Il successo del Papa

di Giovanni Cavalcoli
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Abbiamo ormai piene le orecchie delle continue, sbandierate e grandiose manifestazioni di consenso e di ammirazione nei confronti del Papa, che vengono da tutto il mondo, dai grandi organi di stampa, da milioni di messaggi twitter, dalle masse umane, dai più diffusi mass-media non solo cattolici ma anche d’impostazione non cattolica o anticattolica, come ambienti laicisti, agnostici, massoni e comunisti, associazioni a favore dell’omosessualità, propugnatori del relativismo e del lassismo morale.
Una propaganda ben orchestrata adula smaccatamente il Papa come figura affascinante, assolutamente inedita in tutta
la storia del papato, che non cessa di sorprenderci ogni giorno, guida rivoluzionaria, campione della semplicità evangelica, finalmente aperto al mondo moderno, uomo dei tempi nuovi della pace a e della giustizia universali, araldo del Concilio Vaticano II, alieno dalle rigidezze ed astrattezze dottrinali conservatrici, profeta della nuova Pentecoste, martello dei lefevriani, fustigatore dei ricchi cattivi, ed eroico difensore dei poveri, teologo della liberazione, predicatore della misericordia a tutto campo, con evidente confronto sfavorevole nei confronti dei Papi precedenti, a cominciare da Benedetto XVI, se si esclude Papa Giovanni interpretato in senso ingenuamente buonista ed antidottrinario.
Sono certo che il Santo Padre, nell’alta coscienza che ha del suo sacro e sublime mandato di Successore di Pietro e Vicario di Cristo, “dolce Cristo in terra”, è il primo a respingere, forse con un sorriso e una delle sue tipiche battute, questo peana disgustosamente reboante e tale pletorica costruzione interessata e mistificatoria, una gigantesca e ben orchestrata manovra modernista, scopertamente tesa a strumentalizzare il Papa, approfittando di alcune sue debolezze e difetti umani, presenti in tutti i Pontefici, anche i più santi. Come ha potuto scatenarsi in così poco tempo tutta questa enorme e chiassosa macchinazione falsamente ammiratrice del Papa, ma che in realtà vorrebbe celare un nuovo subdolo modo di attaccare il papato e distruggere la Chiesa cattolica? A cosa si appiglia? A cosa si attacca? Quali pretesti adduce? Quali i mezzi? Di quali inganni si avvale? Ha forse qualche buona ragione?
La mia convinzione è che in questi ultimi anni le forze moderniste nella Chiesa hanno compiuto un salto di qualità, hanno aumentato la loro spavalda o celata prepotenza all’interno della Chiesa e della stessa Gerarchia . Nutro l’opinione che, mentre l’elezione di Papa Benedetto così rapida e plebiscitaria, fu il frutto di una generale volontà del collegio cardinalizio che vi fosse un uomo che ponesse ordine nella Chiesa dal punto di vista dottrinale, le forze che hanno eletto questo Papa sono in parte nuove o che hanno abbandonato questo disegno ed hanno cercato la figura di un pastore dinamico, popolare e simpatico, di grande comunicativa, tale da attirare e unire gli uomini più che in rapporto alla dottrina cattolica (“Dio non è cattolico”), attorno a quelli che sono i comuni valori umani della tolleranza, della libertà, della giustizia e della pace, nella linea della Gaudium et Spes del Vaticano II, forse nella speranza che questa possa essere, anche se non ad immediata scadenza, la via giusta per la pace nella Chiesa e per una nuova evangelizzazione, più efficace del lavoro di correzione o purificazione dottrinale, nel quale Ratzinger era più competente, ma per la realizzazione concreta del quale non ha avuto forze e collaboratori sufficienti o adatti, per non dire che ha avuto fieri ed oscuri avversari.
Questo Papa ha un’attrattiva umana che gli procura molto successo e che Papa Benedetto non aveva. È più sullo stile di Papa Wojtyla, ma con la differenza che quest’ultimo dava mostra di essere dottrinalmente più colto, mentre questo, almeno per quanto adesso dà a vedere, benchè educato nella severa formazione teologica dei Gesuiti, non appare così incisivo e persuasivo dal punto di vista della dottrina e del dogma, parola che stranamente non ricorre mai neppure nell’enciclica sulla fede che ha scritto insieme con Papa Ratzinger. Ma Papa Bergoglio ha ancora tutto il tempo e glie lo auguriamo, di illuminarci con la sua cultura e la sua sapienza. Se il Papa è Vicario di Cristo, è sempre attuale confrontare la condotta di ciascun Papa con quella di Cristo. Papa Francesco ha alcuni tratti che certamente lo assimilano a Nostro Signore: come Cristo all’inizio della sua missione terrena, anche Bergoglio sa attirare le folle. Anche Papa Francesco, come il Signore, si avvicina ai peccatori per beneficarli e perdonarli, attirando il sospetto dei farisei, i quali anche oggi non mancano, sempre pronti a sorvegliarlo “per coglierlo in fallo nelle sue stesse parole” e a scandalizzarsi di atteggiamenti, che invece dovrebbero apprezzare ed imitare.
Dove il Papa non incontra successo? Si dovrebbe supporre tra i tradizionali nemici del papato, di Dio, di Cristo, della Chiesa, della religione, dei sani princìpi morali. Tuttavia non pare che da costoro gli giungano particolari attacchi, com’è avvenuto per i Papi del passato. Al contrario, presso alcuni di quei nemici, il Papa pare riscuotere simpatie e consensi o quanto meno si astengono dal combatterlo o dall’insultarlo.
Il Papa invece incontra aspre e ingiuste critiche o dissenso radicali, fino all’accusa di modernismo e di eresia presso piccole e mordaci formazioni di cattolici sedicenti tradizionalisti, i quali già da decenni, a cominciare dal Concilio Vaticano II, vedono nel Magistero pontificio deviazioni, viltà, debolezza, opportunismo, modernismo, evoluzionismo, cedimento agli errori della modernità, compromessi col mondo, disprezzo per la liturgia.
Non ogni tradizionalismo però è così ingiusto, diffamatore e irriverente verso il Papa, ma esistono anche cattolici tradizionalisti, i quali, nel pieno rispetto del Concilio e del Magistero postconciliare, trovano nella pastorale del Papa, accanto a chiari, incoraggianti e addirittura entusiasmanti aspetti positivi, una propensione esagerata per i temi del progressismo e del liberazionismo e un’insufficiente attenzione ai valori della tradizione, con particolare riferimento alla necessità di ritrovare un’oculata vigilanza contro gli errori serpeggianti nel popolo di Dio, responsabili di una diffusa crisi di fede e quindi di costumi, che è lamentata da tutti i Papi del postconcilio, a cominciare da Paolo VI.
Abbiamo qui delle forze apparentemente nemiche, che però in realtà, con le loro critiche leali e oneste, riflettono un sincero amore per l’istituto del papato, la dottrina della fede, la sanità di costumi morali e la salvezza delle anime. Il Papa dovrebbe ricordare le parole del Salmista: “Mi percuota il giusto e il fedele mi rimproveri, ma l’olio dell’empio non profumi il mio capo” (Sal 141,5). Che cosa cerca il Papa? La gloria di Dio o il successo nel mondo? Attualmente egli sta ottenendo una grande successo nel mondo. Egli incontra gradimento e rispetto presso potenze tradizionalmente ostili alla Chiesa, che attualmente paiono assumere un atteggiamento benevolo mettendo da parte i tradizionali temi polemici. Il Papa, dal canto suo, e in ciò assomiglia al Beato Giovanni XXIII, sembra essersi conquistato le simpatie di tutti, possiede una straordinaria capacità di farsi amare rinunciando a rimproveri, ai toni polemici, confutazioni, condanne, salvo a limitarsi a riferimenti generici e scontati, che sembrano colpire più un certo attardato tradizionalismo che non le assai più vaste e potenti lobbies e aree del cosiddetto “progressismo”, che poi in pratica non è che un neomodernismo aggiornato e particolarmente insidioso e seducente.
Alcuni pensano che il Papa mostri con i suoi gesti e le sue scelte di essere attaccato a questo successo, mettendo in secondo piano l’onore di Dio, quasi per timore di scontentare gli uomini e per una certa mancanza di timor di Dio. Egli metterebbe davanti il suo successo personale agli ardui compiti richiesti dal ministero petrino. È questa la critica che viene dagli ambienti di un certo tradizionalismo preconciliare e anticonciliare, che si sente presuntuosamente investito della missione sacra di riportare la Chiesa alla “tradizione”, anche contro il Papa giudicato un traditore.
Ora, tutto ciò per un cattolico è inammissibile per non dire blasfemo. Non si può escludere del tutto che Papa Bergoglio senta il piacere del successo che sta riscuotendo, ma con ciò non ci è consentito di pensare che egli per questo successo stia trascurando il suo compito di Papa, che richiede all’occasione di accettare l’insuccesso e di sopportare l’ostilità dei nemici di Cristo, della giustizia e della verità. Dobbiamo saper apprezzare e seguire con ogni zelo, fiducia e buona volontà il programma che egli ci e si propone, di lanciare la Chiesa in una nuova evangelizzazione, in un comune sforzo supremo di utilizzazione di tutte le energie sane, in collaborazione con tutti gli uomini di buona volontà, in pieno abbandono alla guida ed alla potenza dello Spirito Santo Forse vorremmo altresì che il Papa prendesse posizione su temi che lo renderebbero impopolare, ma nel contempo autentico maestro della fede e coraggioso pastore universale, al di sopra delle parti, “senza piegare né a destra nè a sinistra” (Dt 5,32). Forse dovrebbe tornare ad alcuni temi della tradizione cattolica oggi dimenticati, come quello della dignità della liturgia e del sacro, di Dio creatore, della persona come sostanza spirituale, del valore espiatorio del sacrificio di Cristo, della storicità del peccato originale, della distinzione fra grazia e la natura, del primato stesso del Papa, delle esigenze assolute della dottrina della fede, del valore della ragione, del progresso nella continuità, dell’immutabilità del dogma, del valore dell’apologetica, dell’universalità del pensiero di S. Tommaso d’Aquino, dei princìpi della morale, del primato del cristianesimo sulle altre religioni, dell’inscindibilità della misericordia dalla giustizia, dell’esistenza dell’inferno.
Gesù iniziò la sua missione con un largo successo, perché accontentava i bisogni più comuni della gente, ma poi, a mano a mano che si addentrò nell’annuncio dello “scandalo” del Vangelo, nella sua integrale, originale e severa purezza e sostanza, vide progressivamente assottigliarsi le fila dei seguaci e ingrossarsi quelle dei nemici, fino al tragico epilogo della croce. Questo è il cammino della sequela Christi, soprattutto per un Papa. In realtà, soprattutto a partire da Paolo VI, il papato ha iniziato a trovarsi isolato all’interno stesso del corpo episcopale per una progressiva diminuzione dell’obbedienza dei vescovi al Papa, per non parlare dei teologi e degli esegeti. Papa Bergoglio, invece, per il suo carattere allegro, disinvolto e ottimistico, non dà a vedere questa sua solitudine, che è quella stessa di Cristo: “venne tra i suoi e i suoi non l’hanno accolto”, quella solitudine per la quale Cristo a un certo punto ha detto con tristezza ai suoi stessi apostoli: “mi lascerete solo”.
Questo Papa sembra farsi forza e voler nascondere ogni tristezza, che invece affranse e sopraffece più volte il cuore sensibilissimo di Paolo VI nella sua via crucis allo spettacolo sconvolgente di una Chiesa che si sta distruggendo dall’interno. Ma la situazione di oggi non è cambiata. Solo che questo Papa pare non volerci pensare. Potrebbe essere anche un’idea, onde evitare pessimismo e disfattismo. Tuttavia non si può far finta di nulla.
Ma come dunque ne verremo fuori? Col tartassare Istituti così benemeriti come i Francescani dell’Immacolata accusati di essere lefebvriani? Rimandando la condanna del rahnerismo alle calende greche? Ma forse che a sinistra non ci sono deviazioni ben peggiori? Tenersi buoni i modernisti? Ma a che pro? Per convertirli? Non si sa mai. Chi può vincere la potenza dello Spirito Santo? Cristo non è venuto per i sani, ma per i malati.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

analisi impeccabile...ma..siamo del tutto sicuri che bergoglio sia un cieco idealista che ignora i falchi che lo stanno usando? e se anche bergoglio fosse parte in causa? considerando la sua dimestichezza con i media, perchè viene strumentalizzato, non imbraccia un microfono per dire: NO SIGNORI MIEI, IO NON VOLEVO DIRE QUELLO CHE MI AVETE MESSO IN BOCCA! non si dice forse: CHI TACE ACCONSENTE?

martina ha detto...

Anch'io non riesco a capire questo suo silenzio!

Anonimo ha detto...

E poi, su quella "alta coscienza" che il vescovo di Roma avrebbe "del suo sacro e sublime mandato di Successore di Pietro e Vicario di Cristo, 'dolce Cristo in terra'", vogliamo dire che sembrerebbe lecito nutrire almeno qualche dubbio?
Tommaso Pelegrino - Torino