Le famiglie numerose difendono la vita (*)

di Danilo Quinto
“Nel 2004, incontrai casualmente, davanti ad un banco del pesce di un supermercato, una persona che come me era padre di numerosi figli. Insieme, ne contavamo 14 e il pesce era troppo caro, per noi. Ci dicemmo: se ci unissimo, se trovassimo il modo di organizzarci e condividere le nostre realtà, i nostri problemi, le nostre speranze ma anche le nostre forze, forse… Sembrava impossibile però ha funzionato, tanto che adesso contiamo quasi 15.000 famiglie in tutta Italia”.
Così, Mario Sberna ricorda la nascita dell’Associazione Famiglie Numerose, di cui è Presidente.
Esistono dati sulle famiglie numerose presenti in Italia? 
Solo quelli dei censimenti ufficiali. Nel 1961, in Italia c'erano oltre 3 milioni di famiglie numerose con 4 figli. Secondo le proiezioni ISTAT, sono diventate poco più di 900.000 le
coppie con tre o più figli e di queste solo 185.000 quelle con 4 o più. Probabilmente i dati definitivi del Censimento 2011 ci riserveranno un ulteriore calo vertiginoso.

Quali sono le vostre attività?
Incontri e feste, perché per noi è importante prima di tutto il piacere di conoscerci, di condividere, di stare insieme, in sobrietà e allegria. Dall’incontro nasce la solidarietà e quindi i gruppi di acquisto, le vacanze solidali, il mutuo-aiuto o il supporto in casi di emergenza, anche attraverso la collaborazione con realtà quali il Banco Alimentare e le Caritas. Le nostre famiglie coordinatrici fanno rete sul territorio, e, attraverso il nostro sito, (www.famiglienumerose.org) in tutta Italia: questo consente, per esempio, che il figlio di una famiglia siciliana sia ospitato a Rimini o che la famiglia milanese vada in vacanza presso quella di Termoli. Ai nostri associati offriamo la possibilità di far parte di una famiglia di famiglie, ma anche consulenza in campo fiscale o legale, convenzioni in tutti i settori merceologici, in particolare per l’acquisto di auto – una voce piuttosto onerosa per noi- per le vacanze, per i generi alimentari, per i corredi scolastici e così via.
Come associazione vogliamo anche dare un contributo forte alla vita sociale, convinti che i nostri figli costituiscano il futuro del nostro Paese. Il futuro migliore, perché sono ragazzi che hanno imparato in casa il significato della condivisione, della sobrietà e della solidarietà. Siamo tutti volontari, ma ci impegniamo per cambiare la cultura di morte che fa del nostro paese il più vecchio del mondo, con indici di natalità ben sotto la media europea. Bussiamo alla porta di politici e amministratori, manifestiamo contro le ingiustizie che colpiscono le famiglie con più figli; abbiamo fatto proposte importanti per una fiscalità più equa e per una politica più attenta ai bisogni delle famiglie con figli. Siamo inoltre membri del Forum delle Associazioni Familiari e della European large families confederation (ELFAC), la Confederazione europea che riunisce la associazioni di famiglie numerose di 13 Paesi in Europa.
Uno dei vostri slogan è: “Un paese che non riconosce il valore della famiglia, è un paese che uccide il suo futuro”. Può spiegare cosa intendete dire?
È nella famiglia che nascono e crescono le future generazioni, i futuri cittadini di un Paese: il valore di un rapporto sereno, improntato sui valori della gratuità e dell’altruismo è un capitale sociale e umano prezioso, riconosciuto dagli economisti ma non, se non a parole, dai nostri politici che non fanno nulla per facilitarlo e supportarlo. Da noi mettere al mondo un figlio costituisce un regalo all’erario. Le famiglie sono spremute, vessate e più figli hanno, più devono pagare. E allora, chi glielo fa fare a una giovane coppia che pure desidererebbe avere almeno tre figli, di metterne al mondo più di uno? Per finire in quella incredibile percentuale del 29,9% di famiglie numerose che vivono al di sotto della soglia di povertà proprio perché hanno figli? E se non genera figli chi li vorrebbe, non ci si deve stupire delle culle vuote, della crisi demografica in cui ormai è piombato il nostro paese, lanciato verso un vero e proprio suicidio demografico.
Cosa fate concretamente per la famiglia, i bambini?
Anzitutto ci siamo e siamo felici di esserci. Testimoniamo con la nostra stessa esistenza che la vita è un dono e vale la pena di essere accolta, sempre. Sentiamo il dovere della testimonianza in un mondo che fa dell'individualismo, dell'egoismo e dell'edonismo i soli criteri di esistenza. Noi insegniamo che la comunione, la condivisione, la solidarietà, la fraternità, l'unione sono valori che vale la pena davvero di vivere.
La diminuzione del numero dei matrimoni e il calo delle nascite sono fenomeni in continua espansione in Europa. Cosa dovrebbe fare lo Stato per arginare questa deriva?
In realtà in Europa diminuiscono i matrimoni ma non in tutti i paesi diminuiscono le nascite: i nostri cugini francesi per esempio hanno un tasso di natalità di tutto rispetto, pari all’equilibrio demografico (2,1 figli per donna), che è il frutto di felici politiche fiscali a favore della famiglia: contributi per la mamma fino ai tre anni del bambino, tasse in pratica azzerate per chi ha almeno tre figli e tanto altro ancora. I matrimoni sono in calo in Italia, vero, ma ci si sposa di meno anche per ragioni economiche: sposarsi non conviene, anzi. È più facile per una mamma ufficialmente single accedere al nido e avere sconti sulla mensa scolastica che per una mamma coniugata: è uno dei paradossi italiani. Separarsi conviene e sposarsi non è certo un buon affare. Noi lo denunciamo da anni: se io e mia moglie ci separassimo guadagneremmo circa 800€ al mese, fra maggiori detrazioni, aumento di assegni familiari, riduzione dell'ISEE, delle tariffe, delle mense scolastiche ecc. Fingere di separarsi conviene, eccome. È evidente che lo Stato ha molta responsabilità in tutto questo.
Qual è il rapporto tra famiglia e crescita del bene comune?

La famiglia resta l’unico spazio dove ancora si può parlare senza ipocrisia di bene comune. In una famiglia, specialmente in una famiglia con più figli, con bambini piccoli, si vive come in una squadra, dove il benessere di ognuno e il successo di tutti è il risultato di un lavoro corale. E questa educazione alla solidarietà e alla comunione diventa contagiosa, si espande e accoglie chiunque, vicini e lontani. D'altronde la famiglia è la cellula fondamentale della società.
Cosa pensa di quello che la cultura dominante propone, anche attraverso i messaggi televisivi e la pubblicità: i matrimoni tra omosessuali e perfino l’adozione di bambini per le coppie dello stesso sesso?
Siamo davanti a una cultura rovesciata, che non ha più punti di riferimento. La chiamano società liquida e infatti fa acqua da tutte le parti. Dichiararsi stupiti anche solo al pensiero di un uomo che bacia un uomo si finisce per essere accusati di tutto: di omofobia, di intolleranza, con una violenza che sa di intimidazione. Comunque per noi il matrimonio è un vincolo importante, fondante e per me che sono credente, sacro. E il matrimonio esiste solo fra un uomo e una donna: il resto è semplicemente un assurdo. Per quanto riguarda l’adozione penso che solo in Italia ci sono 40 .000 coppie in attesa di avere un figlio in adozione, coppie che hanno superato tutti gli esami di idoneità possibili e che solo in quanto uomo e donna sono ciò di cui un bimbo ha bisogno per crescere. Un bambino ha bisogno della mamma e del papà, che si completano nella loro diversità per sviluppare la propria identità. Le ansie genitoriali dei gay stanno solo a confermare quel che è certo e connaturale all'umanità da sempre e per sempre: per generare un figlio ci vogliono due esseri umani, l'uno maschio e l'altra femmina.
In molti, anche tra i cattolici, difendono la legge 194 sull’interruzione della gravidanza e ne chiedono la totale applicazione, considerandola il male minore. Voi cosa ne pensate?
Noi difendiamo la vita, dal suo concepimento al suo naturale spegnersi. L’aborto per noi è un male assoluto, per la madre e per il bambino. E per tutta la società che perde l’intelligenza, l’amore, la bontà di milioni di bambini non nati. La 194 è una legge dello Stato ma non ci rassegneremo mai a vivere in un Paese che consente di uccidere i propri figli fin dal ventre delle madri. Non c'è un male minore di fronte alla soppressione di una vita innocente.
(*) Dal mensile “Notizie pro-vita” – ottobre '12

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