Guareschi alla Grande Guerra


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Gli immortali racconti di Don Camillo vengono in nostro soccorso chiamandoci alla buona battaglia, per conservare la fede e salvare l’anima. Giovannino Guareschi, che ha vissuto dolorosamente sulla propria pelle la Seconda Guerra Mondiale e la prigionia in un lager tedesco, la Grande Guerra del ’15-18 l’ha solo sentita raccontare, da bambino e da ragazzo, fino a che le illustrazioni della “Domenica del Corriere” non gli sono entrate nel sangue e nel cuore. La vera Grande Guerra in cui Guareschi ha militato è quella spirituale, per conservare la fede e salvare l’anima: alla stessa guerra siamo chiamati anche noi. Questo libro nasce da sette stagioni di programma radiofonico di un’emittente della Bassa Lombarda: nell’affrontare un po’ di storia e le attuali tristi cronache, Guareschi è venuto in soccorso con i suoi racconti che riposizionano la coscienza sulla linea giusta, con poche pennellate, facendo muovere i personaggi del Mondo Piccolo, dove Giovannino riesce a essere più profondo, più utile e soprattutto più leggibile di tanti teologi.




Negazione di ogni comune autorità morale

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La crisi e la disgregazione della nostra civiltà nascono con la diffusione dei semi di quegli elementi che avrebbero minacciato più tardi la nostra stessa esistenza: l’indipendenza di ogni singola regione del mondo cristiano da tutto il resto, la negazione di ogni comune autorità morale al di sopra di esse, l’affermazione dello Stato sovrano che non deve nulla a nessuno. 

Da "La crisi della civiltà" di Hilaire Belloc

 

Ispirato da Rousseau

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Ispirato da Rousseau, Robespierre portò in politica la logica totalitaria di un sistema universale di ispirazione religiosa, fatto di ombra e di luce: la sua “volontà generale” non era certo la volontà della maggioranza ma la volontà di coloro che sono virtuosi e in possesso della verità, i giacobini, setta eretta come nuova Chiesa nella Francia rivoluzionaria.

Da "Robespierre" di Friedrich Sieburg


 

Volto Santo, il sigillo della Divinità sulle anime

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Tale devozione, che La Nuova Bussola Quotidiana ha più volte approfondito, è strettamente legata alla Sacra Sindone
 poiché è proprio da una fotografia scattata al telo della Passione che è rimasto impresso, sul negativo della pellicola, il Volto di Gesù così come lo vediamo oggi sulle stampe e sulle medaglie che si prestano al culto dei fedeli.
Ebbene, la potenza e la profondità del Volto di Gesù, vero Dio e vero Uomo, è tale per cui il Cielo ha scelto che fossero più d’una le anime sante a cui affidarne i segreti. Vi è infatti un’altra religiosa, la carmelitana suor Maria di San Pietro, che ha speso tutta la sua breve vita al fine di diffondere nel mondo la conoscenza e la confidenza nel Volto Santo di Gesù.                                                      E, sebbene tale seconda devozione sia legata ad una differente immagine iconografica di nostro Signore, quella impressa sul telo con cui la Veronica ha asciugato il Volto del Salvatore, il significato che da esso emana risulta sostanzialmente il medesimo, a riprova di una unica Divina Volontà.

UN’ANIMA PRESCELTA E FORGIATA NEL FUOCO

La vita di Suor Maria di San Pietro (1816-1848), per quanto breve - la carmelitana di Tours visse solo 31 anni -, è ricchissima di manifestazioni divine sin dalla più tenera età. La sua biografia di recente pubblicazione ("Voglio Contemplare il tuo Volto. La devozione che ha per fine il Paradiso", edizioni Fede & Cultura) ci dà modo di saggiare alcuni episodi significativi da lei stessa raccontati nel diario scritto in obbedienza alla superiora, come spesso accade per le anime predilette.

“Sono nata il 4 ottobre 1816 - racconta la vergine - nello straordinario giorno della morte della nostra Santa madre Teresa (Teresa d’Avila, ndr) e della Festa di San Francesco d’Assisi (…). Mia madre mi affidò alle cure di una nutrice che era una persona eccellente, ma un mese dopo la mia nascita accadde un incidente che avrebbe potuto uccidermi senza la speciale protezione di Dio. La mia nutrice uscì un attimo lasciandomi nella culla. Una delle sue nipoti mi prese tra le sue braccia, accanto al fuoco, senza dubbio per riscaldarmi, ma io le scivolai di mano e caddi tra le fiamme. Quell’incidente mi ha lasciato un segno indelebile sul viso”. 

Ecco che dalle prime battute del diario di suor Maria, emergono i tratti di un'anima forgiata nel fuoco: tutta la sua esistenza sarà infatti disseminata di acerbissime prove e di svariate sofferenze che, sempre accompagnate dalla grazia di Dio, faranno sbocciare in lei una fede fiera e forte, necessaria per la speciale missione riservatale dal Cielo. Una missione che sembra essere premonita da quell’incidente che le rovinò il volto appena nata, come ad indicare che non sarebbe stato il suo, ma quello di Gesù, l’unico volto che avrebbe dovuto servire e contemplare per tutta la sua vita.

LA FRECCIA D’ORO

Suor Maria, attraverso una serie di lettere scritte alla madre superiora, racconta la prima fase della sua missione come le è stata rivelata da Dio.

È il 26 agosto del 1843, un temporale di straordinaria violenza scoppia improvvisamente e un cielo di fuoco si abbatte sulla città di Tours. Verso le 17 la carmelitana inizia la sua preghiera serale ai piedi della Croce e, turbata da quanto vede accadere in cielo, domanda al Signore “il motivo della sua collera”. Il Divino Maestro le risponde: “Ho sentito i tuoi sospiri, ho visto il tuo desiderio di glorificarMi; questo desiderio non viene da te, sono Io che l’ho suscitato”.

Poi la suora stessa continua il racconto: «Gesù mi aprì il Suo Cuore, vi raccolse i poteri della mia anima e mi disse queste parole: "Il Mio Nome è bestemmiato ovunque, anche i bambini bestemmiano". E mi fece capire come questo terribile peccato ferisca il Suo Cuore Divino più di ogni altro. Con la bestemmia il peccatore Lo maledice in faccia (…). La bestemmia è una freccia avvelenata che ferisce continuamente il Suo Cuore: mi disse che voleva darmi una freccia d’oro per ferirLo delicatamente e cicatrizzare le ferite della malizia che i peccatori Gli infliggono».

"Questa è la formula di lode che Nostro Signore, nonostante la mia grande indegnità mi ha dettato per la riparazione delle bestemmie contro il Suo Santo Nome: me l’ha data come una freccia d’oro assicurandomi che ogni volta che la dirò, ferirò il Suo Cuore con una ferita d’Amore:

Sia sempre lodato, benedetto, amato, adorato, e glorificato, il santissimo, il sacratissimo, l'adorabilissimo, l'incomprensibile ed inesprimibile Nome di Dio in cielo, sulla terra e negli inferi, da tutte le creature uscite dalle mani di Dio e dal Sacro Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo nel Santissimo Sacramento dell'Altare. Così sia”.

IL SACRO CUORE E IL VOLTO SANTO 

Il 27 ottobre 1845 Gesù comunica a suor Maria la seconda parte, cioè il cuore vero e proprio della sua missione. “Il nostro Buon Salvatore avendo raccolto le forze della mia anima nel Suo Cuore Divino, mi ha applicata con forza alla contemplazione del Suo adorabile Volto; alla luce dei suoi raggi celesti mi ha fatto vedere che questo augusto e Santo Volto offerto alla nostra adorazione, era lo specchio ineffabile delle perfezioni comprese nel nome di Dio. (…)"

"Ho capito che come il Sacro Cuore di Gesù è l’oggetto sensibile offerto alla nostra adorazione per rappresentare il Suo immenso Amore al Santissimo Sacramento dell’altare, così anche nell’opera di riparazione il Volto di Nostro Signore è l’oggetto sensibile offerto all’adorazione degli associati per riparare gli oltraggi dei bestemmiatori che attaccano la Divinità di cui essa è la figura, lo specchio e l’espressione. In virtù di questo adorabile Volto, presentato all’Eterno Padre, si può placare la Sua rabbia e ottenere la conversione dei malvagi e dei bestemmiatori”. 

Così come emergeva con potenza anche nelle rivelazioni alla Beata Pierina de Micheli, la stessa suor Maria ci racconta di un legame strettissimo tra il Sacro Cuore ed il Volto Santo: non si può amare il Cuore di Gesù se non si ama il Suo Volto e viceversa. Se però, nel caso del Volto legato alla Sacra Sindone, impariamo che il Volto Santo si imprime sul nostro cuore grazie al Sacramento dell'Eucaristia (l'altra faccia della medaglia del Volto Santo è infatti l'Ostia consacrata); è nel velo della Veronica, invece, che contempliamo il Volto di Dio come fonte di Divinità che si imprime sulla nostra anima.

"CERCO DELLE VERONICHE"

Vi è poi un ultimo importante aspetto del mistero del Volto Santo, che venne rivelato alla carmelitana di Tours solo quando fu misticamente trasportata in spirito direttamente sul Calvario.

“Lì - racconta suor Maria di San Pietro - Nostro Signore mi ha concesso di vedere vividamente il pio gesto della Veronica che ha asciugato il Santissimo Volto con il suo velo, poi ricoperto di sputi, polvere, sudore e sangue. Questo Divino Salvatore mi ha fatto sentire che gli empi con le loro bestemmie stanno ora rinnovando gli oltraggi inflitti al Suo Santo Volto, tutte queste bestemmie riversate contro la Divinità ricadono sul Volto di Nostro Signore, che si è fatto vittima per i peccatori. Quindi mi disse che avrei dovuto imitare lo zelo della pia Veronica, che con tanto coraggio ha attraversato la folla dei suoi nemici e che me l’ha data come protettrice e modello". 

"Applicandoci alla riparazione delle bestemmie, rendiamo a Cristo lo stesso servizio di questa eroica donna ed Egli guarda coloro che agiscono così con la stessa compiacenza come se avessero compiuto questo atto durante la Sua Passione”. Gesù infatti spiegò a suor Maria che la missione a lei affidata è una missione per il mondo intero: “Cerco delle Veroniche per pulire e adorare il mio volto Divino che ha così pochi adoratori. (… ) Tutti coloro che onoreranno il Santo Mio Volto, in spirito di riparazione, faranno con ciò l’opera medesima della Veronica. Oh, se tu potessi vedere la bellezza del mio volto! Esso è come il sigillo della Divinità che ha la virtù di imprimere l’immagine di Dio nelle anime che lo contemplano".

Costanza Signorelli, La Nuova Bussola Quotidiana

Un libro denuncia la morte interiore dell’uomo occidentale


Un uomo, un padre, un giornalista. Nathaniel Delaney, proprietario e redattore del giornale locale The Echo, diventa l’inconsapevole voce di quel piccolo resto che è rimasto vigile di fronte alla deriva sottilmente totalitaria del mondo attorno a lui.

Delaney non è caduto nell’intorpidimento che ha colpito l’uomo occidentale, in quella morte interiore che un ex professore dell’Istituto d’Arte di Mosca, perseguitato dal Kgb e fuggito dall’Unione Sovietica, rimprovera, nel romanzo, al nostro popolo: “Laggiù ti uccidono, ma qui ti uccidono il cuore. Siete già morti, siete un popolo morto”. Parole che il protagonista così commenta in un articolo del suo giornale: “Quell’uomo ha dato voce a quella che è la sensazione della maggior parte degli artisti espatriati che conosco: sentono che la gente dell’Occidente è diventata in generale incapace di capire ciò che viene detto loro. Ascoltiamo senza intendere, guardiamo senza vedere”. Non siamo più in grado di comprendere la realtà, di cogliere il vero, amare la bontà, godere della bellezza: tutto è sepolto sotto innumerevoli stratificazioni ideologiche.

Resi ciechi ai classici universali, ci è ormai impossibile decodificare i segnali della decadenza e del più grande totalitarismo che la storia abbia mai conosciuto; anzi, “quest’uomo nuovo anela alla decadenza dell’Occidente come se i nostri giocattoli e le nostre droghe fossero icone di libertà”. Quest’uomo, forgiato secondo il nuovo umanesimo, “illudendosi di essere libero, è in realtà la vittima più tragica dello spirito del totalitarismo globale”.

Il romanzo di Michael D. O’Brien, pubblicato nel 1999 con il titolo Plague Journal e finalmente tradotto in italiano da Fede & Cultura (con il titolo: Il diario della peste), anticipa di vent’anni quegli avvertimenti di uomini fuggiti dai paesi ex-sovietici, cui Rod Dreher, nel suo ultimo saggio Live not by lies, ha voluto dare voce. Per loro è evidente quanto noi non riusciamo ancora a vedere: sotto la copertura dei nuovi diritti, l’uomo occidentale è divenuto schiavo e si appresta ad entrare nella peggiore tirannia possibile, quella che porta ad amare le proprie catene, ad osannare i propri aguzzini, ad attendere come liberatori gli stessi artefici dei nostri mali.

Una tirannia che prende potere insinuandosi nella nostra interiorità, mediante una propaganda martellante e insidiosa, che ha forgiato la nuova umanità a partire dall’immaginario dei bambini, violentato e mortificato da narrazioni, immagini e giochi preconfezionati. E lui, Nathaniel, da padre, ha compreso di dover difendere i propri figli, andando controcorrente, leggendo loro fiabe dove i draghi rappresentano il male, quel male che va combattuto e non accettato in nome di una inclusività suicida: “Era bello che [i bambini] avessero paura dei draghi, poiché temendo impararono a vincere la paura con il coraggio. I draghi non possono essere domati ed entrare in dialogo con loro è fatale. Le vecchie storie lo hanno insegnato ai nostri figli. Al contrario, le nuove storie erano decisamente a favore dei diritti civili dei draghi e incoraggiavano percezioni che erano in realtà una forma di antica neolingua”.

Riflessioni, avvertimenti, provocazioni che provano a rallentare una trama narrativa che corre veloce, tremendamente avvincente da spingere a divorare il libro in meno di quarantott’ ore.

Non si può svelare il finale di un libro in una recensione; ma la formazione profondamente cattolica dell’autore non poteva limitare la buona battaglia ad un meccanismo di azione e reazione culturale, ad una gnosi da contrapporre ad un’altra gnosi. La redenzione, la vera liberazione per sé e per i propri cari, deve passare dalla conformazione a Cristo nella sua Passione; nell’accettare di portare su di sé il peso del mondo, fino a rimanerne schiacciati; nell’aprirsi ad un perdono dei propri nemici e dei propri amici traditori, proprio nel momento in cui si comprende che è giunto il momento di dare la vita.

Luisella Scrosati, La Nuova Bussola Quotidiana




Dio ci induce in tentazione?


La Sacra Scrittura ha numerosi passi in cui si vede che Dio induce in tentazione, mette alla prova... i figli che ama. Se qualcuno preferisce di no si metta in coda tra quelli che Dio rigetta! Prego, la via è larga e spaziosa, c'è posto per molti! Ciononostante possiamo trovare qualcosa di buono nel nuovo messale?

Indagine critica e razionale

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La filosofia, letteralmente "amore per il sapere", si configura da subito come un’indagine critica e razionale intorno agli interrogativi di fondo che l’uomo si pone su se stesso e sulla realtà che lo circonda: chi siamo? Da dove veniamo? Per questo la filosofia ha un'ambizione di totalità e intende risalire alla causa del tutto, ordinando la realtà rispetto al caos e prevedendo un fine ultimo che governa le cose.

Da "La sapienza dei Greci" di Stefano Fontana.

 

Ci siamo spostati dopo 13 anni

Cari amici, era il 2 novembre 2009 quando prendevamo in mano questo blog e gli davamo una nuova vita, come "voce culturale ufficiale...