Culto a Dio o all'uomo?

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"Negli anni che seguirono il Concilio Vaticano II la Chiesa conobbe una spinta decisiva verso una nuova spiritualità: la ricerca della pace nel mondo, l'accordo e l'unione degli uomini tra loro, nella considerazione dell'alta dignità dell'uomo della sua dignità. Il filosofo e pensatore italo-svizzero Romano Amerio chiamò questa spinta 'movimento antropocentrico', che si opponeva al teocentrismo del pensiero cristiano che era stato dominante fino a quel momento. La pace diventò fine ultimo, a prescindere. In questo modo la
Chiesa cercò il dialogo con gli uomini del mondo, di qualsiasi religione e credo, pensando che certi valori (benevolenza, bene comune, rispetto reciproco, eccettera) fossero comuni a tutti, e su questi si potessero gettare le basi per un'intesa e un amore universale. [...] Se dobbiamo conseguire il bene quaggiù sulla terra, che senso ha parlare di vita eterna?  Gesù è venuto come Agnello di Dio 'per togliere i peccati del mondo' o per favorire l'accordo universale di un bene terreno? Di fronte a questa predicazione, i monaci si trovarono spiazzati. Il fine del monachesimo è la lode di Dio, ma se gli uomini sono interessati al bene economico e sociale, perché continuare a indicare Dio con una vita di nascondimento totalmente inutile al mondo? [...] Certo non si negava l'importanza, a parole, della vita contemplativa, ma nella sostanza essa veniva improvvisamente svuotata. [...] Ma vi può essere un primato dell'antropologia quando l'uomo è creatura e dipende da Dio anche nel suo respiro? [...] Questo umanesimo cosiddetto cristiano in realtà finisce per nascondere Dio (unico centro del Reale), cui solo va il culto dell'uomo e della creazione intera. Gli effetti di questa visione sono nefasti, come detto, soprattutto per il monachesimo, che si basa sul primato di Dio. L'amore del prossimo che Gesù chiede nel Vangelo è virtù teologale e non semplice simpatia, perché se Dio è amore, non posso amare l'uomo realmente se non in Dio. Questo umanesimo sostituisce il primato del sovrannaturale con quello temporale, la Legge di Dio con quello della coscienza, della vita eterna con il presente e la storia. Ma il culto dell'uomo all'uomo, teologicamente parlando, non è dovuto. L'uomo va amato, ma non indipendentemente dall'amore di Dio".

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