Parliamo un po' di... scientismo

di Emilio Biagini
Il grande filosofo Karl Popper (autore di The logic of scientific discovery, London, Oxford University Press, 1968), emigrato in Gran Bretagna, per sottrarsi alla dittatura nazista, e divenuto professore all’università di Oxford, era il maggior specialista di epistemologia (filosofia della scienza) vissuto nel Novecento. A lui dobbiamo la demolizione più efficace e incontrovertibile dello scientismo, la cui proposizione basilare stessa è miseramente contraddittoria: infatti non è possibile dimostrare scientificamente che la scienza sia l’unica
fonte di conoscenza, per cui tale proposizione non è scientifica.
Infatti, se la proposizione fosse vera, significherebbe che almeno una proposizione non scientifica è vera. Siamo dunque di fronte ad un’insanabile autocontraddizione, ad una difficoltà logica irrisolvibile, e che, in termine tecnico, si chiama aporìa.
Il Popper categorizza tale tipo di contradditorietà come un caso di “paradosso del cretese”, ben noto alla logica classica e di facile comprensione. Infatti se un cretese dice: “Tutti i cretesi mentono”, l’affermazione è comunque falsa, perché se per assurdo fosse vera, significherebbe proprio il contrario, ossia che non tutti i cretesi mentono, dato che almeno uno di loro ha detto la verità. I falsi dogmi scientisti, sono un gravissimo ostacolo alla scienza autentica: “i positivisti, nella loro ansia di annichilire la metafisica, annichiliscono anche la scienza naturale”, conclude il Popper.
Infatti allo scientista non importa nulla della scienza, se non come arma contro la religione. Lo scientista è prima di tutto un settario guidato non dalla sete di verità ma dal proprio orgoglio e dalla voglia di non sottostare a una “fastidiosa” legge morale. La fonte prima dello scientismo, e del suo fratellino, l’ateismo, non è quasi mai nel cervello, ma sotto la cintura, molto più in basso nell’anatomia umana.

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