La lettera del Papa che vorrei leggere

La lettera del Papa che vorrei leggere: "Cari imprenditori siete degli eroi"

Missiva immaginaria di un pontefice al mondo delle aziende: "Vogliamo riabilitare la vostra dignità, affinché non desistiate"

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di Ettore Gotti Tedeschi - La Verità sabato 8 ottobre 2016 p. 12
Quale introduzione ideale al libro a vocazione dell'imprenditore (Fede & Cultura, 80 pagine, euro 10) del mio caro amico father Robert A. Sirico, vorrei proporre una allocuzione, una lectio magistralis, indirizzata agli imprenditori, che sognerei di leggere scaturita dalla penna di un Papa di questo secolo.

“Carissimi figli imprenditori, noi pensiamo che l’impresa sia un valore comune e debba essere gestita e sostenuta come tale. Noi comprendiamo che la crisi economica in atto ha frenato o persino impedito lo sviluppo necessario a creare occupazione e benessere. Noi com-prendiamo anche che
spesso, seguendo le regole consumistiche imposte per compensare il crollo delle nascite con la crescita dei consumi individuali, abbiate accettato di produrre beni superflui, spesso indebitandovi troppo, spesso cercando il profitto a breve. Ma noi non crediamo che sia l’impresa ad aver responsabilità della crisi, e ora debba sopportarne invece gli oneri. Perciò, proprio in questo difficile momento, vi vogliamo incoraggiare e vogliamo mostrare apprezzamento per il vostro ruolo, vogliamo riabilitare la dignità e moralità dell’imprenditore affinché non desistiate, non vi scoraggiate e non fuggiate la vostra vocazione imprenditoriale, per il bene comune. Noi crediamo che il valore dell’imprenditorialità sia oggi più che apprezzabile, sia eroica. Noi ben sappiamo che solo attraverso l’impresa privata si crea vera ricchezza indispensabile per essere realmente distribuita. Ma l’impresa è un mezzo cui va dato un fine, un senso, affinché detta ricchezza sia creata bene e serva all’uomo, al suo benessere integrale, e sia possibile distribuirla, secondo leggi economiche, per il bene comune, di tutti. Se ciò non avvenisse e lo strumento economico diventasse fine, come è successo, si creerà ingiustizia e nuova povertà, dando poi la colpa all’impresa o al mercato, quando questi invece sono solo mezzi, strumenti, che non sono né etici, né non etici, essendo l’uomo che li usa a renderli tali. Pertanto, parafrasando ciò che scriveva nella Caritas in Veritate Benedetto XVI, non è l’impresa che deve esser riformata, ma è il cuore dell’imprenditore. E per poterlo fa-re è necessario capire la Verità. E quello è compito nostro, della Chiesa, che deve riuscirci con un magistero chiaro e conforme alla dottrina, con i sacramenti che sono il mistero di nostro Signore, con la preghiera a Dio Padre. 
Cari amici imprenditori, io so bene che la crisi economica è stata originata da crisi di valori morali, e di questo un po’ di responsabilità è anche nostra quando abbiamo ridotto l’insegnamento della dottrina, quando abbiamo adattato ai tempi i sacramenti, quando non abbiamo insistito sul valore della preghiera. Ecco figlioli, questa nostra mancanza ha permesso alla gnosi di avanzare e vincere, negando le leggi naturali, anzi sovvertendole grazie al neomalthusianesimo ambientalista anti-uomo e pro-decrescita economica. Mai, mai, avremmo dovuto concedere esagerata comprensione allo scoraggiamento della vita umana e della famiglia. Mai avremmo dovuto lasciar creare le condizioni di presa di autonomia morale da parte degli strumenti economici, scientifici, che arrivarono persino a prevalere sulla crescita di sapienza dell’uomo e fargli pensare di poter gestire strumenti sofisticati senza aver la maturità per riuscirci. Mai avremmo dovuto permettere, quale autorità morale, i fallimenti della civiltà cattolica e conseguentemente della morale cattolica.
Vediamo ora, figlioli, quali raccomandazioni vi dà il vostro Papa: anzitutto vi siamo vicini per le difficoltà che vivete e per le enormi responsabilità che avete su di voi. Coraggio pertanto! Vorremmo anche rendervi partecipi di una preoccupazione sul problema della disoccupazione giovanile. Non vogliamo fare richiami generici e irreali-stici, che possano far pensare a proposte antieconomiche o anti-imprenditoriali. Ben sapete, meglio di me, che l’occupazione si tutela sviluppando l’impresa e rafforzandola competitivamente. Ciò con valori di responsabilità personale e di merito, non di assistenza e protezione. Ma, mi chiederete, qual è il suggerimento? È il seguente, che troverete nella conclusione dell’enciclica Caritas in Veritate: “L’amore di Dio ci dà il coraggio di operare e proseguire nella ricerca del bene di tutti. Lo sviluppo ha bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio”. Capisco la vostra perplessità, ma è un pastore che vi parla, non un presidente di Confindustria. Ma è un pastore che non vuole consolarvi, vorrebbe invece riuscire a contagiarvi con la nostra vicinanza e preghiera. Vorrei ora anche sorprendervi. Voi imprenditori siete sempre alla ricerca di strategie vincenti, bene, vorrei perciò proporvi di considerarne una nuova, da molti ignorata: la grazia. L’addendo che rende ogni futuro imprevedibile e sorprendente. Vi invito a pensare (senza smettere di agire naturalmente) che la fiducia in Dio, unitamente a un la-voro ben fatto, possa diventare un vantaggio, così come preoccuparsi della vita spirituale e famigliare dei vostri dipendenti. Avete mai pensato che questa attenzione possa generare più produttività, meno costi, meno rischi? Vorrei cercare di spiegarvi, cari imprenditori, che testimoniare con coraggio l’identità cristiana nell’imprenditoria produce valore aggiunto reale e sostenibile. Un imprenditore cristiano infatti considera l’impresa un mezzo e considera il famoso profitto un indispensabile strumento di misura della “performance” dell’impresa, nonché il necessario risultato per farla crescere e affermare, ma anche, e certamente, la giusta remunerazione di chi ha investito e rischiato. Dando per certo che non devo convincervi che impresa e profitto sono strumenti, vorrei solo richiamare l’attenzione sul valore che desidererei poneste al fine che questi strumenti devono avere per essere efficaci, cioè al-la dignità umana dei vostri dipendenti, fornitori, clienti, investitori, ecc., è proprio quella che provoca il valore della vostra impresa e della vostra vocazione di imprenditori. Questo valore si chiama fiducia. Proprio ciò che nel nostro mondo manca, diventando la vera risorsa più scarsa. Ma questa risorsa scarsa non è una materia prima difficile da trovare e cara, non è danaro o finanzia-menti difficili da ottenere: essa è in voi, voi possedete la risorsa più scarsa in natura. Trovatela e trasformatela in un vantaggio competitivo dunque, e ricominciate a creare valore, sviluppo e ricchezza! Immaginate una strategia di sviluppo della vostra impresa centrata (e realizzata coerentemente) sul vantaggio “fiducia”, non come espressione falsa di marketing “etico” che ben sapete non esiste, perché uno strumento non può, di per sé, essere etico. Fa-te in modo che il mondo torni ad aver bisogno delle vostre capacità valorizzate dalla risorsa “fiducia”. Avete ben compreso che gli attuali modelli economici che sembrano vincenti, in realtà non sono sostenibili (costi troppo bassi, tecnologie troppo alte…), e non lo sono perché ignorano leggi naturali e la dignità dell’uomo non valorizzandola, considerandolo mezzo di produzione, di consumo, di investimento, ma sempre mezzo. Vi esorto figli cari, date esempio al mondo di come si governa un’impresa con modelli cristiani di lealtà, trasparenza, sicurezza, qualità, capacità innovativa, senso di responsabilità, ecc. Accorreranno a voi per lavorare, per comprare i vostri prodotti, per potervi fornire, per potervi finanziare, investire su di voi… Vedete cari imprenditori, il bene dell’uomo, grazie all’impresa, non è bene perché Dio lo vuole, Dio lo vuole perché è bene per l’uomo. È la ragione, credetemi, che spiega cosa è il bene. Vi giunga, oltre a questo incoraggiamento, anche la mia benedizione”.

10 commenti:

Michele ha detto...

Lettera immaginaria di un papa immaginario, scritta da un banchiere neoconservatore e liberista la cui fede cristiana è anch'essa, assai probabilmente, frutto di immaginazione. Un bel connubio!

La Voce di don Camillo ha detto...

Michele, che c... ne sai della Fede di Gotti Tedeschi? Parlaci della tua piuttosto, se ne hai una. Mostrami i tuoi frutti, guarda i suoi e poi vedremo.

Michele ha detto...

Ammetto che non sono un accanito lettore di testi sacri, ma il vangelo secondo Marchionne non penso faccia parte dei libri canonici. Eppure sembra il testo di riferimento di Gotti Tedeschi, a leggere la sua lettera immaginaria. Già il vedere il papa ridotto a un manager della finanza, tipo quando parla della grazia come "strategia vincente" per l'impresa, e che abbandona il latino per l'inglese parlando di "performance" e di "marketing", è qualcosa che appare sommamente incongruo (se fossi credente, lo riterrei simile a una bestemmia). Ma la contraddizione principale è molto più profonda, e sta nel connubio impossibile tra tradizionalismo religioso e ultraliberalismo economico. Si rifiutano tutti i frutti della civiltà industriale moderna (calo delle nascite, secolarizzazione, relativismo, etc) e si esalta la sua base economica, ovvero il capitalismo.
Turbocapitalismo con preghiera, ecco il frutto che propone Gotti Tedeschi. Il quale, evidentemente, sembra più a suo agio col mondo dei manager che col mondo degli umili.

Emilio Biagini ha detto...

Il povero Michele non ha capito la differenza tra il capitalismo produttivo che genera posti di lavoro, che è proprio quello per cui si batte Ettore Gotti Tedeschi, e quello speculativo usuraio dei poteri forti, che fa capo a a Soros-Sauron e compagnia, e che non fa altro che distruggere, ed è il vero responsabile dei cosiddetti "frutti della civiltà industriale moderna", come calo delle nascite, secolarizzazione e relativismo.
Questi cosiddetti "frutti" (che sono frutti avvelenati) nascono dall'attività satanica di Soros-Sauron, il quale non è certo un industriale ma uno speculatore. Il sottosviluppo si ha proprio dove mancano le risorse imprenditoriali e si dovrebbe curarlo cercando di far nascere un ceto imprenditoriale dove questo non esiste. Invece qual'è la ricetta di Soros-Sauron? Distruggere la popolazione con aborto, contraccezione e diffusione del "gender".
Fare del capitalismo ogni erba un fascio è solo frutto di cecità e ignoranza. Si informi, Michele. Perfino Marx distingueva tra capitalismo industriale e finanza speculativa. Cerchi pure, caro Michele, di informarsi sulla scuola di Salamanca (sec. XVI) e sull'origine cattolica dell'imprenditoria nel Medioevo, in larga misura grazie agli ordini religiosi. Ma già, lei non è credente, ed è proprio questo che le permette di non capire che è lei che sta bestemmiando.

Michele ha detto...

Gentile Emilio Biagini, faccio fatica a seguire i suoi ragionamenti. Lei distingue tra capitalismo produttivo "buono" e capitalismo finanziario "cattivo". Gotti Tedeschi però è un banchiere, non un industriale: o è anche lui dalla parte dei cattivi o evidentemente la divisione tra finanza e produzione non è così netta come lei afferma.
Sull'imprenditoria cattolica all'avanguardia sviluppata dagli ordini religiosi mi trovo impreparato. Ma se così è stato, come mai la rivoluzione industriale è nata e si è sviluppata in paesi protestanti (senza ordini religiosi) come l'Inghilterra? come mai i paesi cattolici come Spagna, Portogallo e vari staterelli italiani hanno avuto economie arretrate fino alla fine dell'800? come mai in Italia abbiamo avuto il boom economico proprio mentre la società si secolarizzava e le chiese si svuotavano?
Poi non capisco come mai Soros è così bistrattato: l'ha inventata lui la finanza? che vantaggio economico ricava dal distruggere la popolazione? Siccome è politicamente schierato su posizioni progressiste è cattivo a priori? Spero non faccia parte anche lei, caro Biagini, del gruppo di sempliciotti che vedono dietro ogni problema odierno la mano di un fantomatico complotto mondiale guidato da ebrei, massoni e compagnia bella. Ciò inficerebbe gravemente la sua credibilità.

Emilio Biagini ha detto...

Caro Michele,
anzitutto lei potrebbe abbandonare l'anonimato e dire sul serio come si chiama, perché di Micheli è pieno il mondo. Poi potrebbe anche indicare su quale base si azzarda a parlare di questioni sulle quali non sembra essere particolarmente ben informato. Lei sembra essenzialmente aver assorbito in modo acritico la cantilena del coro politicamente corretto.
Se vuole informarsi su come si sia svolta la rivoluzione industriale posso consigliarle i tre volumi dal titolo AMBIENTE, CONFLITTO E SVILUPPO: LE ISOLE BRITANNICHE NEL CONTESTO GLOBALE (ed. ECIG, Genova, 2a ed.), che per anni ho adottato nei miei corsi all'università. Sono stati scritti da un certo Emilio Biagini, per la precisione. Lì troverà spiegate le mie modeste opinioni non solo sulla rivoluzione industriale, ma anche sul disastro risorgimental-massonico in Italia, sulla ricchezza e l'alto grado di sviluppo del Sud d'Italia prima del disastro, poi vampirizzato dal regime sabaudo massonico che ha creato il "problema Mezzogiorno", trasportando al Nord-Ovest le industrie meridionali che erano all'avanguardia. Nel libro si parla pure diffusamente dei molteplici contributi cattolici allo sviluppo economico che il coro laicista ha sempre cercato di passare sotto silenzio. Se leggerà attentamente, vedrà che agli iniziali "trionfi" dello sviluppo laicista sono seguiti frutti amarissimi (vada a vedere come sono ridotte Sheffield e Liverpool, per esempio, o la regione carbonifera degli Appalachi).
Gotti Tedeschi è un banchiere attento alle implicazioni etiche e religiose dell'economia e della banca. Si capisce che le banche abbiano a che fare con l'industria: in teoria dovrebbero sostenere gli investimenti produttivi. In pratica, a volte si danno a speculazioni che non creano ricchezza, che non producono beni generando posti di lavoro, ma che consistono esclusivamente nel comprare e vendere azioni speculativamente, spostando soldi virtuali con un click di computer, aiutandosi con metodi disonesti come insider trading e giochetti con le classifiche dei debitori (se si vuol rovinare un'azienda o un paese che non fa quello che vuole "papà", lo si declassa da AAA a B e quello si ritrova i costi dei capitali enormemente maggiorati e rovinato).
Il povero Soros calunniato? Basta vedere le sua posta elettronica svelata dagli hacker per capire che razza di individuo sia e che scopi persegua. Perché lo fa? Perché complotta? Lo chieda a lui. Ma i fatti parlano.
Ciò che le impedisce di veder chiaro, secondo me, è che lei ragiona per blocchi: il "capitalismo", la "finanza", la "rivoluzione industriale". Non sembra rendersi conto che dietro a questi nomi ci sono degli esseri umani, e che è il comportamento morale o immorale di questi esseri umani a fare la differenza. Il merito di Ettore Gotti Tedeschi (ed è un merito enorme) è quello di aver attirato l'attenzione sulla moralità individuale, in altre parole sul fatto che esistono il bene e il male, ciò che troppo spesso viene dimenticato anche dagli uomini di Chiesa.

Michele ha detto...

Forse non se ne accorge, ma in questa discussione l'unico che ragiona per blocchi, dividendo il mondo in bianco e nero, Bene e Male, buoni cattolici e cattivi massoni, è solo lei. Se parlo di capitalismo e di rivoluzione industriale è perché trattasi di fenomeni collettivi, che impattano sulla società intera, e come tali studiabili in un ottica globale e di lungo periodo. E' l'ABC metodologico di ogni studio di scienze sociali.
In quanto ai libri che mi consiglia, i commenti che ho trovato in rete non mi sembrano molto invitanti: sembra che il volume abbia suscitato le proteste dei suoi studenti e perfino il preside della facoltà di lingue della sua università l'abbia definito "non adeguato". In effetti a leggere alcuni stralci sono rimasto allibito dal contenuto volutamente fazioso e assolutamente ascientifico. Davvero, le sue "modeste opinioni" non possono essere definite che tali. Trovo sconcertante, inoltre, che lei abbia obbligato per anni i suoi studenti a formarsi unicamente sul volume da lei stesso pubblicato, negando ogni pluralismo: un modo di fare tipicamente baronale, contrario all'etica universitaria e alla libertà di scelta. E' questa la "moralità individuale" di cui parla lei e Gotti Tedeschi? Se è così, se la tenga stretta, che io torno a informarmi su testi sociologici, storici e antropologici seri, anche se non approvati dalla Santa Inquisizione.

Emilio Biagini ha detto...

Forse non se ne accorge, ma limitarsi a formarsi un'opinione su un libro senza leggerlo, ma leggendo soltanto i commenti della santa inquisizione comunista e omosessualista che regna in certe università è prova della sua assoluta cecità e malafede. A lei piace cantare col coro, si accomodi. Io preferisco stare fuori del coro e mi ci trovo benissimo. Alla fine, quando le contraddizioni di questa società pervertita saranno venute al pettine vedremo chi ha ragione.
Noto comunque che, mentre io mi sono presentato con nome e cognome, permettendole quindi (come ben prevedevo) di rinvangare lo squallido episodio di persecuzione staliniana alla quale sono stato sottoposto, e dal quale sono uscito a testa alta mentre il sullodato preside ha dovuto dimettersi, lei continua a sparare le sue pietose amenità dietro un penoso anonimato.

Michele ha detto...

Non trovando il suddetto libro alla Sormani (ops, ho svelato la mia origine milanese e compromesso l'anonimato!) mi sono accontentato del suo libro sull'Irlanda. Vi ho trovato un ricco campionario di teorie assolutamente fantasiose (oltre che del tutto fuori tema, visto l'argomento): la divisione della storia in modello statalista e privatista addirittura risalenti all'antichità (p. 348), la distinzione tra un colonialismo cattolico "buono" e uno protestante "cattivo" (p. 48), o ancora la visione della fame nel mondo come parte della politica degli stessi paesi poveri per attirare aiuti umanitari (geniale). Senza contare l'uso anacronistico del termine "totalitario" per definire le monarchie inglesi del Cinquecento (p.220)o di genocidio (p.58) per indicare la repressione di Cromwell. Visti gli sviluppi delle opere successive, mi sembra di poter affermare che tali incongruenze si siano sviluppate e ampliate, anziché venir corrette o abbandonate. Ma aspetto di poter leggere la sua interessante opera per poter trarre delle conclusioni più precise.

PS: una lettera di civile protesta degli studenti non è in alcun modo definibile "persecuzione staliniana", a meno di non essere di una sensibilità emotiva estrema (lo escludo, visto il tono delle sue repliche) o di nutrire manie di persecuzione (più plausibile, visto che l'ambiente reazionario cattolico indulge parecchio nel vittimismo).

Emilio Biagini ha detto...

Mi raccomando, custodisca attentamente il suo anonimato, al riparo del quale può continuare a schizzare la sua bile e a farneticare di "vittimismo" cattolico, ciò che, di fronte alle stragi di cristiani in atto in Medio Oriente e al massacro di bambini non nati, dimostra solo la sua penosa mancanza di decenza e di raziocinio.
Ovviamente non mi sono mai sognato di persuadere lei o la gente come lei.
Ma se non crede a me, si guardi intorno e mi dica un po' se ha il coraggio di sostenere che questa società abortista, relativista, omosessualista, invecchiata per denatalità, piena di drogati e con un tasso di suicidio esattamente proporzionale al grado di secolarizzazione, può avere un futuro. E' una perfetta società càtara (almeno sa cosa significa?), ossia una società suicida, che rotola tanto più velocemente e istericamente verso la morte quanto più si allontana dalle radici cristiane.
Le radici cristiane che sono poi quelle che ci hanno dato le università e gli ospedali, la scienza (avrà sentito parlare del vescovo Grossatesta, di Ruggero Bacone e di Oresme, almeno spero), e ha sempre difeso la famiglia, che è l'unica cellula su cui si può costruire qualcosa.
Quando la spirale discendente della morte avrà ridotto gli occidentali al lumicino e la maggioranza sarà andata agli islamici, cosa crede che succederà ai laicisti, omosessualisti, abortisti che evidentemente trovano il suo consenso di anonimo che non ha neppure il coraggio di firmarsi? Ecco la contraddizione di fondo che azzera le chiacchiere. I fatti parlano.