di Pierfrancesco Nardini
Con la riscoperta di s. Tommaso è chiaro che il dovere fiscale deriva da un obbligo di coscienza, perché si radica nel diritto di natura, ossia nell'idea che debba essere finalizzato al bene comune. Ciò significa, però, che ogni suddito o cittadino - almeno in linea di principio - è in grado di comprendere se un tributo sia 'giusto' o meno (c. d. giustizia legale). In questo senso, un tributo è giusto o ingiusto non solamente in base alla sua entità, al 'peso' che grava sul cittadino o se è equamente distribuito, ma anche in base a chi lo istituisce e soprattutto, alle finalità per cui è stato istituito. I teologi morali elencano alcune condizioni generali affinché un tributo sia giusto. La dottrina cattolica è molto esigente in proposito. Basta che una di queste condizioni manchi, o ci sia anche solo il fondato sospetto che manchi, che il tributo è da considerare ingiusto e non deve essere pagato. Addirittura si commette peccato se lo si paga!
1) AUTORITÀ LEGITTIMA
La prima condizione è la legitima auctoritas: un tributo dev'essere pagato solo ad un'autorità legittima. Ma cosa rende legittima un'autorità secondo il
