Omelia III Domenica anno B

“Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo”. Non c’è tempo da perdere, occorre agire subito; il regno di Dio cioè il suo amore si è fatto vicino, bisogna accoglierlo
di Mons. Gino Oliosi
In questa domenica Il Vangelo ci fa rivivere, ci rende attuale l’inizio del ministero di Gesù. Dopo il battesimo e le tentazioni nel deserto, egli comincia il suo ministero con un messaggio fondamentale e con una iniziativa importante: la chiamata dei primi discepoli.
Il messaggio di Gesù è: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino…” e il suo regno non è un al di là immaginario, posto in un futuro che non arriva mai; il suo regno è già
presente  là dove Egli è amato e dove il suo amore ci raggiunge anche oggi per risolvere la drammatica spaccatura tra chi sperpera e chi muore di fame. Solo il suo amore ci dà la possibilità di perseverare con ogni sobrietà giorno per giorno, senza perdere lo slancio della speranza, in un mondo che, per sua natura, è imperfetto. E il suo amore, allo stesso tempo, è per noi la garanzia che esiste ciò che solo vagamente intuiamo e, tuttavia, nell’intimo aspettiamo: la vita che è “veramente” vita, l’unica speranza affidabile: “convertitevi e credete al Vangelo, a questa lieta notizia”. Questo messaggio punta a cambiare completamente l’orientamento della nostra vita cioè il modo di pensare e di vivere. E’ un messaggio urgente per tutti, anche se spesso non preso sul serio, e Gesù ne è consapevole: non c’è tempo da perdere, occorre agire subito accogliendo il regno di Dio cioè il suo amore. Viene accolto in due modi: convertendosi e facendo esperienza concreta del suo amore. Gesù ci invita a convertirci cioè a distaccarci tutti dalle cose cattive che possono avvicinare anche una guerra atomica per come oggi il mondo vive ed opera senza più ancorarsi a Dio e alla speranza affidabile.
La prima lettura, tratta dal libro di Giona, illustra il tema della conversione. Questo brano ci ha raccontato la missione di Giona a Ninive che vivevano come la cultura che predomina in Occidente e che vorrebbe porsi come universale generando un nuovo costume di vita che esclude  dalla vita pubblica Dio  riducendo l’uomo a semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. L’etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e l’utilitarismo, con l’esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. Non è difficile vedere come questo tipo di cultura rappresenti un taglio radicale e profondo non solo con il cristianesimo ma più in generale con le tradizioni religiose e morali dell’umanità. Anche Giona, come dice Gesù, dice che il tempo è compiuto e che l’intervento di Dio ormai è inevitabile. Il tono della sua minaccia sembra negativo, ma in realtà essa ha un senso positivo, e gli abitanti di Ninive lo capiscono e “I cittadini credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono di sacco, dal più grande al più piccolo” . Dio che non costringe ma attende una risposta al suo amore vede che i niniviti si sono convertiti dal loro modo di pensare e dal loro comportamento, e così può realizzare per loro il suo disegno, che è sempre in disegno di amore e di salvezza: “Dio si impietosì riguardo al male che aveva fatto intravvedere”. Cosi i niniviti vengono salvati.

Siamo nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani con tutte le tradizioni religiose e morali dell’umanità: l’attuale cultura secolare non è in grado di instaurare un vero dialogo con le altre culture, nelle quali la dimensione religiosa è fortemente presente, per superare l’attuale frattura tra chi sperpera e chi patisce la fame, oltre a non rispondere alle domande fondamentali sul senso e la direzione della nostra vita. Perciò questa cultura egemone è contrassegnata da una profonda carenza, ma anche da un grande e inutilmente nascosto bisogno di speranza. Insieme cristiani, religiosi, umanisti possono aiutare anche storicamente. Madre della Chiesa e dell’umanità, prega per noi.

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