Scriviamo a Vittorio Feltri e a “Il Giornale”

di Danilo Quinto
Eh, ehm!
Da qualche tempo a questa parte, Vittorio Feltri sembra essere il clone di Marco Pannella. Nell’ottobre scorso, su “Il Giornale”, scriveva così del suicidio assistito: “Che c'è di male o di storto in questo? Perché vietarlo come fosse un reato? Già si fatica a campare bene, si potrà almeno crepare decentemente come e quando garba? In Italia no, non è lecito. D'altronde non era lecito fino agli anni Settanta nemmeno divorziare, e oggi per farlo non sono sufficienti tre anni di attesa, ne occorrono minimo cinque”. Alla fine dell’articolo, aggiungeva: “Frattanto ci affidiamo a Marco Pannella, che non sarà
mai senatore a vita perché la vita, lui, l'ha dedicata sul serio ai diritti civili”. L’amore verso il leader radicale era dichiarato, tanto che due mesi dopo dava la propria disponibilità a candidarsi nella lista di “scopo”, “Amnistia, Giustizia e Libertà”, promossa da Pannella, come del resto aveva fatto anche Luigi Amicone, il direttore di “Tempi”.
Il 18 dicembre, durante i giorni dedicati da Pannella a lanciare mediaticamente la sua nuova trovata di una lista per l’amnistia, scriveva: “La forza di Pannella moribondo è tutta qui: nell'altruismo. Egli non chiede nulla per sé; si danna per dare una mano ai derelitti della società e per aiutare lo Stato a redimersi, visto che si comporta da criminale”. Oggi, sempre su “Il Giornale”, Feltri interviene sulla questione del matrimonio tra persone dello stesso sesso. In un articolo intitolato “Su una questione di libertà il sesso non fa differenza”, si schiera apertamente a favore del matrimonio tra omosessuali, sostiene non essere vero che la finalità della famiglia è la procreazione, definisce pregiudizio il fatto che un figlio abbia bisogno di una figura paterna e di una materna. Alla fine del suo intervento, afferma: “La società può essere laica o religiosa, ci mancherebbe: ma lo Stato dev’essere laico. Altrimenti è etico. E dove sta scritto che la tua etica è migliore della mia?”.
Si tratta di altro, invece. Di sotterrare i principi dell’ordine naturale, che valgono per tutti, credenti, laici o atei che siano e che, se non riconosciuti e rispettati, concorrono al mutamento irreversibile dell’antropologia umana, così come l’abbiamo conosciuta. Questo significa riconoscere il matrimoni tra persone dello stesso sesso, che sembra divenuta la battaglia “liberale” di tutt’Europa, rispetto alla quale i cattolici che vogliono essere testimoni della loro fede hanno il dovere di non accondiscendere e di testimoniare la verità.
Proponiamo, quindi, ai lettori di questo sito di scrivere al “Giornale” (alessandro.sallusti@ilgiornale.it; segreteria@ilgiornale.it) e direttamente a Vittorio Feltri (https://twitter.com/vfeltri) le loro opinioni a riguardo, chiarendo loro che stanno scambiando la libertà con il desiderio, che non sono affatto la stessa cosa.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Non credo che quattro e-mail abbiano il potere di far cambiare le cose.

Anonimo ha detto...

Certe affermazioni fatte da una delle maggiori "penne" del giornalismo italiano, e pure all'apice della carriera, sono a dir poco sconcertanti. Se questo è il suo contributo alla discussione, veramente potrebbe da subito cambiare mestiere (o meglio ancora ritirarsi): persino uno studente di terza media eviterebbe tali banalità!