Dove sono le vostre aspirazioni

Figli miei, lì dove sono gli uomini vostri fratelli, lì dove sono le vostre aspirazioni, il vostro lavoro, lì dove si riversa il vostro amore, quello è il posto del vostro quotidiano incontro con Cristo. È in mezzo alle cose più materiali della terra che ci dobbiamo santificare, servendo Dio e tutti gli uomini... Il cielo e la terra, figli miei, sembra che si uniscano laggiù, sulla linea dell'orizzonte. E invece no, è nei vostri cuori che si fondono davvero, quando vivete santamente la vita ordinaria...
(San Josemaría Escrivá de Balaguer, Amare il mondo appassionatamente, Omelia dell'8.X.1967)

Metafisica della sostanza

Non c’è ordine religioso nella Chiesa cattolica che si è illustrato intellettualmente al pari di quello fondato nel XIII secolo da san Domenico di Guzman. Impossibile a chiunque citare in breve tutti i grandi nomi della filosofia, della teologia, della metafisica e delle altre scienze (sacre e profane) che hanno reso grande e vigorosa la tradizione di dottrina della scuola domenicana.

Un nome come è ovvio spicca su tutti ed è quello di san Tommaso d’Aquino († 1274), immortale filosofo, astro del pensiero universale, fulgido esempio di santità, gloria italiana e Dottore Comune della Chiesa. Praticamente non esiste Pontefice dell’epoca moderna e contemporanea che non abbia, in un modo o in un altro, invitato i cattolici a mettersi alla scuola del Genio domenicano, si pensi solo, tra i molti altri, a Leone XIII (Aeterni Patris, 1879), Pio XI (Studiorum ducem, 1923) e Giovanni Paolo II (Fides et ratio, 1998). Anche l’ultimo Concilio, fatto unico nella storia, consiglia in due punti importanti il suo magistero, così come pure fa il Codice di Diritto canonico. Il tomismo appare quindi, senza dubbio, come la scuola teologica e filosofica maggiormente appoggiata, sostenuta e raccomandata dalla Santa Sede, basti pensare all’approvazione delle XXIV Tesi tomiste sotto Papa san Pio X nel 1914.

Ovviamente dopo san Tommaso la sua scuola ha avuto, oltre a vari approfondimenti teoretici e nuove sintesi interpretative (si pensi al cardinal Gaetano, o ai nostri tempi a Billuart e a padre Garrigou-Lagrange), una sua storia fatta di sviluppi, arretramenti, nuove conquiste e recentissimamente anche non poche globali “riletture”. Nel corso del XX secolo infatti – sull’onda mai sopita del modernismo, cioè di quel fenomeno eversivo ma interno al mondo cattolico che era nato per adattare, in fin dei conti, la Rivelazione al pensiero del tempo (e non il contrario…) – una scuola nuova di tomisti decise di allontanarsi dai fondamenti del Maestro per cercare un dialogo, altrimenti impossibile, con Kant, Hegel, Feuerbach, Nietsche e Heidegger. Un sistema complesso e articolato come quello di san Tommaso è certamente un sistema aperto alla “novità”, ma è chiuso alla contraddizione, e dunque non permette sconfinamenti in proposte ideologiche segnate dal fideismo, dal razionalismo, dall’evoluzionismo o dal freudismo. Eppure nel corso del ’900, importanti tomisti o comunque profondi conoscitori di san Tommaso da Congar a Chenu, da Rahner a Schillebeecks, da Lonergan a von Balthasar, da Maritain a Metz, si allontanarono, a volte in nome del rinnovamento conciliare, ma solitamente già prima, dall’immensa eredità del Maestro, ora divenuto un peso per le loro ultime acquisizioni, e come tale giudicato “fissista”, “statico”, “materialista”, “dualista”, “aristotelico”, “non biblico”… Una scuola di pensiero, al contrario, fedele al cuore del tomismo e più in generale alla integra tradizione cattolica si ebbe con pensatori meno celebrati perché più antitetici al relativismo dominante: si pensi, per limitarci agli italiani, a Siri, a Ottaviani, a Fabro, a Piolanti, a Parente, a Palazzini, a Mondin, a Barzaghi, etc. etc.

A questi nomi giova aggiungere, una volta per tutte, quello del domenicano ceco Tomas Tyn, di cui è in corso la causa di canonizzazione. La sua opera, benché non enorme per la sua precoce morte all’età di 40 anni, è tutta da riscoprire, sia per la validità del suo approfondimento scientifico nella piena fedeltà a san Tommaso, sia per il pregio rarissimo della chiara individuazione degli errori serpeggianti da tempo nello stesso pensiero cattolico, come l’esistenzialismo, il fideismo, l’eclettismo e il personalismo. Da poco disponiamo di nuovo della sua opera principale, vera miniera di riflessioni filosofiche e teologiche, consigliabile a tutti i docenti e gli studenti universitari di scienze umane (cfr. Thomas Tyn, Metafisica della sostanza. Partecipazione e analogia entis, Fede & cultura, 2009, pp. 1021, euro 60). Tutti i concetti filosofici di base, fondativi anche per la teologia cattolica, come le nozioni di ente, essenza, persona, relazione, analogia, genere, specie, individuo, atto e potenza, sostanza e accidenti, materia e forma, vi trovano lunghe e preziose delucidazioni. Sinteticamente l’opera del Tyn servirà a controbilanciare la terribile crisi della metafisica, che a poco a poco si è andata trasformando in odio dell’essere, preludio al già visibile e inarrestabile odio di sé (in quanto riflesso di un Creatore divino), nuova ‘essenza’ della filosofia contemporanea.
CR n.1128 del 6/2/2010

In memoriam: Ralph McInerny (1929-2010)

Il 31 gennaio 2010 è morto all’ospedale cattolico di Mishawaka (Indiana) il filosofo e romanziere cattolico Ralph McInerny (1929-2010). Nel 2009 la pubblicazione a mia cura dell’edizione italiana del suo pamphlet più conosciuto e influente, Vaticano II – Che cosa è andato storto? (Fede & Cultura, Verona 2009), ha permesso di far conoscere meglio anche da noi la figura e l’opera di McInerny, da molti considerato il maggiore filosofo cattolico vivente, stimato da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI ma poco conosciuto nel nostro Paese nonostante gli sforzi del suo amico e collaboratore Fulvio Di Blasi e dell’associazione Thomas International, che ha fatto pubblicare L’analogia in Tommaso d’Aquino (Armando, Roma 1999) e Conoscenza morale implicita (Rubbettino, Soveria Mannelli [Catanzaro] 2006).
McInerny è stato uno dei pochi intellettuali cattolici degli Stati Uniti la cui notorietà ha superato la cerchia degli accademici e si è estesa al grande pubblico. Nato a Minneapolis il 24 febbraio 1929, dopo studi al St. Paul Seminary, McInerny consegue la laurea in filosofia all’Università del Minnesota e il dottorato presso la Pontificia Facoltà di Filosofia dell’Università Laval, a Québec. Dal 1955 ha insegnato filosofia per oltre cinquant’anni all’Università Notre Dame presso South Bend, nell’Indiana, dove ha diretto fino alla morte il Centro Jacques Maritain. Il rapporto con quella che rimane la più grande università cattolica del mondo per numero d’iscritti è cruciale per intendere l’attività e la carriera di McInerny, che a Notre Dame – senza nascondere i problemi che la crisi teologica ha portato anche in questo prestigioso ateneo – ha dedicato parecchi dei suoi scritti. Membro della Pontificia Accademia di San Tommaso d’Aquino e della Commissione del Presidente degli Stati Uniti per le Arti e le Lettere, McInerny è stato profondamente legato all’Italia e a Roma – dove ha soggiornato ripetutamente – da un rapporto insieme culturale e affettivo. È stato considerato per anni il maggiore specialista vivente di San Tommaso. Le sue opere filosofiche sono in parte destinate agli specialisti, in parte agli studenti e al mondo cattolico per cui ha scritto alcune delle più brillanti e vivaci introduzioni alla filosofia in genere e al tomismo in particolare. Il suo itinerario di filosofo culmina, in un certo senso, con l’opera del 2006 Preambula Fidei. Thomism and the God of the Philosophers (Catholic University of America Press, Washington), da un lato un testo molto tecnico, dall’altro – come ha notato in un articolo sull’Osservatore Romano l’attuale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale William Levada (“La società secolarizzata ha bisogno di un’apologetica rinnovata”, 22 giugno 2008) – uno strumento in grado di fondare una “nuova apologetica” in grado di resistere alle rinnovate sfide del secolarismo e del relativismo.
McInerny preferiva certamente essere noto come filosofo. Ma gli è toccato in sorte di diventare uno dei nomi più conosciuti dagli appassionati di gialli e dal pubblico che segue i telefilm polizieschi alla televisione. Il filosofo, in effetti, era anche romanziere e autore di diverse serie di grande successo, tra cui emerge quella – che conta trenta volumi – dedicata al sacerdote detective padre Dowling, da cui è stata tratta una fortunata serie televisiva trasmessa anche in Italia. Mentre i telefilm riducono le storie al mero elemento poliziesco, i romanzi della serie di padre Dowling hanno offerto l’occasione a McInerny per riflettere – al di là della trama – sulla crisi della Chiesa Cattolica negli Stati Uniti dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II. Anche la raccolta di racconti brevi The Wisdom of Father Dowling (Gale Five Star, Waterville [Maine] 2009) mostra come l’intrigo poliziesco sia spesso un pretesto per affrontare temi che vanno dall’eutanasia alla crisi della liturgia.
McInerny non si è mai concepito come un filosofo chiuso nella sua torre d’avorio, che interagisce unicamente con i suoi pari e con qualche fortunato studente. Da molti anni si era posto il problema dell’apologetica, collaborando a riviste come First Things del compianto don Richard John Neuhaus (1936-2009) e lanciando anche una serie di pubblicazioni che ha egli stesso animato, come Catholic Dossier e Crisis. Un vasto pubblico che lo conosceva soprattutto per la narrativa ha così trovato in McInerny un solido punto di riferimento apologetico e un difensore della Chiesa e del Magistero.
Negli ultimi anni McInerny era rimasto colpito dai danni fatti dai romanzi di Dan Brown anche presso i suoi studenti di Notre Dame. A ottant’anni si era quindi dedicato a una nuova fatica di romanziere reinventandosi come scrittore di thriller con The Rosary Chronicles i cui due volumi The Third Revelation e Relic of Time mettono in scena le indagini di un ex-agente dell’FBI intorno rispettivamente al terzo segreto di Fatima e alla Madonna di Guadalupe. Attento alle nuove tecnologie, McInerny aveva insistito perché i due romanzi fossero diffusi anche in versione Kindle, e si è conquistato un pubblico nuovo oltre a un rinnovato successo di critica.
La mia conoscenza personale con Ralph McInerny è nata oltre che da Fulvio Di Blasi dall’entusiasmo di mio padre (oggi novantenne) per i racconti di Padre Dowling. Dall’unico incontro che ho avuto con lui, di cui è frutto l’intervista che trascrivo, sono nati uno scambio di scritti e una corrispondenza affettuosa – dove McInerny ha mostrato apprezzamento e condivisione per le pubblicazioni e le attività di Alleanza Cattolica – in cui sono stato informato anche della grave malattia che il filosofo preferiva non pubblicizzare, impegnato com’era nell’ultima battaglia per protestare contro la presenza a Notre Dame, ufficialmente invitato nel 2009, di un presidente abortista come Barack Obama. Ho così potuto conoscere da vicino l’itinerario di uno dei più influenti intellettuali cattolici del XX e XXI secolo che è stato anche, nella salute e nella malattia, un cattolico fedele ed esemplare.

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Fede e ragione: un’intervista con Ralph McInerny (2008)
Ralph McInerny è nato nel Minnesota il 24 febbraio 1929. Dopo un periodo di servizio militare come marine, ha studiato all’Università del Minnesota e all’Université Laval di Québec City, in Canadà, dove ha conseguito nel 1954 il dottorato in filosofia summa cum laude. Ha insegnato filosofia in numerose università – non solo negli Stati Uniti ma in Argentina, in Belgio, a Taiwan – e tuttavia la sua carriera accademica ha sempre avuto come centro l’Università di Notre Dame, presso South Bend (Indiana), la più grande università cattolica degli Stati Uniti e una delle maggiori del mondo, dove è stato per cinquant’anni professore di filosofia medievale e dove tuttora dirige il Centro Jacques Maritain. È membro dell’Accademia Cattolica delle Scienze, della Pontificia Accademia di San Tommaso d’Aquino e della Commissione del Presidente degli Stati Uniti per le Arti e le Lettere.
Considerato uno dei maggiori filosofi cattolici viventi, è noto al grande pubblico, non solo negli Stati Uniti, oltre che per una serie di opere divulgative su San Tommaso d’Aquino (1225-1274), per la sua intensa attività di romanziere, nell’ambito della quale spiccano i ventisette romanzi (il ventottesimo è già stato consegnato all’editore, ed è in uscita un primo volume di raccolta dei racconti brevi pubblicati su diverse riviste) che hanno come protagonista Padre Dowling, un parroco dell’Arcidiocesi di Chicago regolarmente coinvolto in vicende criminali che risolve con capacità deduttive degne dei migliori detective privati. Dalle storie di Padre Dowling è stata tratta anche una fortunata serie televisiva, ripetutamente trasmessa anche in Italia. In lingua italiana, tra le sue opere filosofiche, sono state tradotte – grazie agli intelligenti e meritori sforzi del professor Fulvio Di Blasi, da anni amico e collaboratore di McInerny – L’analogia in Tommaso d’Aquino (Armando, Roma 1999) e Conoscenza morale implicita (Rubbettino, Soveria Mannelli [Catanzaro] 2006).
Incontro Ralph McInerny presso il Centro Jacques Maritain dell’Università di Notre Dame. Non posso fare a meno di notare la differenza fra questa gloria del sistema cattolico di educazione negli Stati Uniti – con i suoi giardini perfettamente curati, la pulizia immacolata delle aule e dei corridoi, l’assenza di graffiti o scritte sui muri, gli studenti discreti e silenziosi – e le università italiane, per dire il meno molto diverse. Eppure proprio leggendo McInerny si scopre che non è tutto oro quel che luccica e che la stessa Università di Notre Dame ha avuto tra i suoi professori teologi e filosofi «progressisti» che hanno contribuito alla grave crisi della Chiesa Cattolica americana, un argomento che ritorna nei saggi e anche nei romanzi del filosofo statunitense. Come sta Notre Dame, allora? «Certamente – spiega McInerny – Notre Dame riflette sia la crisi della Chiesa americana, che non è finita, sia i segni di nuovi attegiamenti e di un ritorno alla tradizione, che si manifestano in tutti gli ambienti cattolici degli Stati Uniti negli ultimi anni, e che coesistono con i residui di un dissenso che si è manifestato pubblicamente nel 1968 con la contestazione clamorosa contro l’enciclica Humanae vitae. Tuttavia gli edifici continuamente restaurati perché conservino l’apparenza originaria – anche se forse oggi se ne costruiscono troppi di nuovi –, i giardini ben curati, la pulizia e l’ordine costituiscono di per sé dei valori la cui importanza non va sottovalutata. Benché ci siano delle università urbane, in mezzo alle città, ugualmente bene ordinate – Oxford, Cambridge, Harvard – certamente ci aiuta il fatto di avere un campus lontano dalle grandi metropoli e in un luogo idilliaco. Amo molto l’Italia ma le università italiane che ho visitato mi sembrano un luogo francamente disastroso per insegnare e studiare».
Leggendo l’autobiografia che McInerny ha pubblicato nel 2006 I Alone Have Escaped to Tell You. My Life and Pastimes (University of Notre Dame Press, Notre Dame 2006), si ha l’impressione – osservo – che al filosofo un po’ dispiaccia essere conosciuto da migliaia di persone soprattutto, e qualche volta soltanto, come giallista e romanziere. È così? «Certamente io mi considero – risponde – soprattutto un filosofo, e ho dedicato tutta la mia vita alla filosofia. Ho guardato alla letteratura come a un’attività secondaria, ma constato che ancora oggi i miei romanzi hanno moltissimi lettori, i quali scrivono a me e ai miei editori per chiederne di nuovi – e io rispondo, con almeno un nuovo romanzo all’anno. Negli ultimi tempi abbiamo anche visto con Il Codice da Vinci che la letteratura può fare dei grossi danni. È una delle ragioni che mi hanno spinto – alla soglia degli ottant’anni – a intraprendere per così dire una nuova carriera, passando dal romanzo che in Italia chiamate giallo al thriller a sfondo religioso. Ho consegnato all’editore un romanzo, La terza rivelazione, che ha al centro la terza parte del segreto di Fatima svelata dalla Santa Sede nel 2000, cui ne farà seguito un altro in cui lo stesso ruolo è giocato dall’immagine della Madonna di Guadalupe. Se la letteratura può fare del male, può anche fare del bene. Del resto anche le storie di Padre Dowling possono sì essere lette soltanto come gialli, ma in realtà ogni romanzo affronta un aspetto della situazione della Chiesa dopo il Concilio, particolarmente della Chiesa americana». Sbaglio o questo aspetto è andato perso nella serie televisiva? «Non sbaglia. La serie televisiva è un prodotto per famiglie, e io sono contento quando mi riferiscono che è qualcosa che anche i bambini possono vedere senza problemi, il che è più di quanto si possa dire di molta televisione contemporanea. Ma in realtà la sua relazione con i miei libri è piuttosto remota e indiretta».
A proposito del Concilio Ecumenico Vaticano II, confesso di essere particolarmente affezionato a un suo piccolo libro, What Went Wrong With Vatican II. The Catholic Crisis Explained (Che cosa è andato storto con il Vaticano II. Una spiegazione della crisi cattolica: Sophia Institute Press, Manchester [New Hampshire] 1998), che anticipava la tesi delle due esegesi del Concilio – una di rottura e una di continuità, nella riforma, con la tradizione precedente – che oggi è diventata magistero pontificio con Benedetto XVI. Il libro è ancora attuale? «Penso di sì. Per me l’essenziale era distinguere fra i documenti del Concilio Vaticano II e la loro interpretazione, che sono due cose diverse. Io leggo l’italiano e avevo letto con molto interesse Iota unum. Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel XX secolo [Ricciardi, Napoli 1985] di Romano Amerio [1905-1997], un libro di cui certamente non condivido molte cose ma che mi ha fatto molto riflettere. Tuttavia penso che distinguendo appunto fra il Concilio e la sua esegesi “progressista” si possano accogliere i documenti conciliari in un modo più positivo rispetto a quanto fa Amerio. Un certo numero di cattolici che condividono le mie preoccupazioni mi hanno detto che il mio piccolo libro si concentra troppo sulla teologia, mentre il problema è la liturgia. Si tratta di una posizione che rispetto, ma io penso che la crisi sia nata dalla teologia. E prima ancora dalla filosofia».
Nelle sue lezioni e nei suoi libri – insisto – lei ha tracciato un bilancio della filosofia moderna da Cartesio (René Descartes, 1596-1650) in poi piuttosto pessimistico… «Il problema sta nello stesso punto di partenza della filosofia. Da Cartesio in poi ogni filosofo pensa di dovere ripartire da capo facendo tabula rasa di tutta la tradizione filosofica precedente, e di dovere dire a tutti i costi qualche cosa di originale. C’è ormai una tradizione che consiste nell’ignorare la tradizione. In realtà la vera filosofia deve partire non solo dai classici ma dall’esperienza comune delle persone e dalle domande che si fanno sul senso di questa esperienza. Come il borghese di Molière [Jean-Baptiste Poquelin, 1622-1673] che faceva della prosa senza saperlo, tutti facciamo della filosofia senza saperlo. È una grande lezione di Giovanni Paolo II [1920-2005]: come la cultura non è l’insieme delle biblioteche così la filosofia riguarda tutti e non è la collezione dei filosofi di professione. E spesso questa filosofia comune del buon senso parte meglio rispetto alla filosofia dei filosofi universitari. Tuttavia si deve reagire alla tentazione di buttare via il bambino con l’acqua sporca, cioè a causa della crisi in cui si è impantanata la filosofia moderna – da cui non la salvano né la fenomenologia di Edmund Husserl [1859-1938] né la cosiddetta metafisica di Martin Heidegger [1889-1976], che sono piuttosto delle false piste – concludere che la filosofia non serve. Al contrario, la filosofia è indispensabile per fare della buona teologia e la crisi della filosofia è alle origini del fatto che è nata una cattiva teologia, che per me è alle origini della crisi nella Chiesa. Questa dunque nasce ben prima del Vaticano II, dato che la crisi della filosofia nasce almeno con gli attacchi alla ragione di Martin Lutero [1483-1546] e con Cartesio, se non già prima con l’autunno del Medioevo. Pertanto dalla crisi nella Chiesa – e nella società – non si uscirà senza un ritorno alla buona filosofia, il che equivale a dire come non si stanca di ripetere Benedetto XVI che la crisi della fede non si risolve senza affrontare la crisi della ragione». Come fare? «Certamente bisogna sottoporre a una severa critica le forme della filosofia moderna che continuano ad affascinare molti cattolici. Per esempio, si dovrebbe mostrare il fondo gnostico di Heidegger, il fallimento del programma di Husserl – qualche cosa, sia detto per inciso, che la sua allieva canonizzata santa Edith Stein [1891-1942] aveva capito molto più a fondo di quanto talora ci si voglia far credere – e la bancarotta della filosofia morale che nega la possibilità di trovare un vero fondamento dei principi etici, qualche cosa che nei Paesi dove si parla inglese deriva in gran parte da George Edward Moore [1873-1958], un personaggio che in Italia forse non ha avuto una grande influenza ma che negli Stati Uniti e in Gran Bretagna è stato decisivo. E tuttavia non basta la critica, e si deve sempre fare attenzione a non ridurre la filosofia alla storia della filosofia, un rischio che i nostri sistemi scolastici ripropongono continuamente. Combattere per la filosofia significa insegnare a ripartire dal senso comune, dal buon senso, e dal fatto che le grandi domande filosofiche – da dove vengo, dove vado, c’è o no un Dio, c’è una vita dopo la morte – sono nel cuore di tutti, precisamente come insegnava Giovanni Paolo II. E nello stesso tempo ammettere che alcuni filosofi hanno tratto dal buon senso le sue logiche conseguenze in modo più brillante di altri, ritornando a leggere e studiare i classici, soprattutto Aristotele e san Tommaso. Personalmente, se dovessi definirmi un una parola direi che sono sempre stato e rimango un tomista. Dobbiamo rileggere l’enciclica Aeterni Patris del 1879 di Papa Leone XIII [1810-1903] e capire che è un testo che non ci raccomanda semplicemente tra tante possibili filosofie quella di san Tommaso. Se fosse così la scelta di Papa Leone XII sarebbe in una certa misura arbitraria. Invece le differenze fra le filosofie sono radicali, e meritano che se ne occupi il magistero, solo quando sono differenze fra la verità e l’errore. Nella verità c’è compatibilità. Quella di san Tommaso e di Aristotele non è “un tipo” di filosofia. È “la” filosofia, quella che parte dai principi che guidano ogni forma di pensiero umano. Il resto è chiacchiera, sofisma o errore».
Massimo Introvigne

Gesù, Islam e scienza

Una quarantina di pagine che, a partire dall'attacco alle Torri Gemelle, ripercorrono la storia dell'Islam fino ad arrivare alla speranza che, attraverso i fatti imposti dalla scienza, i musulmani possano riconoscere Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore. Una lettura che aiuta a cogliere anche come il Cristianesimo abbia favorito la ricerca scientifica. Un saggio da studiare e da diffondere!
Laura Trevisan

L'immortalità dell'anima

Il beato Rosmini e l’immortalità «spirituale» dell’anima
DI MAURIZIO SCHOEPFLIN
«I fisiologi chiamano il cervello organo del pensiero, ma la verità è che il pensiero non ha organi».
Basterebbero queste considerazioni tanto concise quanto acute e di stupefacente attualità per farci comprendere l’importanza e la profondità dell’opera da cui sono tratte e l’alta statura speculativa del loro autore. A scrivere tali parole fu il grande Antonio Rosmini, che le affidò a uno dei suoi capolavori, la Psicologia, risalente agli anni 1846-1848, di cui, recentemente, è stata pubblicata una bella antologia ottimamente introdotta e commentata da Giovanni Chimirri. Il filosofo di Rovereto si cimentò da par suo col problema dell’anima, uno dei più dibattuti e controversi dell’intera storia del pensiero occidentale, elaborando dottrine molto articolate che rendono ragione delle più importanti questioni riguardanti la psiche umana: la sua identità, il rapporto che essa intrattiene con il corpo, il destino che l’attende.
Afferma Rosmini: «Se l’anima è una sostanza diversa dal corpo, dalla morte del corpo non si può ricavare la morte dell’anima. La morte è solo la cessazione degli atti vitali e corporali, ed è dunque assurdo attribuire la morte a ciò che corpo non è. Ma lo spirito non è una sostanza uguale al corpo, e quindi non soggiace alla morte di questo: l’anima è spirito, dunque l’anima è immortale».
Erede a un tempo fedele e originale della ricchissima tradizione speculativa ellenico­cristiana, il Roveretano va dritto al cuore del problema e afferma con forza la spiritualità e l’immortalità dell’anima umana: non a caso egli si giova della testimonianza di alcuni giganti del pensiero, tra i quali Platone, sant’Agostino, san Tommaso, san Gregorio Taumaturgo, sant’Atanasio e Lattanzio. In un’epoca in cui il razionalismo e il materialismo tendevano a minare alle fondamenta quello che noi oggi definiamo il personalismo cristiano, a Rosmini stava massimamente a cuore ribadire con forza l’unità, la semplicità, l’individualità e l’origine divina dell’anima dell’uomo, in una parola, la sua natura spirituale. Perseguendo questo nobile scopo, egli ci ha lasciato una lezione che è opportuno non dimenticare: una parte considerevole della filosofia contemporanea, infatti, sembra poco incline a valorizzare la persona umana e, spesso, le varie antropologie vanno addirittura nella direzione di un suo impoverimento. Tutta l’opera del Beato Antonio Rosmini, e la sua psicologia in particolare, si presentano invece come una sicura difesa dell’integralità e della grandezza dell’uomo.
Antonio Rosmini
SPIRITUALITÀ E IMMORTALITÀ DELL’ANIMA Antologia della «Psicologia»
Fede & Cultura Pagine 160. Euro 14,00
(Avvenire 23 gennaio 2010 p. 25)

Vaticano II cos'è andato storto?

Sull'Avvenire di oggi 28 gennaio 2010 c'è un bell'articolo sulla christian fiction, di cui Ralph McInerny è uno scrittore di spicco, ma di cui i Italia è pubblicato solo un libro: Vaticano II cos'è andato storto?
Riportiamo le poche ma importanti parole dell'articolo sul libro in questione.

"Ralph McInerny , uno dei maggiori filosofi cattolici contem­poranei stimato e apprezzato dal­l’attuale pontefice, di cui in italia­no è stato di recente tradotto da Fede & Cultura l’influente saggio
Vaticano II. Che cosa è andato stor­to? .
Milioni di americani conosco­no McInerny – che preferirebbe es­sere noto piuttosto per la filosofia – come il geniale creatore dei ro­manzi polizieschi con protagonista il sacerdote di Chicago Padre Dow­ling". (Massimo Introvigne - Avvenire)

Arcipelago Chiesa

Un libro di ottanta pagine, intense, fitte, traboccanti di fede in Dio e nella Chiesa Cattolica, pur registrando il dolore e la sofferenza di quanti chiudono il loro cuore alla salvezza offerta da Cristo. E' uno sguardo penetrante sull'Occidente e sulla storia della trasmissione della fede tra generazioni. Si coglie la grande battaglia sempre in corso tra il bene e il male e la necessità di formarsi bene con la preghiera, l'amore alla Bibbia, ai Sacramenti, allo studio del Catechismo, in piena fedeltà al Magistero della Chiesa. L'autore rielabora un'immagine fissata dal Card. Newman e presenta i continenti cristiani inondati dal secolarismo, facendo poi notare come ovunque emergano "isole" di fede, speranza e carità e lì il credente trova la forza per non essere trascinato dal generale decadimento della società. Un libro da leggere per farne poi preghiera operativa nella propria vita !
Laura Trevisan

Rivolti a Dio

“Tutto è bellissimo nella persona quando essa è rivolta a Dio, e tutto è invece deforme quando essa volge le spalle a Dio.”
Pavel Florenskij

Attori

Quanto sia distante il mondo odierno da quello dei secoli cristianissimi lo si vede nel mutato ruolo sociale dell’attore. A quei tempi categoria disprezzata e tenuta buona tutt’al più per far ridere, oggi è il sogno di ogni giovane. Intere città sono sorte attorno al mestiere, Hollywood in primis. Sono reputati divinità («divi») e alcuni diventano così ricchi da eguagliare i Pil nazionali. Democratica al massimo (chiunque può diventare attore), la categoria è considerata al top della cultura, tanto da ricevere, oltre a quelle del settore, onorificenze governative e di organismi internazionali. L’attore, colui che finge di essere quel che non è, è il modello sociale per eccellenza, così come in altro tempo lo era il cavaliere. Mi si dirà che ciò vale anche per i cantanti e i calciatori. Tuttavia, anche costoro ricevono consacrazione finale solo quando diventano attori, fosse solo di spot pubblicitari. Il nostro mondo, insomma, idolatra l’attore, colui che finge per mestiere di essere qualcun altro. Inquietante.
Rino Cammilleri

E Alessandro VI rimase ortodosso tra gli eretici

Un’indagine sui libri riguardanti Rodrigo mostra il carattere pretestuoso della maldicenza sul pontefice

N
essuno più di papa Alessandro VI (Rodrigo Bor­gia) ha incarnato lo stato deplorevole in cui ver­sava la Chiesa del Rinascimento, quando la di­sciplina dei preti era tragicamente trascurata; e gli affa­ri politici e bellici assorbivano l’impegno di papi che do­vevano reggere lo Stato della Chiesa.
Quando salì al soglio di Pietro, Rodrigo – prima cardi­nale rispettato – divenne personaggio criticatissimo. Dopo la sua morte fu additato dai protestanti come e­sempio della corruzione di Roma « Grande Babilonia » . Nei secoli, al castello d’accuse (fondate o infondate), si aggiunsero colpe più esecrabili, dall’incontinenza ses­suale alla simonia, al nepotismo, per arrivare all’ince­sto con la figlia Lucrezia, agli omicidi politici e alle tor­ture inflitte. Nel romanzo popolare, Rodrigo Borgia e i suoi figli divennero la quintessenza del Rinascimento i­taliano lussurioso e venefico. Appare come villain per­fetto in tanti B- movie e fumetti neri, sino al recente ro­manzetto
L’apprendista di Venezia di Newmark Elle (e­dito da Longanesi: da segnalare la quantità imbaraz­zante di svarioni storici) dove tesse trame, fa sparire van­geli gnostici, brucia eretici, ordina omicidi e, per regge­re tanto attivismo, divora… « bistecche di leone » .
Insomma, Alessandro VI primeggia per presenza sceni­ca e golosa propensione alla nefandezza. Ma è questa la vera immagine di Rodrigo o dobbiamo pensare che di lui si sia impadronita una « leggenda nera » che ha ac­centuato i tratti negativi portandoli all’assurdo? Proba­bilmente sì, come ci convince la lettura di un esame ra­gionato della storiografia dedicata al Borgia, La leg­genda nera di papa Borgia ( Fede & Cultura, pp. 256 € 20,00) di Lorenzo Pingiot­ti.
Se gli storici hanno aspor­tato strati di nero al ritrat­to di questo personaggio non è per obbligato revi­sionismo ma per la forza intrinseca dei documenti. Alessandro VI non fu un modello di virtù e non fe­ce onore all’altissima di­gnità cui fu chiamato, ma nemmeno fu un mostro folle. Nel conclave del 1492 dal quale uscì vitto­rioso non compaiono se­gni di simonia. La sua ele­zione fu una sorpresa, de­rivò da calcoli diplomatici estemporanei ma urtò a­spettative di stati potenti come la Francia. Cosicché, voci di « acquisto » della di­gnità pontificale furono insinuate da subito, comin­ciando da Francesco Guicciardini, politicamente av­verso al partito catalano del Borgia. E tuttavia – argo­menta Pingiotti – tale accusa appare oggi infondata al­l’esame dei documenti. E il nepotismo? Quello ci fu, eccome. Ma nell’intricatis­simo Quattrocento era pratica comune. Gli eletti prefe­rivano circondarsi di persone fidate, meglio se vincola­te da legami di sangue. Di questa pratica non fu certo Alessandro VI l’inventore. I catalani Borgia insidiavano le grandi famiglie baronali romane degli Orsini, Colon­na, Savelli e Caetani, e questi contrattaccarono produ­cendo libelli, calunnie, comprendenti omicidi e orge li­cenziose. Ebbe tre figli dall’amante da cardinale, giac­ché il cardinalato era da molti considerato una carica amministrativa che poteva essere accolta con il sem­plice diaconato e non vincolava al celibato. A tali ambi­guità avrebbe posto fine il Concilio di Trento, che però nel 1492 era ancora in mente Dei. Se nessuno storico crede più alla calunnia del rapporto incestuoso con Lu­crezia, anche il suo presunto ricorso al veleno per risol­vere controversie politiche appare una leggenda. Dun­que, alla conta dei fatti, Alessandro VI fu più principe che pastore e non è certo una novità. Piuttosto, va notato un altro aspetto, questo misterioso: in papi come lui, che vissero in tempi nei quali dignità vescovili venivano u­sate come merce di scambio, meraviglia la capacità di tenere diritto il timone dell’ortodossia, di non cedere mai all’eresia diffusissima.

(Mario Iannaccone, Avvenire 7/1/2010 p. 30)

In vista della vittoria

Se talvolta di fronte alla realtà della sofferenza sentite la vostra anima vacillare, il rimedio è guardare a Cristo. [...] Il dolore fa parte dei piani di Dio: la realtà è questa, benché ci costi capirla. Anche per Gesù, come uomo, fu costoso sopportarla [...] Il contegno di un figlio di Dio non è quello di ci si rassegna a una tragica sventura, quanto piuttosto di chi si rallegra pregustando la vittoria.
(San Josemaría Escrivá de Balaguer, È Gesù che passa, pp. 330-331)

Dov'è finito don Camillo?

Gentilissimi lettori,
poichè in molti, sia per mail che con commenti sul blog, avete chiesto che fine abbia fatto don Camillo, l'anziano gestore di questo sito, diamo una risposta - già inviata ad alcuni per mail - per tutti, che è stato l'ultimo post del reverendo.
Noi non abbiamo i dati del vecchio blog di don Camillo, ma cercando con Google "La voce di don camillo addio" ho trovato, in cache, questo post, che fu l'ultimo.
Volendo si possono leggere ancora (in cache) tutti i commenti.
Allego qui di seguito solo l'ultimo post di don Camillo.
Credo che possiate usare questo metodo, comunque, per cercare e trovare i vecchi post, perchè noi non li abbiamo: il sito è completamente nuovo dall'1 novembre 2009.

Con amicizia Vi auguro Buon anno!

Prof. Giovanni Zenone Ph.D.
Direttore
Fede & Cultura
viale della repubblica, 16
37126 Verona
tel. 045-941851
fax. 045-9251058

Cari amici,
ho varcato da molto il tempo della pensione ed ora sono stanco. Stanco non di lavorare nella vigna del Signore, che è la cosa più bella della vita, ma di combattere contro l'ignoranza invincibile, contro la volgarità degli attacchi alla Chiesa e alla Verità da parte degli anti-Cristi mediatici. Ho scritto tanto su questo blog, ho combattuto, mi sono arabbiato e anche divertito.
Ora mi rendo conto che sono stanco di tutto questo, che la battaglia deve continuare su un altro piano, quello mistico, quello della contemplazione e della preghiera. I tanti lettori di questo sito mi hanno in parte apprezzato e in parte odiato. I nemici sono rimasti tali, ma proprio per essi ho deciso che collaborerò alla loro salvezza in altro modo: pregando per le loro anime.
Ho deciso di ritirarmi in un monastero, anzi, in un romitaggio. Gli ultimi giorni della mia vita li trascorrerò senza computer, senza telefono, senza alcun rapporto col mondo esterno. Il mondo mi rivedrà solo quando dal mio romitaggio uscirò in una cassa di legno.
Tra pochi giorni non sarò più sul web e questo sito sarà ceduto ad altri che ne faranno quello che parrà loro opportuno.
Cominciano giorni di grande battaglia. Il demonio è sempre più scatenato, prepariamoci. Io vado in prima linea.
Vi chiedo perdono se ho fatto del male a qualcuno.
Pregate per me che sono un peccatore.
Vi voglio salutare, benedire ed abbracciare tutti.
Vostro

don Camillo

Fuori dalla Chiesa

131. E' grave danno esser fuori della Chiesa?
Esser fuori della Chiesa è danno gravissimo, perché fuori non si hanno nè i mezzi stabiliti nè la guida sicura alla salute eterna, la quale per l'uomo è l'unica cosa veramente necessaria.
(Catechismo di san Pio X)

Senza

L’umanità può vivere – egli dice – senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più nulla da fare al mondo. Tutto il segreto è qui, tutta la storia è qui.
Fëdor Dostoevskij

Un attimo di riflessione?

Dopo la tragedia delle 2 Torri gemelle (11 settembre 2001) ed il maremoto (26 dicembre 2004).
“Come ha potuto Dio permettere che avvenisse una sciagura del genere?”

La risposta che ha dato Jane Clacson, una ragazza orfana a causa della tragedia delle Twin Towers, ad una Tv americana è estremamente profonda ed intelligente (valida anche per la tragedia del maremoto) “Io credo che Dio sia profondamente rattristato da questo, proprio come lo siamo noi, ma per anni noi gli abbiamo detto di andarsene dalle nostre scuole, di andarsene dal nostro governo, di andarsene dalle nostre vite. Ed essendo Lui quel gentiluomo che è, io credo che Egli con calma si sia fatto da parte, anche se continua ad amarci, nonostante tutto! Come possiamo sperare di notare che Dio ci dona ogni giorno la Sua benedizione e la Sua protezione se gli diciamo: “lasciaci soli”? Considerando i recenti avvenimenti (attacchi terroristici, sparatorie nelle scuole, ecc.), penso che tutto sia cominciato quando 15 anni fa Madeline Murray O’Hare ha ottenuto che non fosse più consentita alcuna preghiera nelle nostre scuole americane; e le abbiamo detto OK. Poi qualcuno ha detto: “è meglio non leggere la Bibbia nelle scuole” (la stessa Bibbia che dice, Tu non ucciderai, Tu non ruberai, ama il tuo prossimo come te stesso); e noi gli abbiamo detto OK. Poi, il dottor Benjamin Spock ha detto che noi non dovremmo sculacciare i nostri figli se si comportano male, perché la loro personalità viene deviata e potremmo arrecare danno alla loro autostima, e noi abbiamo detto: “Un esperto sa di cosa sta parlando”; e così abbiamo detto OK. Poi, alcuni politici hanno detto: “Non è importante ciò che facciamo in privato, purché facciamo il nostro lavoro”; e, d’accordo con loro, noi abbiamo detto OK. Poi qualcuno ha detto: “Il presepe non deve offendere le minoranze”; così nel famoso museo Madame Tussaud a Londra al posto di Maria e Giuseppe hanno messo la Spice girl Victoria e Beckham; e noi abbiamo detto OK. Poi qualcuno ha detto: “Stampiamo riviste con fotografie di donne nude e chiamiamo tutto ciò salutare apprezzamento per la bellezza del corpo femminile”; e noi abbiamo detto OK. Ora ci chiediamo come mai i nostri figli non hanno coscienza e non sanno distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Probabilmente, se ci pensiamo bene, noi raccogliamo ciò che abbiamo seminato”. Buffo ... come è semplice per la gente gettare Dio nell’immondizia e meravigliarci perché il mondo sta andando alla rovina! Buffo ... come crediamo a ciò che dicono i giornali, ma contestiamo ciò che dice la Bibbia. Buffo ... come tutti vogliono andare in Paradiso, ma al tempo stesso non vogliono credere, pensare e fare niente di ciò che dice la Bibbia. Buffo ... come si mandino migliaia di barzellette, che si propagano come un incendio, ma quando si comincia a mandare messaggi che riguardano il Signore, le persone ci pensano due volte a scambiarseli. Buffo ... come tutto ciò che é indecente, scabroso, volgare e osceno circoli liberamente ovunque, mentre le discussioni pubblicate su Dio siano state soppresse a scuola o sul posto di lavoro. Buffo ... come a Natale nelle scuole la recita per i genitori non possa più essere sulla natività ed al suo posto venga proposta una favola di Walt Disney. Buffo ... come si stia a casa dal lavoro per una festività religiosa e non si conosca neppure quale sia la ricorrenza. Buffo ... come qualcuno possa infervorarsi tanto per Cristo la domenica, mentre di fatto è un cristiano invisibile durante il resto della settimana. Buffo ... che quando inoltri questo messaggio tu non ne dia una copia a molti di quelli che sono nella tua lista degli indirizzi, perché non sei sicuro del loro credo o di cosa penseranno di te per il fatto di averglielo mandato. Buffo ... come posso essere più preoccupato di ciò che pensa la gente di me, piuttosto che di ciò che Dio pensa di me. Stai pensando? Questa pagina passala ad altri, se pensi che lo meritino, sennò, semplicemente buttala, nessuno saprà mai che lo hai fatto e non ti succederà niente di male.