo di voti affinchè siano dichiarate valide le votazioni ?