Un anno in Libreria Fede & Cultura OGGI!

Questa sera venerdì 17 giugno, fra le 18 e le 20, a Verona in viale della repubblica 15 (Quartiere Borgo Trento) si festeggerà la prima libreria cattolica Fede & Cultura di Verona. Sarà presente Mons. Gino Oliosi e don Ferdinando Rancan. Benedizione dell'apostolato di Fede & Cultura, consacrazione pubblica al Cuore Immacolato di Maria con la formula di Fatima, vino Lugana e pizza per i convenuti.

Sconto del 30% solo questa sera e solo per i convenuti su tutti i libri editi da Fede & Cultura.

Vi aspetto numerosi!

Morte del diavolo?

“Il più grande errore moderno non è l’annuncio della morte di Dio, ma l’essere persuasi della morte del diavolo”.

Nicolàs Gòmez Dàvila (1913-1994), originale pensatore colombiano, autore della frase contenuta nel libro: “In margine a un testo implicito”(edito da Adelphi), rivolge la sua critica non tanto all’autore della cosiddetta “morte di Dio”, Friedrich Nietzsche (1844-1900), ma piuttosto al mondo moderno ateo e relativista, che non sa più cogliere il significato religioso ed il primato di Dio. Attraverso aforismi illuminanti e paradossi, il filosofo colombiano ci ammonisce dello stato precario in cui versa la società odierna, incapace di leggere dentro (intelligere) gli avvenimenti e di comprendere la necessità del posto di Dio nel mondo, come condensato in questa eloquente frase: “La religione non è nata dall’esigenza di assicurare solidarietà sociale, come le cattedrali non sono state edificate per incentivare il turismo”. La presunta libertà

Referendum? Astensione!

Al referendum voluto dalle sinistre vetero e neo comuniste e stataliste non si deve andare. Con l'astensione si garantisce il meglio e il fallimento del progetto neocomunista di uno stato balia tirannico e onnipresente.

Un radicatissimo pregiudizio nei confronti della concorrenza induce a ritenere che i servizi (e massimamente quelli di prima necessità) siano - per garantire i meno abbienti - prerogativa assoluta dello Stato. Ma è proprio il monopolio dello Stato (o dei suoi prolungamenti) a determinare servizi scadenti e più costosi oneri. Conseguenze, queste, che pesano soprattutto sui più poveri.
L'isteria della sinistra negli scorsi decenni ha ostacolato in ogni modo (e in Italia addirittura impedito) il ricorso al nucleare per la produzione di energia.
C'è da dire che le urla rabbiose contro l'uso civile del nucleare, si trasformavano in silenzi compiaciuti quando, invece, era in questione l'uso militare o comunque spregiudicato (vedi Chernobyl 1986) del nucleare da parte degli Stati comunisti.
Per quanto riguarda l'Italia, la massiccia campagna propagandistica ha costretto i governi a rinunciare al nucleare. Questa irresponsabile scelta non ha comunque impedito né di avere centrali nulceari intorno ai confini nazionali, né di dipendere dagli Stati che con il nucleare producono a basso costo quell'energia che poi da loro l'Italia acquista ad alti prezzi.

Fede & Cultura premiata dal Mevd alla prima marcia nazionale per la Vita


Sabato 28 maggio numerose famiglie, religiosi e sacerdoti da diverse parti d’Italia (da Trento a Roma, da Trieste a Torino, da Genova a Verona, da Milano a Firenze e da tante altre città) si sono ritrovate in Piazza Malvezzi davanti al Duomo di Desenzano per manifestare insieme per la Vita, contro la “cultura della morte” disgregatrice della nostra società. Lungo il percorso, in gran parte snodato attraverso stradine di campagna, si è proceduto marciando e gustando, allo stesso tempo, pregevoli scorci suggestivi dell’incantevole lago di Garda, resi ancor più limpidi dal fortunale abbattutosi in quei luoghi lacustri il giorno precedente. Anche la temperatura era assai gradevole, così come la lunga carovana di persone che liberamente ha marciato, pregato e cantato fino alla splendida Abbazia benedettina di Maguzzano (ora retta dai Servi della Divina Provvidenza di San Giovanni Calabria). Una manifestazione riuscita soprattutto per la partecipazione popolare che, in modo semplice ma al contempo fiero, ha inneggiato alla Vita, spronando ad accoglierla ed a custodirla come un prezioso dono del Signore. Una carrellata di stendardi, manifesti spontanei, palloncini colorati (a ricordare ogni bambino non nato) di diverse associazioni, gruppi, movimenti, per testimoniare la sacralità della Vita, la sua irriducibile dignità, la sua indisponibilità. Dopo il pranzo al sacco, consumato nell’ampia area verde o sotto le fronde di alberi secolari dell’Abbazia, si sono tenute nel primo pomeriggio due interessanti tavole rotonde che hanno visto la partecipazione attenta di un folto e variegato pubblico, accorso in un numero imprevisto, superiore alle attese degli organizzatori (Associazione Famiglia Domani e il Mevd-Movimento Europeo Difesa Vita, il cui Presidente, Francesco Agnoli, è stato più volte menzionato e ringraziato per l’impegno profuso pro-life).
Nella prima tavola rotonda, moderata brillantemente da Virginia Coda Nunziante (Famiglia Domani), il Dr. Antonio Oriente, ginecologo siciliano, ha testimoniato la sua toccante esperienza personale di dolorosa conversione che l’ha condotto, dopo aver procurato migliaia di aborti, ad un impegno totale a sostegno della Vita. “La lotta per la vita – ha sostenuto il medico- ha necessità di operai; non dobbiamo abbandonare la vita”. “Mai più morte fino alla morte!” ha esclamato in modo commovente l’illustre ginecologo, che dopo lunghi anni a bistrattare la vita, lui e la moglie Carmela “hanno trovato il Signore”, il Signore della Vita. Successivamente ha preso la parola il Prof. Mario Palmaro, filosofo del diritto presso l’Università Europea di Roma, che ha ribadito che il popolo della vita, come quello adunatosi in questa memorabile occasione, è il popolo dei semplici. Presidente del Comitato “Verità e Vita”, Palmaro ha richiamato alla semplicità della Verità, accostandola alla semplicità e verità della manifestazione in corso. Senza tuttavia perdere il profondo senso della realtà delle cose, ha sottolineato che siamo in un campo di battaglia, schierati a difesa della vita innocente, in prima linea per denunciare con vigore che “uccidere un bambino è un omicidio”. Difesa della vita nascente che si collega a quella della vita morente. Palmaro ha invitato tutti “a non mimetizzarsi con questo mondo,marcando con forza la propria identità contro la cultura della morte”. Ha sostenuto ancora l’importanza dell’ortodossia, da approfondire, da difendere, da testimoniare, chiarendo che “l’intransigenza non è affatto mancanza di carità (come talvolta si vorrebbe far credere) ma, al contrario, è apportatrice di una grande serenità ed è una questione dalla quale dipende il futuro della nostra civiltà cristiana”. Un’ulteriore sentita testimonianza è stata quella di Don Pierino Ferrari, Presidente della Comunità Querceto di Mamré, che dal 1974 accoglie bambini disabili e malati. Il sacerdote ha ricordato che: “Tanto un uomo vale quanto sa amare” invitando tutti all’accoglienza nella Provvidenza Divina: “Chi non accoglie non sarà mai fecondo”. Accostandosi ad un brano significativo dell’Antico Testamento, Don Pierino Ferrari ha voluto farci cogliere i quattro valori indicati dalla tenda di Abramo: 1- avere cura di ogni persona; 2- nella tenda regni l’amore; 3-ognuno deve essere collegato (con l’antenna della propria coscienza formata) alla regia divina; 4- non si deve passar oltre dinanzi ad un vero bisogno (collegandosi alla parabola del Buon Samaritano).
Riprendendo un passo dell’evangelista Luca, Don Ferrari ha detto che “dobbiamo camminare verso la meta, che è l’Amore”.
In seguito ha preso la parola il Responsabile del Movimento “Con Cristo per la vita. Regina dell’Amore” di Schio, Lino Nasato, che ha letto un messaggio davvero molto sentito, che ha profondamente commosso il pubblico ed il lettore stesso. Ecco l’appello inviato, in questa felice ricorrenza a difesa della Vita, fra gli altri, anche al Presidente della Repubblica Italiana: “Signor Presidente, fermi questi orribili delitti, questo spargimento di sangue innocente. Noi anziani non abbiamo lottato abbastanza per fermare questa Legge 194. Oggi siamo qui perché l’essere genitori e nonni ci ha fatto capire che la Vita è un grande dono di Dio … Signor Presidente, non possiamo più tacere di fronte a questi misfatti. Richiami i parlamentari a cambiare questa Legge … Da nonno, quanto bello è ricevere una carezza dal nipotino o un sorriso o giocare con lui. Da genitori non si poteva gustare tutto questo, perché impegnati nel troppo lavoro. Signor Presidente, anche Lei avrà ricevuto queste tenere carezze; non dovranno mai mancare, ma se continuiamo in questa strada di morte, Cristo ci leverà questa gioia. Sarà la fine di tutto, Signor Presidente. I giovani non sorridono più, a causa della Legge sul divorzio. Cosa abbiamo combinato noi, di una certa età, in quel tempo in cui abbiamo approvato quelle Leggi sul divorzio e sull’aborto!!! Tutto per il nostro egoismo!!! Ci dobbiamo inginocchiare e dobbiamo domandare perdono a Dio. Tra non molto, se non cambierà il nostro animo, arriverà la Legge sull’eutanasia … Se non abbiamo fede, che cosa porteremo nelle nostre mani, se non abbiamo fatto nulla per la Vita? Però, se abbiamo testimoniato e combattuto per questi valori, avremo questi piccoli martiri in Cielo che testimonieranno a nostro favore. Signor Presidente, coraggio! Si consacri a Maria. Le verrà data una grande gioia …”.
Nella sosta tra la prima e la seconda tavola rotonda pomeridiana, è stato fatto un collegamento all’aperto con Cuba, dove si è potuto sentire la voce vibrante del medico cattolico Oscar Elias Biscet, imprigionato dal regime comunista di Fidel Castro per aver denunciato la violazione dei diritti umani, in primis l’alto tasso abortivo di Cuba. Di questo cattolico pro-life perseguitato sono state riprodotte delle magliette con la sua effigie, che si potevano acquistare presso il banco libri tenuto dalla Editrice Fede & Cultura, oppure anche reperibili presso il sito: www.fedecultura.com.
Nella seconda sessione pomeridiana il ruolo di moderatrice è stato assunto dall’insegnante Marisa Orecchia (FederVita Piemonte) che con piglio vivace e autorevole ha presentato uno dei più illustri promotori dello storico Movimento per la Vita italiano, il Dr. Silvio Ghielmi, il quale, con una incisiva relazione, ha ricordato i gloriosi nomi dei sostenitori pro-life italiani, dei quali, purtroppo, si è in parte perduta la memoria. Ha menzionato così meritoriamente Giuseppe Garrone, autore di iniziative forti come il Cassonetto della Vita (inaugurato dal famoso e grande scienziato francese Jerome Lejeune) o come il telefono S.O.S. Vita. Ha ricordato Francesco Migliori, primo Presidente del Movimento per la Vita e sostenitore della Fondazione Vita Nova nonché di innumerevoli e lodevoli iniziative, tra cui il Progetto Agata Smeralda “indirizzato- secondo le parole di Ghielmi- al sostegno di bambini poveri in Brasile con adozioni a distanza”. Anche il nome di Mario Paolo Rocchi, creatore del nome Progetto Gemma è stato doverosamente evocato. Silvio Ghielmi ha citato una importantissima data, il 7 maggio 1994, quando sulla tomba al cimitero di Mesero, Mons. Michel Schooyans, professore dell’Università Cattolica di Lovanio, grande difensore della vita a livello mondiale, celebrò la Messa per invocare la protezione di Santa Gianna Beretta Molla su quel Progetto Gemma che fece così tanto bene da raggiungere quota 1200 adozioni l’anno.
Ha concluso infine i lavori assembleari il Dr. Renzo Puccetti, scrittore e medico toscano, che ha voluto intensamente allacciarsi a quanto citato all’inizio di questo costruttivo pomeriggio: “Siamo in guerra; hanno dichiarato guerra all’uomo. Siamo chiamati a combattere contro un nuovo totalitarismo relativistico, espressivo di quella cultura della morte spesso richiamata da più parti”.
Ha incalzato in modo efficace il Dr. Puccetti (Responsabile “Scienza e Vita” di Pisa e Livorno): “Dobbiamo combattere senza lasciar sguarnito alcun fronte: da quello filosofico a quello scientifico, da quello etico a quello giuridico”. Ha ribadito ancora: “Dobbiamo batterci per leggi giuste e non dobbiamo autocensurarci. La Legge 194 è una Legge profondamente ingiusta”.
Gli interventi succedutisi sono stati ripresi da TelePace e registrati da RadioMaria.

Ci sono state infine le premiazioni per rendere omaggio a quanti si offrono per sostenere una “cultura della vita” con mezzi diversi. Sono stati quindi omaggiati di una prestigiosa targa-premio commemorativa, nell’ordine, Gianpaolo Barra, Direttore della rivista apologetica “Il Timone”, il Prof. Roberto de Mattei, Presidente della Fondazione Lepanto, Giovanni Zenone, Presidente della Casa Editrice “Fede & Cultura”, l’ostetrica Maria Pellegrini e Padre Livio Fanzaga, Direttore di Radio Maria. Sono state celebrate tre Messe, in rito ordinario e straordinario secondo le indicazioni del Motu Proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI a cui hanno aderito numerose persone.
I sacerdoti e religiosi che hanno celebrato e che erano a disposizione anche per le confessioni appartenevano ai Francescani dell’Immacolata ed all’Istituto del Verbo Incarnato (IVE) di Segni. Anche le suore dei rispettivi ordini erano presenti ed hanno animato con pregevoli canti le liturgie.
Da menzionare infine ed elogiare l’organizzazione di questa stupenda marcia-evento per la deliziosa scelta del luogo, per il servizio efficace di bus navetta Maguzzano-Desenzano e per lo spirito di profonda amicizia e libertà che l’hanno animato. Un popolo in cammino, in marcia … per la Vita!
Fabio Trevisan, Vice-Presidente di Fede & Cultura

Oscar Wilde


“Dimentichi che io non ho nulla di comune e che sono molto nobile. Caspita! Tutti possono avere senso comune: basta non avere fantasia. Ma io ho fantasia, perché non vedo mai le cose come sono. Le vedo sempre molto diverse da ciò che sono in realtà”.
Chi proferisce tali parole è un razzo!  Sì, un razzo famoso nella fertile immaginazione di Oscar Fingal O’Flahertie Wills Wilde (meglio conosciuto come Oscar Wilde), autore geniale non moralmente ineccepibile, che scrisse alcuni brevi racconti-fiabe per piccini e adulti, autentici capolavori letti e rappresentati pure teatralmente con grande successo come: “Il gigante egoista” o “Il principe felice”.
In quest’altra favola, meno conosciuta, dal titolo: “Il razzo famoso”, Wilde ci fa comprendere ironicamente quanto l’umile ma nel contempo potente trasfigurazione non abbia nulla a che vedere con la superbia di questo razzo famoso. La trasfigurazione infatti (Cervantes docet) non contrasta  il senso comune poiché poggia sulla realtà; la spocchiosa fantasia del razzo si contrappone invece al senso comune, ovvero a ciò che tutte le persone vedrebbero se fossero davvero libere dai pregiudizi.
La forte allusività simbolica della trasfigurazione si innesta sul reale rinvigorendolo, facendocelo “vedere” sotto altri aspetti; la “fantasia” debole del razzo orgoglioso ci impedisce persino di vedere le cose come sono. Nella grande festa pirotecnica di corte, l’unico a non saper gustare le celebrazioni di nozze tra il principe e la principessa fu esattamente quel razzo altero e saccente, quel razzo famoso!
Con incredibile maestria, Wilde ci descrive la parabola discendente (un razzo infatti dal cielo discende) di un razzo che non sapeva riconoscersi per quello che era ed a cui era destinato: “Tutti ebbero gran successo tranne il razzo. Era così umido di lacrime che non potè incendiarsi. Ciò che di migliore c’era in lui era la polvere, ma era così bagnata che non prese fuoco”. Notevoli sono i rimandi evangelici nell’opera di Wilde, autore che fu cresciuto cristianamente e che, nonostante le varie vicissitudini esistenziali, spirò pure assistito dai Sacramenti cristiani. L’accostamento alle Ceneri quaresimali (ciò che di migliore c’era in lui era la polvere) ed al senso e alla fierezza dell’umiltà cristiana (era così umido di lacrime che non potè incendiarsi) sono davvero prodigiose e meritano un ulteriore approfondimento. Quel razzo superbo e inutile viene gettato così, come nella Geenna, nello stagno melmoso; ma la pervicace ostentazione di quel razzo non ha limiti, come ce lo descrive umoristicamente Wilde: “E cadde nella melma. Non è molto comodo qui – osservò il razzo- ma senza dubbio è una stazione termale alla moda dove mi hanno mandato per ristabilirmi in salute. Ho i nervi scossi e ho bisogno di riposo”. L’autoreferenzialità ed il solipsismo di quel razzo raggiunge vette che ci fanno sbellicare dalle risa: “Tengo spesso lunghe conversazioni con me stesso e sono tanto profondo che a volte non comprendo una parola di quello che dico”.
Impariamo sorridendo con Oscar Wilde e con la fine ingloriosa di quel razzo che sprofondò ancor più nel fango, meditando sulla bellezza del suo genio.

Fabio Trevisan, Vice-Presidente di Fede & Cultura

La chiamata dell'imprenditore

Guardate tutto questo entusiasmante video per gentile concessione dell'Acton Institute! La vera risposta ai problemi economici, alla povertà, allo statalismo. Un grande aiuto per capire il valore, la vocazione e la responsabilità del lavoro in proprio e della libertà. Prendetevi il tempo perchè questi 58 minuti di video possono davvero cambiare la vostra vita. Potete anche comperare il dvd all'url  https://secure.acton.org/BookShoppe/main/title.php?id=575. Per la versione con sottotitoli in italiano chiedete alla mail istitutoacton@acton.org.

Assassinato perché contro l'aborto


Negli Stati Uniti, gli abortisti militanti (riuniti sotto la sigla Pro-Choice) non fanno molte chiacchiere su quanto sia morale e progressista uccidere un bimbo nella pancia della madre.
Se non altro, si rendono conto che è tutta una questione di affari, eugenetica e misantropia.
Qui in Italia, sappiamo com’è l’andazzo: se dici che l’aborto è omicidio, sei un reazionario maschilista misogino che fa del terrorismo psicologico ecc…
Francesco Agnoli, in un articolo sulla “celebre lite tra Italo Calvino e Claudio Magris” (in occasione del referendum), ricorda una frase del celebre scrittore (Calvino, non Magris), che simboleggia tutta l’ipocrisia italiana: «Abortire non è soltanto una triste necessità, ma una decisione altamente morale da prendere in piena libertà di coscienza».
Per questo non possiamo chiamare l’aborto col suo vero nome: assassinio, omicidio, pena di morte per l’innocente.
A dire il vero non potremmo nemmeno chiamarlo aborto, ma “Interruzione Volontaria di Gravidanza”.
No, anzi, solo IVG.
Almeno in America si discute di soldi e di sangue: tutti hanno presente il racket delle cliniche abortiste, gli stipendi da nababbi di chi le dirige e la potentissima lobby che ha strappato ad un Obama appena insediato milioni di finanziamenti pubblici ai programmi della International Planned Parenthood Federation.
Questo per quanto riguarda gli affari.
Ma ho anche parlato di eugenetica. La “cultura” abortista americana nasce infatti con gli aberranti proclami di Margaret Sanger.
Tanto per farsi un’idea (citazione tratta da “Il mito del femminismo buono”, Antifeminist, 29/06/’09):
«La massa di negri, in particolare nel Sud, continua a procreare con non curanza e in modo disastroso, con il risultato che l’incremento fra i negri, ancor più che fra i bianchi, è in quella porzione di popolazione che è anche meno intelligente e adatta e meno abile a crescere in modo adeguato i figli».
Il disgusto ci impedisce di continuare: trovate tutto il resto in una biografia disponibile gratuitamente online (in inglese): Killer Angel. A Biography of Planned Parenthood’s Founder Margaret Sanger.
Veniamo al terzo punto: la misantropia.
Ecco alcuni slogan che potete trovare alle manifestazioni abortiste (foto tratte da Zombietime):
- «Stop Breedings» (Basta fare figli)
- «Many more must die!» (Devono creparne molti altri!)
- «Kill your kids, motherfuckers» e «Abort more christians» (Uccidete i vostri figli, bastardi; Abortite più cristiani)
- «Human loss of life is necessary!» (L’eliminazione degli umani è necessaria!)
- «I support forced sterilization for christian fundamentalists» (una leggera variante: Sostengo la sterilizzazione forzata per i fondamentalisti cristiani).

Saranno anche simpatiche provocazioni, ma solitamente la violenza (non solo verbale) degli abortisti non fa notizia. Wikipedia ha addirittura dedicato un’intera pagina alla “Anti-abortion violence”, mentre le violenze “abortiste” preferisce definirle “Pro-Choice activism”.
Per questo vogliamo qui ricordare James Pouillon, un attivista anti-aborto di 63 anni che per tutta la sua vita ha continuato incessantemente a protestare, finché un giorno qualcuno che non gradiva i suoi cartelloni gli ha sparato da una macchina in corsa. È successo poche settimane fa, nel Michigan. A questo martire dedichiamo le parole di quel ragazzaccio presbiteriano di Paul Hill: «Ho scelto di unire il mio sangue al sangue dei non-nati».
(Sì, lo so che è una citazione scandalosa, ma se la questione è scegliere tra uno dei due fondamentalismi, tanto vale tagliare la testa al toro… di Eliogabalo).
(Tratto da "Totalitarismo Totale")

Ci siamo spostati dopo 13 anni

Cari amici, era il 2 novembre 2009 quando prendevamo in mano questo blog e gli davamo una nuova vita, come "voce culturale ufficiale...