Il male e il falso bene

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"Il cristianesimo non distoglie lo sguardo dalla bruttezza del male, cercando palliativi o false giustificazioni o esagerandone la portata, come è avvenuto nelle filosofie pagane, dualiste (manicheismo). [...] Oppure scaricandosi sull'azione del demonio, o ritenendolo effetto di un dio cattivo (marcionismo), comunque perdonato e coesistente con la grazia (Lutero). Tutte queste concezioni  non risolvono ma aggravano il problema del male Amare il male è o perversione o incoscienza o demenza. Anche il peccatore che fa il male, lo
giudica sempre, seppur arbitrariamente, un bene. Il male come tale, in quanto carenza di essere, non può neppur essere oggetto del volere, il quale ha bisogno sempre di dirigersi verso un bene. Anche chi si suicida, pensa che per lui sia bene così. Anche il nichilismo più radicale ha bisogno di appigliarsi a qualche oggetto. Certo questo non giustifica lo stupido e comodo buonismo di oggi per il quale tutti sono in buona fede, nessuno ha cattive intenzioni e nessuno ha cattiva volontà. Tuttavia resta vero che il male non potrebbe ingannarci e non potrebbe ingannare se non si presentasse sotto le vesti del bene. Il bene può esister senza il male (si pensi all'Assoluto Divino), ma il male ha bisogno sempre di parassitare un bene che esso corrode e corrompe. Il male del peccato non è altro che un falso bene o un bene apparente. Quaggiù esiste il male, ma in paradiso saremo liberi da ogni male. [...] Il cristianesimo ci insegna che il male di cui dobbiamo veramente preoccuparci non è il male di pena, ma quello di colpa, cioè il peccato: tolto questo, anche il male di pena ha segnato la sua fine, se non in questa vita presente, certo in quella futura.  [...] Il prendere alla leggera il problema del male o l'averne un'idea sbagliata può condurre alla tragedia e alla dannazione anziché alla redenzione e alla salvezza. Qui è fondamentale sapere con certezza che cosa è male e che cosa è bene, conoscere i divini comandamenti e metterli in pratica".
(Padre Giovanni Cavalcoli in Roberto de Mattei, Il mistero del male e i castighi di Dio, pp. 74-75).

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