Oscar Wilde


“Dimentichi che io non ho nulla di comune e che sono molto nobile. Caspita! Tutti possono avere senso comune: basta non avere fantasia. Ma io ho fantasia, perché non vedo mai le cose come sono. Le vedo sempre molto diverse da ciò che sono in realtà”.
Chi proferisce tali parole è un razzo!  Sì, un razzo famoso nella fertile immaginazione di Oscar Fingal O’Flahertie Wills Wilde (meglio conosciuto come Oscar Wilde), autore geniale non moralmente ineccepibile, che scrisse alcuni brevi racconti-fiabe per piccini e adulti, autentici capolavori letti e rappresentati pure teatralmente con grande successo come: “Il gigante egoista” o “Il principe felice”.
In quest’altra favola, meno conosciuta, dal titolo: “Il razzo famoso”, Wilde ci fa comprendere ironicamente quanto l’umile ma nel contempo potente trasfigurazione non abbia nulla a che vedere con la superbia di questo razzo famoso. La trasfigurazione infatti (Cervantes docet) non contrasta  il senso comune poiché poggia sulla realtà; la spocchiosa fantasia del razzo si contrappone invece al senso comune, ovvero a ciò che tutte le persone vedrebbero se fossero davvero libere dai pregiudizi.
La forte allusività simbolica della trasfigurazione si innesta sul reale rinvigorendolo, facendocelo “vedere” sotto altri aspetti; la “fantasia” debole del razzo orgoglioso ci impedisce persino di vedere le cose come sono. Nella grande festa pirotecnica di corte, l’unico a non saper gustare le celebrazioni di nozze tra il principe e la principessa fu esattamente quel razzo altero e saccente, quel razzo famoso!
Con incredibile maestria, Wilde ci descrive la parabola discendente (un razzo infatti dal cielo discende) di un razzo che non sapeva riconoscersi per quello che era ed a cui era destinato: “Tutti ebbero gran successo tranne il razzo. Era così umido di lacrime che non potè incendiarsi. Ciò che di migliore c’era in lui era la polvere, ma era così bagnata che non prese fuoco”. Notevoli sono i rimandi evangelici nell’opera di Wilde, autore che fu cresciuto cristianamente e che, nonostante le varie vicissitudini esistenziali, spirò pure assistito dai Sacramenti cristiani. L’accostamento alle Ceneri quaresimali (ciò che di migliore c’era in lui era la polvere) ed al senso e alla fierezza dell’umiltà cristiana (era così umido di lacrime che non potè incendiarsi) sono davvero prodigiose e meritano un ulteriore approfondimento. Quel razzo superbo e inutile viene gettato così, come nella Geenna, nello stagno melmoso; ma la pervicace ostentazione di quel razzo non ha limiti, come ce lo descrive umoristicamente Wilde: “E cadde nella melma. Non è molto comodo qui – osservò il razzo- ma senza dubbio è una stazione termale alla moda dove mi hanno mandato per ristabilirmi in salute. Ho i nervi scossi e ho bisogno di riposo”. L’autoreferenzialità ed il solipsismo di quel razzo raggiunge vette che ci fanno sbellicare dalle risa: “Tengo spesso lunghe conversazioni con me stesso e sono tanto profondo che a volte non comprendo una parola di quello che dico”.
Impariamo sorridendo con Oscar Wilde e con la fine ingloriosa di quel razzo che sprofondò ancor più nel fango, meditando sulla bellezza del suo genio.

Fabio Trevisan, Vice-Presidente di Fede & Cultura

La chiamata dell'imprenditore

Guardate tutto questo entusiasmante video per gentile concessione dell'Acton Institute! La vera risposta ai problemi economici, alla povertà, allo statalismo. Un grande aiuto per capire il valore, la vocazione e la responsabilità del lavoro in proprio e della libertà. Prendetevi il tempo perchè questi 58 minuti di video possono davvero cambiare la vostra vita. Potete anche comperare il dvd all'url  https://secure.acton.org/BookShoppe/main/title.php?id=575. Per la versione con sottotitoli in italiano chiedete alla mail istitutoacton@acton.org.

Assassinato perché contro l'aborto


Negli Stati Uniti, gli abortisti militanti (riuniti sotto la sigla Pro-Choice) non fanno molte chiacchiere su quanto sia morale e progressista uccidere un bimbo nella pancia della madre.
Se non altro, si rendono conto che è tutta una questione di affari, eugenetica e misantropia.
Qui in Italia, sappiamo com’è l’andazzo: se dici che l’aborto è omicidio, sei un reazionario maschilista misogino che fa del terrorismo psicologico ecc…
Francesco Agnoli, in un articolo sulla “celebre lite tra Italo Calvino e Claudio Magris” (in occasione del referendum), ricorda una frase del celebre scrittore (Calvino, non Magris), che simboleggia tutta l’ipocrisia italiana: «Abortire non è soltanto una triste necessità, ma una decisione altamente morale da prendere in piena libertà di coscienza».
Per questo non possiamo chiamare l’aborto col suo vero nome: assassinio, omicidio, pena di morte per l’innocente.
A dire il vero non potremmo nemmeno chiamarlo aborto, ma “Interruzione Volontaria di Gravidanza”.
No, anzi, solo IVG.
Almeno in America si discute di soldi e di sangue: tutti hanno presente il racket delle cliniche abortiste, gli stipendi da nababbi di chi le dirige e la potentissima lobby che ha strappato ad un Obama appena insediato milioni di finanziamenti pubblici ai programmi della International Planned Parenthood Federation.
Questo per quanto riguarda gli affari.
Ma ho anche parlato di eugenetica. La “cultura” abortista americana nasce infatti con gli aberranti proclami di Margaret Sanger.
Tanto per farsi un’idea (citazione tratta da “Il mito del femminismo buono”, Antifeminist, 29/06/’09):
«La massa di negri, in particolare nel Sud, continua a procreare con non curanza e in modo disastroso, con il risultato che l’incremento fra i negri, ancor più che fra i bianchi, è in quella porzione di popolazione che è anche meno intelligente e adatta e meno abile a crescere in modo adeguato i figli».
Il disgusto ci impedisce di continuare: trovate tutto il resto in una biografia disponibile gratuitamente online (in inglese): Killer Angel. A Biography of Planned Parenthood’s Founder Margaret Sanger.
Veniamo al terzo punto: la misantropia.
Ecco alcuni slogan che potete trovare alle manifestazioni abortiste (foto tratte da Zombietime):
- «Stop Breedings» (Basta fare figli)
- «Many more must die!» (Devono creparne molti altri!)
- «Kill your kids, motherfuckers» e «Abort more christians» (Uccidete i vostri figli, bastardi; Abortite più cristiani)
- «Human loss of life is necessary!» (L’eliminazione degli umani è necessaria!)
- «I support forced sterilization for christian fundamentalists» (una leggera variante: Sostengo la sterilizzazione forzata per i fondamentalisti cristiani).

Saranno anche simpatiche provocazioni, ma solitamente la violenza (non solo verbale) degli abortisti non fa notizia. Wikipedia ha addirittura dedicato un’intera pagina alla “Anti-abortion violence”, mentre le violenze “abortiste” preferisce definirle “Pro-Choice activism”.
Per questo vogliamo qui ricordare James Pouillon, un attivista anti-aborto di 63 anni che per tutta la sua vita ha continuato incessantemente a protestare, finché un giorno qualcuno che non gradiva i suoi cartelloni gli ha sparato da una macchina in corsa. È successo poche settimane fa, nel Michigan. A questo martire dedichiamo le parole di quel ragazzaccio presbiteriano di Paul Hill: «Ho scelto di unire il mio sangue al sangue dei non-nati».
(Sì, lo so che è una citazione scandalosa, ma se la questione è scegliere tra uno dei due fondamentalismi, tanto vale tagliare la testa al toro… di Eliogabalo).
(Tratto da "Totalitarismo Totale")

Invasione

Mentre Francia, Spagna e Malta hanno imposto il divieto assoluto di far entrare qualsivoglia straniero sotto minaccia delle armi, qui in Italia, invece, stanno entrando ogni giorno migliaia di rifugiati, profughi, clandestini, carcerati, criminali, terroristi, povera gente…e chi lo sa! Una marea di stranieri accolti dagli applausi della sinistra come se fosse l’esercito liberatore, dalla rassegnazione di buona parte della destra, Lega compresa, e dal compromettente silenzio degli uomini di Chiesa, mentre tutto il resto della popolazione italiana, cioè la stragrande maggioranza, è costretta ad assistere impaurita e impotente all’avanzare di questa invasione inarrestabile e dalle finalità oscure solo per chi non vuole vedere.  La realtà che vogliamo sintetizzare è questa:
  1. c’è in atto una guerra tra mondo cristiano e mondo musulmano che dura da quando è nato l’Islam con Maometto, cioè dal 600 circa perché lo scopo dell’Islam è principalmente “la guerra santa” contro i cristiani per sottometterli ad Allah, come comanda il Corano; da allora, sia pure con alterne vicende, il mondo occidentale, cioè il mondo cristiano in genere, è riuscito a respingere il “nemico” che più volte minacciava di invaderlo, non per la forza numerica o il coraggio delle sue truppe, ma perché alle spalle dei combattenti, con buona pace dei miscredenti, c’era la protezione di Gesù Cristo e della Madonna che tutti i cristiani, a quel tempo, invocavano, esortati con forza anche dai loro Vescovi o dal Papa,

Verdi... di paura

Provate a fare questo giochino: chiedetevi (e chiedete a chi avete vicino) quante persone sono morte nel disastro di Chenobyl di 23 anni fa (26 aprile 1986). Naturalmente, parliamo di cifre approssimative, nessuno lo sa con certezza. Prima di proseguire nella lettura, prendete un foglietto, e scrivete il numero che avete in mente (o fatelo scrivere ai vostri amici); fatto?
Bene: a tutto il 2003 i morti accertati (da una quantità di commissioni internazionali, ONU, Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, Organizzazione Mondiale della Sanità ecc. ecc) sono esattamente 56 !!! Si, avete letto bene: cinquantasei in tutto, compresi i malati per tumori sviluppatisi in seguito.
L’ultima volta che ho fatto questo giochetto, il mio interlocutore era un giornalista, quindi uno che di notizie ci vive, e sa come manovrarle: eppure, colto a bruciapelo mi sparò “alcune centinaia di migliaia“; scommetto che anche voi avete avuto risultati analoghi. Questo è dovuto al bombardamento mediatico degli ambientalisti catastrofisti che, non potendo appoggiarsi su dati oggettivi, se ne inventano a loro piacere, dai 30-60.000 dei Verdi del Parlamento Europeo, fino alla follia di 6 milioni di morti (!) di Greenpeace. Non conta nulla che la realtà sia totalmente diversa, l’importante è esagerare, perché in questo modo si induce una distorsione nelle mappe cognitive della gente, manipolando non solo le loro emozioni (come venne fatto con i referendum del 1987) ma addirittura la loro lettura della realtà.
Purtroppo anche la maggior parte degli ecologisti e della sinistra italiana sono su quella linea, e nei prossimi giorni ne sentiremo delle belle: l’intenzione del governo di installare nuove centrali nucleari ha già avviato le polemiche, come dimostrano i titoli dei giornali odierni. Io non so se il nucleare sia conveniente, ma so che nonostante quello che si crede comunemente – come nel caso dell’aereo rispetto all’automobile -, l’atomo è di sicuro e di gran lunga la tecnologia più sicura che abbiamo per produrre energia.

(tratto da Alezeia)

Successo

“Per quello che abbiamo fatto sarei dovuto finire in galera, ma al contrario, sono finito a Hollywood”. 

Questa singolare e curiosa battuta appartiene al celeberrimo attore, regista e sceneggiatore cinematografico statunitense George Orson Welles (1915-1985) che, attraverso una trasmissione radiofonica popolare, il 30/10/1938 (aveva allora solo ventitré anni) suscitò un clamoroso ed incredibile panico tra gli ascoltatori americani facendo credere loro che fossero stati attaccati dai marziani.

Karol Wojtyla al Concilio Vaticano II

Un Karol Wojtyła inedito ma sempre affascinante: per la prima volta in Italia tutta la documentazione integrale dei suoi interventi al Concilio Vaticano II, pubblicata e commentata da un connazionale di Papa Giovanni Paolo II. Karol Wojtyła quale Padre del Concilio Vaticano II è tuttora poco conosciuto. La presente raccolta di tutti i suoi interventi al servizio del Concilio, sia orali che messi per iscritto, esposta nella seconda parte del saggio, è alla sua primissima e inedita edizione. In che modo il Concilio ha plasmato Karol Wojtyła? La sua persona ha ispirato la stesura dei documenti conciliari? La sua partecipazione attiva a un così memorabile evento ha condizionato o meno la decisione del conclave nel 1978? In che misura l’attuazione delle decisioni conciliari contraddistinse il suo pontificato? Qui troverete le risposta alle domande riguardanti i suoi grandi apporti al dibattito conciliare, per poter meglio comprendere il «fenomeno Giovanni Paolo II».
447 pagine; euro 35

Ci siamo spostati dopo 13 anni

Cari amici, era il 2 novembre 2009 quando prendevamo in mano questo blog e gli davamo una nuova vita, come "voce culturale ufficiale...