Frutta e verdura per Benedetto XVI

di Giovanni Cavalcoli
Sul Corriere della Sera del 27 maggio scorso è apparso un interessante articolo su come Papa Benedetto passa le sue giornate nella sua ritirata residenza in Vaticano. L’articolista si avvale di notizie di un prelato della Curia Romana che resta anonimo, il quale riferisce che il Papa Emerito passa le giornate nel nascondimento col suo fido segretario Mons. Gaenswein, in compagnia di un cagnolino, ascoltando
musiche di Bach, Mozart e Beethoven, facendo passeggiate, dandosi alla lettura e a molta preghiera,  e frequentando due orticelli di frutta e verdura.

Queste notizie suscitano in me alcune riflessioni. Se i modernisti volevano far sparire Papa Benedetto dalla scena mondiale e farlo tacere, bisogna proprio dire che il loro diabolico ed inaudito piano è effettivamente riuscito. Un attentato perfettamente condotto a termine, come quello delle torri gemelle di New York. Il proverbio dice però che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. I modernisti probabilmente credono di aver tolto di mezzo il Vicario di Cristo, il “dolce Cristo in terra”, come lo chiamava S.Caterina da Siena, che pur non risparmiava al Pontefice vigorosi richiami, filiali rimproveri ed accorate suppliche non prive di minacce di eterni castighi.

Papa Benedetto, lasciando il suo ufficio, disse che “sarebbe rimasto nascosto al mondo, dedito alla preghiera, ma non alla Chiesa”: parole belle e profonde, da uomo spirituale quale si è manifestato in molte occasioni, maturato nella sofferenza e nelle umiliazioni ricevute, nel solco della più pura tradizione ascetica dei SS.Padri, da lui ben conosciuti, tradizione direi quasi monastica del cristianesimo.

Ma non so cos’hanno capito i modernisti, ai quali non interessa la Chiesa ma il mondo o che riducono la Chiesa al mondo, e la spiritualità a lotte di potere, il che poi alla fine è la stessa cosa. A loro interessa che Papa Ratzinger non appaia più sulla scena pubblica di questo mondo o della Chiesa visibile terrena; il resto, Chiesa celeste, solitudine orante, silenzio e nascondimento contemplativo nella preghiera, a loro non interessa perché non ci credono, lo ritengono privo di qualunque efficacia a mettere in pericolo i loro interessi e traffici di dominio terreno e le loro mire massoniche di trasformare ed assoggettare a loro la Chiesa come mera associazione filantropica di operazioni socioeconomiche e finanziarie. C’è inoltre da notare che Papa Benedetto resta consapevole di essere nel cuore della Chiesa, mentre non so quanto i suoi persecutori lo siano veramente o solo col corpo.

E’ incredibile come questi potenti scribi, farisei e sommi sacerdoti dei nostri tempi siano riusciti a far tacere improvvisamente ed inaspettatamente uno dei più grandi teologi del secolo scorso e del nostro secolo, faro della Chiesa, personalità ricchissima che sintetizzava esemplarmente nel suo pensiero e nel suo insegnamento lo stesso principio ermeneutico da lui enunciato del “progresso nella continuità”, aperto agli aspetti positivi della modernità ma nemico dei mostri del modernismo, alto testimone della sacralità della liturgia, saldamente agganciato ai valori perenni ed universali “non negoziabili” della ragione e della fede, ma nel contempo e proprio per questo campione dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso e con ogni uomo di buona volontà, attento ad ogni miseria umana, quella del corpo come quella dello spirito, uomo di Dio e amorevole pastore, come Papa, della Chiesa, uno dei massimi protagonisti del Concilio Vaticano II e per vent’anni custode zelante della sana dottrina a nome del Beato Papa Giovanni Paolo II.

Questo è il Papa che i modernisti, per usare il loro linguaggio, hanno “fatto fuori”, così almeno loro credono, soddisfatti con piacere malcelato per non sembrare di stravincere, come il mafioso dopo che si è vendicato della sua vittima in un colpo abilmente preparato da tempo.

Ma l’astuzia più grande e raffinata dei modernisti è stata quella comunemente usata nelle dittature e nei sistemi oppressivi, per esempio quelli comunisti o mafiosi: fare in modo che sia la vittima stessa, ormai disprezzata, calunniata, emarginata, esasperata o impaurita o resa impotente, ad arrendersi o a dichiarare o chiedere di ritirarsi, onde aver modo di spargere su di lei lacrime di coccodrillo e di ringraziarla e lodarla per il “prezioso servizio reso”.

In tal modo il colmo dell’ipocrisia dei mestatori giunge a dire che è la vittima stessa che ha voluto andarsene per viltà tradendo la propria comunità o il proprio impegno religioso. Certo nel caso di un Papa non potevano farla così “sporca” e semplicemente dimetterlo dall’incarico come possono fare invece certi superiori o certi prelati nei confronti dei loro sudditi.

Ma comunque il risultato ottenuto è sostanzialmente lo stesso, con il vantaggio che la loro prepotenza resta celata, ma poi non troppo, solo che riflettiamo un poco alla situazione ecclesiale drammatica che si trascina ormai dai tempi di Paolo VI, di sistematica ribellione dei modernisti al Papa e al Magistero (il “magistero parallelo”), accompagnata dalla loro scalata al potere, che ormai ha raggiunto i massimi livelli della gerarchia ecclesiastica e delle supreme cariche della Chiesa.

A Papa Benedetto non son successe cose molto diverse da queste, anche se ovviamente si è rispettata la forma esteriore, che vuole che un Papa non possa essere deposto o espulso, se non per patenti motivi gravissimi, come pure è accaduto in passato; ma, mancando tali motivi, come nel caso di Papa Ratzinger, dovrà o potrà egli stesso dire di andarsene “liberamente dopo matura riflessione”, come pure è concesso dal diritto canonico.

Ad ogni modo, benchè sia già accaduto nella storia che un Papa sia stato deposto, ciò è avvenuto ad opera del Concilio e non per una malcelata congiura di palazzo come nel caso di Papa Benedetto e sopratutto è avvenuto per questioni organizzative o giuridiche e non – cosa del tutto inaudita -  perché si è riusciti a mettere il Papa nelle condizioni di non sentirsi più in grado, come il Papa stesso ha dichiarato, di affrontare i “problemi della fede”; i motivi di salute sono un semplice contorno, una mossa diplomatica,  per attutire lo choc, ma non sono certo stati determinanti. Il Papa tuttora sta bene, anche se ovviamente può star bene un uomo della sua età. Il Papa ha così vissuto la stessa sofferenza di Cristo: “venne tra i suoi e i suoi non lo hanno accolto”(Gv 1,11).

Andando adesso col pensiero al Papa attuale, potremmo chiederci: quali sono le forze che hanno condotto il Card.Bergoglio al trono di Pietro? Confesso che non ne ho un’idea. Ma non penso che abbiano avuto molto peso i modernisti. Da come il Papa attuale si comporta, si ha l’impressione che egli sia il frutto di una corrente ecclesiale desiderosa di un nuovo annuncio del Vangelo aperto il più possibile a tutti gli uomini di buona volontà, nella linea missionaria del Concilio Vaticano II.
Quanto ai modernisti, essi hanno tentato di accaparrarsi questo nuovo Papa, contrapponendolo slealmente al precedente, come è accaduto con gli interventi di Küng, di Enzo Bianchi, di Melloni e di Boff, e di altri; ma certamente la loro operazione non avrà successo.

D’altra parte Papa Ratzinger ha lasciato in eredità al Papa presente numerosi gravi problemi ecclesiali attinenti alla dottrina e alla vita cristiana, che dovranno quanto prima essere affrontati, problemi davanti ai quali Papa Benedetto si è arreso per la loro gravità e perchè ostacolato dai modernisti. C’è da prevedere che affrontando quei problemi Papa Francesco incontrerà le stesse opposizioni che ha incontrato il Papa precedente. Tuttavia lo Spirito Santo potrebbe aver fornito questo Papa della forza e della saggezza adatte al grave momento presente.

Quanto a Papa Ratzinger, io sono del parere che sarebbe bene che egli si facesse vivo con qualche scritto o qualche intervento, tanto più che, stando a quanto è riferito dal Corriere, egli è tuttora “lucidissimo”. Non avrebbe bisogno di fare ulteriori studi, ma di utilizzare la grande saggezza, cultura ed esperienza pastorale, che ha acquistate nel lungo corso della sua vita e nello stesso esercizio del ministero petrino.

Io vedrei bene che Papa Ratzinger con tali interventi venisse in appoggio dell’attività di Papa Francesco.
Nulla impedirebbe, a mio avviso, al Papa Emerito di appoggiare l’azione del Papa attuale proponendo valori e confutando errori, così da aiutarlo nella formazione del Popolo di Dio e nella sua difesa contro le forze avverse, sì da aiutarlo a togliere la “sporcizia” dalla Chiesa.

In tal modo quella situazione incresciosa che i modernisti hanno creato sperando di sbarazzarsi di Papa Ratzinger per sostituirlo con un Pontefice che vorrebbero manovrare, si volgerebbe contro gli stessi modernisti in un modo formidabile: due Papi, cosa mai avvenuta nella storia, solidali contro le minacce che oggi incombono sulla Chiesa, per la vera crescita del Popolo di Dio e la vittoria sul potere del peccato e delle tenebre.

Papa Ratzinger, con la sua luminosa testimonianza, aveva offerto ed offre alla Chiesa un saggio di quella delicata, raffinata, profonda, poetica e gentile spiritualità della quale è capace la cultura tedesca, contro le oscure mene del materialismo ateo (Marx) e dell’idealismo panteista germanico (Hegel), che è alle origini del modernismo.


Papa Francesco, con la sua straordinaria cordialità e la sua francescana semplicità, ci darà un saggio del Vangelo di misericordia che Cristo è venuto ad annunciare ai piccoli, agli umili, ai poveri e ai popoli secondo quel taglio mariano, pio, dolce, entusiasta e battagliero che è proprio della cristianità latinoamericana.

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