Amare Dio e i soldi?

di Emilio Biagini
Potrebbe sembrare difficile riassumere il libro di Ettore Gotti Tedeschi, Amare Dio e fare soldi. Massime di economia divina  (Fede & Cultura, Verona 2014) composto di massime staccate, ma una lettura attenta rivela una serie di idee profonde che formano nell’insieme un sistema di pensiero perfettamente coerente e attualissimo, e soprattutto intellettualmente e moralmente sano: cosa che i poteri forti annidati in Vaticano certo non potevano tollerare. Ai poteri forti giova la
confusione di idee, la nebbia del relativismo, lo sfacelo del nichilismo, l’incubo dell’economia impazzita che si spaccia per fine mentre dovrebbe essere solo un mezzo. Ai poteri forti non si possono che contrapporre idee forti, come appunto fa l’Autore, e non certo i frutti marci del pensiero debole.
Una delle più forti tra le idee forti dell’Autore è quella di non confondere i fini con i mezzi. L’economia è un mezzo, non un fine: a quali risultati possa approdare dipende dai fini verso i quali è indirizzata. I fini possono essere buoni o cattivi, e possono orientarsi al bene solo se ispirati alla morale cattolica. Un errore esiziale è quello di intervenire contro la crisi facendo leva sui mezzi tecnici, mentre dovrebbero cambiare, ossia convertirsi, gli uomini.
Quali sono le cause della presente, gravissima crisi economica? La perdita di senso della vita, la distruzione della famiglia, il crollo delle nascite con il relativo aggravio insostenibile per il sistema pensionistico, non più sostenuto dai giovani, le cui coorti di età si assottigliano sempre più. Non è solo crisi economica, ma una vera corsa verso il suicidio. In una società organica la famiglia assisteva i deboli al proprio interno, invece di lasciarli in balìa dello Stato. Nella famiglia sana, motore dell’economia, si focalizzavano le principali funzioni economiche: risparmio, lavoro, consumo, investimento.
Ogni nuovo nato è, oltre che una benedizione del Cielo, un investimento per il futuro, ma la presuntuosa ideologia ambientalista e malthusiana dei poteri forti ha decretato che l’uomo è il cancro della terra, che le nascite vanno “controllate”, ossia perseguitate. Meno gente, però, non vuol dire terra più sana ed economia fiorente: al contrario, significa crollo della domanda, mercato in crisi, ristagno del PIL, fallimenti e povertà. La terra stessa inselvatichisce, perché era stata proprio l’iniziativa umana, specialmente dei monaci, a bonificarla, addolcirla, renderla produttiva.
L’Occidente intristito, traviato e corrotto non fa che sabotare la propria crescita, e cerca una crescita compensativa basata su un consumismo esasperato che distrugge il risparmio, delocalizza attività industriali nei Paesi emergenti, creando disoccupazione, e al tempo stesso cerca di sostenere la propria economia stagnante con manovre speculative che finiscono per produrre solo danni. Nel vuoto lasciato dalla famiglia disgregata entra di prepotenza lo Stato, con carichi impositivi sempre più gravosi, per sostenere la pletora burocratica. Si tratta di una spirale perversa, e uscirne richiederebbe tornare al Cristianesimo, cambiare gli uomini.
Cambiare gli uomini, però, è semplicemente impossibile. Per ignoranza, per vizio consolidato e “santificato”, per avidità di potere e di guadagno immediato, essi compromettono la vita delle generazioni future. Con sopraffina abilità mistificatoria, i poteri forti che conducono questa danza macabra, battono anch’essi con insistenza sul tasto della “responsabilità verso le generazioni future”, ma solo per agitare gli spauracchi ambientalisti delle “risorse in esaurimento”, del “riscaldamento globale”, dell’“impronta ecologica”, dell’“inquinamento”, dando fiato perciò alle diaboliche farneticazioni malthusiane che, come ben dimostra l’Autore, sono invece la vera causa del disastro.
L’uomo confida in se stesso e non in Dio, si atteggia a “dio” egli stesso, e non si accorge che da “dio”, e non più figlio di Dio, si degrada a bestia, frutto di una fantomatica evoluzione darwiniana e nocivo parassita della “sacra” terra, e del quale è augurabile l’estinzione. Il circolo è completo: la scalata al Cielo si conclude con la testa saldamente piantata nel fango. E di chi è la colpa, se non dei troppi cattivi sacerdoti? “La fede, il soprannaturale è semisparito dai cuori sacerdotali, in quasi tutti. E perciò il mondo si imbestia e Satana trionfa”, disse nel 1947 il Divino Maestro alla grande mistica Maria Valtorta (Quaderni, vol. II, p. 50). È evidente: siamo negli ultimi tempi, avviati verso una catastrofe che ha ben precise implicazioni economiche, descritte dall’Apocalisse come la caduta di Babilonia: “Anche i mercanti della terra piangono e gemono su di lei, perché nessuno compera più le loro merci…” (Ap 18, 11).
Molto altro è contenuto nel libro di Gotti Tedeschi, di cui non è possibile dar conto nello spazio di una recensione. Si può solo raccomandare la lettura dell’opera, che stilla saggezza da ogni pagina, e proprio questo è Gotti Tedeschi: più che uno studioso è un saggio. E, come tutti i saggi in questa infame epoca, è stato perseguitato, calunniato e cacciato dalla banca del Vaticano, mentre sarebbe degno e capace di guidare l’Italia intera, al posto di certi pinocchietti incompetenti e ridicoli.

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