E Alessandro VI rimase ortodosso tra gli eretici

Un’indagine sui libri riguardanti Rodrigo mostra il carattere pretestuoso della maldicenza sul pontefice

N
essuno più di papa Alessandro VI (Rodrigo Bor­gia) ha incarnato lo stato deplorevole in cui ver­sava la Chiesa del Rinascimento, quando la di­sciplina dei preti era tragicamente trascurata; e gli affa­ri politici e bellici assorbivano l’impegno di papi che do­vevano reggere lo Stato della Chiesa.
Quando salì al soglio di Pietro, Rodrigo – prima cardi­nale rispettato – divenne personaggio criticatissimo. Dopo la sua morte fu additato dai protestanti come e­sempio della corruzione di Roma « Grande Babilonia » . Nei secoli, al castello d’accuse (fondate o infondate), si aggiunsero colpe più esecrabili, dall’incontinenza ses­suale alla simonia, al nepotismo, per arrivare all’ince­sto con la figlia Lucrezia, agli omicidi politici e alle tor­ture inflitte. Nel romanzo popolare, Rodrigo Borgia e i suoi figli divennero la quintessenza del Rinascimento i­taliano lussurioso e venefico. Appare come villain per­fetto in tanti B- movie e fumetti neri, sino al recente ro­manzetto
L’apprendista di Venezia di Newmark Elle (e­dito da Longanesi: da segnalare la quantità imbaraz­zante di svarioni storici) dove tesse trame, fa sparire van­geli gnostici, brucia eretici, ordina omicidi e, per regge­re tanto attivismo, divora… « bistecche di leone » .
Insomma, Alessandro VI primeggia per presenza sceni­ca e golosa propensione alla nefandezza. Ma è questa la vera immagine di Rodrigo o dobbiamo pensare che di lui si sia impadronita una « leggenda nera » che ha ac­centuato i tratti negativi portandoli all’assurdo? Proba­bilmente sì, come ci convince la lettura di un esame ra­gionato della storiografia dedicata al Borgia, La leg­genda nera di papa Borgia ( Fede & Cultura, pp. 256 € 20,00) di Lorenzo Pingiot­ti.
Se gli storici hanno aspor­tato strati di nero al ritrat­to di questo personaggio non è per obbligato revi­sionismo ma per la forza intrinseca dei documenti. Alessandro VI non fu un modello di virtù e non fe­ce onore all’altissima di­gnità cui fu chiamato, ma nemmeno fu un mostro folle. Nel conclave del 1492 dal quale uscì vitto­rioso non compaiono se­gni di simonia. La sua ele­zione fu una sorpresa, de­rivò da calcoli diplomatici estemporanei ma urtò a­spettative di stati potenti come la Francia. Cosicché, voci di « acquisto » della di­gnità pontificale furono insinuate da subito, comin­ciando da Francesco Guicciardini, politicamente av­verso al partito catalano del Borgia. E tuttavia – argo­menta Pingiotti – tale accusa appare oggi infondata al­l’esame dei documenti. E il nepotismo? Quello ci fu, eccome. Ma nell’intricatis­simo Quattrocento era pratica comune. Gli eletti prefe­rivano circondarsi di persone fidate, meglio se vincola­te da legami di sangue. Di questa pratica non fu certo Alessandro VI l’inventore. I catalani Borgia insidiavano le grandi famiglie baronali romane degli Orsini, Colon­na, Savelli e Caetani, e questi contrattaccarono produ­cendo libelli, calunnie, comprendenti omicidi e orge li­cenziose. Ebbe tre figli dall’amante da cardinale, giac­ché il cardinalato era da molti considerato una carica amministrativa che poteva essere accolta con il sem­plice diaconato e non vincolava al celibato. A tali ambi­guità avrebbe posto fine il Concilio di Trento, che però nel 1492 era ancora in mente Dei. Se nessuno storico crede più alla calunnia del rapporto incestuoso con Lu­crezia, anche il suo presunto ricorso al veleno per risol­vere controversie politiche appare una leggenda. Dun­que, alla conta dei fatti, Alessandro VI fu più principe che pastore e non è certo una novità. Piuttosto, va notato un altro aspetto, questo misterioso: in papi come lui, che vissero in tempi nei quali dignità vescovili venivano u­sate come merce di scambio, meraviglia la capacità di tenere diritto il timone dell’ortodossia, di non cedere mai all’eresia diffusissima.

(Mario Iannaccone, Avvenire 7/1/2010 p. 30)

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Mooolto interessante. Sto facendo una ricerca sul Borgia!

PS
Credo che l'autore dell'articolo si chiami Iannaccone (con due "c").

Anonimo ha detto...

Una mosca bianca nella storia della Chiesa o non fu l'unico ?
Bel riesamine storico , mi è piaciuto .

Micio

Gianampelio Scaccabarozzi ha detto...

Ecco, ci siamo con il solito revisionismo.
E facciamolo santo, allora!
Chissà perchè si usano metodi scientifici, documenti, ricerche, in questi casi, ma quando gli stessi vengono usati per negare qualche dogmatica convinzione, ah bè, allora apriti cielo!

loren ha detto...

Apriti cielo, ma… Naturalmente i documenti non devono essere falsi.
Quelli cattolici non lo sono, visto che la Chiesa è guidata dallo Spirito Santo, e per arrivare alla definizione di un dogma, ce ne passano, di esami… e quanta preghiera! Chiaro il concetto?

loren